domenica 14 maggio 2017

Democrazia - 10

Democrazia - 10

  E’ evidente  quello che non ha bisogno di essere dimostrato, sul quale, quindi, non è necessario dare spiegazioni o anche giustificazioni. Lo vedono e lo capiscono tutti che è così, e basta.
  Il Sole sorge  e tramonta: è evidente. Che però  giri  intorno alla Terra può sembrare, solo  sembrare,   evidente, ma poi abbiamo scoperto che è falso. Sono state necessarie, però, complicate dimostrazioni per convincersene. Per nulla evidente è che sia la Terra a girare  intorno al Sole. Se ne sono date spiegazioni, ma a lungo la si è ritenuta un’enormità impossibile da credere, addirittura un’eresia. Come anche che la Terra e poi il Sole non fossero al centro dell’Universo. Nel secolo scorso, mandando macchine e astronauti  nello spazio cosmico è emerso che il Sole è in posizione piuttosto decentrata in una tra le tantissime galassie dell’Universo, che non è ben chiaro come e dove evolva  e che fine farà, se poi una fine ci sarà mai ad un certo punto.
   In religione quasi nulla è evidente, anche se qualcosa talvolta sembra  esserlo,  perché la fede religiosa tratta di potenze invisibili. Sono invece evidenti l’empatia e la compassione: realtà interiori, in un certo senso invisibili,  ma di cui facciamo esperienza. Siamo capaci di immedesimarci  negli altri, nelle loro gioie e nei loro dolori, e ci sentiamo spinti ad andare in loro soccorso quanto soffrono. La psicologia, le neuroscienze e l’antropologia ne danno spiegazioni, certo, ma si tratta di realtà  evidenti, e, innanzi tutto, proprio di  realtà, appunto perché ne facciamo esperienza quotidiana, tutti, almeno quando in noi non prevale la natura di antiche belve. In religione questo si chiama misericordia e il Papa ci torna spesso sopra. Si tratta quindi di realtà che hanno un significato per la fede  e sono al fondo della concezione religiosa dell’agàpe, del pensare di poter riunire tutti in un lieto convito in cui ce ne sia per tutti, nessuno escluso.
  Al di fuori della misericordia, che è evidente nel senso che ho precisato, mi pare che tutto in religione necessiti di complicate, e anzi complicatissime, spiegazioni, delle quali si occupa la teologia. Trattando dell’invisibile, è assai raro che i teologi siano d’accordo tra loro, quindi poi ci sono, più o  meno, tante teologie quanti sono i teologi. Questo però non ci deve scoraggiare, perché quasi tutto, nella vita umana, va così. La scienza, in particolare, funziona così, e per certi versi, nel suo argomentare razionale, conseguente, cercando di accordare conclusioni e premesse, la stessa teologia si è fatta scienza. Questo non significa che non si cerchino accordi, intese. Ci si incontra, si ragiona insieme, e talvolta si riesce ad arrivare a soluzioni condivise. Ma spesso in politica e nella religione che si fa politica, come anche nella politica sacralizzata, quella che strumentalizza la religione, si va per le spicce, non si ha tanto tempo da perdere. Allora si stabilisce che la  verità esca da una certa fonte, sia proclamata da una certa autorità, e che si sia obbligati a convincersene. Storicamente la faccenda della verità appare  strettamente connessa con l’autorità. Che cosa è la  verità? E’ un problema filosofico, ma anche politico. La domanda risuona nei racconti della Passione e venne attribuita a Ponzio Pilato, il Procuratore della Giudea, funzionario di medio livello dell’imperatore romano, quindi, tutto sommato, a un politico. Egli la pose, ma non stette ad attendere la risposta del Maestro. In politica appare inutile discutere  di verità: e se poi ci fosse sfavorevole? Nessun politico di solito è disposto a lasciare il campo per questioni di verità. Preferisce quindi aggiustarsela. E gli argomenti non mancano mai. Quindi sceglie, tra le opinioni correnti, quelle che gli servono meglio e le impone agli altri con la forza del diritto, facendone norme giuridiche. Una verità  vale quanto gli argomenti che si portano a suo sostegno, a meno che non sia evidente; un verità normativa, invece,  è una legge e vale quanto l’autorità di chi l’ha imposta e, in politica, quanto  la forza del potere che ha legiferato, militare, poliziesca, giudiziaria e via dicendo. Anche le religioni impongono verità normative, in particolare nelle società dove i poteri pubblici sono sacralizzati e quindi inglobano la religione nella propria giustificazione sociale. In esse poteri pubblici  e  verità normative  si rafforzano a vicenda. Che accade però quando, in società con poteri sacralizzati, una  verità normativa viene posta in questione dai fatti, da argomenti seri? Il potere che l’ha imposta fa in genere resistenza, porta i dissenzienti davanti ai suoi tribunali e, se non cambiano idea, li condanna. Dal Cinquecento e per circa trecento anni è stato questo il dramma delle scienze  tra gli europei. Dalla fine del Settecento è toccato alla democrazia subire lo stesso travaglio. La faccenda è di solito, superficialmente, presentata come conflitto tra scienza e fede, ma, in realtà, si è trattato di un conflitto tra scienza e poteri sacralizzati e poi tra concezioni democratiche e poteri assolutistici sacralizzati.
  In democrazia si è tratto insegnamento dalla tremenda nostra storia del passato e si ripudia ogni sacralizzazione del potere: è questo il senso del principio della laicità  dei poteri pubblici. E’ uno di quei principi inderogabili, che non dipendono da questa o quella maggioranza. Se non lo si applica non c’è, o non c’è più, democrazia. Ma, allora, ci si può chiedere, non  è che nei regimi democratici quel principio della laicità dei poteri pubblici  stia virando in fondo verso la verità normativa, e finisca per rientrare in quelle idee sul mondo che non possono essere messe in questione solo perché sono divenute legge e si rischia forte ponendo dei dubbi? E’ la contestazione di sempre di ogni specie di reazionari. Si ribatte, di solito, che è cosa che ha a che fare con la morale non con la verità. Non è come quando in religione si sosteneva che il Sole girasse intorno alla Terra e si voleva imporre questa idea per legge, altrimenti, si pensava, l’Universo e con esso tutti i poteri politici e religiosi legati al Cielo sarebbero stati rovesciati. Teniamo conto degli altri  e ci poniamo dei limiti. Per questo rinunciamo a sacralizzare, quindi ad assolutizzare  rendendolo illimitato,  il potere politico che esercitiamo. E’ necessario se si vuole che quel potere sia condiviso e che, quindi, ognuno se ne senta responsabile. Capiamo che non possiamo fare degli altri tutto ciò che ci piace o ci conviene. Non sono nostro trastullo, ha detto il Papa criticando la prostituzione, né nostro strumento. Dobbiamo tener conto delle loro vite, ci sono, esistono, se pongono questioni ci sentiamo obbligati ad ascoltarli. Non abbiamo cuore di annientarli: questo ha a che fare con la misericordia e l’agàpe.  Che cosa resta al dunque? Questo resta: è scritto. La democrazia, in fondo, come oggi la si intende, è un sistema di limiti che ciascuno pone al proprio arbitrio, per questioni di cuore, di misericordia, sulla base di esperienze interiori evidenti.  E’ evidente, a questo punto, anche il collegamento con la nostra fede.

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli