Per
chi tiene Barak Obama al referendum?
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| Foto da WEB |
L’altro
giorno, ricevendo nella capitale statunitense il nostro Presidente del
Consiglio accompagnato da un gruppo di personaggi pubblici italiani, il
presidente statunitense Barak Obama, per come hanno riferito i mezzi di
comunicazione di massa, ha dichiarato che gli Stati Uniti d’America “sostengono il referendum, per un sistema
politico più responsabile”. Ma che significa “sostenere il referendum”? Si è inteso che Obama si riferisse al
referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre, nel quale si può votare SÌ o
No, quindi approvare la riforma costituzionale e farla entrare in vigore o non
approvarla, in modo che non entri in vigore. Obama è per il SÌ o per il NO? Poiché ha caldamente apprezzato il lavoro del nostro attuale Presidente del
Consiglio e quest’ultimo vorrebbe che la riforma costituzionale, che è stata un
elemento importante del suo programma di governo, entrasse in vigore, si è
inteso che Obama fosse per il SÌ al referendum, quindi perché la riforma entri
in vigore. Che ne sa Obama della riforma
costituzionale? Gli unici elementi che abbiamo per capirlo sono le sue parole,
riportate dai mezzi di comunicazione di massa. Ha proposto due argomenti: la
riforma ammoderna le istituzioni italiane e consentirà al governo di muoversi
più velocemente. Si tratta, come è evidente, di effetti previsti della riforma,
non della riforma. Obama, nell'argomentare,
non ha esaminato e valutato alcun contenuto della riforma. Alcuni commentatori
sostengono che non ne sa nulla, al di là di quello che ne ha saputo parlando
con il nostro Presidente del Consiglio e dalle brevi note dei suoi collaboratori in
preparazione dell’incontro con gli italiani. Infatti non è entrato nei
dettagli. In che senso la riforma costituzionale ammoderna le istituzioni? E,
soprattutto, le ammoderna in meglio o in peggio? La modernità non è
sempre in meglio, come a tutti è chiaro. Il fascismo italiano, ad esempio, si
proponeva come fautore di modernità rispetto al vecchio regime liberale, ma
possiamo considerare la sua modernità
come positiva? Ma come fare a giudicare la bontà della modernità della riforma, se non si esaminano i suoi contenuti perché non li si conosce o non li si conosce a sufficienza? Ma difficilmente un presidente statunitense può occuparsi, nella sue
convulsa giornata di lavoro, di una faccenda come questa, riguardante un particolare aspetto della politica italiana. Che cosa lo ha spinto
a intervenire sul tema? Questa è un problema importante. Lo ha fatto di sua
iniziativa o è stato sollecitato a farlo? E se lo ha fatto di sua iniziativa,
perché lo ha fatto? Dal contesto dell’evento della visita degli italiani, è
risultato chiaro che Obama volesse esprimere un apprezzamento per la politica
del nostro attuale Presidente del Consiglio. Lo considera il capo di un governo
amico. E' stato scritto che vorrebbe dagli italiani un impegno militare più intenso su diversi
fronti caldi, ad esempio nella guerra in Libia, oltre che un'intesa sui problemi europei e su quelli dell'immigrazione verso l'Europa, e probabilmente si attende, su questi temi, una comune prospettiva con l'Italia, e in particolare con il suo Governo.
“Patti chiari, amicizia lunga”
ha detto in italiano: non so se si sia reso conto che la frase, nella lingua
italiana, ha un senso minaccioso. Che patti
sono stati fatti? E questi eventuali patti, che i governi talvolta possono lasciare segreti, c’entrano qualcosa con l’appoggio di Obama
alla politica del nostro attuale Presidente del Consiglio? Sono domande che per
ora non hanno avuto risposta. Probabilmente ci vorrà del tempo perché l’abbiano,
ci dovranno lavorare su gli storici, quando l’attuale fase politica sarà
conclusa e ci sarà tempo per vagliare più serenamente, senza l'assillo dell'attualità dello scontro politico e in dettaglio le varie fonti
disponibili. E questo momento potrebbe non essere molto lontano, comunque vada
il referendum. Potremo essere in un'epoca in cui sta maturando quello che gli storici chiamano un cambio di fase, come si ebbe all'inizio degli anni '90 a seguito del referendum sulla preferenza unica nelle elezioni politiche che poi fece maturare una nuova legge elettorale, a seguito della quale si produsse il bipolarismo, l'alternanza al governo tra due opposte coalizioni. C’è chi sostiene infatti che in caso di entrata in vigore della
riforma l’anno prossimo ci saranno elezioni anticipate e, per l’effetto
congiunto della riforma e della nuova legge elettorale per la Camera dei
deputati, ci sarà una diversa maggioranza di governo, stando ai sondaggi
attualmente diffusi. Nel caso che, invece, la riforma non entri in vigore, l’attuale
Presidente del Consiglio sarà probabilmente costretto, nelle dinamiche congressuali del suo partito, a ridimensionare il suo
ruolo politico, scegliendo se fare il segretario di partito o il presidente del Consiglio.
Gli Stati Uniti d’America hanno sempre
cercato di influenzare la politica italiana, fin dalle origini della
Repubblica. E i Presidenti del Consiglio italiani hanno sempre cercato di
accreditarsi presso i presidenti statunitensi, considerando un successo essere
ricevuti da loro. Sembra che in Italia non si possa presiedere un governo senza
il favore degli statunitensi. Ma, a mia memoria, non c’era mai stato un
intervento esplicito come quello di Barak Obama nelle questioni politiche
italiane, durante una campagna per elezioni politiche o referendum e nel corso
della visita di un nostro Presidente del Consiglio. Per certi versi le parole
del presidente statunitense possono suonare umilianti per un elettore italiano.
Gli Stati Uniti d’America sono tanto orgogliosi e gelosi della loro autonomia
nazionale da avere in costituzione una regola per cui chi non è nato negli
Stati Uniti non può diventare Presidente. Ed ora un Presidente statunitense si
ingerisce pesantemente nella riforma della nostra
Costituzione, nonostante non siano in questione i principi fondamentali, ad
esempio il carattere democratico dello stato. Non mi figuro un De Gasperi, un
Fanfani, un Moro, nel ruolo che, nel corso della recente visita di stato negli
Stati Uniti d’America, ha impersonato il nostro Presidente del Consiglio. Se al
referendum vinceranno i favorevoli alla riforma, si dirà che sarà anche merito
di Obama, di un capo di stato straniero, e la nostra Repubblica potrebbe essere
considerata a sovranità limitata, come lo furono a lungo alcuni stati del
Centro America. E che accadrebbe se, sostituito Obama con un altro Presidente
come accadrà tra poco, il nuovo arrivato avanzasse altre pretese politiche nei
nostri confronti?
Ma, soprattutto, spiace che l’appoggio politico
di Obama non sia stato fondato su argomenti ricavati dai contenuti della
riforma. Si è trattato, in definitiva, solo di propaganda, senza alcun vero riferimento al merito della complessa
legge costituzionale in decisione nel referendum. E questo è avvenuto alla
presenza del nostro Presidente del Consiglio, il quale non ha mosso obiezioni.
Eppure il compito dei politici, in questo frangente, dovrebbe essere quello di
non perdere occasione per approfondire i temi della riforma, perché la
decisione degli cittadini chiamati al referendum sia consapevole, informata e
dunque libera.
La decisione sulla riforma costituzionale va
al di là della politica del giorno per giorno, della questione di quanto a
lungo durerà l’attuale governo: è in questione la qualità della vita nostra e
dei nostri figli e nipoti. E’ un tema che è affrontato nell’enciclica Laudato si’ e che dunque mette in gioco
anche la nostra fede religiosa. Il disimpegno nell’informarsi e nel cercare di capire meglio dialogando con gli altri, l’affidarsi
alla pura propaganda, è colpevole e non solo dal punto di vista civico. La
salute delle istituzioni di una società comporta conseguenze per la qualità della
vita umana, per cui è necessario un progresso culturale per arrivare ad una ecologia sociale, che è necessariamente
istituzionale, per raggiungere progressivamente diverse dimensioni che vanno dal
gruppo sociale primario, la famiglia, fino alla vita internazionale, passando
per la comunità locale e la Nazione: è scritto in quell’enciclica (n.142).
Tutto ciò che danneggia le istituzioni fondamentali di uno stato, come può avvenire approvando una
riforma costituzionale imperfetta, può comportare effetti nocivi, sempre gravi, fino anche ad arrivare alla perdita
della libertà, all'ingiustizia e alla violenza. L’ambiente sociale ne viene
pregiudicato. Ecco quindi la necessità, e
il dovere morale, di trovare la voglia, il tempo e gli strumenti per capire bene ciò che è in decisione, senza affidarsi a
tutto ciò che è solo propaganda,
anche se proposta dall'uomo considerato finora quello più potente della Terra, e
dal suo amico italiano.
In che cosa consiste l’ammodernamento che viene
proposto con la riforma costituzionale? E’ una modernità buona o cattiva? E questo ammodernamento può
funzionare bene? I rapporti tra le istituzioni fondamentali della Repubblica
sono organizzati in modo da non creare conflitti insolubili o da non rendere più
debole o meno efficiente il sistema di garanzie e contrappesi che distingue una democrazia, il regime della sovranità di tutti, da una oligarchia, il regime in cui comandano in pochi? E’ vero
che la riforma costituzionale rafforzerà la posizione del Governo, che quindi
potrà intervenire più velocemente, come sostiene Barak Obama? In quale parte
della riforma ci sono norme che realizzano questo effetto? E, se vi sono, come
in effetti vi sono perché è previsto che il Governo possa accelerare l’esame di
suoi disegni di legge alla Camera dei deputati, questo risultato non si poteva
ottenere anche incidendo di meno sull'assetto costituzionale delle istituzioni
fondamentali dello Stato? O il rafforzamento
della posizione del Governo è più intenso di quello che è prevedibile
dalle sole norme della riforma costituzionale e dipende, come sostengono
alcuni, dall'effetto congiunto di un’altra riforma, quella del sistema
elettorale della Camera dei deputati, che dà al maggiore dei partiti di
minoranza, qualunque sia l’entità del suo consenso tra gli elettori, la
possibilità di ottenere una solida maggioranza di controllo alla Camera dei
deputati, quella che dovrà votare la fiducia al Governo e che sarà una Camera maggiore, dominante, in molte materie importanti? Ed è giusto che l’effetto
reale di una riforma costituzionale, in particolare questa posizione molto rafforzata del governo, dipenda da una legge ordinaria,
mentre dovrebbe essere quest’ultima a dipendere da quella costituzionale? Ed è
giusto che gli elettori siano stati chiamati a pronunciarsi su una riforma
costituzionale, ma non su quella legge ordinaria che influirà molto sugli
effetti di quella costituzionale, tanto che la Corte Costituzionale, chiamata a
pronunciarsi sulla costituzionalità della nuova legge elettorale per la Camera
dei deputati, ha inteso differire la decisione a data successiva a quella del
referendum? Non sarebbe stato meglio, in considerazione dell'importanza degli effetti della legislazione elettorale su quelli della riforma costituzionale, integrare la riforma con norme più dettagliate sui sistemi elettorali per le due Camere, in modo di ridurre la discrezionalità del legislatore ordinario e di dare modo ai cittadini di pronunciarsi anche su questo tema nel referendum costituzionale?
Mario
Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli
