Un
cosa nuova
Nei ritagli di tempo sto leggendo un romanzo
di Gabriel Garcia Marquez in cui c’è un vescovo di una città colombiana di
qualche secolo fa che vive in un grande palazzo con tante stanze chiuse,
disabitate: gliene bastano due e un grande terrazzo. L’edificio ha l’aspetto
diruto. Oltre alle stanze frequentate del vescovo, c’è un altro ambiente
abitato ed è una grande e fornita biblioteca, in cui passa quasi tutto il suo
tempo un prete suo antico discepolo e
attuale collaboratore. L’ambiente religioso è quello cupo dell’Inquisizione
spagnola. Intorno si muove una città per la quale la religione ha una rilevanza
superficiale, dedita al traffico di schiavi e piena di superstizioni. A voler
essere pessimisti potremmo vedervi l’evocazione
di un’immagine della nostra parrocchia e del quartiere intorno.
Ma in religione si può essere pessimisti?
Si comincia ad essere pessimisti cronici più
o meno alla mia età, intorno ai sessanta e questo per tanti motivi, ma
fondamentalmente per i molti segni di declino fisico che cominciano ad essere
avvertiti, anche se la civiltà in cui viviamo, che ci preserva da certe grandi
fatiche del passato, consente di conservarci più a lungo.
In un momento come quello che stiamo vivendo,
un anziano coglie solo il tramonto triste di ciò che ha vissuto, di tutto un
mondo.
Uno più giovane potrebbe invece viverlo come l’aurora
di un mondo nuovo, come l’occasione per una rifondazione. I nostri testi sacri
si chiudono con una visione del genere, con un far nuove tutte le cose.
Gli stati aurorali portano con sé una forte
emotività, che viene descritta come sentimento
di stato nascente. E’ ciò che si vive nell’innamoramento.
Si tratta di un’esperienza che non è preclusa
ai più anziani. Per loro però la difficoltà sta nell’aspetto relazionale che
richiede: infatti essa si manifesta in nuovi rapporti umani. La rifondazione
richiede di farsi nuovi amici. Per un anziano questo è più difficile per
questioni innanzi tutto fisiologiche. E’ più difficoltoso per uno come lui, avvicinarsi emotivamente agli altri e anche essere avvicinato. E’
invece del tutto naturale per un giovane. I più anziani, ad un certo
punto, cominciano purtroppo a fare esperienza di essere diventati come invisibili per il mondo intorno a loro.
In religione ci sono molti ostacoli alle
rifondazioni. Innanzi tutto è difficile trovare un quadro culturale per
attuarle. Bisogna convivere con istituzioni piuttosto pesanti che tendono a
ricondurre tutto a schemi antichi. C’è poi una teologia che, mentre non ha in
genere un’immagine realistica dell’umanità intorno a sé, tende ad essere
fondamentalmente un’istanza critica del nuovo, alla costante ricerca di una
verità che sempre le sfugge. La nuova
teologia, quella che fu all’origine dell’ideologa dell’ultimo Concilio,
che, sostengono alcuni, era già stato scritto
ancor prima di iniziare, si era
molto appassionata a noi laici e ora invece ne è piuttosto delusa e tende ad
intrattenersi solo con sé stessa. Ha qualche problema a concepirsi come
attività di ricerca, al modo delle altre scienze umane. Non ha abbandonato, in
fondo, il sogno impossibile di raccontarci la
verità su tutto.
In secondo luogo: come fare una rifondazione se
sono rimasti solo anziani, che ne sono fisiologicamente meno capaci, o persone
più giovani che però temono le rifondazioni in ciò che veramente nuovo possono portare? Le rifondazioni umane si
basano su nuove amicizie, che sono gli strumenti per moltiplicare le relazioni
tra le persone, per costruire un nuovo ambiente sociale. Tra i dodici e i vent’anni, gli anni in cui
si vivono le amicizie più intense, quelle che possono durare una vita, si è
impavidi nell’accostare persone nuove: è il momento dell’espansione delle
personalità. Prima non se ne è ancora capaci: non lo sono i bambini del
catechismo dell’infanzia. Dopo ci si concentra sulla famiglia e sul lavoro, che
prendono quasi tutto il tempo. Ecco che, allora, riportare in parrocchia i
liceali e gli universitari è molto importante per creare l’ambiente umano che
serve per la rifondazione. Si tratta però di persone in veloce metamorfosi
fisica e psicologica, per le quali l’amore sessuale ha un’importanza enorme.
Questo rende difficoltoso gestirle
per un’ideologia religiosa piuttosto conformista, bacchettona e clericale come talune
di quelle che qualche volta vedo attuate qui a Roma, in giro. A volte mi pare
che si preferisca, ad un certo punto, prendere
congedo da quei giovani, quando
risulta impossibile inquadrarli in
qualche modo, per poi recuperarli dopo una quindicina d’anni o giù di lì, quando
chiedono aiuto per la formazione dei figli piccoli. Ma, a quel punto, saranno diventati solo degli utenti religiosi e la storia poi si ripeterà con i
loro figli. E’ così che, mi pare, sia iniziata la decadenza della nostra
esperienza parrocchiale.
In questa situazione, un settore critico è
quello del catechismo per la prima formazione religiosa. E’ lì infatti che,
mentre si fa educazione alla fede, bisogna individuare e coltivare le persone
giuste, con il cuore e la forza per farci ripartire. A volte è difficile
figurarsele in certi bambini irrequieti
delle nostre classi di catechismo. Ma quei bimbi cresceranno presto e non
dobbiamo più perderne nemmeno uno: li dobbiamo mettere subito al servizio della
fede, devono, da subito, essere molto più che scolari. Da lì devono uscire gli
animatori dei futuri gruppi giovani. Attraverso di loro possiamo agganciare i
trentenni e quarantenni loro genitori e coinvolgerli. Ma, nell’attività di
rifondazione, gli adulti saranno al seguito dei più giovani. Accade sempre
così, a ben vedere.
Infine: teniamo conto che le rifondazioni
richiedono anche di essere espresse artisticamente. L’arte arriva dove la
teologia non riesce a giungere. I giovani hanno bisogno di aver sempre una
canzone nel cuore.
Mario
Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli