Fedi
omicide
![]() |
| Dipinto sull'esecuzione di Giovanna D'Arco, il 30 maggio 1431 |
I tragici eventi dei giorni scorsi in
Bangladesh possono indurci a riflettere sulle fedi omicide.
Ci sono
nel mondo di oggi persone che manifestano le loro convinzioni religiose
uccidendo e uccidendosi. Il principale loro bersaglio sono quelli della loro
stessa fede: è tra essi che fanno il maggior numero di morti. L’Europa c’entra
perché è la sua cultura che è criticata: infatti vengono colpiti quelli che
vivono all’europea.
Parlando di questioni culturali, bisogna dire
che condividiamo con altre fedi monocratiche un importante patrimonio culturale
e che in quest’ultimo c’è anche l’antico comando di sterminio degli infedeli e degli apostati,
quelli che hanno rinnegato la propria fede di prima. Leggiamo pagine tremende
in merito negli scritti sacri originati dall’antico ebraismo. Ma anche parti di
quelli formatisi nelle nostre prime collettività di fede sono stati
interpretati in quel senso nel corso della storia.
Di fatto le nazioni che abbracciarono la
nostra religione si resero responsabili di orrende stragi per ragioni
religiose, che nelle Americhe divennero addirittura genocidio. In Europa ebbero
motivazioni religiose i pogrom, le
periodiche persecuzioni antiebraiche, attuati in Polonia e Russia.
Strumentalizzarono la nostra fede i razzismi
nordamericani e sudafricani. L’organizzazione razzista nordamericana Ku-Klux-Klan celebrava i suoi delitti
con croci infuocate.
La particolarità della religiosità omicidiaria
contemporanea è l’autoannientamento degli stessi omicidi, in un quadro di martirio religioso, di testimonianza di
fede nella prospettiva di una ricompensa soprannaturale, in un aldilà. E’
qualcosa di diverso dal cercare la morte in battaglia. Infatti, di solito, sono
colpiti degli inermi e la morte dell’omicida non è solo una eventualità, ma una
sicurezza, come nel caso di quelli che si fanno esplodere in ambienti
affollati. L’autoannientamento ha ragioni politiche e serve a potenziare
l’effetto terroristico di queste azioni stragiste, ma anche a ostacolare le
indagini, eliminando la possibilità di dichiarazioni dei colpevoli.
La fede, e in particolare una fede basata
sulla cultura biblica, può essere stragista? Poiché di fatto lo è stata,
attraverso i secoli, dobbiamo riconoscere che lo può essere. Perché, in genere,
non lo è più? Perché c’è stata una conquista culturale derivata dai processi
democratici originati in Europa e nel Nord America, per cui si è riusciti a far
convivere pacificamente religioni esclusiviste,
le quali quindi in linea di principio escludono la possibilità di altre fedi.
Questi sviluppi hanno coinvolto entrambe le due maggiori fedi monocratiche del
mondo, ma anche, e da tempi molto più antichi, l’ebraismo. Quest’ultimo, dopo
la distruzione della propria entità politica nel Vicino Oriente e la diffusione
in Europa e in altre parti del mondo, si è trovato a dover convivere con popoli
di altri fedi, e ha sviluppato una corrispondente religiosità.
Quello che emerge dalle stragi di questi
anni, commesse con moventi religiosi, è che con la teologia si può convincere
la gente di tutto, veramente di tutto. E che quindi la teologia ha molte e
serie controindicazioni. Naturalmente serve gente che, per qualche sua ragione,
non è più disposta ad esercitare qullo spirito critico che è la base della
convivenza civile.
In Europa non si uccide più per moventi
religiosi tratti dalla nostra fede, ma ancora si discrimina. Ci si convince, ad
esempio, che la donna è inferiore all’uomo e che ha un destino servile. O che
certe famiglie non sono vere famiglie e non vanno riconosciute come tali.
Bergoglio qualche giorno fa ha detto che dobbiamo chiedere perdono agli
omosessuali, e qualche ragione evidentemente c’è. Si tratta di discriminazioni
su basi teologiche che la teologia non riesce ancora a superare. L’ultima grande
persecuzione motivata da ragioni religiose della nostra fede è stata quella
contro i modernisti, attuata all’inizio del secolo scorso dal papa Giuseppe
Melchiorre Sarto. Fu molto dolorosa. Colpì animi buoni e di grande valore. Qui
la teologia è molto cambiata.
Nel mondo contemporaneo, in cui vive un
numero di gente enormemente superiore che nel passato e in cui ci siamo
intensamente legati gli uni con gli altri nei processi economici, è indispensabile
che le religioni convivano pacificamente. Esse sono necessarie per conservare
l’umanità del nostro vivere, ma a condizione che nessuna pretenda
l’esclusività. Altrimenti diventano disumane e fanno vivere male. Uccidono. La
soluzione è di promuovere di generazione in generazione quel processo culturale
per cui in concreto esse possono convivere. Significa accentuare i processi
democratici, secondo i quali la persona umana ha diritti fondamentali
intangibili, che ruotano intorno al diritto alla vita. E’ l’antico comandamento
Non uccidere! che in democrazia viene
preso molto sul serio, tanto che, ad esempio, nella nostra nuova Europa non c’è
più la pena di morte. E poi costruire e
sostenere, nella gente, con un’adeguata
formazione e anche in sede religiosa, la capacità critica, per cui, ad esempio,
si riesca a distinguere in eventi come quelli del Bangladesh i loro veri
moventi, al di là della paccottiglia ideologica religiosa che li riveste. E’
quello che facciamo nella nostra fede accostando il tema storico delle
Crociate.
Gli assassini vogliono farci odiare gli uni
gli altri, è stato osservato da più parti in questi giorni: la giusta reazione
quindi non è quella di odiare, perché sarebbe fare quello che quelli vogliono
da noi, ma di attuare e intensificare forme di convivenza pacifica tra genti di
fedi diverse. Nel mondo di oggi è possibile e in genere accade: gli odiatori
religiosi sono sparute minoranza, ormai, per nostra buona sorte.
Mario
Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli.
