Democrazia e virtù
C’è in giro l’idea che la democrazia sia politica debole e corrotta. Ci
è rimasta dal fascismo, tramandata di generazione in generazione.
In realtà vediamo come dalla Seconda Guerra Mondiale, finita nel 1945,
più della metà del mondo è stata dominata da grandi democrazie piuttosto
bellicose, quindi forti. E la
democrazia si regge su un sistema di virtù
personali e collettive, senza le
quali non può esistere. Una delle principali è la giustizia: non ci si arrende
alle prepotenze. In democrazia il potere è condiviso, ma non può esserlo senza essere giusti, perché, altrimenti, l’arbitrio di pochi sarà legge. In
democrazia non si impiegano le potenti polizie politiche costruite dai
principali totalitarismi suoi avversari. Ciascuno osserva le leggi per poter
essere libero: è cosa che si è capita fin dall’antichità sulla democrazia. La
violazione della legge è vista come arbitrio e prepotenza. Può accadere che,
ragionando seriamente e nell’interesse comune, collettivo, si finisca per
ritenere una legge ingiusta e quindi non degna di una democrazia: ma non è decisione che si prende a cuor leggero. Chi
viola una legge di solito lo fa di nascosto e non vuole essere scoperto. Chi, in democrazia e in circostanze eccezionali, non osserva una legge perché ingiusta, e quindi
indegna, lo fa apertamente, subendone le conseguenze. Questo rientra nel metodo della non-violenza
praticato e insegnato dal politico
indiano Mohandas
Karamchand Gandhi, Mahatma cioè grande anima, (1869-1948).
In un sistema politico non democratico viene insegnata la virtù dell’obbedienza
incondizionata. In democrazia l’obbedienza non è più una virtù, ma la più subdola delle tentazioni, come scrisse
Lorenzo Milani. In democrazia non si osservano le leggi per obbedienza, ma perché è giusto fare così. Le singole leggi possono essere
anche imperfette, quindi ingiuste, ma sono frutto di procedure
condivise e possono essere cambiate nello stesso modo: non sono nelle mani dell’arbitrio
di nessuno. Se lo fossero, non ci sarebbe più la democrazia. Ripeto questo
insegnamento che ci viene dall’antichità: la democrazia è un sistema in cui
ciascuno pone dei limiti al proprio arbitrio, non per obbedienza o peggio per paura, ma perché tutti si possa essere liberi. E’ per questo
che il grande filosofo greco Socrate, vissuto nell’Atene del 5° secolo dell’era
antica, decise di assoggettarsi alla condanna capitale che gli era stata inflitta,
benché, a suo avviso, ingiusta.
Senza virtù personali e collettive le democrazie muoiono, finiscono. Le
democrazie che appaiono corrotte e deboli sono democrazie che stanno morendo. E’
in fondo questa la causa della crisi anche della nostra democrazia. Si tiene
troppo poco conto degli altri, delle loro sofferenza, in particolare quando
agiamo da consumatori. Così ci facciamo complici dei carnefici di chi sta
peggio nel mondo.
Per insegnare la democrazia bisogna innanzi
tutto far riscoprire le virtù democratiche. Si vedrà che in questo modo la
società funziona meglio. Lo si può fare fin da bambini: mai umiliare, mai far
soffrire, mai escludere, dividere ciò che si ha, mai tradire la fiducia degli
altri, resistere coraggiosamente all’arbitrio e alla violenza. E’ cosa che un tempo si imparava
nei giochi collettivi: ora i ragazzini fanno vita da piccoli monaci. Il primo
passo, con loro, potrebbe essere questo: fare bei giochi di gruppo in parrocchia.
Mario Ardigò - Azione Cattolica
in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli