Ad ora fissa e con chi
ci piace
![]() |
| A passeggio nel nostro Parco delle Valli, ieri 25 aprile. Le Valli possono essere un bel posto per viverci e incontrarsi |
Una
realtà sociale territoriale come la parrocchia non può funzionare come un
movimento, in cui si va ad ora fissa per stare con chi ci piace e la pensa come
noi.
E’
stato osservato che proprio questo facciamo quando interagiamo sul WEB.
Selezioniamo gli interlocutori. L’universo di internet è fatto quindi di
circoli chiusi.
Lo
spirito di circolo porta i giovani a stare con i giovani, gli anziani con gli
anziani, i devoti ad una certa spiritualità sempre tra loro, quelli del coro
sempre tra loro e via dicendo. Accostarsi alla parrocchia come ad una ASL dello
spirito porta invece a venirci ad ora fissa, come per una fisioterapia. Anche
l’appuntamento per la Messa può essere vissuto così.
Si
viene e ci si aspetta di essere intrattenuti da personale apposito. Lo sforzo
di partecipazione personale è ridotto al
minimo, ci si lascia fare da altri. Si segue un metodo, un copione. Alla fine
si esprime un gradimento come quando si esce dal cinema. Si viene
essenzialmente per prendere. Si sceglie un’offerta sociale tra le tante
disponibili. Avanzando con l’età si fanno sempre meno e quindi in chiesa
troviamo più anziani che giovani.
Con
questa organizzazione la parrocchia è poco caratterizzata, lo sono invece i
gruppi che la abitano. Nei siti Web delle parrocchie di solito c’è un cartella
“gruppi” che definisce l’offerta parrocchiale di attività per un’utenza. La
parrocchia è in definitiva un contenitore. Ogni gruppo, poi, ha i suoi
obiettivi che, in genere, sono rivolti alla propria utenza.
Se ci
si confronta con gli obiettivi che ci vengono proposti nel documento Laudato si’, che, provenendo dal Papa
regnante, deve essere preso sul serio, capiamo bene che il sistema di lavoro
che ho descritto non va bene. Alcuni tendono a prendere sottogamba papa
Francesco, perché rifiuta i segni della sovranità imperiale della tradizione, e
arrivano a svillaneggiarlo disinvoltamente. Ma le loro critiche sono di solito superficiali, si
basano su una religiosità infantile o settaria, poco informata di come vanno le
cose nel mondo. E quei critici sono a volte gli stessi che temono,
fondatamente, per sé e per i loro figli e nipoti per come va il mondo. Nella Laudato si’ è proposta una spiegazione semplice di ciò che
sta accadendo e vengono date indicazioni per non rimanere semplicemente spettatori
della propria e altrui rovina. Occorre costruire nuove relazioni sociali a
livello globale e rafforzare ed estendere quelle che ci sono. Non c’è nulla di
magico, soprannaturale o ineluttabile nel mondo in cui viviamo: tutto è alla
nostra portata, tutto è una produzione sociale che può essere cambiata. Ma per
interagire positivamente occorre farlo come grandi masse, a livello
sovranazionale, a livello mondiale. Occorre contribuire a costruire un nuovo
modello di sviluppo adatto alla realtà in cui viviamo. Da dove cominciare? Il mondo è tanto grande e
lo conosciamo così poco! I sociologi che si sono occupati dei problemi del
mondo di oggi consigliano però di farlo proprio dalle società di prossimità,
innanzi tutto dai quartieri delle città, perché sono le dimensioni giuste per
incontrarsi veramente in modo nuovo, in una realtà vera e non virtuale. Il nostro, le Valli, con i suoi
circa ventimila abitanti ha le dimensioni di una piccola città, ad esempio di
un Comune come Palestrina, qui nel
Lazio. Ma, nello stesso tempo, può essere girato tutto a piedi in un’oretta o
giù di lì. Con la lotta per il Pratone, ora Parco
delle Valli, e con quella per la difesa dei pini di Val Padana, ha
dimostrato una buona sensibilità sociale e ambientale. E’ veramente qualcosa di
più di un quartiere dormitorio:
questo risultava già dalla ricerca di Bruno Buonomo del 2007. Occorre costruire
relazioni sociali meno labili e la religione, in particolare la liturgia, può
aiutare. Ma bisogna indurre l’abitudine a frequentare la parrocchia molto più
intensamente, per incontrare non solo i propri simili, ma anche gente diversa. Però non dovrebbe essere come per gli anziani recarsi al circolo delle bocce: non
si tratta di passare il tempo in qualche modo, ma di impiegarlo utilmente,
innanzi tutto per apprendere cose nuove e poi per integrare vita civile e vita
religiosa, ad esempio scuola e chiesa. Una presenza più prolungata in
parrocchia richiede una capacità collettiva di autorganizzazione, una disciplina sociale condivisa e partecipata, non solo imposta e subìta, la distribuzione di responsabilità e mansioni, perché non si può
caricare tutto sulle spalle dei preti, diaconi e di un pugno di catechisti. Ma ci vuole anche un certo tirocinio al metodo
del dialogo, perché non si starà più solo con gente che la pensa come noi,
irromperà la pluralità del quartiere e bisognerà mettere in risalto ciò che
c’è di comune, tollerando, integrandole in modo che non combattano tra loro, le differenze. Questo tirocinio dovrebbe essere
avviato sin da molto piccoli, dalla primissima formazione religiosa, che coincide con le prime esperienze sociali fuori delle famiglie. Nel dialogo ci si sente responsabili gli uni
degli altri, perché si è interessati sinceramente agli altri e allora se ne ha cura, ma è cosa che va sviluppata. E’ il momento in cui si cresce
veramente. Invece, ad uno sguardo realistico, abbondano in giro adulti-bambini,
quelli che tendono a lasciarsi affascinare dalle realtà aumentate, virtuali, dalla società presentata come un
videogioco di ruolo, e che poi, dinanzi
alle questioni serie, dalle quali non si può uscire cliccando su di un’icona o
con il tasto CANC, non sanno più veramente che pesci prendere. In questo quadro può essere suggestiva l'immagine evangelica di farsi pescatori che non tornano sempre con le reti vuote.
Mario Ardigò - Azione Cattolica, in San
Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli
