Capire la politica
Informarsi sulla legge di revisione della Costituzione sulla quale
voteremo al referendum del prossimo 4 dicembre richiede di sforzarsi di capire
la politica. In Italia le masse delle persone di fede sono state protagoniste
della politica dalla fine del Settecento e, sotto certi aspetti, lo sono
ancora. La differenza rispetto al passato è che lo sono in modo molto meno
consapevole e convinto. Del resto è un problema che riguarda più in generale la
democrazia italiana, come anche quella europea. Ognuno è spinto nel proprio
privato e i capi politici pensano di poter influire sulla gente, raccogliendone
il consenso, non innescando processi collettivi, ma raggiungendo le persone, ad
una ad una, in quei piccoli mondi separati in cui si sono recluse. Questo impedisce di ragionare insieme sulle cause
sociali dei problemi della gente. Si tratta di un atteggiamento
deresponsabilizzante, sia per i capi politici sia per le masse. E' l'antipolitica, il contrario della politica: politica è ragionare e programmare insieme agli altri, consapevoli di vivere in quella che è stata definita recentemente, con un bella immagine, la "casa comune". Le soluzioni
proposte dalla politica ne risentono. Si cerca di venire incontro al privato
della gente, senza tener conto della coerenza dell’insieme, in particolare
della sostenibilità economica delle misure progettate. Si cerca di sollecitare
dai cittadini atteggiamenti fideistici, insomma l’accettazione di cambiali
sociali in bianco. Si propone come positivo il cambiamento per il cambiamento,
come se la direzione del cambiamento non fosse importante, soprattutto quando
si tratta di riformare le fondamenta dello stato. Si propone una riduzione
della classe politica che, a ben vedere, comporta anche un suo degrado, meno
autonomia di giudizio, meno collegamenti con i cittadini elettori. Si tace che
si cerca di ottenere la coerenza dell’azione di governo sostituendo una classe
politica pluralista, rappresentativa delle varie componenti della società, con
una di stretta osservanza partitica, scelta da capi autoreferenziali. E i
maggiori partiti nazionali sono oggi partiti personali, vale a dire
centrati sulla figura di un capo carismatico, e i loro capi non sono
parlamentari. In un certo senso quello che negli anni ’70 fu una anomalia limitata, una politica extraparlamentare,
oggi è diventata la normalità. L’eclisse
del Parlamento, che è il senso della riforma costituzionale sulla quale
voteremo al prossimo referendum, è la manifestazione di una grave crisi della
politica nazionale, la presa d’atto che non è possibile fondare una nuova
politica democratica, che coinvolga nuovamente la partecipazione informata,
consapevole, responsabile delle masse.
Capire
la politica richiede uno sforzo e, innanzi tutto, la volontà di essere parte
dei processi democratici. Una vita di fede persa dietro fantasie neobibliche e
spiritualismi vari, centrata su neocomunità fortezza timorose di tutto ciò che
si muove intorno a loro nella società e pronte a vedervi l’azione del demonio,
non è l’ambiente giusto. Non basta l’invito autorevole a informarsi personalmente. Come e dove farlo? Bisogna creare le occasioni
sociali per approfondire questioni che sono tanto rilevanti anche per la vita
di fede. Se non se ne è capaci anche la fede può essere facilmente
strumentalizzata al servizio della politica egemone. Si vorrebbe, secondo la
fede, aiutare gli altri e invece si finisce per respingerli, convinti del
proprio buon diritto di farlo per salvare una qualche propria identità. E
sempre risorge la malattia clericale, che si sviluppa poi nel clerico-moderatismo, il quale storicamente è stato, in Italia, l’ambiente favorevole per ogni tendenza
politica reazionaria e per lo stesso fascismo storico. Così il cambiamento per
il cambiamento rischia di riproporre un tremendo passato, che appare nuovo solo perché se ne è persa la memoria storica.
Mario Ardigò - Azione Cattolica
in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli