Blog al servizio dell'associazione parrocchiale di Azione Cattolica della Parrocchia San Clemente papa, in Roma, Monte Sacro, Valli
domenica 30 ottobre 2016
Domenica 30-10-16 – 31° Domenica del Tempo Ordinario - Letture della Messa e sintesi dell’omelia della Messa vespertina prefestiva delle diciotto – avvisi del parroco e di A.C.
Domenica 30-10-16 – 31°
Domenica del Tempo Ordinario - Lezionario dell’anno C per le domeniche e
le solennità – – colore liturgico: verde – salterio: 3° settimana -
Letture della Messa e sintesi
dell’omelia della Messa vespertina prefestiva delle diciotto – avvisi del
parroco e di A.C.
Osservazioni ambientali del
29-10-16, ore 18: temperatura 18°C. Cielo: sereno. Canti della Messa vespertina delle diciotto:
ingresso, Tu sei il Dio che mi ha salvato;
Comunione, Signor fammi strumento di tua pace;
finale Mira il tuo popolo.
Alla Messa delle nove il gruppo di A.C. sarà nei
banchi di sinistra, a fianco dell’altare, guardando l’abside.
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Prendersi cura della casa comune: occorre farlo anche informandosi personalmente sui temi del
referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre
Il Paese è atteso per un importante
appuntamento, il Referendum sulla Costituzione. Come sempre, quando i cittadini
sono chiamati ad esprimersi esercitando la propria sovranità, il nostro
invito è di informarsi personalmente, al fine di avere chiari tutti
gli elementi di giudizio circa la posta in gioco e le sue durature conseguenze.
[dalla prolusione del car. Angelo
Bagnasco al Consiglio Episcopale Permanente della Conferenza Episcopale
Italiana, tenutosi a Roma dal 26 al 28 settembre 2016]
Se tutto è in
relazione, anche lo stato di salute delle istituzioni di una società comporta
conseguenze per l’ambiente e per la qualità della vita umana: «Ogni lesione
della solidarietà e dell’amicizia civica provoca danni ambientali» In tal senso, l’ecologia sociale è
necessariamente istituzionale e raggiunge progressivamente le diverse
dimensioni che vanno dal gruppo sociale primario, la famiglia, fino alla vita
internazionale, passando per la comunità locale e la Nazione. All’interno di
ciascun livello sociale e tra di essi, si sviluppano le istituzioni che
regolano le relazioni umane. Tutto ciò che le danneggia comporta effetti
nocivi, come la perdita della libertà, l’ingiustizia e la violenza.
[dall’enciclica Laudato si’, del maggio
2015, di papa Francesco, n.142]
Occorre informarsi
personalmente sui temi del referendum costituzionale che si terrà il
prossimo 4 dicembre, una domenica.
Nel post del 25
ottobre potete trovare materiale
per iniziare a farlo.
Nel post di ieri ho
spiegato il contesto storico in cui è nata la riforma costituzionale
La decisione sulla riforma costituzionale va al di là della
politica del giorno per giorno, della questione di quanto a lungo durerà
l’attuale governo: è in questione la qualità della vita nostra e dei nostri
figli e nipoti. E’ un tema che è affrontato nell’enciclica Laudato si’ e
che dunque mette in gioco anche la nostra fede religiosa. Il disimpegno nell’informarsi e
nel cercare di capire meglio dialogando con gli altri, l’affidarsi
alla pura propaganda, è colpevole e non solo dal punto di vista civico. La
salute delle istituzioni di una società comporta conseguenze per la qualità
della vita umana, per cui è necessario un progresso culturale per arrivare ad
una ecologia sociale, che è necessariamente istituzionale, per
raggiungere progressivamente diverse dimensioni che vanno dal gruppo sociale
primario, la famiglia, fino alla vita internazionale, passando per la comunità
locale e la Nazione: è scritto in quell’enciclica (n.142). Tutto ciò che
danneggia le istituzioni, come può avvenire approvando una riforma
costituzionale imperfetta, comporta potenzialmente effetti nocivi, fino alla perdita della libertà, all’ingiustizia e alla
violenza. L’ambiente sociale ne viene pregiudicato. Ecco quindi la necessità,
e il dovere morale, di trovare la voglia, il tempo e gli strumenti
per capire bene ciò che è in decisione, senza affidarsi
a tutto ciò che è solo propaganda.
Informarsi personalmente sui contenuti della recente riforma
costituzionale ha a che fare con la politica, che significa prendersi
cura della casa comune, come indicato nell’enciclica Laudato
si’. Richiede uno sforzo, per andare oltre gli slogan
semplicistici che vengono proposti per convincerci a decidere in un senso o in
un altro. Una buona parte di essi non solo semplificano, ma
lo fanno anche arbitrariamente, vale a dire che sono falsi.
Un politico che semplifica in quel modo non è un buon
politico. Chi lo segue non è un buon cittadino. La prima esigenza della
politica è quella della verità, ma quest’ultima va ricercata pazientemente e
conquistata, vagliando realisticamente fatti e affermazioni. E
soprattutto: il buon cittadino non accetta cambiali in bianco dai capi
politici. Gli atteggiamenti fideistici sono l’antitesi della democrazia.
Mario Ardigò
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Buona domenica a tutti
i lettori!
Pillola di Concilio
[dal decreto Il ristabilimento dell’unità,
del Concilio Vaticano 2° (1962-1965), n.4]
[…]
L'ecumenismo
4. Siccome oggi, sotto il soffio della grazia
dello Spirito Santo, in più parti del mondo con la preghiera, la parola e
l'azione si fanno molti sforzi per avvicinarsi a quella pienezza di unità che
Gesù Cristo vuole, questo santo Concilio esorta tutti i fedeli cattolici
perché, riconoscendo i segni dei tempi, partecipino con slancio all'opera
ecumenica.
Per « movimento ecumenico
» si intendono le attività e le iniziative suscitate e ordinate a promuovere
l'unità dei cristiani, secondo le varie necessità della Chiesa e secondo le
circostanze. Così, in primo luogo, ogni sforzo per eliminare parole, giudizi e
opere che non rispecchiano con giustizia e verità la condizione dei fratelli
separati e perciò rendono più difficili le mutue relazioni con essi. Poi, in riunioni
che si tengono con intento e spirito religioso tra cristiani di diverse Chiese
o comunità, il « dialogo » condotto da esponenti debitamente preparati, nel
quale ognuno espone più a fondo la dottrina della propria comunione e ne
presenta con chiarezza le caratteristiche. Infatti con questo dialogo tutti
acquistano una conoscenza più vera e una stima più giusta della dottrina e
della vita di ogni comunione. Inoltre quelle comunioni vengono a collaborare
più largamente in qualsiasi dovere richiesto da ogni coscienza cristiana per il
bene comune, e possono anche, all'occasione, riunirsi per pregare insieme.
Infine, tutti esaminano la loro fedeltà alla volontà di Cristo circa la Chiesa
e, com'è dovere, intraprendono con vigore l'opera di rinnovamento e di riforma.
[…]
I fedeli cattolici
nell'azione ecumenica si mostreranno senza esitazione pieni di sollecitudine
per i loro fratelli separati, pregando per loro, parlando con loro delle cose
della Chiesa, facendo i primi passi verso di loro. E innanzi tutto devono essi
stessi con sincerità e diligenza considerare ciò che deve essere rinnovato e
realizzato nella stessa famiglia cattolica, affinché la sua vita renda una
testimonianza più fedele e più chiara della dottrina e delle istituzioni
tramandate da Cristo per mezzo degli apostoli.
Infatti, benché la Chiesa
cattolica sia stata arricchita di tutta la verità rivelata da Dio e di tutti i
mezzi della grazia, tuttavia i suoi membri non se ne servono per vivere con
tutto il dovuto fervore. Ne risulta che il volto della Chiesa rifulge meno
davanti ai fratelli da noi separati e al mondo intero, e la crescita del regno
di Dio ne è ritardata. Perciò tutti i cattolici devono tendere alla perfezione
cristiana e sforzarsi, ognuno secondo la
sua condizione, perché la Chiesa, portando nel suo corpo l'umiltà e la
mortificazione di Gesù , vada di giorno in giorno purificandosi e rinnovandosi,
fino a che Cristo se la faccia comparire innanzi risplendente di gloria, senza
macchia né ruga.
Nella Chiesa tutti,
secondo il compito assegnato ad ognuno sia nelle varie forme della vita
spirituale e della disciplina, sia nella diversità dei riti liturgici, anzi,
anche nella elaborazione teologica della verità rivelata, pur custodendo
l'unità nelle cose necessarie, serbino la debita libertà; in ogni cosa poi
pratichino la carità. Poiché agendo così manifesteranno ogni giorno meglio la
vera cattolicità e insieme l'apostolicità della Chiesa.
D'altra parte è necessario
che i cattolici con gioia riconoscano e stimino i valori veramente cristiani,
promananti dal comune patrimonio, che si trovano presso i fratelli da noi
separati. Riconoscere le ricchezze di Cristo e le opere virtuose nella vita
degli altri, i quali rendono testimonianza a Cristo talora sino all'effusione
del sangue, è cosa giusta e salutare: perché Dio è sempre mirabile e deve
essere ammirato nelle sue opere.
Né si deve dimenticare che
quanto dalla grazia dello Spirito Santo viene compiuto nei fratelli separati,
può pure contribuire alla nostra edificazione. Tutto ciò che è veramente
cristiano, non è mai contrario ai beni della fede ad esso collegati, anzi può
sempre far sì che lo stesso mistero di Cristo e della Chiesa sia raggiunto più
perfettamente.
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LETTURE BIBLICHE DELLA MESSA
Prima lettura
Dal libro della
Sapienza (Sap 11,22-12,2)
Signore,
tutto il mondo, infatti, davanti a te è come polvere sulla bilancia,
come una stilla di rugiada mattutina caduta sulla terra.
come una stilla di rugiada mattutina caduta sulla terra.
Hai compassione di tutti, perché tutto puoi,
chiudi gli occhi sui peccati degli uomini,
aspettando il loro pentimento.
chiudi gli occhi sui peccati degli uomini,
aspettando il loro pentimento.
Tu infatti ami tutte le cose
che esistono
e non provi disgusto per nessuna delle cose che hai creato;
se avessi odiato qualcosa, non l’avresti neppure formata.
Come potrebbe sussistere una cosa, se tu non l’avessi voluta?
Potrebbe conservarsi ciò che da te non fu chiamato all’esistenza?
Tu sei indulgente con tutte le cose, perché sono tue,
Signore, amante della vita.
Poiché il tuo spirito incorruttibile è in tutte le cose.
Per questo tu correggi a poco a poco quelli che sbagliano
e li ammonisci ricordando loro in che cosa hanno peccato,
perché, messa da parte ogni malizia, credano in te, Signore.
e non provi disgusto per nessuna delle cose che hai creato;
se avessi odiato qualcosa, non l’avresti neppure formata.
Come potrebbe sussistere una cosa, se tu non l’avessi voluta?
Potrebbe conservarsi ciò che da te non fu chiamato all’esistenza?
Tu sei indulgente con tutte le cose, perché sono tue,
Signore, amante della vita.
Poiché il tuo spirito incorruttibile è in tutte le cose.
Per questo tu correggi a poco a poco quelli che sbagliano
e li ammonisci ricordando loro in che cosa hanno peccato,
perché, messa da parte ogni malizia, credano in te, Signore.
Salmo responsoriale
Dal salmo 144 (145)
Ritornello:
Benedirò il tuo nome
per sempre, Signore
O Dio, mio re, voglio esaltarti
e benedire il tuo nome in eterno e per sempre.
Ti voglio benedire ogni giorno,
lodare il tuo nome in eterno e per sempre.
Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature.
Ti lodino, Signore, tutte le tue opere
e ti benedicano i tuoi fedeli.
Dicano la gloria del tuo regno
e parlino della tua potenza.
Fedele è il Signore in tutte le sue parole
e buono in tutte le sue opere.
Il Signore sostiene quelli che vacillano
e rialza chiunque è caduto.
e benedire il tuo nome in eterno e per sempre.
Ti voglio benedire ogni giorno,
lodare il tuo nome in eterno e per sempre.
Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature.
Ti lodino, Signore, tutte le tue opere
e ti benedicano i tuoi fedeli.
Dicano la gloria del tuo regno
e parlino della tua potenza.
Fedele è il Signore in tutte le sue parole
e buono in tutte le sue opere.
Il Signore sostiene quelli che vacillano
e rialza chiunque è caduto.
Seconda lettura
Dalla seconda
lettera di San Paolo ai Tessalonicesi
(2Ts 1,11-22)
Fratelli,
preghiamo continuamente per voi, perché il nostro Dio vi renda degni
della sua chiamata e, con la sua potenza, porti a compimento ogni proposito di
bene e l’opera della vostra fede, perché sia glorificato il nome del Signore
nostro Gesù in voi, e voi in lui, secondo la grazia del nostro Dio e del
Signore Gesù Cristo.
Riguardo alla venuta del Signore nostro Gesù Cristo e al nostro radunarci con lui, vi preghiamo, fratelli, di non lasciarvi troppo presto confondere la mente e allarmare né da ispirazioni né da discorsi, né da qualche lettera fatta passare come nostra, quasi che il giorno del Signore sia già presente.
Riguardo alla venuta del Signore nostro Gesù Cristo e al nostro radunarci con lui, vi preghiamo, fratelli, di non lasciarvi troppo presto confondere la mente e allarmare né da ispirazioni né da discorsi, né da qualche lettera fatta passare come nostra, quasi che il giorno del Signore sia già presente.
Canto al Vangelo
Alleluia, alleluia
Dio ha tanto amato il mondo
da dare il Figlio unigenito;
chiunque crede in lui ha la vita eterna (cfr Gv 3,16)
Alleluia
Vangelo
Dal Vangelo secondo
Luca (Lc 19, 1-10)
In quel tempo, Gesù
entrò nella città di Gèrico e la stava attraversando, quand’ecco un uomo, di
nome Zacchèo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma
non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora
corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva
passare di là.
Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zacchèo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!».
Ma Zacchèo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto».
Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».
Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zacchèo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!».
Ma Zacchèo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto».
Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».
Sintesi dell’omelia della Messa delle otto
L’episodio
narrato nel brano evangelico proclamato stasera si svolse a Gerico, una città
nei pressi del Mar Morto molto importante nella storia sacra. Di lì gli antichi
israeliti entrarono nella terra promessa. Per un intervento divino crollarono
dinanzi a loro le mura della città, all’epoca abitata da nemici degli
israeliti.
Ci viene presentata la figura di Zaccheo. Ci
viene detto che era ricco, che era un pubblicano, un esattore delle tasse per
conto dei romani. Dal contesto della narrazione si capisce che non tutta la sua
ricchezza era stata accumulata onestamente. Era anche basso di statura. Volendo
vedere Gesù sale su un sicomoro, che è una pianta alta della famiglia dei
fichi, che cresce nelle regioni tropicali, calde. Essendo basso di statura, la
gente che si affollava per incontrare Gesù, il rabbì di cui tanto si parlava, gli impediva la visuale. Gesù lo
vede e lo chiama. Zaccheo si vede guardato e si sente chiamato da Gesù. Gesù
gli dice di scendere, perché deve andare a casa sua. Zaccheo cercava Gesù, ma
Gesù cercava lui. Accolto a casa sua Gesù, in Zaccheo avviene una
trasformazione: vuole dare ai poveri la
metà di ciò che possiede, e a chi ha rubato, vuole restituire quattro
volte tanto. Anche noi siamo Zaccheo. Dobbiamo
scoprire che Gesù ci cerca e ci stima. Questo suscita in noi, come in Zaccheo, delle
potenzialità di bene che non sospettavamo di avere. Abbiamo tutto da guadagnare
a lasciarci trovare da Gesù.
Sintesi di
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa, per come ha compreso le parole del celebrante.
Avvisi del parroco:
- le prove del coro parrocchiale si
terranno ogni domenica alle dieci;
- il 2 novembre, Commemorazione dei
Defunti, saranno celebrate anche le Messe
alle ore dieci e alle ore undici; nel corso della Messa vespertina si
ricorderanno i defunti della parrocchia;
- il giovedì, dalle ore 16 alle 18,
si svolgerà opera di assistenza agli studenti delle scuole secondarie. E’
gradita la collaborazione di insegnanti, in particolare di lingue;
- Il giovedì si terranno catechesi
per la Cresima degli adulti; informazioni potranno essere assunte presso la
segreteria parrocchiale;
- il 5 novembre si svolgerà un
pellegrinaggio al Santuario della Madonna di Pompei. Ci si può ancora prenotare
nella segreteria parrocchiale;
- lunedì 7 novembre, dopo la Messa
vespertina, inizieranno incontri di preghiera secondo il metodo carismatico.
Avvisi di A.C.
- Martedì 2 novembre, giorno della
Commemorazione dei defunti, non si terrà la riunione infrasettimanale del
gruppo parrocchiale di AC. Le riunioni riprenderanno da martedì 8-11-16, alle
ore 17, in sala rossa. Proseguiranno le meditazioni sulle Beatitudini!
- Le letture bibliche della
Messa domenicale del 6-11-16, 32° Domenica del Tempo Ordinario, saranno: 2Mac
7,1-2.9-14; Sal 16 (17); 2Ts 2,16-3,5; Lc 27-38.
sabato 29 ottobre 2016
In una nicchia della storia
Per capire le istituzioni fondamentali di uno
stato bisogna conoscere un po’ la sua storia.
In un certo senso è la storia che disegna le costituzioni. Da che storia
viene la riforma costituzionale sulla quale dovremo decidere nel referendum del
prossimo 4 dicembre?
Per conoscere la storia recente i più giovani potranno riprendere in
mano l’ultimo volume del corso di storia delle superiori. Per i meno giovani
consiglio il volume 3 del corso Nuovi Profili Storici di Giardina - Sabbatucci - Vidotti, edizione
Laterza.
Il problema è però che la riforma
costituzionale di quest’anno non nasce molto lontano nel tempo, ma in un
periodo che non è ancor finito nei libri di storia, anche se processi di
riforma della struttura della Repubblica furono avviati dall’inizio degli anni
’80, per rispondere a quella che all’epoca veniva definita crisi di legittimazione della politica, espressione con la quale si
intendeva che la gente non credeva più alle parole nobili della politica
democratica ed era disposta a dare consenso politico solo in cambio di una
qualche partecipazione alle risorse pubbliche ricavate essenzialmente dai
tributi e dal debito pubblico, in un processo di scambio politico. Questa
tendenza ebbe anche un risvolto regionalistico, quando si produsse un movimento
politico per limitare o eliminare del tutto il contributo di solidarietà che le
regioni più ricche davano a quelle meno ricche attraverso la politica di
perequazione dello stato. Negli anni ’90 si giunse anche a proporre la secessione delle prime dalla Repubblica, e quindi la fine
della Repubblica, o, almeno, la ristrutturazione della Repubblica in senso
federale, ampliando l’autonomia regionale fino ad arrivare a quella degli stati
federati, come in Svizzera, Germania o negli Stati Uniti d’America, riducendo
al minimo le competenze dello stato federale.
L’attuale fase storica è molto più recente e nasce nel 2011.
Qualche volta l’attuale Presidente del Consiglio viene accostato al
personaggio politico più significativo della fase storica che va dal 1994 al
2011, Silvio Berlusconi, nel senso che si colgono tratti simili nelle loro politiche
e nelle loro personalità, ma il paragone è errato. E lo è perché il Berlusconi
lavorò innanzi tutto sul Parlamento, federando forze politiche di impostazione
molto diversa, facendone una coalizione di governo, mentre l'attuale Presidente del Consiglio segue l'ideologia del partito con vocazione maggioritaria, di cui tratterò più avanti. Nel campo opposto, quindi in quello del centro-sinistra, in reazione,
si produsse un movimento politico analogo e un'analoga coalizione. Questo, sotto il vigore della legge
elettorale per Camera dei deputati e Senato del 1993, creò quello che agli
inizi degli anni ’90 si pensava fosse il sistema politico migliore sull’esempio
britannico, vale a dire il bipolarismo,
con due coalizioni politiche, di centro-destra e di centro-sinistra, che si
alternavano al governo. Il bipolarismo politico nelle maggioranze di governo
nazionale durò dal 1994 al 2011, un lungo periodo, diciassette anni, che nei
libri di storia verrà detto del berlusconismo,
perché l’ideologia politica e soprattutto lo stile politico personale del leader
del centro-destra costituì in quegli
anni il modello di riferimento, sia pure per opporvisi in qualcosa, anche per i
politici dello schieramento opposto. In quegli anni i temi principali del dibattito politico furono infatti quelli posti da Silvio Berlusconi.
La legge elettorale del 1993 prevedeva un sistema maggioritario, con gruppi di elettori (collegi elettorali) molto piccoli in cui veniva eletto il candidato che aveva riportato il maggior numero di voti, temperato da una quota di parlamentari eletti con il sistema proporzionale, come si era fatto fino al 1992. Questo fu il motore del bipolarismo, che però non si sarebbe potuto produrre senza che la politica creasse due grandi coalizioni di opposte tendenze politiche. Quel nuovo sistema elettorale fu catalizzato da un referendum tenutosi nel 1991 che introdusse il sistema della preferenza unica, rafforzando il collegamento dell’elettore con un candidato e impedendo che, attraverso la collocazione dei voti di preferenza sulla scheda elettorale, divenissero riconoscibili, e quindi contrattabili in una sorta di mercato, i voti elettorali.
In definitiva nel 1991, come verosimilmente accadrà quest'anno, un referendum istituzionale fu alla base di un mutamento di fase della storia nazionale.
La legge elettorale del 1993 prevedeva un sistema maggioritario, con gruppi di elettori (collegi elettorali) molto piccoli in cui veniva eletto il candidato che aveva riportato il maggior numero di voti, temperato da una quota di parlamentari eletti con il sistema proporzionale, come si era fatto fino al 1992. Questo fu il motore del bipolarismo, che però non si sarebbe potuto produrre senza che la politica creasse due grandi coalizioni di opposte tendenze politiche. Quel nuovo sistema elettorale fu catalizzato da un referendum tenutosi nel 1991 che introdusse il sistema della preferenza unica, rafforzando il collegamento dell’elettore con un candidato e impedendo che, attraverso la collocazione dei voti di preferenza sulla scheda elettorale, divenissero riconoscibili, e quindi contrattabili in una sorta di mercato, i voti elettorali.
In definitiva nel 1991, come verosimilmente accadrà quest'anno, un referendum istituzionale fu alla base di un mutamento di fase della storia nazionale.
Quel sistema politico del bipolarismo divenne
instabile dopo l’entrata in vigore, nel 2005 di una nuova legge elettorale che
abolì il sistema maggioritario, introdusse le liste di candidati bloccate,
formate dai partiti e proposte agli elettori senza possibilità di esprimere
voti di preferenza, e introdusse il premio di maggioranza, una quota
aggiuntiva di parlamentari che andava alla coalizione che, su scala nazionale
per la Camera dei deputati e su scala regionale per il Senato, avesse ottenuto
il maggior numero di voti, fino ad assegnarle una solida maggioranza assoluta
di parlamentari. Questo modo di scegliere i membri del Parlamento staccava i
candidati dagli elettori e li collegava molto più strettamente ai capi delle
maggiori coalizioni. Questi ultimi, però, trovarono sempre più difficoltà a
mantenere la disciplina politica tra i parlamentari da loro sostanzialmente nominati. Si manifestò in maniera
crescente un problema che era stato caratteristico del sistema politico
liberale della prima fase del Regno d’Italia, dal 1861 all’emergere dei grandi
partiti politici di massa, dopo la Prima Guerra Mondiale, quello del trasformismo, quindi di parlamentari che cambiavano con una
certa libertà gli schieramenti politici. E, soprattutto, il differente sistema
di attribuzione del premio di maggioranza tra Camera dei Deputati e Senato creò
un’asimmetria tra le due Camere, per cui le maggioranze di governo furono molto
meno solide al Senato rispetto alla Camera dei Deputati. L’esperienza di questo
problema spiega anche il perché nell’ultima riforma ci si sia tanto occupati di
riformare il Senato. Con la legge elettorale del 2005 fu sempre più difficile
produrre e, soprattutto, mantenere stabile il bipolarismo. Ideata dal centro-destra, nelle elezioni politiche del
2006 la riforma favorì, contro le aspettative, il centro-sinistra. Ma quest’ultimo entrò rapidamente in crisi e
alle elezioni politiche anticipate del 2008 vinse la coalizione di
centro-destra, che però a sua volta entrò in crisi terminale dopo soli tre
anni, nel 2011, passando la mano, a seguito dei problemi creati dalla durissima
fase di depressione economica globale manifestatasi proprio a partire dal 2008,
con inizio negli Stati Uniti d’America
per il crollo del valore di prodotti finanziari collegati al mercato
immobiliare, e nonostante che la coalizione di governo potesse ancora contare su una maggioranza parlamentare
di governo piuttosto solida. Questo dimostra che non basta rafforzare, per così
dire artificialmente, agendo sui
sistemi elettorali, le maggioranze di governo, per avere governi stabili e politiche di governo di lungo periodo. E’ appunto nel 2011 che inizia l’attuale fase
politica, caratterizzata da una eclisse del Parlamento e dall’intento di fare del Governo il cardine dell’intero sistema costituzionale.
Nel 2011 l’impotenza di fatto dimostrata dalla maggioranza parlamentare
di governo produsse anche la crisi del governo da essa espresso. Bisogna
ricordare che nelle dinamiche della crisi incise anche un pronunciamento nel
settembre 2011, invocato anche da diversi organi di stampa, del Presidente
della Conferenza Episcopale Italiana, che richiamava l’attenzione della
politica sulla questione morale [testo in http://www.focl.it/index2.php?option=com_docman&task=doc_view&gid=198&Itemid=9]. Al vertice della Repubblica rimaneva
integra, in definitiva, un’unica istituzione fondamentale ancora capace di
indirizzo politico ed era la Presidenza della Repubblica. Quest’ultima scelse
ed accreditò, con la nomina a senatore a vita, quindi al di fuori di elezioni
politiche, un nuovo Presidente del Consiglio dei ministri, a capo di un governo
tecnico, con il limitato compito di
fronteggiare l’emergenza economica, sostenuto da entrambi i maggiori
schieramenti politici, ma non sulla base di un accordo organico di lungo
periodo tra di essi. È in questo periodo che iniziarono i processi di riforma
costituzionale che hanno portato nell’aprile di quest’anno all’approvazione
della più estesa revisione costituzionale dal 1948, con la modifica di 50
articoli su 138. Prima fu nominata, dal
Presidente della Repubblica, una commissione di esperti composta da Valerio
Onida, Mario Mauro, Gaetano Quagliarello e Luciano Violante, con il compito di
dare indicazioni su una riforma costituzionale. Sotto il successivo Presidente
del Consiglio, nel giugno 2013, il Governo, che ancora fondava la sua autorità
essenzialmente sull’autorità del Presidente della Repubblica in quanto dalle
elezioni politiche del 2013 era scaturita una maggioranza politica parlamentare
instabile, nominò poi una Commissione per le riforme costituzionali di 35
esperti non parlamentari, con un
comitato di redazione di sette professori di diritto. Da questo momento la
riforma costituzionale entrò nel programma di governo e ebbe nel Governo il suo
primo motore. L’attuale Presidente del Consiglio, in carica dal febbraio 2014
sulla base di un accordo politico con il leader
del centro-destra denominato Patto del Nazareno che prevedeva nel
programma di governo la riforma costituzionale, ha mantenuto questa
impostazione, vale a dire di considerare la revisione costituzionale come un
affare essenzialmente del Governo, dando un forte impulso ai processi
parlamentari di deliberazione, conclusisi nell’aprile di quest’anno, con
l’approvazione della legge di riforma da parte del Parlamento in seconda
votazione, secondo la procedura prevista dall’art.138 della Costituzione. La
legge di riforma costituzionale approvata quest’anno risente del clima
emergenziale, di patto per la salvezza nazionale, in cui è maturata, con le due
maggiori coalizioni politiche che, sotto il magistero del Presidente della
Repubblica, si accordavano per riforme indifferibili richieste per superare la grave
crisi che da economica si era fatta sociale, a causa della crescente perdita di
posti di lavoro, in particolare nelle fasce dei più giovani, e per la necessità
di ridurre, per esigenze di finanza pubblica, le prestazioni di stato sociale.
Essa presenta infatti significative assonanze, per quanto riguarda la struttura
del Parlamento, con quella varata dalla coalizione di centro-destra nel 2005 e
respinta nel referendum costituzionale tenutosi l’anno successivo, proprio
dieci anni fa. Va invece in direzione contraria alla riforma del 2005 quanto
all’autonomia regionale.
In
politica stiamo vivendo in conclusione, in una specie di nicchia della storia, in una fase di transizione. Infatti, tutti i maggiori
protagonisti dell’attuale fase politica, sia nel centro destra che nel centro
sinistra, come anche nel nuovo movimento che è venuto a costituirsi come terzo polo, in una classifica che nei
sondaggi lo vede a volte al primo posto
o comunque al secondo sul podio della politica nazionale, sono convinti
che a breve inizierà un’altra fase storica, sciogliendo il patto emergenziale che fu all’origine di quella attuale. La
convinzione di essere alle soglie di quello che gli storici chiamano passaggio di fase è quindi abbastanza condivisa.
Quali sono state le caratteristiche dall’attuale fase della politica?
Al centro delle preoccupazioni di tutti è
stata la dinamica della depressione economica globale che non sembra ancora
dare segni di risolversi, caratterizzata in particolare dalla rilevante perdita
di posti di lavoro. Tutte le manifestazioni, finora effimere, di miglioramento
indicano che se, ad un certo punto, ci sarà una ripresa, essa sarà, come dicono
gli economisti, job-less, senza
aumento di posti di lavoro. A fronte di questa situazione gli stati dell’Unione
Europea hanno adottato misure emergenziali, tra le quali un accordo molto
impegnativo per la stabilità della
finanza pubblica, nel 2012, che richiede, oltre al mantenimento di una
proporzione definita e obbligatoria tra debito pubblico e la produzione annuale
di ricchezza nazionale, anche la riduzione della pressione tributaria
sull’economia e una corrispondente riduzione delle prestazioni di benessere
sociale al fine di contenere la
spesa pubblica nel limite delle entrate di finanza pubblica, ad esempio di
quelle per sanità e pensioni. Inoltre le politiche dell’Unione spingono verso
un recupero della competitività del fattore di produzione costituito dal costo
del lavoro, riducendo i meccanismi legali di protezione della stabilità del
posto di lavoro e di fissazione di limiti salariali. Si pensa che queste ultime
misure potranno rendere più conveniente produrre in Europa e che quindi portino
ad un aumento dell’occupazione: previsione questa finora non avveratasi, in
quanto il costo del lavoro europeo, gravato di oneri sociali, per garantire ai lavoratori dignità e protezione nelle
malattie, gravidanze e vecchiaia, non
potrà mai competere con quello di altri stati del mondo in cui quegli oneri
o non ci sono o sono molto più bassi. La crisi globale dell’economia può essere
affrontata dall’Europa solo in unità di intenti tra tutti gli stati membri dell’Unione,
perché la crisi è globale e non può essere affrontata se non con
risposte e soluzioni globali. Ma le
soluzioni finora escogitate sono fortemente impopolari perché comportano la
forte diminuzione di servizi e altre
prestazioni sociali. In un sistema politico come quello italiano che, dagli
anni ’80, si era sempre più basato sullo scambio tra consenso elettorale e
vantaggi corporativi ottenuti presso i politici favoriti da quel consenso, questa situazione ha comportato la necessità
dei governi nazionali di affrancarsi da quel tipo di consenso. Questo ha portato alla crisi politica, nell’autunno
del 2011, dell’ultima formazione
politica di governo di quella che viene chiamata Seconda Repubblica (per distinguerla da quella di De Gasperi,
Fanfani, Moro, Andreotti, Togliatti, Berlinguer, Nenni e Craxi, La Malfa,
Malagodi e Almirante per intenderci), quella caratterizzata dal sistema dell’alternanza
bipolare. I governi, dal 2011, non potevano più promettere alla maggioranza degli
elettori se non, e parafraso un celebre detto di Winston Churchill in una fase
drammatica del Regno Unito durante la Seconda Guerra Mondiale, lacrime e sangue. In un certo senso i
governi della fase di nicchia apertasi alla fine del 2011 sono stati spinti
dall’emergenza nazionale a rendersi autonomi dal Parlamento e dal corpo
elettorale che l’esprimeva. Tanto che, al prodursi della crisi politica del
2011, non si andò a nuove elezioni politiche. L’autorità dei governi, che
possiamo definire di salvezza nazionale,
si basò sull’autorità morale del Presidente della Repubblica e sull’apprezzamento
delle autorità dell’Unione Europea. La gestazione della riforma costituzionale,
dalla fine del 2011 all’aprile 2016, riflette il tentativo di rendere stabile
questa nuova situazione e, infatti, la riforma costituzionale modifica il
sistema delle istituzioni fondamentali della Repubblica centrandolo sul
governo (mentre prima era centrato sul Parlamento), intorno al quale ruotano gli altri vari centri di decisione: le Camere del
Parlamento, le Regioni, le Città Metropolitane e i Comuni, tutto il sistema
economico, insomma, secondo un’espressione che si trova nella legge di riforma,
“l'unità
giuridica ed economica della Repubblica”. E’ questo il senso effettivo
della riforma costituzionale ed è pertanto su questo, essenzialmente, che
dovrebbe basarsi, a mio parere, la valutazione dei votanti nel prossimo
referendum.
Come è stato osservato da molti esperti di diritto pubblico, il disegno
della riforma è stato anticipato dalla nuova legge elettorale per la Camera dei
deputati, approvata nel 2015. Il disegno politico che sta alla base della
riforma costituzionale, in effetti, non può veramente funzionare se non insieme
a quella precedente riforma elettorale. La nuova legge elettorale per la Camera
dei deputati assegna una solida maggioranza di controllo, in quella che con la
riforma costituzionale diventerà la Camera prevalente, quella da cui dipenderà in
particolare la legittimazione dei governi mediante i voti di fiducia, al partito, non più alla coalizione, di maggioranza relativa, quindi, come è stato osservato al maggiore dei partiti di minoranza. E il premio di maggioranza è in effetti un premio di minoranza (così l'ha definito Gustavo Zagrebelski). Il
governo quindi sarà espresso da quel partito, non più da una coalizione di partiti. L’impostazione di quella legge elettorale per la Camera dei deputati dipende dall'ideologia politica cosiddetta "del partito
a vocazione maggioritaria" promossa da alcuni settori del centro-sinistra nel corso ed a fronte delle difficoltà politiche, paralizzanti, emerse durante la legislatura 2006-2008 nella
maggioranza di centrosinistra. In base a quell'ideologia ci si propone di realizzare un governo espressione di un solo partito, maggioritario nella Camera dei deputati in base ai voti ricevuti o per effetto del premio di maggioranza, non di una coalizione, superando in tal modo i problemi creati al governo dalle divergenze insanabili ciclicamente manifestatisi all'interno delle coalizioni e anche il potere di ricatto di partiti minori facenti parte di esse e decisivi per il mantenimento della maggioranza parlamentare.
ll partito di maggioranza relativa e il suo
governo, con elezioni condotte con i nuovi criteri, saranno posti così al
centro del sistema politico italiano, quindi di una specie di sistema solare
nel quale essi saranno al posto del sole, con intorno, ad orbitare come pianeti satelliti, gli
altri centri di decisione politica. Per l’effetto della legge elettorale, che
darà a quel partito una solida maggioranza parlamentare, non sarà più
necessario contrattare ulteriormente
con le parti sociali il consenso politico. Ma nella nostra epoca i partiti non
sono più quelli, solidi, che ci sono stati fino alla fine degli anni ’80:
sono invece definiti liquidi, basati
più su un consenso instabile ottenuto mediante strategie analoghe a quelle utilizzate per
la vendita dei prodotti commerciali che su un forte radicamento sociale sul
territorio nazionale. E, infatti, come i prodotti commerciali, i partiti
nazionali contemporanei cambiano spesso, con molta disinvoltura, le denominazioni
e i profili proposti al corpo elettorale. In una situazione così, sarà il governo espresso dalla
maggioranza politica al centro di tutto
il sistema politico, perché, in definitiva, il partito sarà tenuto coeso dapprima
dal gruppo politico candidato al governo e poi, vinte le elezioni, dal governo
in carica. Quindi invece che ruotare intorno ai 730 (più gli ex Presidenti
della Repubblica) parlamentari del Parlamento riformato, il sistema politico
nazionale ruoterà intorno alle circa venti persone, o meno, che, presidente del
Consiglio dei ministri compreso, comporranno, il governo, ma, in definitiva,
intorno al presidente del Consiglio, che verosimilmente continuerà ad essere
anche il leader del partito di
maggioranza, l’unico in grado di dare coesione sia al sistema di governo che a
quello di partito.
Le prime elezioni politiche
della Camera dei deputati condotte con la nuova legge elettorale e dopo l’entrata
in vigore della riforma costituzionale determineranno la fine della fase di nicchia della politica nazionale apertasi a fine 2011.
In quel momento, infatti, l’autorità del governo in carica non dipenderà più da
una informale legittimazione aggiuntiva, potenziante, concessa dal Presidente della Repubblica e dall’Unione
Europea, per gestire un fase emergenziale.
Difficile prevedere chi vincerà
quelle elezioni, che potrebbero riservare notevoli soprese, secondo gli attuali
sondaggi. E’ però verosimile che il leader
del partito vincente avrà in mano la
Repubblica, per la posizione rafforzata che il Governo avrà nella Costituzione
rafforzata. Ma per fare che? E’ un bel problema capirlo.
Finita la fase emergenziale gestita in accordo con le
autorità dell’Unione Europea, che in qualche modo tracciavano quella via di lacrime e sangue di cui ho parlato, e quindi un preciso programma di governo, quali saranno le nuove
politiche nazionali?
I maggiori partiti nazionali, e
i loro leader, parlano di riforme, genericamente, quindi si
propongono di essere attivi, ma i loro programmi politici non sono per ora
intelligibili in dettaglio, perché in genere ci si limita alla propaganda, mediante la quale,
sostanzialmente si propone agli elettori di accettare, in cambio del consenso
politico, una cambiale in bianco a lunga scadenza. Si chiede il
consenso politico, ma anche mani libere. Il nostro futuro nazionale sarà, in
definitiva, affidato alla buona volontà e alle capacità di quella ventina di
persone che, sulla base di quel consenso, avranno raggiunto il potere. Di lì,
per effetto anche della riforma costituzionale, potranno cambiare veramente l’Italia,
come mai a un governo del passato è stato concesso. E i cambiamenti potrebbero
essere difficilmente reversibili. Le remore poste dal Parlamento non saranno
più sufficienti a impedirli, perché la Camera dei deputati sarà controllata
dalla maggioranza di partito che sostiene il Governo e il Senato sarà Camera minore,
destinata a soccombere in molti affari di stato. Il Governo, infine, attraverso
la Camera da esso controllata potrà invadere piuttosto liberamente il campo che
in Costituzione è assegnato alla Regioni e nel nuovo Senato, espressione
tendenzialmente di particolarismi territoriali locali, potrebbe non essere facile
coalizzare, tra gli esponenti eletti da tante Regioni, la maggioranza assoluta dei suoi componenti necessaria per tentare di bloccare
l’invasione da parte di una legge dello stato delle competenze legislative di una Regione (le leggi statali che invadono il campo legislativo regionale sono
soggette a una procedura di approvazione rafforzata che potenzia il ruolo del Senato, restando comunque l'ultima parola alla maggioranza assoluta della Camera dei deputati).
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte
Sacro, Valli
venerdì 28 ottobre 2016
Il senso della riforma delle Regioni: un rafforzamento della posizione del Governo nei confronti del Parlamento e dell’autonomia regionale
Il senso della
riforma delle Regioni: un rafforzamento della posizione del Governo nei
confronti del Parlamento e dell’autonomia regionale
La riforma costituzionale sulla quale dovremo
decidere nel prossimo referendum costituzionale contiene alcune norme importanti
sulle Regioni. Di solito, quando si parla della riforma, ci si occupa di come
cambierà il nuovo Senato. Ma le modifiche riguardanti le Regioni sono
altrettanto rilevanti. Questo perché le Regioni svolgono funzioni che
condizionano da vicino la vita della gente e fanno anche leggi, come il
Parlamento. Possiamo dire che, in effetti, in Italia fin dal 1946, quando fu
costituita la prima Regione italiana, quella della Sicilia, a statuto speciale
approvato con legge costituzionale entrata in vigore prima della Costituzione,
si legifera a livello locale e si legifera con un sistema monocamerale. Per la
generalità delle Regioni a statuto ordinario, l’attività legislativa iniziò nel 1970. Ma in Italia vi sono anche due
Province Autonome, quelle di Trento e di Bolzano, istituite dallo statuto
speciale della Regione Trentino Alto Adige del 1948, successivamente modificato
più volte, che hanno potere legislativo.
Saranno le uniche due Province a rimanere in Italia. Ciascuna di queste
Province Autonome nominerà un senatore-sindaco nel nuovo senato. I senatori-sindaci del nuovo Senato saranno 21, su 100 senatori (95 eletti dai consiglieri regionali, dei quali 74 tra gli stessi consiglieri regionali, e 5 nominati per sette anni dal Presidente della Repubblica), oltre ai senatori a vita ex Presidenti della Repubblica.
Le Regioni italiane sono venti, tra le quali il Lazio. Hanno uno statuto
speciale, quindi particolari regole di autonomia, la Sicilia (la prima Regione
ad essere stata istituita), la Sardegna, il Trentino Alto Adige, la Valle D’Aosta e il Friuli Venezia Giulia.
Le altre Regioni sono regolate dalle norme costituzionali comuni e sono dette a
statuto ordinario. La riforma
costituzionale, per la parte che riguarda l’autonomia regionale e i rapporti
tra Stato e Regioni, non si applicherà
alla Regioni a statuto speciale, salvo in quella parte che, in alcune materie,
consente di ampliare ulteriormente con legge dello Stato l’autonomia regionale
prevista nella riforma.
Le materie più importanti di cui si occupano le Regioni, con le loro
leggi, sono la sanità (come si cura la gente), l’urbanistica e l'edilizia (dove e come si costruisce), l’edilizia popolare (dare case a
tutti), la mobilità locale (trasporti e viabilità), l’ordinamento e funzioni
degli enti locali per la parte non riservata allo Stato. Le Regioni possono
anche istituire tributi. Ma le Regioni si occupano anche di molte altre materie. A partire dalla riforma costituzionale del 2001 è previsto che possano fare leggi in
tutte le materie non riservate espressamente alle leggi dello Stato. La riforma
costituzionale approvata quest'anno e sulla quale decideremo nel prossimo referendum amplia lo spazio riservato alle leggi dello Stato, per cui,
rispetto alla riforma costituzionale del 2001, questa è una controriforma, vale a dire una riforma
che va in direzione opposta. Ci si è proposti di rimediare a problemi di contrasti
di competenza che si erano prodotti tra Stato e Regioni nelle materie di legislazione concorrente, vale a dire quelle in cui potevano legiferare
sia lo Stato che le Regioni, ad esempio, e l’argomento è purtroppo di grande attualità, la
protezione civile. La gran parte di questi problemi si erano creati perché lo
Stato aveva voluto incidere sull’autonomia regionale oltre quello che le
Regioni ritenevano essere consentito, non viceversa. In realtà rimarranno molte
aree di competenza legislativa concorrente,
in cui quei problemi potranno riproporsi.
Tuttavia la norma che dà il senso fondamentale
della riforma regionale attuata dalla legge di revisione costituzionale su cui
dovremo decidere nel prossimo referendum è quella prevista dal nuovo articolo
117, 4° comma, della Costituzione:
“Su proposta del Governo, la legge dello Stato può intervenire in
materie non riservate alla legislazione esclusiva quando lo richieda la tutela
dell'unità giuridica o economica della Repubblica, ovvero la tutela
dell'interesse nazionale.”
Questa norma consente al
Parlamento di fare leggi nelle materie che sarebbero di competenza legislativa
delle Regioni se si ritenga che sia necessario in base all’interesse
nazionale, nel quale può ritenersi compresa l’unità
giuridica ed economica della Repubblica, un criterio assai vago. Ma il
Parlamento potrà farlo solo ad iniziativa del Governo, che pertanto
rimane in definitiva l’arbitro dell’interesse nazionale negli
affari regionali. Una legge dello Stato che invada le competenze
legislative regionali non potrà invece essere promossa, sia pure in considerazione
dell'interesse nazionale, da deputati e senatori, anche se in numero rilevante.
Questo realizza un notevole
rafforzamento della posizione del Governo nei confronti sia del Parlamento, sia
delle Regioni. Questa nuova disciplina, in particolare, può essere considerata
espressione di quella che ho chiamato eclisse del Parlamento a
favore del Governo, il cui attuale presidente, e leader del maggiore partito
italiano, non è (ancora) parlamentare, così come non lo sono i leader degli
altri due maggiori partiti nazionali.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San
Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli
mercoledì 26 ottobre 2016
Informarsi personalmente sui temi della riforma costituzionale oggetto del referendum del 4 dicembre prossimo è parte del prendersi cura della casa comune
Informarsi
personalmente sui temi della riforma costituzionale oggetto del referendum
del 4 dicembre prossimo è parte del prendersi
cura della casa comune
Il Paese è atteso per un importante appuntamento, il Referendum sulla
Costituzione. Come sempre, quando i cittadini sono chiamati ad esprimersi
esercitando la propria sovranità, il
nostro invito è di informarsi personalmente, al fine di avere chiari tutti
gli elementi di giudizio circa la posta in gioco e le sue durature conseguenze.
[dalla prolusione del car. Angelo
Bagnasco al Consiglio Episcopale Permanente della Conferenza Episcopale
Italiana, tenutosi a Roma dal 26 al 28 settembre 2016]
142. Se tutto è in relazione, anche lo stato di salute delle
istituzioni di una società comporta conseguenze per l’ambiente e per la qualità
della vita umana: «Ogni lesione della solidarietà e dell’amicizia civica
provoca danni ambientali» In tal
senso, l’ecologia sociale è necessariamente istituzionale e raggiunge
progressivamente le diverse dimensioni che vanno dal gruppo sociale primario,
la famiglia, fino alla vita internazionale, passando per la comunità locale e
la Nazione. All’interno di ciascun
livello sociale e tra di essi, si sviluppano le istituzioni che regolano le
relazioni umane. Tutto ciò che le danneggia comporta effetti nocivi, come la
perdita della libertà, l’ingiustizia e la violenza. Diversi Paesi sono
governati da un sistema istituzionale precario, a costo delle sofferenze della
popolazione e a beneficio di coloro che lucrano su questo stato di cose. Tanto
all’interno dell’amministrazione dello Stato, quanto nelle diverse espressioni
della società civile, o nelle relazioni degli abitanti tra loro, si registrano
con eccessiva frequenza comportamenti illegali. Le leggi possono essere redatte
in forma corretta, ma spesso rimangono come lettera morta. Si può dunque sperare
che la legislazione e le normative relative all’ambiente siano realmente
efficaci? Sappiamo, per esempio, che Paesi dotati di una legislazione chiara
per la protezione delle foreste, continuano a rimanere testimoni muti della sua
frequente violazione. Inoltre, ciò che accade in una regione esercita,
direttamente o indirettamente, influenze sulle altre regioni. Così per esempio,
il consumo di droghe nelle società opulente provoca una costante o crescente
domanda di prodotti che provengono da regioni impoverite, dove si corrompono i
comportamenti, si distruggono vite e si finisce col degradare l’ambiente.
[dall’enciclica
Laudato si’ , diffusa nel giugno 2015]
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Nel post del 25-10-16 troverete molto materiale per informarvi personalmente
sui temi della riforma costituzionale!
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In
questi giorni sto cercando di spiegare alle persone che incontro la riforma
costituzionale sulla quale dovremo votare, per farla entrare in vigore o per
fermarla, nel referendum che si terrà
domenica 4 dicembre.
Vedo
però che la gente sa veramente troppo poco della riforma e che, soprattutto, in
genere, non ha molta voglia di saperne di più. Però mi chiede subito se voterò
SÌ o No e, subito dopo, mi dice come voterà. Io la deludo perché non dico né SÌ
né No. Quello che mi interesserebbe è confrontarmi sui contenuti della riforma,
per una decisione consapevole, informata, ma mi è, in genere, impossibile
perché quelli con cui parlo sanno, di solito, quello che sentono in
televisione:
Per il Sì
Per il No
Dite sempre
no!
Siete dei corrotti!
Ce la chiedevano da 70
anni!
Distruggete la democrazia!
Dite no perché tenete alle vostre
Siete voi,
invece, che ci tenete!
poltrone!
Vi abbiamo rottamato e volete tornare!
I giovani sono con noi!
Mostrateli questi giovani, siete vecchi!
Votano SÌ solo i vecchi
Volete le solite pastette
parlamentari! Volete che comandino i “cerchi magici”!
Se non si fa ora non si fa
più! Se si fa ora, poi non si potrà fare più nulla!
La riforma è
democratica
La riforma non è democratica!
Conteremo di più in Europa Sarete sempre gli stessi! Vi
snobberanno
Faremo ripartire l’Italia Con
che soldi?
Lo ha detto anche
Obama! Che cosa gli avete dato in cambio?
Bene,
questi non sono argomenti validi! Infatti non parlano di alcun contenuto della
riforma.
Sul
referendum bisogna farsi, prima di scendere in polemica, un esame di coscienza:
che cosa so della riforma? E se non ne
so a sufficienza, e a volte nulla di nulla, come posso prendere la giusta
decisione?
Ho
parlato di esame di coscienza per
chiarire anche il senso religioso della decisione che si prenderà, che riguarda
le istituzioni fondamentali dello stato. Partecipare al referendum è una parte
del prendersi cura della casa comune,
di cui si parla nell’enciclica Laudato si'.
In particolare nel brano che ho sopra riportato si legge:
All’interno di ciascun livello sociale e tra di
essi, si sviluppano le istituzioni che regolano le relazioni umane. Tutto ciò
che le danneggia comporta effetti nocivi, come la perdita della libertà,
l’ingiustizia e la violenza.
Se prenderemo una decisione sbagliata, nell’esercizio
di un atto di sovranità del popolo, pertanto partecipando al governo di tutti, ne saremo anche personalmente responsabili,
quindi anche personalmente responsabili dei danni che saranno arrecati ad
istituzioni sociali fondamentali.
In quell’enciclica si chiarisce un fatto che
dovrebbe essere evidente ad una persona di fede adulta: la religione ci porta a
lavorare sulla società per preservarla dal male e migliorarla e il lavoro per preservare
la società dal male e migliorarla ci porta ad essere religiosi. Quel lavoro nella società è infatti espressione di quella che definiamo carità, termine che traduce la parola del greco antico agàpe e che richiama l’immagine di un lieto convito,
in un ambiente bello e accogliente in cui ci sia posto per tutti, nessuno
escluso. E il fondamento di tutto è agàpe, è scritto.
Atteggiamenti distratti, insofferenti,
negligenti, svogliati, disimpegnati, sfaticati, rinunciatari con vari pretesti, sull’informarsi personalmente ci interpellano dunque in coscienza
come persone di fede, in particolare quando si tratta di prendere decisioni che
con molta difficoltà potranno essere corrette, come appunto accade in riforme
costituzionali così estese come quella in decisione nel prossimo referendum, con la quale si intendono modificare 50 articoli su 139 della Costituzione repubblicana.
Il tempo per informarsi è proprio questo! C’è poco più
di un mese. Poi sarà troppo tardi. Ci si potrà solo pentire di eventuali decisioni sbagliate.
Mario Ardigò -
Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli




