Dare
un senso all’impegno religioso
![]() |
| La via Lattea vista da un bosco |
Il senso dell’impegno religioso di una
persona non è precostituito, va costruito di età in età, fin da piccoli. Farlo
richiede di entrare in relazione con la società in cui si è immersi, quindi di essere
saldamente ancorati alla realtà. E’ necessario, innanzi tutto, capire la
società: gli umani sono infatti esseri in relazione e non trovano il senso
della vita al di fuori di essa. Se manca questo, tutta la teologia che, a
diversi livelli di profondità, pervade la vita di fede scade in mitologia e poi
in sogno mitologico. Allora ci si estranea in una dimensione aumentata,
potenziata dall’immaginario, un po’ come quella che la tecnologia informatica
sta tentando di diffondere, che ha poco a che fare con la realtà e quindi,
benché talvolta consolatoria, è inutile. La vita religiosa insegnata dalla
tradizione non è così, nemmeno quella di coloro che sembrano più distaccati
dalla società del loro tempo: quella dei monaci. Nelle biografie dei personaggi
ritenuti esemplari nella vita di fede troviamo in genere un forte impegno sociale,
anche se, con i criteri contemporanei, secondo i valori prevalenti adesso nella
nostra civiltà, a volte discutibile, e qualche volta addirittura esecrabile. Il
modello casa-chiesa-casa che talvolta
sento proporre, in particolare alle donne, non va bene: è quello di una
religione prigione. L’orizzonte di una persona di fede non può essere solo
quello della famiglia con estensione liturgica. Per farselo bastare ci si mette
dentro molta mitologia, si costruisce, appunto, una realtà aumentata, ma al dunque insoddisfacente. Soprattutto per coloro che
in quel modello dovrebbero essere le persone sottoposte, donne e giovani. Mi
pare di constatare che i giovani a cui lo si propone fuggono, e anch’io sarei fuggito se, ai tempi in cui
fui giovane, me lo avessero sottoposto. Ma non andò così.
Ricordo il catechismo che imparai in
parrocchia, per fare Comunione e Cresima, sacramenti che all’epoca
si ricevevano, se ben ricordo, insieme e in quarta elementare. Nel senso che
ricordo le risposte alle domande che c’erano nel catechismo, il libretto che mi avevano messo tra le mani e che
conteneva una sintesi estrema dei concetti della teologia corrente. Per fare la Prima Comunione ne dovevo imparare a memoria un certo numero. Lo feci e mia madre me le sentiva: verificava che le sapessi. Ho il
ricordo di alcuni preti, il parroco di allora, il prete che ricevette la mia
prima Confessione, quello che veniva a insegnare religione nella mia scuola
elementare. Ricordo le liturgie mariane per i bambini del catechismo, nel mese
di maggio. Ricordo del cinema che all’epoca si faceva nel teatrino
parrocchiale, la domenica pomeriggio: per entrare bisognava consegnare un
biglietto che ti davano la mattina a catechismo. Ricordo molto vagamente il
giorno della Prima Comunione e un po’ meglio quello della Cresima, e solo
perché ad un certo punto fui preoccupatissimo perché il mio padrino, un mio zio bolognese, non
arrivavo. Ricordo le confessioni domenicali che seguirono, e quasi più niente. Il
resto, compresi i catechisti, è sparito: evidentemente era insignificante per
il me di allora, che non lo ha trasmesso al me di adesso.
Il
vero tirocinio di fede iniziai a farlo tra gli scout, nella parrocchia
degli Angeli Custodi, a piazza Sempione. La vita degli scout è saldamente
ancorata alla realtà, sia quella sociale che quella della natura. Quest’ultima
è formidabile per tirarti giù dal mondo dei sogni. Il senso dell’esperienza scout, in
particolare il suo significato di forte impegno sociale, la sua forte etica, si
può avere leggendo il primo manuale degli scout, il libro Scautismo per ragazzi di Robert
Baden-Powell, il fondatore dello scoutismo. Può essere scaricato gratuitamente
in file zip sul sito http://mirandola2.weebly.com/download-materiale-utile.html del gruppo AGESCI Mirandola 2. Tra gli scout cattolici dell’ASCI,
ai miei tempi, e dell’AGESCI ai nostri giorni, la forte etica sociale dell’originario
scoutismo è integrata nell’esperienza religiosa. La mia fede religiosa iniziò
ad avere senso tra gli scout.
Successivamente l’integrazione fede-impegno
sociale continuò tra gli universitari cattolici della FUCI e in altri gruppi, tra i quali quello che a
cavallo tra gli anni ’70 e ’80 era animato qui a Roma dal giornalista Paolo
Giuntella, che all’epoca curava la pagina culturale di Avvenire. Questo gruppo poi sfociò in una scuola di formazione
politica che fu chiamata Rosa Bianca,
in memoria dei giovani resistenti tedeschi della formazione omonima. C’è
ancora, potete approfondire sul sito http://www.rosabianca.org/. Collegata a quell’esperienza, consiglio uno sguardo al
sito della rivista Il Margine www.il-margine.it/Rivista/Archivio/2016 , sul quale potrete scaricare gratuitamente in pdf e leggere
articoli dal 1981 al 2015, quindi dai tempi in cui fui giovane universitario
fino ad oggi, ricostruendo il senso della storia recente della nazione e della
nostra Chiesa in particolare. Il Margine ha anche una casa editrice, potrete saperne di
più su http://www.il-margine.it/ , che ha in catalogo molti libri interessanti ed utili sul
tema di questo post.
Nel gruppo di
Giuntella conobbi l’attuale nuova assessore all’Ambiente del Comune di Roma.
Veniva dalla provincia di Reggio Emilia, da Albinea. Era ed è rimasta una
persona di grande valore. Ci parlava delle difficoltà che aveva con il suo
parroco (in Italia, in genere, solo se si
è di destra non si hanno problemi nella nostra Chiesa) e del cielo
stellato che le piaceva contemplare nelle notti estive. Io, ragazzo di città,
ebbi modo di ammirare per la prima volta
la Via Lattea in tutto il suo splendore incomparabile solo nelle notti estive
di quando andai per la prima volta a Camaldoli, nell’Appennino aretino, alla
settimana culturale della FUCI. Quella ragazza di allora è diventa una
specialista a livello internazionale di problemi ambientali, anticipando di
molto i discorsi contenuti dell’enciclica Laudato
si’. E’ stata precedentemente assessore a Reggio Emilia e a Genova. Il suo
impegno civile mi appare del tutto in linea con quello che ci proponevano da
universitari, al gruppo di Giuntella. Una fede fortemente radicata nell’esperienza
civile, per trasformare il mondo: un’esperienza entusiasmante, tanto da
diventare il senso di una vita e anche un lavoro. E’ a qualcosa del genere che
intendo riferirmi quando parlo di dare un senso all’impegno religioso.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in
San Clemente papa - Roma, Monte Sacro,
Valli
