Un articolo del teologo Vito Mancuso sulla libertà e sul suo rapporto con l'amicizia
Di seguito incollo un articolo del teologo Vito Mancuso, pubblicato su La Repubblica del 21-5-16 con il titolo "L'uomo solo è schiavo, due amici sono liberi".
La libertà ha costituito sempre un problema in religione, in particolare nella nostra confessione. Non lo è, ad esempio, nell'ebraismo contemporaneo. Lo è stata nell'antico ebraismo, che ha fornito la base culturale delle nostre prime collettività di fede. Lo era nell'impero mediterraneo dal quale la nostra prima teologia ha imparato l'arte politica.
L'idea di una libertà, di una facoltà di autodeterminazione, a livello di massa è moderna e risale al socialismo. Di quest'ultimo, come del liberalismo, in religione non di rado si dà un'immagine caricaturale e distorta e, in particolare, lo si vede rappresentato nell'impero sovietico di stampo leninista. Ma senza il socialismo le masse dell'Europa occidentale non sarebbero, oggi, libere, o, almeno chiamate alla libertà, alla responsabilità della libertà. Un'altra via alla libertà, originale, è quella che si è seguita negli Stati Uniti d'America, in cui tuttavia il socialismo ha svolto una funzione, al tempo delle lotte per i diritti civili negli anni Sessanta. E oggi troviamo tra i candidati alla presidenza federale un politico che si dichiara apertamente socialista, Bernie Sanders, e che possiamo considerare con la manifestazione culturale di quel movimento di liberazione.
Per interagire nella società del nostro tempo occorre fare pratica di democrazia, che è la via contemporanea alla libertà di massa. Essa può essere considerata una particolare forma di amicizia. E' strettamente legata alla giustizia, ma va molto oltre.
L'economista bolognese Zamagni distingue tre forme di giustizia: la giustizia corrispettiva, distributiva e partecipativa. Negli scambi occorre dare l'equivalente, non approfittarsi ed abusare di una posizione di forza. Nella società occorre che la ricchezza fluisca a tutti, correggendo le distorsioni del mercato: ognuno deve avere almeno l'essenziale. Infine: ognuno deve partecipare alla vita sociale; si tratta di un diritto, ma anche di un dovere. Nessuno deve chiamarsi fuori dei problemi sociali.
Il tutto si può riassumere dicendo che la libertà va riempita di contenuti e, in particolare, va riempita della vita degli altri, perché altrimenti è vuota. In cerca della propria libertà si trovano molti amici. Chi vuole dominare o sottomettersi non ha veri amici, ma solo servi o padroni.
Dall'amicizia discende la responsabilità, quando gli altri cessano di esseri estranei e ci importa di loro. Non si tratta di un dovere imposto dall'autorità, ma di un'esigenza dell'amicizia.
In religione talvolta si dà un'immagine caricaturale e distorta anche della democrazia, presentandola come un coacervo di egoismi, come quelli che in qualche occasione si manifestano nelle riunioni di condominio. Così facendo si diffama la democrazia, come anche accade di sentire diffamati il liberalismo e il socialismo.
Democrazia, liberalismo e socialismo sono stati grandi conquiste dell'età moderna. Anche i nostri capi religiosi hanno imparato da loro. Ai tempi nostri nessuno di loro oserebbe affermare, come il Mastai Ferretti, che "la schiavitù in quanto tale, considerata nella sua natura fondamentale, non è del tutto contraria alla legge naturale e divina". Non si era mille anni fa, ma l'altro ieri, nel 1866. Così ragionava il Papa che condannò nel Sillabo, l'elenco delle proposizioni ritenute erronee della modernità, il liberalismo.
C'è una connessione tra la nostra fede e la democrazia come ai tempi nostri la si intende ed essa può essere individuata in quel legame di amicizia universale che è alla base degli ideali di entrambe. Entrambe sono sulla via della liberazione e possono diventare amiche.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli
********************************************************
