Un'occasione mancata
Prendo spunto da un
fatto di cronaca che oggi è sulle prime pagine dei quotidiani.
Perché
invitare un sindaco di un'importante città italiana ad un'iniziativa di
carattere religioso dedicata in prevalenza agli scolari delle elementari e delle medie (la fascia
di età dell'Azione Cattolica - Ragazzi - ACR)?
Si guarda il
programma dell'incontro (circa mille ragazzi partecipanti) e si scopre che è in
larga parte politico [il progetto, molto interessante, può essere letto e scaricato all'indirizzo
http://acr.azionecattolica.it/sites/default/files/A_noi_la_parola_A5.pdf
Si sta lavorando per tirar su, fin dai bambini, una nuova
classe dirigente della nazione. Leggere per credere. Il programma è incentrato
su: "prendere l'iniziativa", "coinvolgersi",
"accompagnare", "fruttificare". Il titolo: "A noi la
parola". A dei bambini? Si insegna il dialogo, e anche la dialettica
politica, fin da piccolissimi. E' una grande novità. Si tratta di un metodo che
a lungo è stato riservato alle organizzazioni "intellettuali"
dell'Azione Cattolica. E' a questa nuova classe dirigente che il sindaco
invitato ha dato buca, probabilmente per la situazione politica obiettivamente
grave della sua città e per impegni d'ufficio, anche se ha motivato
diversamente l'assenza. Ma il primo comandamento di un politico in democrazia
è di non sottrarsi MAI, ascoltare SEMPRE, rispondere SEMPRE. Il
comizietto spettacolino monologante, a base di urla e insulti, può andar bene
sotto elezioni. Ma poi?
Per i cattolici
essere invitati a "prendere la parola", addirittura fin da piccoli, è
una grande novità. E' stato un portato della difficile accettazione della
democrazia. Si viene da un lungo inverno, e non dico di più perché sono cose
che non interessano a tutti. Il "prendere la parola" non rientra
nella "tradizione" di fede condivisa. In passato poteva costare molto
caro.
C'è una tensione
tra fede e democrazia? C'è. Ma non nel senso che di solito viene evocato:
ragione contro fideismo. Anche in materia di fede si ragiona, e molto. Sono in
questione dei valori. Quelli delle democrazie contemporanee sono pieni di
elementi di derivazione religiosa, anche se laicizzati. Ma sono recessivi. Se
io dico con La Pira “il pane è sacro, il lavoro è sacro, la casa è sacra”, non
faccio che affermare valori di fede che sono diventati valori democratici. Ma è
chiaro che si tratta di valori minacciati. Non ci sono più soggetti politici
che se ne facciano veramente carico, che ci mettano la faccia sopra. Ma la
minaccia a questi valori politici è ora avvertita anche come minaccia per la
fede.
Lo stesso è per la
questione dell'uguaglianza. "Non c'è più né giudeo né greco, né uomo né
donna, né schiavo né libero, perché tutti voi siete uno", questo il
comandamento religioso. Quindi: non c'è più né italiano, né siriano, né
africano ecc. Il discorso del re di Norvegia dell'altro giorno. E poi troviamo
all'art.3 della nostra Costituzione, quei "senza distinzione", di
sesso, razza, lingua, religione ecc., una norma che, per inciso, ha un
precedente nella seconda costituzione sovietica, come ciclicamente si ricorda,
e giustamente, ma per screditarla. Perché, in effetti, in particolare poi nel
secondo comma, ideato da Basso, quel "rimuovere gli ostacoli"
all'affermazione dell'effettiva uguaglianza tra le persone, è puro socialismo.
Chi ha imparato da chi? I religiosi dai socialisti o viceversa? Si è imparato
gli uni dagli altri, in una lunga, dura, ma proficua dialettica. Ci si è
reciprocamente rinfacciati gli errori, le colpe. Ma nel dialogo si è imparato a
cambiare. Ecco che si sono sviluppati nuovi valori. E anche il comandamento
religioso è stato capito e vissuto in maniera nuova. Si è cresciuti nel
dialogo. Dove dialogo non c'è stato, come in genere nell'era sovietica, tutto
si è poi inaridito, la fede, il socialismo...
Ma che succede se
uno dei dialoganti sparisce o non risponde? Lo si invita e dice che ha da fare,
non ha tempo per noi. Questa è l'inedita situazione davanti alla quale si trova
il cattolicesimo politico italiano. Il dialogo avvizzisce. Gli stimoli
finiscono. Non c'è più nessuno che ci prenda a brutto muso e ci rinfacci le
tragedie di cui siamo stati colpevoli. E allora ce le si rinfaccia da soli, o
almeno ci si prova. Leggete, come esempio di questa dinamica, il testo delle
parole pronunciate in sede liturgica da Bergoglio nel 2013 visitando Lampedusa,
dopo l'ennesima tragedia dei migranti in mare.
Ecco molte buone
ragioni per riprendere l'esperienza delle "scuole" di politica che si
facevano negli anni '80. "Scuola" nel senso in cui la si intendeva
nell'era d'oro dell'antica filosofia greca: generazioni che dialogano sotto la
guida di maestri. Non il solito anziano professore che ci spara le sue
rancorose verità e poi se ne va senza ascoltare. Che significa dire, come si è
fatto, "il mercato si è mangiato tutto”? Noi viviamo! Noi possiamo! Noi,
in massa, possiamo influire addirittura sui mercati! Possiamo anche noi far
crescere una diversa realtà "globalizzata". Perché il male che c'è
nelle società umane è opera umana e dagli esseri umani può e deve essere
cambiato (così nell'enciclica Laudato si'). Il dio mercato è un falso dio. Qui
la fede aiuta. "Non avrai altro Dio...". Il comandamento dei
comandamenti. Tradotto: per nessuna ragione ti farai mangiare, dal mercato o da
altri. A qualsiasi costo, anche della vita, resisterai.
Partecipai
anch'io, da universitario, a una scuola così. Conservo ancora il manifesto che facemmo stampare: aveva al centro la figura di una grande rosa bianca. Ci ispiravamo ai giovani resistenti tedeschi. All'epoca si seguivano i ragionamenti di Roberto Ruffilli e di altri su una "nuova" Repubblica.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli