Assemblea
diocesana di Ac: spunti per una riflessione comune
1.
Da oggi pomeriggio, nell’Auditorium del Santuario del Divino Amore a Roma, si
terrà la 16° Assemblea diocesana di Azione Cattolica, che si è data come motto “Per un nuovo umanesimo: uomini e donne
formati in Gesù”. Le regole dell’assemblea sono contenute nell’Atto normativo diocesano, approvato nel
2004 (lo trovate sul Web all’indirizzo
http://www0.azionecattolica.it/aci/regioni/Lazio/atti/Roma.pdf.
Quel documento ha fatto seguito all’aggiornamento
dello statuto dell'Azione Cattolica, fatto nel 2003.
Potete leggere il programma dei lavori dell'assemblea all'indirizzo:
Potete leggere il programma dei lavori dell'assemblea all'indirizzo:
http://www.acroma.it/sites/default/files/allegati/1/programma_assemblea_diocesana_ac_roma.pdf
L’Assemblea
diocesana è convocata dal Presidente diocesano.
Lo scopo dell’Assemblea
diocesana che si tiene da oggi è quello di eleggere 27 membri del Consiglio diocesano, che può essere
considerato come una sorta di parlamento dell’associazione, e per deliberare obiettivi e linee programmatiche la cui attuazione sarà affidata al Consiglio diocesano e alla Presidenza
nazionale. Si riunisce per questo scopo ogni tre anni. Ogni anno è poi convocata per verifiche e aggiornamenti
e per la presentazione dei bilanci. Infine può essere convocata su iniziativa del Presidente diocesano e su richiesta di 2/3 dei membri del Consiglio diocesano. Oltre ai 27 membri
eletti dall’Assemblea diocesana, il Consiglio
diocesano è composto dai segretari del
Movimento Lavoratori di Azione Cattolica e del Movimento Studenti di Azione
Cattolica, dai rappresentanti della Federazione Universitaria Cattolica Italiana,
del Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale e dal Movimento di Impegno
educativo di Azione Cattolica, dai membri della presidenza che non siano già
consiglieri. Le funzioni di un governo associativo sono svolte dalla Presidenza diocesana. Il Presidente diocesano viene nominato dal vescovo su proposta del Consiglio diocesano, che indica tre
candidati. Gli altri membri della Presidenza
diocesana sono nominati dal Consiglio diocesano. Il Presidente diocesano compone la Presidenza
diocesana, insieme a quattro vicepresidenti (due scelti tra i giovani e due
tra gli adulti), dal responsabile e dal vice-responsabile dell’Azione cattolica
ragazzi, dal segretario e dall’amministratore.
Partecipano all’Assemblea diocesana i
presidenti dei gruppi parrocchiali e ulteriori delegati dei gruppi parrocchiali
il cui numero varia a seconda del numero dei componenti di tali gruppi, i consiglieri diocesani uscenti, i
rappresentanti di vari movimenti tra i quali la FUCI (gli universitari), il
MEIC (che opera nel campo della cultura), il Movimento studenti di Azione
cattolica, il Movimento lavoratori di Azione cattolica e il Movimento di
impegno educativo di Azione cattolica.
Le regole per l’elezione del Consiglio diocesano sono contenute nell’art.19 dell’Atto normativo
diocesano:
Art. 19 Elezione del
consiglio diocesano
1. L’assemblea
diocesana all’inizio di ogni triennio elegge 27 componenti del consiglio
diocesano.
2. Possono essere
candidati tutti gli aderenti dell’Azione cattolica diocesana che abbiano
compiuto il 18° anno di età, sentito il parere del presidente parrocchiale e
del parroco.
3. La presidenza
diocesana uscente, su indicazione dei consiglieri dei giovani, degli adulti e
degli educatori dell’Acr, presenta all'assemblea diocesana tre liste di
candidati al consiglio diocesano, una per ciascuna componente associativa.
Altre candidature possono essere presentate in sede di assemblea diocesana nei
tempi previsti dall'atto di convocazione dell'assemblea. Tali candidature
devono essere presentate dal consiglio parrocchiale, sentito il parere del
parroco, e firmate per accettazione dai candidati.
4. Le elezioni si
svolgono su 3 liste che raccolgono rispettivamente le candidature riferite alle
seguenti componenti la realtà associativa: adulti, giovani, educatori dell’Acr.
5. Ogni componente
l’assemblea diocesana partecipa alle votazioni su ciascuna delle liste indicate
al comma 3 e può esprimere fino a 4 preferenze per ognuna di esse.
6. Sono eletti i
candidati più votati di ciascuna lista: i primi 9 per gli adulti, i primi 9 per
i giovani, i primi 9 per gli educatori dell’Acr. A parità di voti è eletto il
più anziano di età.
7. Non può essere
candidato o cooptato a consigliere diocesano, in rappresentanza della medesima
componente associativa, chi ha ricoperto questo incarico per due mandati
consecutivi, esclusi i membri di presidenza che hanno svolto un solo mandato.
L’Assemblea
diocesana svolge sostanzialmente le
funzioni che nei partiti tradizionali sono assegnate al Congresso, composto da delegati della base. Il metodo democratico, quello che consente a tutti di avere
parte nelle decisioni, secondo precise regole e non secondo l’emotività
collettiva del momento, è molto importante in Azione Cattolica: è stata una conquista culturale fondamentale, in
particolare del laicato. Seguendo lo Statuto
nazionale, nell’Atto normativo diocesano è
stabilito infatti:
Art. 6 L’unitarietà e
la democraticità
1. La vita associativa
dell’Azione Cattolica diocesana si configura come una esperienza unitaria
condivisa da ragazzi, giovani e adulti accomunati dalla volontà di vivere e
comunicare il Vangelo nella realtà in cui sono inseriti.
2. La vita associativa dell’Azione cattolica è
caratterizzata dalla piena partecipazione degli aderenti, a tutti i livelli,
personalmente o attraverso responsabili democraticamente eletti. Si configura
pertanto anche come palestra di
democrazia e di responsabilità civile.
Non va sottovalutata l’importanza di questa
piena accettazione del metodo democratico. Infatti essa non è scontata, ma è
stato il frutto di una difficile transizione partendo da concezioni
antidemocratiche e dal sospetto di eresia mosso, all’inizio del Novecento, a coloro
che volevano conciliare democrazia e valori di fede. Basti pensare che uno dei
primi ideologi di una democrazia
cristiana, il prete Romolo Murri, venne scomunicato nel 1909.
Le occasioni di incontro come quelle dell’Assemblea diocesana sono caratterizzate da una certa concitazione
e dalla conseguente sensazione che il tempo non basti mai. Nei mesi precedenti,
di solito, si sono valutate le possibili candidature al Consiglio nazionale e si
sono tessuti gli accordi per sostenerle, come anche si sono studiate le bozze
del Documento diocesano, con gli
obiettivi programmatici da proporre all’approvazione dell’Assemblea diocesana. Ma l’Assemblea
diocesana riserva sempre delle
sorprese, perché la diocesi di Roma è grande e difficilmente si riesce a
conoscere tutta la gente dei gruppi parrocchiali. A volte alleanze per
sostenere una candidatura vengono impostate solo in sede di assemblea. C’è
naturalmente un’impostazione di fondo che unifica gli obiettivi dei candidati,
ma ci sono anche differenze significative, a seconda dell’età, della
formazione, dei campi principali di impegno, ma anche delle concezioni religiose e politica, e via dicendo. Esse, in particolare,
emergono dalla vita dei gruppi parrocchiali, che hanno ampia autonomia e sono
retti anch’essi con metodo democratico. Il bello è che, però, grazie a regole
democratiche condivise, si produce collettivamente, non si chiacchiera solamente gli uni contro gli altri, e le novità emergono: non si tratta quindi solo di
compiere vuote formalità, in particolare di assentire o di applaudire a decisioni prese dall’alto o di dire la propria e basta così.
Ognuno in genere ha la sensazione di aver effettivamente contribuito a un risultato collettivo. E questo anche se non tutti coloro che ambiscono ad essere eletti
riescono ad esserlo. Si fanno delle scelte, che riguardano insieme le persone e
i programmi. Ma poi si procede tutti insieme, si continua a partecipare. Non è che, una volta eletto
un governo associativo, una Presidenza diocesana, poi ogni decisione spetti all’esecutivo e agli altri spetti solo di
fare ciò che viene detto loro. Il Consiglio
diocesano, in particolare, in genere riesce a rappresentare il pluralismo
associativo. E poi i gruppi, come ho scritto, hanno ampia autonomia. La partecipazione
democratica è uno dei tratti
distintivi della nostra esperienza associativa, come ho ricordato: “L’adesione all’Azione Cattolica diocesana è
una scelta libera e personale che richiede l’impegno a partecipare alla vita
associativa, in particolare ai momenti formativi e di espressione democratica”,
si legge nell’art.8 dell’Atto normativo diocesano. E ai tempi nostri quella
difesa e dell’affermazione della democrazia di popolo, di massa, è di nuovo
diventata una delle frontiere caldissime nella nostra società, come lo fu,
tanti anni fa, dopo la tragedia immane della Prima guerra mondiale, quando le nostre genti di fede, al seguito delle loro guide di allora, finirono per consegnarsi all’autoritarismo
fascista, in un lungo incubo da cui faticarono a risvegliarsi. Osservava il grande giurista Arturo Carlo
Jemolo, nell’ultima edizione, nel 1971, del suo Chiesa e Stato in Italia negli ultimi cento anni, pubblicato da Einaudi e ancora in commercio, €35,12:
“Questo favore della
massa dei fedeli e dello stesso clero si collegava, come si è detto, alla
comunanza dei nemici, a certe soddisfazioni, sia pure intrinseche, date dal
regime alla sensibilità cattolica, all’eco favorevole che trovavano certe
espressioni: come la difesa della famiglia, della proprietà e della patria.
Ci si può chiedere se non vi fosse chi si
accorgesse della profonda deformazionei che subivano i valori cristiani
passando attraverso il fascismo.
[…]
Quelle messe al campo, quelle parate religiosi
d’increduli, quelle offerte di voti da parte di gerarchi, di cui era spesso
nota e l’incredulità e la vita scostumata, non destavano scandalo nei buoni
credenti.
[…]
Un regime che non ostacoli e, in certo modo,
incoraggi la partica religiosa difficilmente potrebbe essere combattuto dalla
Chieda, soprattutto se essa temesse di vedergli succedere un altro che in
questo ambito si muovesse secondo una direttiva antitetica.
In genere la Chiesa ha preso posizione
soltanto contro i regimi che la perseguitavano, ostacolavano il suo
insegnamento, volevano frapporsi tra le e i fedeli. I regimi atei o con una
visione non-cristiana del mondo, non l’hanno profondamente turbata, quante
volte né direttamente né indirettamente si sono opposti al suo magistero.”
Questa è anche storia molto recente. Ma di questi
tempi i pericoli si sono fatti più gravi, improvvisamente e inaspettatamente.
Ecco che, allora, è venuto l’appello della Laudato
si’ ad un nuovo impegno anche politico, in particolare da parte del
laicato, per l’affermazione dei valori di fede e insieme umanitari nelle società contemporanee, contro ogni compromesso. Ma il
laicato italiano ha finora risposto piuttosto debolmente: fatica a risvegliarsi
da un lungo periodo in cui ci si aspettava solo obbedienza acritica e le
iniziative democratiche venivano scoraggiate. In questo la nostra Azione
Cattolica, palestra di democrazia e sede di tirocinio di valori umanitari, può
dare una mano.
Mario
Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro Valli