Il nuovo colosso
Non come lo sfacciato gigante di bronzo della gloria greca,
piantato a soggiogare la terra da un confine all’altro,
qui sulle rive della terra d’Occidente si ergerà
una donna potente con una torcia, la cui fiamma
racchiude il fulmine, e il suo nome è
Madre degli Esuli. Dal faro che ha in mano
lampeggia il benvenuto a genti di tutto il mondo;
gli occhi suoi dolci dominano il ponte sospeso
che unisce due quartieri della città.
“Tenetevi pure, terre antiche, il vostro fasto leggendario!” ella
grida
con labbra silenziose.
“Datemi chi tra voi è esausto e povero,
le vostre masse che si accalcano nell’anelito di libertà,
i miseri rifiuti della vostre popolose terre.
Mandatemi quelli che non hanno più casa e gli sventurati,
innalzando la mia luce mostrerò loro la porta d’oro!”.
di Emma Lazarus, 1883 (traduzione mia)
Avvicinandosi dal mare e dal cielo
alla città statunitense di New York, risalta la gigantesca statua eretta a fine
Ottocento alla foce del fiume Hudson per celebrare l’indipendenza degli
Stati Uniti d’America, conosciuta come la Statua della Libertà: raffigura
una donna coronata che innalza una torcia con il braccio destro e nell’altro
tiene un libro sul quale è incisa la data dell’indipendenza americana dal Regno
Unito, il 4 luglio 1776; ai suoi piedi vi sono catene infrante; è la
raffigurazione della Libertà che illumina il mondo. Sul suo piedistallo sono
incisi gli ultimi versi della poesia Il nuovo colosso, della poetessa
americana Emma Lazarus (l’antico colosso greco menzionato nel primo verso della
lirica era quello, raffigurante il dio Sole – Helios, eretto nel
porto della città di Rodi nel terzo secolo dell’era antica). Comunemente quel
monumento è ritenuto un simbolo degli Stati Uniti d’America, ed è vero, ma
rappresenta anche qualcosa di molto più profondo: infatti ricorda che la guerra
di indipendenza delle colonie nordamericane combattuta nel Settecento contro i
britannici fu una vera e propria rivoluzione, motivata non solo dalla volontà
dei coloni di comandare a casa propria, ma anche da quella di creare un mondo
nuovo, con altri principi rispetto a quelli che dominavano la monarchia europea
che pretendeva di continuare a dominarli; quel proposito che nella poesia è
espresso con il voler aprire la “porta d’oro” a quelli che oltremare erano
considerati rifiuti umani. La Libertà simboleggiata in quella statua è quindi
quella che è associata alla giustizia sociale ed è molto di più del solo
conquistare il potere di decidere che cosa fare di sé e delle proprie cose,
liberandosi in questo dal giogo altrui; non è solo la liberazione da una
lontana monarchia, è liberazione dal giogo della diseguaglianza e
della discriminazione sociale e anelito ad un nuovo ordine sociale, ad una
nuova condizione di cittadinanza, per dare a tutti l’opportunità della ricerca
della felicità, poiché gli esseri umani sono stati dotati dal Creatore di
certi inalienabili diritti (così è scritto nella Dichiarazione
d’indipendenza americana). La Statua della Libertà e la dichiarazione
di indipendenza che essa celebra manifestano una caratteristica delle
democrazie moderne che spesso non è bene intesa: esse sono fondate sul
desiderio della libertà dall’ingiustizia sociale e sull’affermazione di diritti
umani sottratti all’arbitrio umano, sia esso quello di un monarca come anche
quello di una maggioranza.
Sembra che la base sociale che
ha generato i pensieri espressi in quei versi che ho citato si stia liquefacendo,
da noi e oltre oceano.
Ho cercato di rendere l’idea nella vignetta qui sopra.
Mario Ardigò - Roma
