Costruire
la città dell’uomo alle Valli
Sto leggendo una raccolta di scritti dell’imprenditore
filosofo Adriano Olivetti (1901-1960), pubblicata nel 1960 con il titolo La città dell’uomo. Proponeva una
riforma dello stato intorno a Comunità locali che fossero anche realtà spirituali.
Non erano ancora stata istituite le Regioni e le Province apparivano realtà
prevalentemente burocratiche. Una ventina d’anni dopo Giuseppe Lazzati (1909-1986)
riprese il discorso, in particolare approfondendo il discorso sulla
responsabilità dei credenti nella costruzione di una nuova politica, alla luce
degli insegnamenti del Concilio Vaticano 2° e di ciò che, in particolare, ci si
aspettava dai laici di fede nel campo sociale.
Si tratta di temi ancora attuali. In un
quartiere come il nostro si vive male perché non c’è attenzione alle realtà
spirituali: la gente ne sente la necessità, ma non ha più
punti di riferimento. Si lavora in altre zone
della città, ma quando si hanno momenti per uscire di casa e per girare nel quartiere si sente che manca qualcosa.
Non bastano supermercati e negozi. E a quel punto le correnti di traffico che
attraversano il quartiere danno fastidio. Si vorrebbe incontrare qualcuno: è un’esigenza
profondamente umana. Questo riguarda tutti, i giovani come gli anziani. Ma per
creare i presupposti per l’incontro occorrerebbe una spiritualità che non c’è.
Ce la si aspetterebbe dalla parrocchia, ma molto a lungo se ne è costruita una di nicchia, suggerendo
sostanzialmente alla gente di rinchiudersi nuovamente nel proprio privato, in
ambiti familiari che apparivano gli unici a poter conservare quella
spiritualità che occorreva per gli incontri.
In sostanza, alla gente che chiedeva di uscire di casa si è risposto rimandandocela. Così però la
parrocchia è diventata inutile, uno di quei non
luoghi di cui parlano gli
architetti, strutture senza spirito come le stazioni e gli aeroporti, dove la
gente passa, si incrocia, e non si incontra, luoghi che non generano una realtà
sociale.
I problemi da affrontare sembravano troppo
grossi. Non si è avuta fiducia nella cultura della nostra fede, che per duemila
anni si è immischiata nella costruzione delle civiltà, creando varie e, da
ultimo, fondando anche l’etica della nostra nuova Europa. Costruire luoghi di
incontro richiede sperimentazioni: le cose non vanno subito a posto da sole,
non c’è un manuale di socialità da seguire pedissequamente. I tempi cambiano e
anche le società. Cercare di riprodurre modelli arcaici, ad esempio le famiglie di una volta non è la
soluzione. Quello che però aiuta è un’esigenza spirituale che è profondamente
umana, un bisogno di riconoscimento della propria dignità umana che è generale
e coinvolge in particolare anche i nuovi venuti da terre lontane, dall’Asia,
dall’Africa, dall’America. Questa realtà spirituale è una parte notevole del
fascino della nostra Europa contemporanea, è quella città dell’uomo di cui
scrissero Olivetti e Lazzati, un posto bello per viverci. E’ appunto questo il lavoro che
dovremmo organizzare in parrocchia, per fare di nuovo un posto utile
e quindi anche frequentato. A volte la si è
concepita un po’ come una ASL dello spirito, bisognerebbe tornare a fare un
cantiere per costruire e sperimentare una nuova civiltà.
Mario
Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli