domenica 14 febbraio 2016

Santificare la domenica: esame di coscienza collettivo

Santificare la domenica: esame di coscienza collettivo

  
Pagine del catechismo per la mia Prima Comunione


In Quaresima è tempo di esami di coscienza. Vogliamo farne uno collettivo sul terzo comandamento,  santificare le feste?
 Qui sopra trovate le pagine del catechismo della mia Prima Comunione che ne trattavano. Il tema era ritenuto adatto alla capacità di comprensione di un bambino di 4° elementare (notate infatti, a fianco delle domande/risposte n.89, 90  e 91, il numero 4 in cifra romana “IV”). Imparai a memoria le risposte e le recitai quando me le chiesero all’esame per essere ammessi al Sacramento. Che cosa capii? Bisogna andare a Messa la Domenica. Poi non dovevo fare i lavori degli artigiani e degli operai. Io, un bambino!? Alle medie lessi Dickens e capii che c’erano bambini che li facevano. Ai tempi della Prima Comunione, comunque, mi parve che il comandamento mi riguardasse fino a un certo punto, solo per la parte della Messa. Fin da piccolo mi urtò pensare al lavoro di operai e artigiani come  servile. Perché un lavoratore come loro doveva essere considerato un servo? A casa avevamo una tata, che aiutava mia mamma nelle faccende di casa, ma non era trattata come una  serva. Fossi stato un signorino, come si diceva una volta nei paesi dei ragazzi figli di famiglie borghesi  o addirittura titolate, avrei capito meglio la cosa. Quel catechismo non faceva capire bene le cose ai bambini a cui era destinato, eppure ha ancora tanti estimatori negli ambienti religiosi reazionari. La mia generazione si è formata su quel libretto, e infatti mi pare abbia qualche difficoltà di santificazione  delle feste. Una Messa frettolosa, arrivando più o meno al tempo del Vangelo, e poi poltrire. Un po’ di sport? Il cinemino? La pizza serale? Ma dov’è il potenziale di  santificazione di queste cose? Alcuni si sfiniscono in lunghi gruppi di autocoscienza religiosa il sabato sera, con i cari amici di sempre, ma, finiti confessioni, canti e balletti, i cari riti di sempre, sembra che non abbiano hanno più cuore per la domenica,  il giorno santo per eccellenza, come inutilmente i nostri preti tentano di farci entrare in mente. Anche per me fu così da giovane. In parrocchia mi ci vedevano poco. Vivevo altrove la mia spiritualità. Certe cose passano di padre in figlio, e così mi sembra sia stato, da noi, per la faccenda della santificazione.
   Uno cerca chiarimenti nel Catechismo della Chiesa Cattolica, che dovrebbe dare la linea  per i tempi contemporanei, e non trova molto di più. C’è la preoccupazione che si vada a Messa la domenica e gli altri giorni  di precetto. Premere sulle autorità perché mantengano le festività religiose anche come giorni di riposo civili. Evitare eccessi nei divertimenti. E poltrire.  Fondamentalmente c’è questo.
 Si ricorda di sfuggita che la domenica è la prima di tutte le feste  e che significa, dal greco antico, giorno del Signore.  E’ citato anche un brano del padre della Chiesa  Giustino (2° secolo), filosofo, vissuto in Italia, morto martire a Roma:
Ci raduniamo tutti insieme nel giorno del sole, poiché questo è il primo giorno [dopo il sabato ebraico, ma anche il primo giorno] nel quale Dio, trasformate le tenebre e la materia, creò il mondo; sempre in questo giorno Gesù Cristo, nostro salvatore, risuscitò i morti.
  Si intuisce,  quindi,  che la domenica dovrebbe essere molto importante nella nostra vita. Ma non ci danno molte spiegazioni in più. Come in molte altre cose della fede bisogna allora approfondire da sé.
 Siete soddisfatti di come santificate  la domenica, cari parrocchiani, giovani e meno giovani?
 Non sentite il bisogno di qualcosa di più della Messa frettolosa? Una Messa un po’ meno frettolosa, da parte nostra, forse. I preti ci mettono già tanto impegno, sono tanto migliori di noi.  E trattenersi un po’ di più insieme, nel giorno santo,  quello della resurrezione, quello della luce?
 Ma c’è quello che è stanco, non tanto per il lavoro, ma per altre cose che ha fatto il sabato, sport, svaghi vari. Quell’altro la domenica ha, ancora, lo sport e altri svaghi. Poi arrivano i parenti a casa. E le quattro chiacchiere al bar con gli amici, dove le mettiamo? I meno giovani il pomeriggio della domenica sdormicchiano davanti al televisore. Poi è inverno, fuori fa freddo, si fa buio presto. Il pomeriggio nel quartiere non si vede anima viva.  E così il giorno santo  retrocede.
 Ci viene inviato un sant’uomo dalla diocesi per aiutarci a cambiare, ma poi la domenica rimane un po’ solo. C’è l’oratorio da mandare avanti, ma ci si defila. La costanza non è il nostro forte, non è così? Ma non sarebbe un bel modo di santificare la domenica, quell’oretta e mezza scarsa con i bambini che saranno il popolo di fede di domani? E non ci sono solo quei bambini, ma anche i loro genitori, un’altra parte di quel popolo di fede che abbiamo lasciato fuori in passato e ora si ripresenta da noi, finalmente!,  nel giorno santo. Li lasciamo ancora ai margini, non tentiamo di avvicinarli?
 Le ricordiamo, dal catechismo, le opere di misericordia? E’ su quelle che verremo giudicati, è scritto. Sono anche la via della nostra, personale e collettiva, santificazione.
  Ho sempre in mente, in cose come quelle, la tremenda parabola degli invitati riottosi che si trova nel Vangelo secondo Luca (14, 16-24):
“Un uomo fece una volta un grande banchetto e invitò molta gente. All’ora di pranzo mandò uno dei suoi servi  a dire  agli invitati: «Tutto è pronto, venite!». Ma uno dopo l’altro, gli invitati cominciarono a scusarsi. Uno disse: «Ho comprato un terreno e devo assolutamente andare a vederlo.  Ti prego di scusarmi. Un altro disse: «Ho comprato cinque paia di buoi e sto andando a provarli. Ti prego si scusarmi». Un terzo invitato gli disse: «Mi sono sposato da poco e perciò non posso venire».
 Quel servo poi tornò dal suo padrone e gli riferì tutto. Il padrone di casa allora, pieno di sdegno, ordinò al suo servo: « Esci subito e va' per le piazze e per le vie della città e fa venire qui, al mio banchetto, i poveri e gli storpi, i ciechi e gli zoppi».
 Più tardi il servo tornò dal padrone per dirgli: «Signore, ho eseguito il tuo ordine, ma a tavola c’è ancora posto».
  Il padrone allora disse al servo: «Esci  di nuovo e va’ per i sentieri di campagna e lungo le siepi e spingi la gente a venire. Voglio che la mia casa sia piena di gente. Nessuno di quelli che ho invitato per primi parteciperà al mio banchetto: ve lo assicuro!».”
[versione evangelica da Parola del Signore - Traduzione interconfessionale in lingua corrente - LDC - ABU]
 «E tu, che pontifichi» mi si potrebbe obiettare, «sei soddisfatto di come santifichi  la domenica?». Rispondo: no, non lo sono. L’esame di coscienza riguarda anche me.
 Sabato 5 marzo prossimo verrà in parrocchia don Luigi Ciotti. E’ una persona di esperienza in materia di santificazione  mediante opere di misericordia. Penso che si accorgerà a prima vista di che cosa non va tra noi su questo tema. Potrà darci qualche utile suggerimento.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli