sabato 9 luglio 2016

Un’esperienza utile per la vita?

Un’esperienza utile per la vita?

  C’è la vita dei giovani e quella dei vecchi: non sono le stesse vite. Ma c’è anche una religione dei giovani e una dei vecchi: è la stessa fede, ma sono religioni diverse, perché vivono in vite diverse. La religione, il  modo in cui si vive la fede, non sta fuori di noi, per poi calarci addosso come gli stampini che da bambini utilizzavamo per imprimere delle figure sulla sabbia umida. Qualche volta invece la si concepisce così  e in genere fallisce: falliscono i vari cammini  di perfezionamento di quel tipo. Si cresce d’età e si cambia ed è come quando, sulla spiaggia del mare, arrivava l’onda a cancellare le nostre figure sulla sabbia, che tornavano quello che erano, sabbia informe. Cambiano le vite, cambiano le religioni: si vive la fede in altro modo. Ciò che era utile da giovani non lo è più da vecchi e viceversa. I vecchi propongono ai giovani il loro modello di religione e i giovani lo trovano inutile, ed effettivamente lo è, almeno per loro. All’origine delle varie crisi religiose degli ultimi anni mi pare che ci sia questa inutilità della religione per vari tipi di persone, per varie età e il tentativo di superarle cercando di restaurare nelle nostre collettività un unico modello religioso, in genere conformato alle visioni dei vegliardi che dirigono le nostre collettività.
  E’ stato notato che le religioni, in particolare quelle che esprimono la nostra fede, sono in crisi solo in Europa, ma  non nel resto del mondo, in cui, anzi, la religiosità si sta rigogliosamente sviluppando. Ma questo sviluppo nel resto del mondo non è un fatto positivo: perché sono terribili religiosità quelle che si stanno sviluppando; in un certo senso è l’antico che risorge. Le religioni hanno molte controindicazioni, anche la nostra. Nell’Europa contemporanea hanno perso la gran parte della loro carica mortifera e sono divenute fattore di sviluppo e sostegno della civilizzazione pacifica. Le loro crisi più recenti dipendono, mi pare, dal fatto che molti principi della civilizzazione europea tendono a farsi recessivi: la cultura della pace e dell’integrazione tra popoli di culture diverse, il superamento dei divari economici suscitando forme più intense di relazioni e scambi contrastando le posizioni dominanti. In questo processo le religioni sono intervenute marginalmente e prevalentemente a rimorchio e in genere tardivamente e senza entusiasmo, anche la nostra sebbene i nostri laici di fede abbiano avuto un ruolo molto importante nei processi democratici europei del secondo dopoguerra, e ora che si è arrestato non sembrano averne nostalgia, anzi. Spesso si è guardato addirittura alle crisi della civiltà all’europea come ad un'opportunità di ripresa religiosa: è l’impostazione reazionaria che è da sempre endemica in Italia. Ma dietro le crisi europee si affacciano le religioni dei vecchi tempi, quelle che storicamente si sono dimostrate incompatibili con la pace tra i popoli e che, per questo motivo, vanno contrastate apertamente da chi vuole la pace.
  In effetti l’evoluzione più sorprendente delle nostre collettività di fede nello scorso secolo si è manifestata nello sviluppo di una cultura religiosa della pace, a partire dall'esperienza della Prima guerra mondiale. In precedenza si era stati veramente poco pacifici in religione e la cultura della pace tra noi non si è affermata subito, con le prime dichiarazioni dei Papi in quel senso, ma con un processo che si  è prolungato almeno fino agli scorsi anni ’90. Ora per certi versi si sta tornando indietro. Le nostre collettività religiose sono rimaste sostanzialmente mute di fronte alle guerre che gli europei stanno attualmente combattendo in Africa settentrionale e nel Vicino Oriente.
  Per un giovane la religione può ancora essere utile. Per me lo è stata. Mi ha messo in contatto con una grande cultura che mi è servita negli studi, nella mia professione, nell’impostare la mia vita. La religione per me non è mai stata quel Mondo Piccolo  descritto, e anche vagheggiato, dallo scrittore emiliano Guareschi nella sua saga di don Camillo. A Roma c’è il centro mondiale della nostra cultura di fede, una straordinaria opportunità per i giovani in formazione, ma in genere si vive la fede ignorandolo. La fede viene proposta come rito e spiritualità, di solito secondo un modello per vecchi. L’incomprensibile dispersione della biblioteca parrocchiale, da noi, può essere considerata un indice significativo di questa concezione. Una biblioteca però può essere metodicamente ricostituita. Più difficile correggere una mentalità che vede nell’apertura  una minaccia per la religione. Ma sarebbe strano un giovane che non anelasse all’apertura e alla sperimentazione: e infatti i più giovani ci sfuggono. Li conosciamo poco e, non conoscendoli, non li stimiamo: pensiamo di conoscerli per stereotipi e pregiudizi e ne diffidiamo. E, in fondo, in questo seguiamo l’orientamento della società italiana del nostro tempo, non certo favorevole ai più giovani. Questo è alla base dell’attuale crisi di civiltà, di fronte alla quale la nostra religione sembra avere poco da dire.
Mario Ardigò  - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli