Partita da posizioni francamente reazionarie, la dottrina sociale, in una lunga evoluzione prodottasi nel contatto vivo con la gente, ha superato l'iniziale diffidenza per la democrazia che caratterizzò la sua impostazione dal papato di Mastai Ferretti a quello del papa Achille Ratti, che regnò in religione dal 1922 al 1939 come Pio 11^. Essa non usò mai argomenti populisti. Questo ne fa un tesoro prezioso,una perla rara, nel desolante contesto politico italiano attuale, nel quale le maggiori forze politiche usano disinvoltamente il populismo. La ragione è che la dottrina sociale moderna, fin dalle sue origini, si presentò come forza critica, in particolare prima nei confronti del nazionalismo italiano, poi nei riguardi dello sviluppo del nuovo stato unitario, istituito nel 1861, e quindi nei riguardi del liberalismo, del socialismo, del nazionalismo, del capitalismo liberistico, dell'individualismo, del collettivismo, dell'imperialismo, del colonialismo, del razzismo, di ogni specie di suprematismo di gruppi sociali su altri. La dottrina sociale nacque come orientamento del popolo per organizzarlo a sostenere, in particolare in Italia e in ambiente democratico-liberale, le politiche del papato in un'epoca in cui esso era in polemica con le politiche di buona parte degli Stati europei, per varie ragioni. Essa, proprio in quanto forza critica, fa costante riferimento alla coscienza e alla ragione e in questo, oltre che che al rapporto con la fede, può individuarsi una sua continuità, pur nella sua evoluzione. La dottrina sociale non è solo teologia, anche se la teologia come riflessione sui doveri sociali che la fede comporta, indubbiamente la caratterizza. Essa si presenta essenzialmente come analisi critica del proprio tempo, del quale cerca di avere una visione realistica, ma anche come rassegna critica delle diverse soluzioni possibili ai mali sociali. Originariamente il papato immaginò di poter dare autonomamente indicazioni normative per una completa ristrutturazione degli assetti sociali, quindi di poter esso stesso ricavare, con la teologia, le soluzioni di volta in volta necessarie, fin nei dettagli. Dsgli anni Sessanta capì invece di dover accettare una collaborazione più ampia, in particolare sulla base delle scienze sociali e della concreta esperienza politica svolta dai laici di fede. Ma già in precedenza aveva posto l'accento sulla necessità di laici di fede veramente competenti nelle questioni sociali e scientifiche promuovendone la formazione mediante le proprie organizzazioni di universitari.
Un documento molto importante di quell'impostazione, di importanza veramente epocale, fu la lettera apostolica Octogesima Adveniense - Approssimandosi l'Ottantesimo [anniversario dell'enciclica Le novità, diffusa nel 1891 dal papa Leone 13^], diffusa nel 1971 dal papa Montini, in religione Paolo 6^, che vi invito a cercare su Web e a leggere attentamente. Per la prima volta si accetta l'idea che in politica la fede possa esprimersi in diversi orientamenti, che però devono passare al vaglio critico della coscienza religiosa e della ragione. Si esortano i fedeli a collaborare alla realizzazione di una nuova democrazia. Un lavoro che è ancora in corso. Da allora è passata più di una generazione. Purtroppo è stato carente il lavoro di formazione. Questo ha esposto la gente di fede al pericolo, alla tentazione, e alla colpa sociale, di prestare fede alle politiche populiste. La nostra gente non appare più capace di essere veramente forza sociale critica e l'esperienza segnala che ha crescente difficoltà ad intendere gli insegnamenti della dottrina sociale.
Mario Ardigò- Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli