Una
nuova politica: libertà e autonomia
[dal saggio di Piero Gobetti (1901-1926) La rivoluzione liberale: saggio sulla lotta
politica in Italia, pubblicato nel 1924 ed ora in commercio edito da
Einaudi, €20,00 (richiede una cultura di livello universitario)]
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| Piero Gobetti |
Problema di libertà
Gli
ultimi fatti della vita italiana [si era all’inizio degli anni Venti, dopo che
Benito Mussolini era stato nominato
Presidente del Consiglio dei Ministri (1922)] ripropongono il problema
di una esegesi del Risorgimento [processo e movimento culturale, sociale e
politico italiano che tra la fine del Settecento e nell’Ottocento portò
all’unificazione nazionale italiana, attuata nel Regno d’Italia e proclamata il
17 marzo 1861] svelandoci le illusioni e l’equivoco della nostra storia: un
disperato tentativo di diventare moderni restando letterati con vanità non
machiavellica di astuzia, o garibaldini con enfasi tribunizia.
La
libertà di cui si discute contro i sogni di assolutismo dei nuovi Signori [si
può pensare che qui si riferisca innanzi tutti ai capi del regime fascista che
da poco si veniva strutturando al vertice dello stato], non deve dunque
confrontarsi con le verbose passioni dei radicali che offrirono nel
mazzinianismo [il movimento culturale e politico suscitato dal rivoluzionario
repubblicano irredentista italiano Giuseppe Mazzini (1805-1872)] la misura
della loro impotenza.
L’Italia politica deve cercare nelle libertà
una virtù di Stato meno volgare della servile disciplina imposta da una milizia
[si riferisce al modello di impegno
politico proposto dal fascismo mussoliniano]; «e
mentre un popolo di artisti non sapeva immaginare niente di più bello di un
altro Rienzi [in questa citazione “Rienzi” è uno dei nomi con cui è conosciuto
Cola di Rienzo, capo politico e “tribuno” del popolo, il quale nel Trecento, in
una Roma abbandonata dalla Santa Sede, trasferita ad Avignone, produsse un
regime politico rivoluzionario, basato su fascino personale del Cola di Rienzo
verso il popolo, al modo appunto di un tribuno,
carica politica che nell’antica Roma repubblicana rappresentava la plebe nelle
questioni politiche, nel confronto con i patrizi,
che nel Senato avevano il loro organo
rappresentativo] che salisse in Campidoglio in corteggio teatrale» una
questione di autonomia può bene affermarsi come una questione di stile e di
passione per lo spirito dei fondatori di Stato.
Il contrasto vero dei tempi nuovi come delle
vecchie tradizioni non è tra dittatura e libertà, ma tra libertà e unanimità:
il vizio storico della nostra formazione politica consisterebbe nell’incapacità
di pesare le sfumatura e di conservare nelle posizioni contraddittorie un’onesta
intransigenza suggerita dal senso che le antitesi sono necessarie e la lotta le
coordina invece di sopprimerle.
[…]
… soltanto da una preparazione di
costumi e di forme non provinciali potrà scaturire un movimento libertario che
viva di responsabilità economica e di iniziative popolari rinunciando alle
sterili ideologie di disciplina, ordine,
gerarchia. Il problema italiano non è di autorità, ma di autonomia: l’assenza
di una vita libera fu attraverso i secoli l’ostacolo fondamentale per la
creazione di una classe dirigente, per il formarsi di un’attività economica
moderna e di una classe tecnica progredita (lavoro qualificato, imprenditori,
risparmiatori): che dovevano essere le condizioni e le premesse di una lotta
politica coraggiosa, strumento infallibile per la scelta e il rinnovamento
della classe governante.
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I
giudizi sul liberalismo che qualche volta si sentono negli ambienti cattolici
risentono, da una parte, della polemica con esso del papato romano, ai tempi in
cui gli si opponeva per la questione dell’unità nazionale, nell’Ottocento
risorgimentale, e, dall’altra, di quella del fascismo, che vi vedeva l’espressione
degli ideali di una superata, imbelle e corrotta classe borghese. Nella figura
del giovane torinese Piero Gobetti, “puro
come il diamante” come fu scritto di
lui, brillante intellettuale e antifascista, appena ventenne fondatore di un’importante
rivista, Rivoluzione Liberale, perseguitato
e percosso dai fascisti, morto esule in Francia
a venticinque anni, autore di quel saggio Rivoluzione liberale, di cui ho trascritto alcuni brani dalle prime
pagine, possiamo cogliere l’esempio di che cosa il liberalismo abbia
significato, e possa ancora significare, nella cultura europea, soprattutto
nella rifondazione, sempre necessaria, degli stati.
Confrontarsi con l’esigenza di libertà è ancora tanto difficile per noi
cattolici. Solo molto di recente si è cominciato a predicare il rispetto delle
diversità, l’autonomia come valore.
“Una
questione di stile e di passione”: questo è la politica se vuole essere
qualcosa di più di una semplice arena dove interessi particolari e irriducibili
cercano precari compromessi, in attesa di avere la meglio ciascuno sugli altri,
al modo di un condominio.
Anche la dottrina sociale deve ancora imparare
molto dal liberalismo. E, innanzi tutto, a non proporsi, nelle questioni
politiche, come dottrina, come comando morale di gerarchi
del clero che ci si aspetta solo che sia obbedito.
La questione dell’autonomia dei laici fu
centrale nella riforma che fu disegnata dai saggi dell’ultimo Concilio. Essa,
in particolare, doveva manifestarsi proprio nelle questioni politiche. L’attuazione
di questa manifestazione di libertà è
stata però molto travagliata ed è un processo ancora in corso. Di solito il
laico di fede autonomo viene
sospettato di disobbedienza. “Disciplina, ordine, gerarchia”, sono in
fondo ancora alla base della dottrina politica dei nostri capi religiosi. Ed è vero
che, come scrisse Gobetti nel 1924, “l’Italia politica deve cercare nelle libertà una virtù di
Stato meno volgare della servile disciplina”.
Mario
Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente Papa - Roma, Monte Sacro, Valli
