Un popolo
Che cos’è un popolo?
E’ una questione
molto importante, perché, in religione, riteniamo di essere un popolo.
La risposta che si dà
rileva anche in sede locale, in una realtà come la parrocchia.
Nel pensiero
giuridico il popolo è gente soggetta ad un’autorità politica riconosciuta ed
effettiva in un determinato territorio. Per circa mille anni, dall’Undicesimo
secolo e fino al Concilio Vaticano 2° (1962-1965) la nostra gerarchia del clero ha
voluto essere quell’autorità, in religione. Nel primo millennio, dal Quarto secolo della
nostra era, quell’autorità è stata invece impersonata da monarchi civili, a
partire dagli imperatori romani con potere politico sacralizzato secondo la
nostra fede. La conquista dell’autorità propriamente politica da parte del
papato romano si ha tra l’Ottavo e l’Undicesimo secolo. Alla fine del processo,
il papato romano si presenta e vuole farsi accreditare dagli altri monarchi
civili come suprema autorità politico-religiosa. Questo storicamente ha
generato conflitti politico-religiosi per tutto il Secondo millennio e, tutto
sommato, anche ai nostri giorni. Un conflitto di questo tipo è quello che si
nota tra l’autorità del Papa attualmente regnante e il presidente statunitense
Donald Trump, che diffondono magisteri antitetici. In epoca contemporanea
scontri del genere ci sono stati con il liberalismo, il nazionalismo italiano
di impronta cavouriana-mazziniana, il cristianesimo-democratico e,
particolarmente acceso e irriducibile, con il socialismo e ancor più con il
comunismo di tipo marxista leninista, in particolare con quello, di tipo neo-religioso, diffuso dal regime
sovietico.
In sostanza, per
circa mille anni, il papato romano si è fatto insegnare l’autorità politica
dalla cultura dei propri tempi. Questo è accaduto anche quando iniziarono a
svilupparsi processi democratici, dal Settecento. L’apprendimento della
democrazia è stato però particolarmente faticoso, travagliato, controverso ed è
ancora in corso.
Le democrazie
contemporanee teorizzano la sovranità del popolo. Si tratta di una rivoluzione
culturale di grande rilevanza nella storia dell’umanità. Il popolo è definito
dalla soggezione ad un’autorità politica, ma quest’ultima la si vuole nelle
mani del popolo.
La riflessione sul
popolo e sul suo ruolo nelle dinamiche religiose è stata al centro del
dibattito svoltosi tra i saggi riuniti a Roma nel Concilio Vaticano 2°. Non è
stata detta una parola definitiva. Si è lavorato anche su dogmi, sulle
concezioni ritenute fondamentali per definire la fede. Il risultato è stato un
compromesso: è stata mantenuta l’antica struttura feudale del potere del clero,
affiancando i laici, vale a dire il resto del popolo come consulenti e forza operativa nella vita civile. Questo
ha generato notevoli tensioni che si sono manifestate in particolare nel
decennio seguente quel consesso, negli anni ’70, nella fase attuativa. Nel
lungo pontificato di Karol Wojtyla si sospese d’autorità il dibattito, per
quanto quel Papa avesse chiara consapevolezza della latenza del problema, in
particolare della necessità di ridefinire il ruolo del papato. L’accettazione
della democrazia politica nell’organizzazione delle società civili, venuta nel
1991 con l’enciclica Il Centenario,
di quel Papa, conseguì a un decennio di sperimentazione in Polonia di un’azione
politico-religiosa in cui i laici erano stati fondamentali, realizzando il
passaggio da un regime di totalitarismo di tipo sovietico marxista leninista ad
una democrazia di tipo Occidentale, realizzata a partire dal 1990, con la
presidenza di stato del cattolico Lech Walesa, strettamente legato al Wojtyla. Tuttavia
il modello di integrazione che aveva funzionato nella Polonia degli anni ’80 non
lo ha fatto più bene in regime democratico: si ebbe l’affermazione di un
nazionalismo sacralizzato, con sostanziale strumentalizzazione politica della
fede. La società polacca, nel complesso, appare ampiamente laicizzata, molto
distante dagli ideali religiosi nella vita pratica, al mondo delle altre
società civili dell’Europa settentrionale.
Negli sviluppi dell’attuazione
dei principi del Concilio Vaticano 2°, si è riconosciuto:
-che clero e laici fanno parte di un medesimo popolo;
-che entrambi hanno diritto ad avere voce.
Tuttavia, in genere,
la voce del popolo è silenziata da
quelle dei centri di potere del clero. Tutto il potere politico-religioso è in
fondo rimasto al clero. Negli istituti di partecipazione, i vari consigli che si sono fondati, il ruolo dei
laici, in genere, non va oltre quello di docenti
e di consulenti.
Ai tempi nostri le
democrazie occidentali manifestano una crisi generalizzata. E’ stato osservato
che il potere politico si è trasferito ad entità diverse da quelle
costituzionali. Niente di soprannaturale, anche se spesso soggetti come il mercato vengono presentati con
caratteristiche di quel tipo. La globalizzazione, l’unificazione totale dei
modi di produrre e di commerciare, ha richiesto accordi sovranazionali i quali
hanno definito un’autorità politica globale che è la risultante delle potenze
economiche che controllano i mercati e i flussi finanziari. La creatura, originata da accordi tra stati, è
sfuggita al controllo di questi ultimi. Il nostro stile di vita in Occidente,
ma in genere anche nelle altre parti del mondo, dipende dal mantenimento di
quell’assetto politico, che però impedisce di realizzare giustizia sociale
perché consente una sorta di extraterritorialità
del capitale: significa che chi ha
risorse da investire può rapidamente sganciarsi da ogni situazione di crisi
sociale e industriale, mettendosi al riparo, con i propri soldi, altrove. Da
questo deriva la crisi dello stato del
benessere, quello che correggeva le diseguaglianze con prestazioni
pubbliche di benessere, come sanità e previdenza sociale. Ha sempre meno
risorse.
La crisi delle
democrazia occidentali non favorisce certo l’acculturazione alla democrazia in
religione. Si comincia a pensare di poterne fare a meno. In religione di
praticano poco i processi democratici e, soprattutto, non si è sviluppata, o
non a sufficienza, una spiritualità adeguata. Coesistono, principalmente, spiritualità del passato. Quando si passa alla pratica, a cercare di
impersonare quella spiritualità sorgono problemi.
Ad esempio: il Papa
regnante vive in un albergo, in un bell’albergo in Vaticano, ma pur sempre in
un albergo. Questo urta molti. La spiritualità del Papa-Re è ancora molto
diffusa. Ma è in genere il modello dell’episcopato monarchico che non soddisfa
più. La linea infatti è data, in genere, dalla Conferenze
episcopali, organismi che risentono di processi democratici.
In un documento come
l’enciclica Laudato si’ il laicato è
stato molto di più di un’accolita di consulenti. Lo ha riconosciuto
espressamente il suo autore. Dal laicato sono emersi i principi di azione
sociale, che poi si sono innestati in una nuova spiritualità nella quale si
avverte l’impostazione del Papa regnante. Il compito del popolo di fede, oggi, non solo quindi del laicato, è
di continuare in quella direzione, sperimentando il nuovo prima di teorizzarlo
e teorizzandolo mentre lo si sperimenta.
Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente Papa – Roma,
Monte Sacro, Valli