Un’esperienza utile
per la vita?
C’è la vita dei giovani e quella dei vecchi: non sono le stesse vite. Ma
c’è anche una religione dei giovani e una dei vecchi: è la stessa fede, ma sono
religioni diverse, perché vivono in vite diverse. La religione, il modo in cui si vive la fede, non sta fuori di
noi, per poi calarci addosso come gli stampini che da bambini utilizzavamo per
imprimere delle figure sulla sabbia umida. Qualche volta invece la si
concepisce così e in genere fallisce:
falliscono i vari cammini di perfezionamento di quel tipo. Si cresce d’età
e si cambia ed è come quando, sulla spiaggia del mare, arrivava l’onda a
cancellare le nostre figure sulla sabbia, che tornavano quello che erano,
sabbia informe. Cambiano le vite, cambiano le religioni: si vive la fede in
altro modo. Ciò che era utile da giovani non lo è più da vecchi e viceversa. I
vecchi propongono ai giovani il loro modello di religione e i giovani lo
trovano inutile, ed effettivamente lo è, almeno per loro. All’origine delle varie crisi
religiose degli ultimi anni mi pare che ci sia questa inutilità della religione
per vari tipi di persone, per varie età e il tentativo di superarle cercando di
restaurare nelle nostre collettività un unico modello religioso, in genere
conformato alle visioni dei vegliardi che dirigono le nostre collettività.
E’ stato notato che le religioni, in particolare quelle che esprimono la
nostra fede, sono in crisi solo in Europa, ma
non nel resto del mondo, in cui, anzi, la religiosità si sta
rigogliosamente sviluppando. Ma questo sviluppo nel resto del mondo non è un
fatto positivo: perché sono terribili religiosità quelle che si stanno sviluppando; in
un certo senso è l’antico che risorge. Le religioni hanno molte
controindicazioni, anche la nostra. Nell’Europa contemporanea hanno perso la
gran parte della loro carica mortifera e sono divenute fattore di sviluppo e
sostegno della civilizzazione pacifica. Le loro crisi più recenti dipendono, mi
pare, dal fatto che molti principi della civilizzazione europea tendono a farsi
recessivi: la cultura della pace e dell’integrazione tra popoli di culture
diverse, il superamento dei divari economici suscitando forme più intense di
relazioni e scambi contrastando le posizioni dominanti. In questo processo le
religioni sono intervenute marginalmente e prevalentemente a rimorchio e in genere tardivamente e senza entusiasmo, anche la nostra sebbene i nostri laici di fede abbiano avuto un ruolo molto importante nei processi democratici europei del secondo dopoguerra, e ora che si è arrestato non sembrano averne nostalgia, anzi. Spesso si è guardato
addirittura alle crisi della civiltà all’europea come ad un'opportunità di ripresa
religiosa: è l’impostazione reazionaria che è da sempre endemica in Italia. Ma
dietro le crisi europee si affacciano le religioni dei vecchi tempi, quelle che
storicamente si sono dimostrate incompatibili con la pace tra i popoli e che,
per questo motivo, vanno contrastate apertamente da chi vuole la pace.
In effetti l’evoluzione più sorprendente delle nostre collettività di fede
nello scorso secolo si è manifestata nello sviluppo di una cultura religiosa
della pace, a partire dall'esperienza della Prima guerra mondiale. In
precedenza si era stati veramente poco pacifici in religione e la cultura della
pace tra noi non si è affermata subito, con le prime dichiarazioni dei Papi in quel senso, ma
con un processo che si è prolungato
almeno fino agli scorsi anni ’90. Ora per certi versi si sta tornando indietro.
Le nostre collettività religiose sono rimaste sostanzialmente mute di fronte
alle guerre che gli europei stanno attualmente combattendo in Africa settentrionale e nel
Vicino Oriente.
Per un giovane la religione può ancora essere utile. Per me lo è stata.
Mi ha messo in contatto con una grande cultura che mi è servita negli studi,
nella mia professione, nell’impostare la mia vita. La religione per me non è
mai stata quel Mondo Piccolo descritto, e anche vagheggiato, dallo scrittore
emiliano Guareschi nella sua saga di don
Camillo. A Roma c’è il centro mondiale della nostra cultura di fede, una
straordinaria opportunità per i giovani in formazione, ma in genere si vive la
fede ignorandolo. La fede viene proposta come rito e spiritualità, di solito secondo un modello per vecchi. L’incomprensibile dispersione della biblioteca
parrocchiale, da noi, può essere considerata un indice significativo di questa
concezione. Una biblioteca però può essere metodicamente ricostituita. Più
difficile correggere una mentalità che vede nell’apertura una minaccia per la
religione. Ma sarebbe strano un giovane che non anelasse all’apertura e alla
sperimentazione: e infatti i più giovani ci sfuggono. Li conosciamo poco e, non
conoscendoli, non li stimiamo: pensiamo di conoscerli per stereotipi e
pregiudizi e ne diffidiamo. E, in fondo, in questo seguiamo l’orientamento della società
italiana del nostro tempo, non certo favorevole ai più giovani. Questo è alla
base dell’attuale crisi di civiltà, di fronte alla quale la nostra religione
sembra avere poco da dire.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa -
Roma, Monte Sacro, Valli