Persecuzioni
e persecutori
La persecuzione religiosa è strettamente
legata alla negazione della libertà religiosa. La libertà religiosa si può presentare
in un quadro sociale e politico che tollera
scelte religiose diverse da quelle
della maggioranza della popolazione o da quelle fatte dallo stato o in quadro
legislativo che riconosce il diritto a scegliere e a praticare in privato e in
pubblico una determinata religione. Storicamente, nelle società europee o
comunque di cultura europea si è passati dalla tolleranza all’affermazione del diritto alla libertà religiosa.
Attualmente la comunità mondiale degli stati riunita nell’Organizzazione delle
Nazioni Unite riconosce la libertà religiosa come diritto umano fondamentale.
Si legge infatti nell’art.18 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo
approvata il 10 dicembre 1948 dall’Assemblea delle Nazioni Unite:
“Ogni individuo ha
diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; tale diritto
include la libertà di cambiare di religione o di credo, e la libertà di
manifestare, isolatamente o in comune, e sia in pubblico che in privato, la propria
religione o il proprio credo nell'insegnamento, nelle pratiche, nel culto e
nell'osservanza dei riti.”
L’anno precedente, l’Assemblea Costituente
della Repubblica italiana aveva approvato nella Costituzione entrata in vigore
il 1 gennaio 1948 l’art.19 che dispone: “Tutti
hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi
forma individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato
o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume”.
Norme
analoghe si trovano nella Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti
dell’uomo e delle libertà fondamentali del 1950 e nella Carta dei diritti dell’Unione
Europea, che dal 2009 ha la stessa forza normativa dei trattati istitutivi dell’Unione
Europea.
Il diritto di libertà religiosa comporta il principio della laicità delle istituzioni pubbliche, che
comporta il divieto di discriminazione su base religiosa e il divieto di
imposizione normativa della pratica di una determinata religione, quindi il
divieto di stabilire una religione di stato.
All’inizio della loro storia le nostre prime
comunità religiose, formate di collettività poco numerose sparse per tutto l’impero
mediterraneo ai margini del quale la nostra fede era nata, subirono forme di
persecuzione propriamente religiosa da parte dell’ebraismo loro contemporaneo,
nella fase di distacco della nostra fede da esso. Successivamente subirono
forme di persecuzione da parte delle autorità pubbliche dell’impero romano, le
quali inizialmente si muovevano essenzialmente su denuncia di privati: questo
dimostra una certa frizione tra le nostre prime collettività religiose e le
società in cui erano immerse. Successivamente le autorità pubbliche dell’impero
romano promossero cicli di repressione, essenzialmente per motivi politici,
anche se gli storici riconoscono che il numero delle persone colpite è
ampiamente sovrastimato dalla tradizione religiosa. A seguito di un processo
storico che è ancora piuttosto oscuro, ad un certo punto la nostra fede nel
Quarto secolo si affermò come ideologia politica dell’antico impero romano e
gli altri culti religiosi vennero vietati. A quel punto i cristiani divennero
persecutori dell’ebraismo, dei preesistenti culti pagani e anche delle correnti
religiose basate su teologie non ammesse dallo stato. La teologia divenne un
affare di stato e tutti i Concili ecumenici del primo millennio furono
convocati e, in genere, anche presieduti dagli imperatori romani. Nel secondo
millennio venne istituito un sistema poliziesco giudiziario diretto dai papi
romani per la repressione delle correnti religiose ritenute erronee. Esso venne
progressivamente smantellato solo a partire dal Settecento, con l’affermazione
in Europa del principio della laicità dello stato. Non è disponibile una
contabilità precisa degli imprigionati, torturati e uccisi da quel sistema
repressivo: i clericali tendono a ridurne il numero, gli anticlericali a
sovrastimarlo. Molti riformatori religiosi furono da esso inquisiti, così come
diverse forme di spiritualità popolare. Ne furono vittime, ad esempio, la
mistica Giovanna d’Arco (giustiziata, arsa viva, nel 1431 e proclamata santa nel 1920), il
monaco e riformatore religioso Girolamo Savonarola (giustiziato arso vivo, nel
1498) e il filosofo Giordano Bruno (giustiziato, arso vivo in piazza Campo de’
Fiori a Roma, nel 1600).
Nel 1864 il Sillabo, un documento in cui il papa Mastai Ferretti, regnante con
il nome di Pio 9°, elencò le affermazioni erronee correnti nella società
contemporanea, era condannata l’idea di libertà religiosa. Da allora, in un
processo durato circa un secolo, si produsse un mutamento nella dottrina
ufficiale, essenzialmente per l’azione delle correnti cattolico-democratiche.
Infine, nel corso del Concilio Vaticano 2° (1962-1965), il 7-12-1965 venne
approvata la Dichiarazione Della dignità
umana che riconobbe, anche nella dottrina della nostra fede la libertà
religiosa, in quanto espressione della dignità umana:
Oggetto
e fondamento della libertà religiosa
2. Questo Concilio Vaticano dichiara che la
persona umana ha il diritto alla libertà religiosa. Il contenuto di una tale
libertà è che gli esseri umani devono essere immuni dalla coercizione da parte
dei singoli individui, di gruppi sociali e di qualsivoglia potere umano, così
che in materia religiosa nessuno sia forzato ad agire contro la sua coscienza
né sia impedito, entro debiti limiti, di agire in conformità ad essa:
privatamente o pubblicamente, in forma individuale o associata. Inoltre
dichiara che il diritto alla libertà religiosa si fonda realmente sulla stessa
dignità della persona umana quale l'hanno fatta conoscere la parola di Dio rivelata
e la stessa ragione. Questo diritto della persona umana alla libertà religiosa
deve essere riconosciuto e sancito come diritto civile nell'ordinamento
giuridico della società.
A motivo della loro dignità, tutti gli esseri
umani, in quanto sono persone, dotate cioè di ragione e di libera volontà e
perciò investiti di personale responsabilità, sono dalla loro stessa natura e
per obbligo morale tenuti a cercare la verità, in primo luogo quella
concernente la religione. E sono pure tenuti ad aderire alla verità una volta
conosciuta e ad ordinare tutta la loro vita secondo le sue esigenze. Ad un tale
obbligo, però, gli esseri umani non sono in grado di soddisfare, in modo
rispondente alla loro natura, se non godono della libertà psicologica e nello
stesso tempo dell'immunità dalla coercizione esterna. Il diritto alla libertà
religiosa non si fonda quindi su una disposizione soggettiva della persona, ma
sulla sua stessa natura. Per cui il diritto ad una tale immunità perdura anche
in coloro che non soddisfano l'obbligo di cercare la verità e di aderire ad
essa, e il suo esercizio, qualora sia rispettato l'ordine pubblico informato a
giustizia, non può essere impedito.
Questo principio si
affermò piuttosto faticosamente nelle nostre collettività di fede, in cui
ancora permangono manifestazioni delle antiche concezioni.
Durante la solenne liturgia della Giornata del perdono, il 12-12-2000,
durante il Grande Giubileo dell’Anno 2000,
il papa Karol Wojtyla, regnante come Giovanni Paolo 2°, ci guidò a fare memoria
delle persecuzioni dei quali i cristiani erano stati responsabili, a
pentircene, e a fare solenne proposito di non ripeterle:
“II. CONFESSIONE DELLE COLPE NEL SERVIZIO
DELLA VERITÀ
Un Rappresentante della Curia
Romana:
Preghiamo perché ciascuno di noi,
riconoscendo che anche uomini di Chiesa,
in nome della fede e della morale,
hanno talora fatto ricorso a metodi non evangelici
nel pur doveroso impegno di difesa della verità,
sappia imitare il Signore Gesù,
mite e umile di cuore.
Preghiera in silenzio.
II Santo Padre:
Signore, Dio di tutti gli uomini,
in certe epoche della storia
i cristiani hanno talvolta accondisceso a metodi di intolleranza
e non hanno seguito il grande comandamento dell'amore,
deturpando così il volto della Chiesa, tua Sposa.
Abbi misericordia dei tuoi figli peccatori
e accogli il nostro proposito
di cercare e promuovere la verità nella dolcezza della carità,
ben sapendo che la verità
non si impone che in virtù della stessa verità.
Per Cristo nostro Signore.
R. Amen.
R. Kyrie, eleison; Kyrie, eleison; Kyrie,
eleison.
Viene accesa una lampada davanti al
Crocifisso.”
La decisione del Wojtyla venne aspramente
criticata negli ambienti religiosi, anche se aveva avuto l’adesione della Commissione
Teologica Internazionale. Tuttora non è condivisa da molti della nostra
fede. Si sostiene che non possiamo pentirci per ciò che si è fatto nel passato
da parte di altri. E che, nel valutare la vita di questi ultimi, occorre tener
conto del contesto sociale, culturale e storico in cui operavano. In realtà Wojtyla volle guidarci in quello
che definì purificazione della memoria, che significa fare memoria
veritiera dei fatti del passato per
distaccarci dal male che in essi vi è, anche se compiuti da persone della
nostra fede: perché il passato cattivo non sia di esempio per il futuro.
Fino
agli anni ’80, in Italia, ma anche in Europa, il problema della libertà
religiosa e della laicità dello stato consisteva essenzialmente nel non discriminare
chi apparteneva ad una confessione religiosa della nostra fede diversa da
quella maggioritaria in una certa nazione e chi faceva la scelta di non seguire
alcuna fede religiosa. Dagli anni ’90,
con le correnti migratorie da varie parti del mondo, e anche da popoli in erano
maggioritarie fedi non cristiane, in particolare l’Islam, l’Induismo e il
Buddismo, si produsse un contesto multi-etnico che fu anche multi-religioso che
mise a dura prova il principio fondamentale della laicità dei pubblici poteri.
Si sostenne che la religione maggioritaria avesse diritto di manifestarsi in
forme più intense delle altre religioni negli spazi pubblici, benché, con l’Accordo di revisione del
Concordato lateranense del 1984, Repubblica Italiana e Santa Sede avessero
convenuto che non fosse più in vigore il principio della religione cattolica
come unica religione dello stato, proclamato dallo Statuto Albertino, la costituzione
del Regno d’Italia che ebbe vigore
dal 1848 al 1946:
Art. 1. -
La Religione Cattolica, Apostolica e Romana è la sola Religione dello Stato.
Gli altri culti ora esistenti sono tollerati conformemente alle leggi.
Manifestazioni di queste pretese si sono avute
nella questione dell’esposizione del Crocifisso negli uffici pubblici, in
particolare nelle aule scolastiche e nelle aule giudiziarie, nella questione
dell’allestimento di presepi negli edifici pubblici, in particolare nelle
scuole pubbliche, nella questione delle visite pastorali dei vescovi negli
uffici pubblici, in particolare nelle scuole pubbliche.
Spesso
si respingono le critiche di lesione del principio della laicità delle
istituzioni pubbliche osservando che si potranno cambiare certe consuetudini
quando anche nelle nazioni in cui sono maggioritarie religioni che da noi sono
ancora minoranza si farà lo stesso. Ma le norme che sanciscono il diritto di
libertà religiosa e il principio di laicità delle istituzioni pubbliche non
prevedono la condizione di reciprocità, in quanto sono relative a diritti
fondamentali degli esseri umani.
Manifestazioni di intolleranza religiosa sono
frequenti anche nelle nostre collettività di fede, quando si pretende che una
certa via, un certo metodo, un certo cammino, siano gli unici che possono essere
seguiti, a pena di esclusione. In questo campo compete all’autorità religiosa
di correggere certe impostazioni, rendendole conformi alla dottrina corrente.
Ma questo servirà a poco se l’idea di libertà religiosa non corrisponderà ad
una conquista cultura delle persone della nostra fede, seguendo il percorso di purificazione della memoria indicato dal Wojtyla. Viene prima la carità o la verità? Papa Ratzinger vi ha dedicato una enciclica, la Carità nella Verità, del 2009, che in
certe parti appare in dialettica con la precedente enciclica Lo sviluppo dei popoli, del papa
Montini, del 1967. La carità, intesa
come agàpe, benevolenza universale per cui si
vuole far partecipare tutti ad un lieto convito, è criterio per distinguere ciò che è verità? La questione appare
ancora aperta. Alcuni infatti sostengono che per esigenze di carità si sta
modificando la dottrina tradizionale. Altri replicano che secondo carità quella
dottrina tradizionale viene meglio intesa.
Al di fuori del contesto europeo e delle
nazioni di cultura europea le persone della nostra fede subiscono persecuzioni,
a volte per motivi essenzialmente politici, ma spesso anche per motivi
propriamente religiosi. Infatti in molte parti del mondo, anche in nazione che
formalmente accettano i principi umanitari proclamati dalle Nazioni Unite, la
libertà religiosa è molto limitata e a volta si limita a una tolleranza religiosa. Ciò accade in molte nazioni a
maggioranza islamica, specialmente in quelle che non riconoscono il principio
della laicità delle istituzioni pubbliche. La situazione si è molto aggravata
con l’affermazione politica del fondamentalismo islamico globalizzato, un movimento
rivoluzionario politico a sfondo religioso. Si teme che l’immigrazione dalle
nazioni a maggioranza islamica porti prima o poi a limitazioni nella libertà
religiosa della nostra fede. In realtà l’Islam diffuso in Europa e nelle
nazioni di cultura europea, in particolare in America, sta assimilando i nostri
principi umanitari, anche se il mutamento culturale, intendendo la cultura come
il complesso dei costumi, linguaggi, miti, relazioni sociali di un popolo, sarà
molto più lento e faticoso. In particolare il fattore principale di progresso
in quel campo religioso appare quello dell’affermazione dei diritti delle
donne: purtroppo in materia stiamo vivendo una fase storica in cui nella nostra
fede alcune correnti spirituali riprendono a criticarla, facendosi portatrici
di ideologie maschiliste e paternaliste.
Come fare per sostenere le persone della
nostra fede nella repressione che è in atto in altre nazioni, con altre
religioni maggioritarie? La via principale è quella delle istituzioni
internazionali. C’è poi quella del diritto di asilo, a cui hanno diritto,
secondo il nostro ordinamento, tutti i perseguitati. E, infine, quello del
sostegno al lavoro culturale che in quelle nazioni si sta svolgendo per
modificare la situazione: lo si fa mandando personale religioso, volontari,
aiuti materiali. Ma il dialogo interreligioso qui da noi in Europa, già molto
intenso, sarà fondamentale per creare le
condizioni culturali per nuove forme di coesistenza anche in quelle nazioni.
Mario Ardigò - Azione
Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli.