Dal WEB: http://www.toscanaoggi.it/Vita-Chiesa/Come-far-capire-la-Messa-ai-ragazzi
Da un articolo sul seminario
di studio nazionale del 2009 intitolato significativamente «Anche noi
celebriamo!», con sottotitolo «L'educazione liturgica dei ragazzi negli
itinerari di iniziazione cristiana» (Pisa, Aula Magna del Seminario Santa
Caterina, 21 e 22 Febbraio 2009). Rivolto a responsabili Acr diocesani,
educatori e animatori,
Tema non
semplice, quello del rapporto tra ragazzi ed Eucarestia, ammette Giorgio Nacci:
«L'Eucarestia, momento culmine dell'incontro con Cristo, è per "gli adulti
nella fede": non solo per i "grandi" di età anagrafica ma
soprattutto adulti per maturazione e consapevolezza». I piccoli sembrerebbero
esclusi. Ma non è così. E qui vale rileggere la confortante riflessione offerta
dal Direttorio prima citato: «È vero che anche nella loro vita quotidiana i
fanciulli non sempre né tutto comprendono delle loro relazioni ed esperienza
con gli adulti, senza che si dimostrino per questo infastiditi o tediati:
parrebbe quindi che neanche in fatto di liturgia sia il caso di pretendere che
tutto e sempre sia per essi intellegibile e chiaro». Il passo successivo qual
è? «L'educazione alla liturgia - risponde Nacci - inserita nel cammino
formativo cristiano dei ragazzi, che trova senz'altro fondamentali riferimenti
e utili indicazioni nel Direttorio per le messe dei fanciulli, che prevede una
scelta adatta dei canti e delle preghiere, per favorire la comprensione nei
giovanissimi. Per aiutarli a capire, e quindi ad esserne consapevoli, che cosa
stiamo celebrando durante la messa, che cosa stiamo vivendo, ossia il mistero
dell'amore di Cristo per noi».
Il percorso prosegue, sottolinea Nacci, dalla messa
per i ragazzi alla celebrazione eucaristica comunitaria, da vivere pienamente
insieme, grandi e piccoli. E qui Giorgio osserva: «Forse occorrerebbe anche
mettere un po' d'ordine nella creatività liturgica nelle celebrazioni, a volte
eccessiva, che distrae dal cuore dell'evento, senza però cadere nel freddo
formalismo. In altre parole, la celebrazione, nel modo in cui la liturgia ci
chiede di celebrarla, è già simbolicamente ricca così com'è: piuttosto, deve
essere curata (nelle letture, nei canti e nelle preghiere all'unisono, nelle
pause di silenzio) in modo da favorire la partecipazione piena dell'assemblea.
Tutto dovrebbe essere armonico, per far cogliere la bellezza dell'incontro con
il mistero di Dio. Infatti, il modo più efficace per aiutare i ragazzi a
comprendere ciò che celebrano è vivere l'esperienza di una comunità cristiana
che sa ben celebrare, che sa vivere in maniera adulta ciò che celebrano. La
trasmissione della fede è sempre opera di tutta la comunità, ed è garanzia di
un percorso educativo di qualità».
Tornando ai ragazzi, Giorgio Nacci, 25 anni, laureando
in Scienze Pedagogiche all'Università degli Studi di Lecce, offre la sua
esperienza di cinque anni come responsabile Acr per la diocesi di
Brindisi-Ostuni. «Con i ragazzi di prima comunione, 8-10 anni, celebriamo una
messa per i fanciulli, secondo il formulario del Direttorio, che i ragazzi
vivono a loro misura; una volta al mese, anche con le famiglie, per poi
partecipare tutti insieme a quella comunitaria della domenica. L'Acr crede nel
protagonismo dei ragazzi, nonostante la complessità della situazione educativa
attuale. Se non è facile coinvolgere i ragazzi, è ancora più difficile
coinvolgere i genitori. Questa nostra iniziativa, comunque, non di rado è
occasione di riscoperta della fede degli adulti, spesso lontani da questa
realtà. Quanto ai ragazzi, se provocati nel modo giusto, ossia mettendosi alla
loro altezza, facendosi piccoli, come Gesù, in una prospettiva vera di
abbandono, riescono a sorprenderci, rivelando una commozione sincera di fronte
all'Incontro che sperimentano. Noi educatori abbiamo spesso aspettative
elevate, che forse talvolta vanno deluse, ma non dobbiamo mai dimenticare di
riconoscere che opera lo Spirito di Dio, capace di far comprendere anche ai
piccoli che Dio ci ama, è nostro compagno di strada per attraversare la vita».
Allora, per «generare alla fede», conclude Nacci, «è
compito di tutta la comunità cristiana, non solo degli educatori e dei
genitori, svelare ai più piccoli la bellezza di una vita eucaristica, vissuta
con lo stesso amore spezzato per gli altri così come ha fatto il Signore, anche
al di fuori della celebrazione, rafforzando la capacità di testimonianza. E
ugualmente va offerta ai ragazzi (anche se non capiscono tutto, anche se non
credono fino in fondo) l'occasione di testimoniare riguardo alle esperienze
formative ed educative che vivono».