Il metodo del dialogo
Nel dialogo, ciascuno non si limita a proclamare la propria verità, ma tiene anche
conto delle obiezioni e delle prospettive degli altri e adatta l’esposizione
alle esigenze degli altri, approfondendo l’argomento. Il dialogo porta quindi a una migliore
conoscenza, perché stimola ad approfondire la questione. Come scrisse
la filosofa Hannah Arendt, “Nessuno,
da solo, senza compagni, arriva ad avere una visione sufficientemente
completa delle cose.”
Il risultato del dialogo, condotto come si deve, vale a dire nelle fasi che sono
illustrate nella figura, non è una semplice somma
delle conoscenze di ciascuno, ma è
una conoscenza più avanzata, una parola comune: non quindi A+B, ma AB!. E i punto esclamativo esprime la gioia di
poter parlare insieme, di esprimere
qualcosa di comune nel ragionare
sulla realtà. Si tratta di una conoscenza migliore,
in quanto tiene conto dei punti di vista e di tutti gli apporti degli altri
dialoganti. Nel dialogo ci si può anche correggere
e non bisogna prendersela: come disse il premio Nobel per la fisica Carlo
Rubbia, il migliore scienziato è quello che ha fatto tutti gli errori possibili
nel suo campo di ricerca, correggendoli.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli
