Condominio o Repubblica
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| La bandiera dell'Unione Europea: la corona di dodici stelle in campo azzurro, due simboli mariani. |
C’è una bella differenza tra un condominio e
una repubblica, anche se in entrambi si prendono decisioni seguendo il
metodo democratico.
In un condominio ci si finisce perché si
compra un appartamento e si diventa proprietari anche di parti comuni, come l’ascensore.
Si è scelta una cosa, ci si serve anche di altre cose, però per queste si è obbligati a farlo insieme agli altri. Se non ci
fossero gli altri sarebbe meglio o peggio? In fondo si pensa che sarebbe
meglio. Non li si è scelti, con loro bisogna solo condividere l’uso di certe cose.
Ma chi li conosce veramente e, soprattutto, chi li vuole conoscere? Fanno
sempre un sacco di difficoltà nelle decisioni comuni. Spesso hanno abitudini
fastidiose e non le vogliono cambiare. E
probabilmente di noi pensano lo stesso.
Una repubblica nasce quando ci si sceglie tra
persone. L’obiettivo comune è creare una società migliore, in cui si viva
meglio, ad esempio in cui nessuno sia abbandonato alla propria sofferenza. Gli
altri sono molto importanti, le cose molto meno. Ci si cerca perché si vive
bene insieme. Al centro di una repubblica ci sono dei valori: questo significa
una certa concezione di società. E poi la fedeltà a quei valori. Si è disposti
a dare molto, anche la vita, per realizzarli. Uno di essi, molto importante, è l’eguaglianza
in dignità, che significa rifiutare ogni tirannia. Si è sovrani in molti e
questo richiede di essere sovrani giusti, come raramente sono i signori della
Terra. Per diventarlo, giusti, perché raramente lo si è dall’inizio, la
giustizia infatti è una conquista culturale, occorre tener conto degli altri e innanzi
tutto mettersi in relazione, discutere, esaminare insieme le questioni, i
problemi, le soluzioni. Il metodo democratico non comincia quando si decide che
vinca la maggioranza, ma quando si attribuiscono ad
ognuno dei diritti fondamentali che nessuna maggioranza può ledere. E’ questo
che faceva degli antichi sovrani quelli che erano, ciò per cui li si definiva sacri. Nella democrazia repubblicana
ogni persona è sacra, nel senso che ha diritti intangibili. Questa è una
concezione religiosa perché non dipende da ciò che si trova in un qualche
momento in società, dai rapporti di forze al suo interno, non è qualcosa che oggi c’è e domani potrebbe
cambiare. E non dipende nemmeno da come vanno le cose in genere: religione è
ribellarsi alla tirannia dell’esistente, che certuni pensano eterno e che
invece in una fede viene relativizzato, per cui si scopre che non lo è affatto,
che ha un prima in cui non c’era e che avrà un dopo in cui non ci sarà più. Ma c’è qualcosa che
non passa? C’è. Dopo ogni incidente della storia ci si ritrova insieme e si
scopre che è ancora bello farlo. Come lo chiamiamo questo? In religione lo si è
definito, con un termine del greco antico, agàpe,
che richiama l’idea di un lieto convito in cui ce ne sia per tutti e nessuno
venga escluso. In italiano lo si traduce in tanti modi, con tante parole, che però sembrano in
genere usurate e quindi poco adatte a rendere l’idea. Repubblica potrebbe anche
andare bene, se però le affianchiamo l’aggettivo universale. Nessuno
escluso.
Alcuni dicono che bisogna cominciare a
cambiare sé stessi, per cambiare il mondo. E seguono vie di perfezionamento. Ma
vedo che spesso in questa loro sforzo di perfezione
rimangono poi soli con sé stessi. Gli esseri umani non sono fatti per essere così. Questi cammini allora dove portano?
Ci si perfeziona, se uno proprio deve
dare importanza a un fatto come questo, nell’agàpe, crescendo con gli altri. E’ soprattutto il lavoro dei
giovani, che da realtà limitate e limitanti, come in genere sono le famiglie,
devono aprirsi all’universale, a
tutto quello che c’è intorno.
Anche in una parrocchia, come in ogni specie
di società, si fa la scelta di essere condominio
o repubblica. Dipende da che
cosa pensiamo degli altri. Che cosa è il
sacro per noi: la statua del santo
antico o l’essere umano che vive? La statua la si condivide al modo dell’ascensore
in un condominio, con l’essere umano si entra in relazione.
La nostra Cena rituale, con le povere cose che
condividiamo, alle quali però diamo
un valore infinito perché ci mettono in relazione benevolente e universale, non è forse la celebrazione dell’agàpe religiosa? Farne una realtà condominiale sembra impossibile, eppure è una via che qualche volta si è
seguita, fondamentalmente per il fastidio che certi altri portano nell’allestimento
scenografico. Evocare una realtà universale,
in cui nessuno sia escluso, in cui ognuno sia sacro… Ma non è meglio essere in meno a condividere, in modo che ce ne sia di più per quelli che ci sono?
Questa è fondamentalmente la ragione
politica della crisi della nostra nuova Europa comunitaria. Ecco allora che si
fa molto conto delle cose e non si ragiona nell’ottica della moltiplicazione, quella per cui nell’agàpe l’inventario contabile di ciò che c’è non rende l’idea delle possibilità che ci
sono nella benevolenza universale, di come, quando si fa posto agli altri, poi c’è
n’è per tutti e ne avanzano ceste e ceste, come è scritto. Gente di poca fede,
e di poca umanità, stiamo diventando in Europa. Da dove possono venire le
risorse per cambiare? La nostra fede ne ha molte. Molti dei valori repubblicani europei originano da essa. L'ideologia fondamentale della nostra nuova Europa è piena dei valori della nostra fede, quindi la nostra fede può essere una risorsa per rigenerarla. Se però si riesce a viverla
con spirito repubblicano. Può sembrare paradossale con
i tanti prìncipi del clero che ci portiamo
dietro e a cui dobbiamo fare spazio. Ma la loro autorità è cambiata: ci hanno
fatto spazio. Ed è questo spazio che noi laici dobbiamo riempire in spirito repubblicano e non condominiale.
Mario
Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli
