mercoledì 20 aprile 2016

Una nuova politica: libertà e autonomia

Una nuova politica: libertà e autonomia

 [dal saggio di Piero Gobetti (1901-1926) La rivoluzione liberale: saggio sulla lotta politica in Italia, pubblicato nel 1924 ed ora in commercio edito da Einaudi, €20,00 (richiede una cultura di livello universitario)]

Piero Gobetti



Problema di libertà
Gli ultimi fatti della vita italiana [si era all’inizio degli anni Venti, dopo che Benito Mussolini era stato nominato  Presidente del Consiglio dei Ministri (1922)] ripropongono il problema di una esegesi del Risorgimento [processo e movimento culturale, sociale e politico italiano che tra la fine del Settecento e nell’Ottocento portò all’unificazione nazionale italiana, attuata nel Regno d’Italia e proclamata il 17 marzo 1861] svelandoci le illusioni e l’equivoco della nostra storia: un disperato tentativo di diventare moderni restando letterati con vanità non machiavellica di astuzia, o garibaldini con enfasi tribunizia.
  La libertà di cui si discute contro i sogni di assolutismo dei nuovi Signori [si può pensare che qui si riferisca innanzi tutti ai capi del regime fascista che da poco si veniva strutturando al vertice dello stato], non deve dunque confrontarsi con le verbose passioni dei radicali che offrirono nel mazzinianismo [il movimento culturale e politico suscitato dal rivoluzionario repubblicano irredentista italiano Giuseppe Mazzini (1805-1872)] la misura della loro impotenza.
 L’Italia politica deve cercare nelle libertà una virtù di Stato meno volgare della servile disciplina imposta da una milizia [si riferisce al  modello di impegno politico proposto dal fascismo mussoliniano]; «e mentre un popolo di artisti non sapeva immaginare niente di più bello di un altro Rienzi [in questa citazione “Rienzi” è uno dei nomi con cui è conosciuto Cola di Rienzo, capo politico e “tribuno” del popolo, il quale nel Trecento, in una Roma abbandonata dalla Santa Sede, trasferita ad Avignone, produsse un regime politico rivoluzionario, basato su fascino personale del Cola di Rienzo verso il popolo, al modo appunto di un tribuno, carica politica che nell’antica Roma repubblicana rappresentava la plebe nelle questioni politiche, nel confronto con i patrizi, che nel Senato avevano il loro organo  rappresentativo] che salisse in Campidoglio in corteggio teatrale» una questione di autonomia può bene affermarsi come una questione di stile e di passione per lo spirito dei fondatori di Stato.
 Il contrasto vero dei tempi nuovi come delle vecchie tradizioni non è tra dittatura e libertà, ma tra libertà e unanimità: il vizio storico della nostra formazione politica consisterebbe nell’incapacità di pesare le sfumatura e di conservare nelle posizioni contraddittorie un’onesta intransigenza suggerita dal senso che le antitesi sono necessarie e la lotta le coordina invece di sopprimerle.
[…]
… soltanto da una preparazione di costumi e di forme non provinciali potrà scaturire un movimento libertario che viva di responsabilità economica e di iniziative popolari rinunciando alle sterili ideologie di disciplina, ordine, gerarchia. Il problema italiano non è di autorità, ma di autonomia: l’assenza di una vita libera fu attraverso i secoli l’ostacolo fondamentale per la creazione di una classe dirigente, per il formarsi di un’attività economica moderna e di una classe tecnica progredita (lavoro qualificato, imprenditori, risparmiatori): che dovevano essere le condizioni e le premesse di una lotta politica coraggiosa, strumento infallibile per la scelta e il rinnovamento della classe governante.

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 I giudizi sul liberalismo che qualche volta si sentono negli ambienti cattolici risentono, da una parte, della polemica con esso del papato romano, ai tempi in cui gli si opponeva per la questione dell’unità nazionale, nell’Ottocento risorgimentale, e, dall’altra, di quella del fascismo, che vi vedeva l’espressione degli ideali di una superata, imbelle e corrotta classe borghese. Nella figura del giovane torinese Piero Gobetti, “puro come il diamante”  come fu scritto di lui, brillante intellettuale e antifascista, appena ventenne fondatore di un’importante rivista, Rivoluzione Liberale, perseguitato e percosso dai fascisti, morto esule in Francia  a venticinque anni, autore di quel saggio Rivoluzione liberale, di cui ho trascritto alcuni brani dalle prime pagine, possiamo cogliere l’esempio di che cosa il liberalismo abbia significato, e possa ancora significare, nella cultura europea, soprattutto nella rifondazione, sempre necessaria, degli stati.
  Confrontarsi con l’esigenza di libertà è ancora tanto difficile per noi cattolici. Solo molto di recente si è cominciato a predicare il rispetto delle diversità, l’autonomia come  valore.
  “Una questione di stile e di passione”: questo è la politica se vuole essere qualcosa di più di una semplice arena dove interessi particolari e irriducibili cercano precari compromessi, in attesa di avere la meglio ciascuno sugli altri, al modo di un condominio.
 Anche la dottrina sociale deve ancora imparare molto dal liberalismo. E, innanzi tutto, a non proporsi, nelle questioni politiche, come  dottrina, come comando morale di gerarchi del clero che ci si aspetta solo che sia obbedito.
 La questione dell’autonomia  dei laici fu centrale nella riforma che fu disegnata dai saggi dell’ultimo Concilio. Essa, in particolare, doveva manifestarsi proprio nelle questioni politiche. L’attuazione di questa manifestazione di libertà è stata però molto travagliata ed è un processo ancora in corso. Di solito il laico di fede autonomo viene sospettato di disobbedienza. “Disciplina, ordine, gerarchia”, sono in fondo ancora alla base della dottrina  politica dei nostri capi religiosi. Ed è vero che, come scrisse Gobetti nel 1924, “l’Italia politica deve cercare nelle libertà una virtù di Stato meno volgare della servile disciplina”.

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente Papa - Roma, Monte Sacro, Valli