mercoledì 14 dicembre 2016

Laudato si’: pensare la globalizzazione in una visione di fede

Laudato si’: pensare la globalizzazione in una visione di fede

Stasera, in sala rossa, il secondo incontro sull'enciclica Laudato si'


  Se la religione ha tante controindicazioni, come dimostra la lunga e tragica storia della nostra confessione, perché non farla finita?
  Storicamente lo si è tentato nei vari regimi comunisti che hanno avuto corso nel mondo, a partire dalla rivoluzione sovietica del 1917. Le religioni propagandavano falsi miti per mantenere la sottomissione della masse lavoratrici a oligarchie dominanti? Vietiamole o, almeno, contrastiamole impendendone la propaganda, controllandone i ministri, opponendo loro un ateismo militante! Tutto questo non ha funzionato, le religioni sono sopravvissute anche in quei regimi. Fondamentalmente perché rispondono a una necessità dello spirito umano. Inoltre, nell’esperienza storica, si è capito che le religioni possono essere riformate e che, anzi, ne è necessaria una riforma costante, un  aggiornamento. In particolare questo può dirsi della nostra religione, che è fondata sull’idea di un far nuove tutte le cose, di  un mondo di prima che è destinato a cedere il passo  a un mondo nuovo.
  Molte grandi anime sono state  e sono religiose, vivendo quindi una vita di fede seguendo certe modalità espressive del loro tempo. Infatti una religione, ma anche la fede che ne è all’origine, non si inventa. Quindi si deve sempre fare i conti con la storia, che è fatta di bene e di male, perché è animata da esseri umani e negli esseri umani c’è il bene e c’è il male. Ogni vita umana dalla sua notte va verso la luce, scrisse il poeta francese Victor Hugo (1802-1885). E spesso la vita di fede   è descritta come un andare verso la luce. Anzi nelle nostre Scritture si legge che l’Onnipotente stesso è luce. Da adolescente, quando ebbi problemi con la fede che mi era stata insegnata da piccolo, un sacerdote amico di famiglia mi scrisse che sperava che un giorno mi sarei aperto alla luce.
  Nella vita umana c’è più di quello che appare. La realtà sociale, economica, politica, l’urbanistica: tutto questo non esaurisce l’esperienza umana. Si studiano le biografie dei grandi e si scopre che in genere  anche loro ne erano convinti.  E non è vero che la fede religiosa sia per gli incolti, perché essa ha espresso ed esprime un grande pensiero. La nostra fede evoca l’unità del genere umano. La si intuisce, ma le vie per realizzarla sono tante: come raggiungere l’unità percorrendole? Non sarebbe meglio progettare un’unica via? Questa è stata la tentazione di sempre nelle religioni. Finora tutti i programmi religiosi totalitari non hanno funzionato. Se però ci si incontra e ci si parla cercando di realizzare l’agàpe, il benevolo convito che non esclude nessuno, spesso ci si intende e, pur nella diversità delle esperienze, si possono condividere certe finalità di bene.
  Chi ha vissuto la fede religiosa e poi l’ha abbandonata in genere, prima o poi, al di là di certe baldanzose proclamazioni, vive questa esperienza come un senso di vuoto e di mancanza. Recuperare una fede perduta da tempo può essere difficile, a volte non c’è più abbastanza vita per farlo. Ma è anche più difficile per chi la fede non l’ha mai vissuta e, avvicinandola da fuori, se ne sente attratto. La fede non è solo emotività superficiale, comporta una sapienza che si apprende. Altrimenti rimane solo a livello spettacolare, come quando si va a teatro o al cinema e si provano delle emozioni. La nostra Chiesa dovrebbe appunto servire a condurre le persone verso la fede. Lo si fa costruendo relazioni che si vorrebbero progressivamente estese a tutto il genere umano, che non comprende solo i viventi di oggi ma anche quelli a venire e anche la storia di coloro che li hanno preceduti. La fede è portata ai popoli, con la loro storia  e il loro futuro. Non è medicina dell’anima ad uso individuale: assunta così non funziona più. Dà sempre una prospettiva che supera la vita personale. Ti trae dall’angoletto della società in cui sei in qualche modo incastrato e ti proietta verso la grande storia dell’umanità. Questo è vero anche per l’esperienza delle famiglie, che alcuni vorrebbero limitata a mamma, papà e figli. L’esperienza della famiglia è sempre sociale: del resto come pensare un avvenire ai propri figli senza interpretare il futuro della società in cui si è immersi? Ed in effetti storicamente incontriamo nelle società umane molti modelli di famiglia, come anche molti modelli di persona umana: ce ne parlano gli antropologi, anche se spesso non li stiamo ad ascoltare e preferiamo pensare che si debba tendere a un unico tipo di famiglia e a un unico tipo di persona umana perché sono quelli naturali. Quindi vivere la fede è anche pensare una società e ai tempi nostri c’è l’opportunità di pensarla molto in grande, tanto da comprendere tutti i popoli della terra. Infatti siamo nell’era della globalizzazione, che significa appunto una rete di relazioni umane a livello mondiale per cui ci scopriamo tutti interdipendenti, senza che nessun popolo della Terra possa dire di bastare a sé stesso. Un esempio di come pensare la globalizzazione in una visione di fede è costituito dall’enciclica Laudato si’ , diffusa nel 2015 dal papa Francesco. La sua caratteristica principale è quella di affidarsi religiosamente a un compimento beato della nostra storia, quindi anche delle opportunità offerte dalla globalizzazione, con i suoi tanti sovvertimenti e rimescolamenti sociali contro i quali molti profeti di sventura vorrebbero prevenirci:
243. Alla fine ci incontreremo faccia a faccia con l’infinita bellezza di Dio (cfr 1 Cor 13,12) e potremo leggere con gioiosa ammirazione il mistero dell’universo, che parteciperà insieme a noi della pienezza senza fine. Sì, stiamo viaggiando verso il sabato dell’eternità, verso la nuova Gerusalemme, verso la casa comune del cielo. Gesù ci dice: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose» (Ap 21,5). La vita eterna sarà una meraviglia condivisa, dove ogni creatura, luminosamente trasformata, occuperà il suo posto e avrà qualcosa da offrire ai poveri definitivamente liberati.

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli