Democrazia
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E’ evidente
quello che non ha bisogno di essere
dimostrato, sul quale, quindi, non è necessario dare spiegazioni o anche
giustificazioni. Lo vedono e lo capiscono tutti che è così, e basta.
Il Sole sorge
e tramonta: è evidente. Che
però giri intorno alla Terra può sembrare, solo sembrare, evidente,
ma poi abbiamo scoperto che è falso. Sono state necessarie, però, complicate
dimostrazioni per convincersene. Per nulla evidente è che sia la Terra a girare intorno al Sole. Se ne sono date spiegazioni,
ma a lungo la si è ritenuta un’enormità impossibile da credere, addirittura
un’eresia. Come anche che la Terra e poi il Sole non fossero al centro
dell’Universo. Nel secolo scorso, mandando macchine e astronauti nello spazio cosmico è emerso che il Sole è in
posizione piuttosto decentrata in una tra le tantissime galassie dell’Universo,
che non è ben chiaro come e dove evolva
e che fine farà, se poi una fine ci sarà mai ad un certo punto.
In religione quasi nulla è evidente, anche se
qualcosa talvolta sembra esserlo, perché la fede religiosa tratta di potenze invisibili. Sono invece evidenti l’empatia e la
compassione: realtà interiori, in un certo senso invisibili, ma di cui
facciamo esperienza. Siamo capaci di immedesimarci
negli altri, nelle loro gioie e nei
loro dolori, e ci sentiamo spinti ad andare in loro soccorso quanto soffrono.
La psicologia, le neuroscienze e l’antropologia ne danno spiegazioni, certo, ma
si tratta di realtà evidenti, e, innanzi tutto, proprio di realtà, appunto perché ne facciamo
esperienza quotidiana, tutti, almeno quando in noi non prevale la natura di
antiche belve. In religione questo si chiama misericordia e il Papa ci torna spesso sopra. Si tratta quindi di
realtà che hanno un significato per la fede
e sono al fondo della concezione religiosa dell’agàpe, del pensare di poter riunire tutti in un lieto convito in
cui ce ne sia per tutti, nessuno escluso.
Al di fuori della misericordia, che è evidente nel senso che ho precisato, mi pare che tutto in religione necessiti di complicate, e anzi complicatissime,
spiegazioni, delle quali si occupa la teologia. Trattando dell’invisibile, è assai raro che i teologi
siano d’accordo tra loro, quindi poi ci sono, più o meno, tante teologie quanti sono i teologi.
Questo però non ci deve scoraggiare, perché quasi tutto, nella vita umana, va
così. La scienza, in particolare, funziona così, e per certi versi, nel suo
argomentare razionale, conseguente, cercando di accordare conclusioni e
premesse, la stessa teologia si è fatta scienza. Questo non significa che non si
cerchino accordi, intese. Ci si incontra, si ragiona insieme, e talvolta si
riesce ad arrivare a soluzioni condivise. Ma spesso in politica e nella
religione che si fa politica, come anche nella politica sacralizzata, quella che strumentalizza la religione, si va per le
spicce, non si ha tanto tempo da perdere. Allora si stabilisce che la verità esca da una certa fonte, sia
proclamata da una certa autorità, e che si sia obbligati a convincersene.
Storicamente la faccenda della verità
appare strettamente connessa con l’autorità.
Che cosa è la verità? E’ un problema filosofico, ma
anche politico. La domanda risuona nei racconti della Passione e venne
attribuita a Ponzio Pilato, il Procuratore della Giudea, funzionario di medio
livello dell’imperatore romano,
quindi, tutto sommato, a un politico. Egli la pose, ma non stette ad attendere
la risposta del Maestro. In politica appare inutile discutere di verità: e se poi ci fosse sfavorevole? Nessun
politico di solito è disposto a lasciare il campo per questioni di verità. Preferisce quindi aggiustarsela.
E gli argomenti non mancano mai. Quindi sceglie, tra le opinioni correnti,
quelle che gli servono meglio e le impone agli altri con la forza del diritto,
facendone norme giuridiche. Una verità vale quanto gli argomenti che si portano a suo
sostegno, a meno che non sia evidente;
un verità normativa, invece, è una legge e vale quanto l’autorità di chi
l’ha imposta e, in politica, quanto la
forza del potere che ha legiferato, militare, poliziesca, giudiziaria e via dicendo.
Anche le religioni impongono verità normative, in particolare nelle società
dove i poteri pubblici sono sacralizzati
e quindi inglobano la religione nella propria giustificazione sociale. In esse poteri pubblici e verità normative si rafforzano a vicenda. Che accade però
quando, in società con poteri sacralizzati, una verità normativa viene posta
in questione dai fatti, da argomenti seri? Il potere che l’ha imposta fa in genere
resistenza, porta i dissenzienti davanti ai suoi tribunali e, se non cambiano
idea, li condanna. Dal Cinquecento e per circa trecento anni è stato questo il
dramma delle scienze tra gli europei.
Dalla fine del Settecento è toccato alla democrazia subire lo stesso travaglio.
La faccenda è di solito, superficialmente, presentata come conflitto tra scienza
e fede, ma, in realtà, si è trattato di un conflitto tra scienza e poteri
sacralizzati e poi tra concezioni democratiche e poteri assolutistici
sacralizzati.
In democrazia si è tratto insegnamento dalla
tremenda nostra storia del passato e si ripudia ogni sacralizzazione del
potere: è questo il senso del principio della laicità dei poteri pubblici.
E’ uno di quei principi inderogabili,
che non dipendono da questa o quella maggioranza. Se non lo si applica non c’è,
o non c’è più, democrazia. Ma, allora, ci si può chiedere, non è che nei regimi democratici quel
principio della laicità dei poteri
pubblici stia virando in fondo verso
la verità normativa, e finisca per
rientrare in quelle idee sul mondo che non possono essere messe in questione solo perché sono divenute legge e si
rischia forte ponendo dei dubbi? E’ la contestazione di sempre di ogni
specie di reazionari. Si ribatte, di solito, che è cosa che ha a che fare con
la morale non con la verità. Non è come quando in religione si sosteneva che il Sole girasse
intorno alla Terra e si voleva imporre questa idea per legge, altrimenti, si
pensava, l’Universo e con esso tutti i poteri politici e religiosi legati al
Cielo sarebbero stati rovesciati. Teniamo
conto degli altri e ci poniamo dei limiti. Per questo rinunciamo a sacralizzare, quindi ad assolutizzare rendendolo illimitato, il potere politico che esercitiamo. E’ necessario se
si vuole che quel potere sia condiviso e che, quindi, ognuno se ne senta responsabile. Capiamo che non possiamo
fare degli altri tutto ciò che ci piace o ci conviene. Non sono nostro
trastullo, ha detto il Papa criticando la prostituzione, né nostro strumento.
Dobbiamo tener conto delle loro vite, ci sono, esistono, se pongono questioni
ci sentiamo obbligati ad ascoltarli. Non
abbiamo cuore di annientarli: questo ha a che fare con la misericordia e l’agàpe. Che cosa resta al dunque? Questo resta: è
scritto. La democrazia, in fondo, come oggi la si intende, è un sistema di limiti che ciascuno pone al proprio
arbitrio, per questioni di cuore, di misericordia,
sulla base di esperienze interiori evidenti.
E’ evidente,
a questo punto, anche il collegamento con la nostra fede.
Mario
Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli