Santificare la
domenica: esame di coscienza collettivo
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| Pagine del catechismo per la mia Prima Comunione |
In Quaresima è tempo di esami di coscienza. Vogliamo farne uno collettivo sul terzo comandamento, santificare le feste?
Qui sopra trovate le pagine del catechismo
della mia Prima Comunione che ne trattavano. Il tema era ritenuto adatto alla
capacità di comprensione di un bambino di 4° elementare (notate infatti, a
fianco delle domande/risposte n.89, 90 e
91, il numero 4 in cifra romana “IV”). Imparai a memoria le risposte e le
recitai quando me le chiesero all’esame per essere ammessi al Sacramento. Che
cosa capii? Bisogna andare a Messa la Domenica. Poi non dovevo fare i lavori degli
artigiani e degli operai. Io, un bambino!? Alle medie lessi Dickens e capii che
c’erano bambini che li facevano. Ai tempi della Prima Comunione, comunque, mi
parve che il comandamento mi riguardasse fino a un certo punto, solo per la
parte della Messa. Fin da piccolo mi urtò pensare al lavoro di operai e
artigiani come servile. Perché un lavoratore come loro
doveva essere considerato un servo? A
casa avevamo una tata, che aiutava
mia mamma nelle faccende di casa, ma non era trattata come una serva.
Fossi stato un signorino, come si
diceva una volta nei paesi dei ragazzi figli di famiglie borghesi o addirittura titolate, avrei capito meglio
la cosa. Quel catechismo non faceva capire bene le cose ai bambini a cui era
destinato, eppure ha ancora tanti estimatori negli ambienti religiosi
reazionari. La mia generazione si è formata su quel libretto, e infatti mi pare
abbia qualche difficoltà di santificazione
delle feste. Una Messa frettolosa,
arrivando più o meno al tempo del Vangelo, e poi poltrire. Un po’ di sport? Il
cinemino? La pizza serale? Ma dov’è il potenziale di santificazione di queste
cose? Alcuni si sfiniscono in lunghi gruppi di autocoscienza religiosa il
sabato sera, con i cari amici di sempre, ma, finiti confessioni, canti e balletti, i cari riti di sempre, sembra che
non abbiano hanno più cuore per la domenica, il giorno santo per eccellenza,
come inutilmente i nostri preti tentano di farci entrare in mente. Anche per me
fu così da giovane. In parrocchia mi ci vedevano poco. Vivevo altrove la mia
spiritualità. Certe cose passano di padre in figlio, e così mi sembra sia
stato, da noi, per la faccenda della santificazione.
Uno cerca chiarimenti nel Catechismo della
Chiesa Cattolica, che dovrebbe dare la
linea per i tempi contemporanei, e non
trova molto di più. C’è la preoccupazione che si vada a Messa la domenica e gli
altri giorni di precetto. Premere sulle autorità perché
mantengano le festività religiose anche come giorni di riposo civili. Evitare
eccessi nei divertimenti. E poltrire. Fondamentalmente c’è questo.
Si ricorda di sfuggita che la domenica è la prima di tutte le feste e che significa, dal greco antico, giorno del Signore. E’ citato anche un brano del padre della Chiesa Giustino (2° secolo), filosofo, vissuto in
Italia, morto martire a Roma:
Ci raduniamo tutti insieme nel giorno del sole, poiché questo è il
primo giorno [dopo il sabato ebraico, ma anche il primo giorno] nel quale Dio,
trasformate le tenebre e la materia, creò il mondo; sempre in questo giorno
Gesù Cristo, nostro salvatore, risuscitò i morti.
Si intuisce,
quindi, che la domenica dovrebbe
essere molto importante nella nostra vita. Ma non ci danno molte spiegazioni in
più. Come in molte altre cose della fede bisogna allora approfondire da sé.
Siete soddisfatti di come santificate la domenica,
cari parrocchiani, giovani e meno giovani?
Non sentite il bisogno di qualcosa di più
della Messa frettolosa? Una Messa un
po’ meno frettolosa, da parte nostra,
forse. I preti ci mettono già tanto impegno, sono tanto migliori di noi. E trattenersi un po’ di più insieme, nel giorno santo, quello della resurrezione, quello della luce?
Ma c’è quello che è stanco, non tanto per il
lavoro, ma per altre cose che ha fatto il sabato, sport, svaghi vari. Quell’altro
la domenica ha, ancora, lo sport e altri svaghi. Poi arrivano i parenti a casa.
E le quattro chiacchiere al bar con gli amici, dove le mettiamo? I meno giovani
il pomeriggio della domenica sdormicchiano davanti al televisore. Poi è
inverno, fuori fa freddo, si fa buio presto. Il pomeriggio nel quartiere non si
vede anima viva. E così il giorno santo retrocede.
Ci viene inviato un sant’uomo dalla diocesi
per aiutarci a cambiare, ma poi la domenica rimane un po’ solo. C’è l’oratorio
da mandare avanti, ma ci si defila. La costanza non è il nostro forte, non è
così? Ma non sarebbe un bel modo di santificare
la domenica, quell’oretta e mezza scarsa con i bambini che saranno il
popolo di fede di domani? E non ci sono solo quei bambini, ma anche i loro
genitori, un’altra parte di quel popolo di fede che abbiamo lasciato fuori in
passato e ora si ripresenta da noi, finalmente!, nel
giorno santo. Li lasciamo ancora ai margini, non tentiamo di avvicinarli?
Le ricordiamo, dal catechismo, le opere di misericordia? E’ su quelle che
verremo giudicati, è scritto. Sono anche la via della nostra, personale e collettiva,
santificazione.
Ho
sempre in mente, in cose come quelle, la tremenda parabola degli invitati riottosi
che si trova nel Vangelo secondo Luca (14, 16-24):
“Un uomo fece una volta un grande
banchetto e invitò molta gente. All’ora di pranzo mandò uno dei suoi servi a dire
agli invitati: «Tutto è
pronto, venite!». Ma uno dopo l’altro,
gli invitati cominciarono a scusarsi. Uno disse: «Ho comprato un terreno e devo assolutamente andare a vederlo. Ti prego di scusarmi. Un altro disse: «Ho comprato cinque paia di buoi e
sto andando a provarli. Ti prego si scusarmi». Un terzo invitato gli disse: «Mi sono sposato da poco e perciò non posso venire».
Quel servo poi tornò dal suo
padrone e gli riferì tutto. Il padrone di casa allora, pieno di sdegno, ordinò
al suo servo: « Esci subito e va' per le piazze e per le vie della città e fa venire qui, al mio banchetto, i poveri e gli storpi, i ciechi e gli zoppi».
Più tardi il servo tornò dal
padrone per dirgli: «Signore, ho eseguito il tuo ordine, ma a tavola c’è ancora
posto».
Il padrone allora disse al
servo: «Esci di nuovo e va’ per i sentieri
di campagna e lungo le siepi e spingi la gente a venire. Voglio che la mia casa
sia piena di gente. Nessuno di quelli che ho invitato per primi parteciperà al
mio banchetto: ve lo assicuro!».”
[versione evangelica da Parola del
Signore - Traduzione interconfessionale in lingua corrente - LDC - ABU]
«E
tu, che pontifichi» mi si
potrebbe obiettare, «sei
soddisfatto di come santifichi la domenica?». Rispondo: no, non lo sono. L’esame di coscienza riguarda anche
me.
Sabato 5 marzo prossimo verrà in parrocchia
don Luigi Ciotti. E’ una persona di esperienza in materia di santificazione mediante opere
di misericordia. Penso che si accorgerà a prima vista di che cosa non va
tra noi su questo tema. Potrà darci qualche utile suggerimento.
Mario Ardigò - Azione Cattolica
in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli
