L’apostolo
Se osserviamo le molte e varie esperienze
sociali che si sono fatte in religione secondo la nostra fede, possiamo
facilmente renderci conto che, fin dalle origini, non è mai mancato, in ogni
collettività, l’apostolo. Questo è accaduto, in genere, anche quando, nella
fase di sperimentazione dopo il Concilio Vaticano 2°, in particolare negli anni
’70, si tentarono nuove forme di aggregazione. In particolare troviamo apostoli
anche nelle comunità di base che si costituirono a quell’epoca, venendo in
genere scoraggiate o represse dall’autorità religiosa, e comunque emarginate.
Di questo si possono dare varie spiegazioni. Una è di natura teologica ed è che le
nostre collettività religiose nascono come apostoliche
per volontà del Fondatore. Si può anche osservare che, quando una collettività
si dà obiettivi che vanno al di là del benessere dei propri membri, si rendono necessari una ideologia, intesa come un sistema di concezioni, di pensiero, sviluppato secondo ragione, e dunque poi ideologi che mantengano la linea. L’ideologia religiosa si chiama teologia ed è molto complessa perché vuole estendersi
all’intera umanità, che si è fatta molto complessa. Si è confrontata con tutti
gli altri fatti sociali, con le altre culture, con le scienze e l’insieme delle sue risposte e spiegazioni va ormai molto oltre la capacità di assimilazione di un
singolo individuo. E’ quindi, necessariamente, un’opera collettiva. Dunque, anche l’apostolato lo è. Trattandosi di lavori collettivi è chiaro che nessuno può farsi
apostolo da sé. Chi tenta di farsi da solo apostolo, di solito delude sé stesso e
gli altri. La qualità di una collettività e del suo lavoro verso gli altri
dipende da quella dei suoi apostoli. Non è un partito preso, è una
constatazione sul campo. Nella nostra confessione religiosa, l’apostolato è
svolto principalmente dal clero, ed è di un buon livello. Se ne parla anche in
termini più generici, come dell'attività di diffusione dei principi e costumi
religiosi, e allora si cerca di coinvolgere più gente possibile. Ma l’apostolo propriamente
detto ha un profilo caratteristico: tra le sue funzioni principali vi sono la
presidenza di una certa collettività di fede, la formazione religiosa, e, molto
importante, il confermare gli altri nella fede. Nessuno infatti può
giudicare bene la propria vita di fede senza l’aiuto degli altri: facilmente ci
si illude.
Sulla via di rendere le istituzioni di base
maggiormente comunitarie, distaccandole dal modello
della ASL dello spirito, di impresa di servizi religiosi, cercando di suscitare
un maggiore coinvolgimento attivo dei fedeli, sorge il problema di come
integrare il ruolo dell’apostolo in una collettività nella quale, per
consentire la partecipazione di tutti, si sviluppano processi democratici.
Tenendo però ben presente che, per il successo di questi ultimi, è essenziale mantenere
integro e saldo il ruolo dell’apostolo. Infatti occorre che anche i processi
democratici si svolgano nel quadro di una adeguata teologia, di una riflessione matura e valida su quel tipo di
esperienza di fede, in modo da avere la conferma
che si tratti proprio della nostra
fede, pur con tutti gli elementi di novità che si vogliono esprimere, secondo
le esigenze dei tempi. Questa teologia non è alla portata di tutti, ma anche se una
collettività fosse composta da persone molto più acculturate al pensiero
teologico di come in genere si è nelle nostre realtà di base, nondimeno dell’apostolo
ci sarebbe la necessità perché anche collettivamente e tra gente che ha
studiato si possono prendere abbagli, specialmente in religione dove si tende a
far molto conto su sogni e sognatori. Si ha sempre bisogno di almeno un grillo parlante.
Ma, quanto all’apostolo, bisogna dire che non
si tratta propriamente di questa o quella persona, ma di un servizio. Non basta
che ci sia uno che assuma quella funzione: deve essere stato mandato. Di modo che sembra che nessuno
possa farsi apostolo da sé, né che possa essere la sola sua collettività di destinazione a
sceglierselo, in particolare in un sistema organizzativo come quello della
nostra confessione religiosa che prevede un ruolo molto importante del vescovo.
Ormai sono in religione da molto tempo. So bene che i vescovi in genere alla fine deludono. In definitiva sono esseri umani, li carichiamo di eccessive aspettative, pretendiamo troppo da loro (la loro giornata è di ventiquattro ore come le nostre), e inoltre il sistema episcopale sconta tutti
i problemi che sorgono nell’organizzazione feudale, sulla quale è modellato. Ma
deludono molto meno gli apostoli mandati dai vescovi. Questo significa che questo
sistema per cui i vescovi ci mandano l’apostolo in genere funziona, a
prescindere dalle sue motivazioni teologiche e salvo qualche occasionale infortunio. Posso dire, da ciò che mi è stato
dato di constatare, che l’apostolo-fai-da-te,
autocostruito o mandato
da altri organismi non fa la stessa
riuscita e, di solito, presenta molte controindicazioni. C’entra naturalmente
la formazione, veramente molto completa, che si dà oggi ai preti, prima di mandarli ad una collettività. Ma non è solo questo. E’
una questione di limiti che si pongono all’autorità dell’apostolo. Se egli è mandato, il suo potere non è più
illimitato. Un potere religioso illimitato,
che ad esempio faccia diretto riferimento al Cielo, trovi lì la sua immediata
giustificazione, in genere tende a degenerare. Questo è appunto il problema
del potere che di fatto esercitano sugli altri i vari protagonisti di
esperienze soprannaturali in cui qualcuno riceve direttamente, nel corso di una
qualche visione, istruzioni dall’alto. Il potere dell’apostolo non è basato su
questo. Certo, l’organizzazione apostolica in cui si è mandati da un’autorità
superiore non è democratica, ma, in quanto limite al potere religioso, rende
poi possibile lo sviluppo di processi democratici per favorire una più intensa
partecipazione dei fedeli alla vita delle collettività. Sembra un paradosso, ma
non lo è. La democrazia è infatti un sistema di limiti, oltreché di valori. Tuttavia essa non sembra funzionare per limitare l'arbitrio religioso: è quindi necessario farlo per via apostolica.
Mario
Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli