Pensiero di Capodanno
Da “Il
cristiano nella città dell’Uomo”, di Giuseppe Lazzati, in Dossier Lazzato, Lazzati, il Movimento
Laureati e il MEIC, A.V.E., 1998
“[…] Il senso della storia non
può non essere elemento costituivo del fedele laico impegnato nella città dell’uomo
e quando diciamo senso della storia
intendiamo, per la persona che è, almeno per una parte, essere in divenire e
quindi per la città dell’uomo che vive e opera, senso del rapporto tra ieri,
oggi e domani.
Si ha senso storico quando si sa valutare tale rapporto con vigile senso
critico cogliendo ciò che del passato può essere abbandonato senza perdite per
il singolo e per la città in cui vive; ciò che il presente genera e offre di
rispondente alla crescita dell’uomo; ciò che, infine, si manifesta quale germe
carico di possibilità di sviluppo per un domani che superi l’oggi in pienezza
di umanità.
Forte di questo senso storico il cristiano, fedele laico, sentendo la
propria presenza nella città dell’uomo quale momento volto a redimere le realtà
temporali, ne valuterà la validità nella misura in cui, attraverso il processo
di mediazione, saprà discernere i valori temporali realizzabili nella misura
possibile di tempo e di luogo in vista di una progrediente loro piena
realizzazione in un progresso di maturazione umana che per sé tende a quella
pienezza.”
Quando da ragazzo mi spiegarono veramente che cosa si festeggiava a
Capodanno mi parve di essere cresciuto di un bel po’ e ne fui contento. Il
mestiere dei più giovani è infatti di crescere.
Non sembrano averlo capito gli adulti che l’altro giorno si sono
risentiti perché, al termine di un evento musicale destinato a bambini, qui a
Roma, il direttore di orchestra se ne è uscito dicendo che Babbo Natale non esiste. Poi
ha dovuto scusarsi, così come ha fatto l’ente che aveva organizzato il
concerto. Perché? Babbo Natale non esiste
effettivamente! “Non distruggete i sogni dei bambini!” hanno
urlato i genitori. La vita da sogno non è mai buona, sia da bambini che da
adulti. Bisogna saper distinguere i sogni dalla realtà: è così che si cresce.
Ma, soprattutto, il sogno di Babbo Natale
non è un sogno buono. Sogniamo mondi
nuovi e questi sogni spesso hanno dentro un’etica forte, perché quei mondi li vorremmo migliori nel senso di più umani. Ma che etica ha il sogno di Babbo Natale? Da
un lato fiancheggia acriticamente i genitori, perché premia i bimbi buoni, che sono appunto quelli
obbedienti, dall’altro li taglieggia, rendendoli complici della sua
organizzazione consumistica, che non è un sogno: quella c’è veramente.
Mantenere il sogno di Babbo Natale non aiuta, in particolare, a comprendere il
senso del Natale, che si trova in una sofisticata teologia, non in un
superficiale buonismo consumistico.
Trovo quindi molto utile togliere a Babbo
Natale l’attributo natalizio,
affibbiandogli quello di sogno invernale
e facendone un Babbo Inverno o simili. Babbo
Natale, inteso realisticamente, è un
usurpatore. L’immagine che l’Occidente ne ha diffuso è quella pensata a fini
consumistici da The Coca Cola Company diversi anni fa. Il consumismo mira a tenerci tutti più o meno in uno stato
infantile, perché in quella condizione si
è indifesi verso le lusinghe luccicanti che ci vengono scaraventate
addosso per farci spendere.
Scrivo di Capodanno e finisco con il difendere
il Natale dal Babbo inutile del consumismo occidentale. Perché?
Perché, appunto, come mi spiegarono, a Capodanno si festeggia lo stesso evento
del Natale. Se ne accorgono coloro che vanno a Messa tutti i giorni dal 25
dicembre al 1 gennaio, in quella che viene chiamata L’Ottava di Natale, perché tutte
le letture bibliche e le preghiere che si fanno sono centrate su quello. Come
si può descriverlo in poche parole? Lo fece magistralmente, nel 2013, il papa
Benedetto 16°, nel corso di un’udienza generale in Vaticano:
In questo tempo natalizio ci soffermiamo ancora
una volta sul grande mistero di Dio che è sceso dal suo Cielo per entrare nella
nostra carne. In Gesù, Dio si è incarnato, è diventato uomo come noi, e così ci
ha aperto la strada verso il suo Cielo, verso la comunione piena con Lui.
Che la Terra
completi il suo giro intorno al Sole e che il primo dell’anno (secondo il
computo diffuso in Occidente) si sia di un anno più vecchi sono cose scontate.
Il tempo passa. C’è bisogno di festeggiare? Anzi, ad un certo punto della loro
vita, addirittura i più anziani non di rado la smettono di far festa ai loro
compleanni, perché ogni anno che passa li avvicina alla fine, che si fa
veramente vicina e lo sentono, per così dire, nelle loro ossa.
Il
Natale, che non è solo un giorno, e nemmeno solo un tempo liturgico, ma il
senso della nostra vita di fede, significa la possibilità per noi esseri umani
di distaccarci dalle belve da cui siamo emersi
e di costruire una civiltà, vale a dire qualcosa di diverso da ciò che,
in definitiva, per natura apparivamo destinati ad essere. E’ stato in quel momento
che è iniziata la storia, che è solo umana: gli animali infatti non l’hanno.
Per loro c’è solo la lentissima evoluzione naturale. E’ da quando abbiamo una
storia che siamo umani e abbiamo una storia perché siamo diventati umani: e non lo
siamo diventati solo per destino
naturale. Lo siamo diventati, e per certi versi lo stiamo ancora divenendo, attraverso le nostre civiltà. Al centro
della nostra storia è poi accaduto l’evento
del Natale, per aprirci le porte del Cielo. Esso significa la possibilità di una civiltà
veramente diversa, veramente staccata dalla natura dalla quale siamo emersi
come esseri umani: quindi soprannaturale. Si parla in proposito di comunione e questa parola ha un senso religioso molto
profondo. Perché ci è stato rivelato che il fondamento della nostra umanità,
ciò che ci rende diversi dalle belve nostre progenitrici, è agàpe,
appunto quella comunione universale.
Nella vita di fede si cerca di approfondire e, così, di crescere in umanità, ma
anche di contribuire a far crescere in
umanità. Perché nell’evento del Natale
è stata abolita la separazione tra la nostra umanità e il Cielo.
Ecco
allora che le persone di fede vengono sollecitate a partecipare attivamente
alla costruzione della storia dell’umanità, e in particolare delle riformatrici
di civiltà nel senso indicato dagli eventi natalizi. Quindi ad avere quello che
Lazzati definiva il senso della storia.
La religione è stata criticata di essere solo un anestetico dei sofferenti,
invece che via per la loro liberazione. La religione babbonatalesca è appunto
qualcosa di simile e infatti è solo un sogno,
e un sogno cattivo. Ma lo può
diventare anche quella nostra se la si
riduce a medicina dell’anima, o
a ricetta di benessere personale.
Ma la nostra fede non lo deve diventare. Vive infatti nella storia, è storia, la storia vera dell'umanità non solo di questo o quell'individuo, come sono storici ed efficaci per tutta l'umanità gli eventi natalizi, perché quel bimbo
ci nacque veramente, lo avemmo veramente
tra noi, e crebbe tra noi in sapienza e grazia, infine ci fece crescere in umanità, ci aprì la porta
del Cielo, e ora, per quegli eventi possiamo realisticamente sperare, con Lazzati, in una storia in
progresso, anche attraverso di noi, verso la piena realizzazione, in direzione
di una maturazione umana che per sé tende a quella pienezza che abbiamo
intravisto nella fede.
Mario Ardigò - Azione Cattolica
in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli

