venerdì 26 febbraio 2016

Un cosa nuova

Un cosa nuova

  Nei ritagli di tempo sto leggendo un romanzo di Gabriel Garcia Marquez in cui c’è un vescovo di una città colombiana di qualche secolo fa che vive in un grande palazzo con tante stanze chiuse, disabitate: gliene bastano due e un grande terrazzo. L’edificio ha l’aspetto diruto. Oltre alle stanze frequentate del vescovo, c’è un altro ambiente abitato ed è una grande e fornita biblioteca, in cui passa quasi tutto il suo tempo un prete  suo antico discepolo e attuale collaboratore. L’ambiente religioso è quello cupo dell’Inquisizione spagnola. Intorno si muove una città per la quale la religione ha una rilevanza superficiale, dedita al traffico di schiavi e piena di superstizioni. A voler essere pessimisti potremmo vedervi  l’evocazione di un’immagine della nostra parrocchia e del quartiere intorno.
  Ma in religione si può essere pessimisti?
  Si comincia ad essere pessimisti cronici più o meno alla mia età, intorno ai sessanta e questo per tanti motivi, ma fondamentalmente per i molti segni di declino fisico che cominciano ad essere avvertiti, anche se la civiltà in cui viviamo, che ci preserva da certe grandi fatiche del passato, consente di conservarci più  a lungo.
 In un momento come quello che stiamo vivendo, un anziano coglie solo il tramonto triste di ciò che ha vissuto, di tutto un mondo.
 Uno più giovane potrebbe invece viverlo come l’aurora di un mondo nuovo, come l’occasione per una rifondazione. I nostri testi sacri si chiudono con una visione del genere, con un  far nuove tutte le cose.
 Gli stati aurorali portano con sé una forte emotività, che viene descritta come sentimento di stato nascente. E’ ciò che si vive nell’innamoramento.
 Si tratta di un’esperienza che non è preclusa ai più anziani. Per loro però la difficoltà sta nell’aspetto relazionale che richiede: infatti essa si manifesta in nuovi rapporti umani. La rifondazione richiede di farsi nuovi amici. Per un anziano questo è più difficile per questioni innanzi tutto fisiologiche. E’ più difficoltoso per uno come lui, avvicinarsi emotivamente agli altri e anche essere avvicinato. E’ invece del tutto naturale  per un giovane. I più anziani, ad un certo punto, cominciano purtroppo a fare esperienza di essere diventati come invisibili per il mondo intorno a loro.
 In religione ci sono molti ostacoli alle rifondazioni. Innanzi tutto è difficile trovare un quadro culturale per attuarle. Bisogna convivere con istituzioni piuttosto pesanti che tendono a ricondurre tutto a schemi antichi. C’è poi una teologia che, mentre non ha in genere un’immagine realistica dell’umanità intorno a sé, tende ad essere fondamentalmente un’istanza critica del nuovo, alla costante ricerca di una verità che sempre le sfugge. La nuova teologia, quella che fu all’origine dell’ideologa dell’ultimo Concilio, che, sostengono alcuni, era già stato scritto  ancor prima di iniziare, si era molto appassionata a noi laici e ora invece ne è piuttosto delusa e tende ad intrattenersi solo con sé stessa. Ha qualche problema a concepirsi come attività di ricerca, al modo delle altre scienze umane. Non ha abbandonato, in fondo, il sogno impossibile di raccontarci la  verità su tutto.
 In secondo luogo: come fare  una rifondazione se sono rimasti solo anziani, che ne sono fisiologicamente meno capaci, o persone più giovani che però temono le rifondazioni in ciò che veramente nuovo  possono portare? Le rifondazioni umane si basano su nuove amicizie, che sono gli strumenti per moltiplicare le relazioni tra le persone, per costruire un nuovo ambiente sociale.  Tra i dodici e i vent’anni, gli anni in cui si vivono le amicizie più intense, quelle che possono durare una vita, si è impavidi nell’accostare persone nuove: è il momento dell’espansione delle personalità. Prima non se ne è ancora capaci: non lo sono i bambini del catechismo dell’infanzia. Dopo ci si concentra sulla famiglia e sul lavoro, che prendono quasi tutto il tempo. Ecco che, allora, riportare in parrocchia i liceali e gli universitari è molto importante per creare l’ambiente umano che serve per la rifondazione. Si tratta però di persone in veloce metamorfosi fisica e psicologica, per le quali l’amore sessuale ha un’importanza enorme. Questo rende difficoltoso gestirle per un’ideologia religiosa piuttosto conformista, bacchettona e clericale come talune di quelle che qualche volta vedo attuate qui a Roma, in giro. A volte mi pare che si preferisca, ad un certo punto, prendere congedo  da quei giovani, quando risulta impossibile inquadrarli in qualche modo, per poi  recuperarli  dopo una quindicina d’anni o giù di lì, quando chiedono aiuto per la formazione dei figli piccoli. Ma,  a quel punto, saranno diventati solo degli  utenti  religiosi e la storia poi si ripeterà con i loro figli. E’ così che, mi pare, sia iniziata la decadenza della nostra esperienza parrocchiale.
  In questa situazione, un settore critico è quello del catechismo per la prima formazione religiosa. E’ lì infatti che, mentre si fa educazione alla fede, bisogna individuare e coltivare le persone giuste, con il cuore e la forza per farci ripartire. A volte è difficile figurarsele in  certi bambini irrequieti delle nostre classi di catechismo. Ma quei bimbi cresceranno presto e non dobbiamo più perderne nemmeno uno: li dobbiamo mettere subito al servizio della fede, devono, da subito, essere molto più che scolari. Da lì devono uscire gli animatori dei futuri gruppi  giovani.  Attraverso di loro possiamo agganciare i trentenni e quarantenni loro genitori e coinvolgerli. Ma, nell’attività di rifondazione, gli adulti saranno al seguito dei più giovani. Accade sempre così, a ben vedere.
 Infine: teniamo conto che le rifondazioni richiedono anche di essere espresse artisticamente. L’arte arriva dove la teologia non riesce a giungere. I giovani hanno bisogno di aver sempre una canzone nel cuore.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli