In ogni festa dell’anno liturgico si celebra la Pasqua di Gesù, la sua
morte e risurrezione, per la nostra salvezza: il nome Gesù in ebraico significa
Dio Salva. Come si è letto nell’Annuncio della Pasqua che è stato proclamato
dopo il brano evangelico, centro di tutto l’anno liturgico è la morte e
risurrezione di Cristo, la Pasqua, che è una solennità la quale, seguendo un
calendario lunare, varia nel corso dell’anno, mentre il Natale cade sempre il
25 dicembre.
E’ così anche per l’Epifania.
Il racconto evangelico dell’arrivo dei Magi
non è un racconto per bambini. C’è, ad esempio, anche il confronto con la
cattiveria del mondo, nella figura del re Erode.
Gli esegeti ci dicono che le narrazioni dell’infanzia di Gesù sono
quelle scritte per ultime e contengono molta teologia. I teologi giunsero a
vedere nelle fasce del bimbo Gesù e nella mangiatoia in cui fu adagiato l’immagine
delle fasce in cui fu avvolto il corpo di Gesù dopo la morte e il sepolcro.
In questi sapienti venuti da lontano, i Magi,
dei quali non si dice che furono tre, anche se la tradizione ne individua solo
tre in base ai doni che portarono al bambino Gesù, possiamo vedere
rappresentati tutti noi.
La salvezza recata da Gesù è per tutti. Questa la grande novità della
nostra fede.
Bisogna però mettersi in cammino, abbandonare
le nostre sicurezze, per andare verso Gesù, sapendo scrutare, come i Magi, i
segni dei tempi. E poi, tornando, prendere
un’altra via, come fecero i Magi, il che richiama l’idea di conversione.
E nell’episodio biblico dell’Epifania furono i lontani a muoversi per
adorarlo, non gli abitanti di Gerusalemme, che erano molto vicini a Betlemme e
avevano anche gli strumenti culturali per comprendere ciò che stava accadendo.
La parola adorare
deriva da termini antichi che richiamano l’idea di baciare, è dunque un atto di amore.
L’Epifania ci invita a lasciare le nostre
sicurezze, anche comunitarie, per andare verso i lontani e amarli.
Avvicinare i lontani ci potrà riservare delle
sorprese: ci accorgeremo di trovare la fede dove non pensavamo che ci fosse.
Sintesi di Mario Ardigò, per come
ha compreso le parole del celebrante
Annuncio della Pasqua
Fratelli e sorelle, la
gloria del Signore si è manifestata e sempre si manifesterà in mezzo a noi fino
al suo ritorno. Nei ritmi e nelle
vicende del tempo ricordiamo e viviamo i misteri della salvezza.
Centro di tutto l’anno liturgico è il Triduo
del Signore crocifisso, sepolto e risorto, che culminerà nella domenica di
Pasqua il 27 marzo. In ogni domenica, Pasqua della settimana, la santa Chiesa rende
presente questo grande evento nel quale Cristo ha vinto il peccato e la morte.
Dalla Pasqua scaturiscono tutti i giorni santi: le Ceneri, inizio della
Quaresima, il 10 febbraio. L’Ascensione del Signore, l’8 maggio. La Pentecoste,
il 15 maggio. La prima domenica di Avvento, il 27 novembre. Anche nelle feste
della santa Madre di Dio, degli apostoli, dei santi e nella commemorazione dei
fedeli defunti, la Chiesa pellegrinante sulla terra proclama la Pasqua del suo
Signore. A Cristo che era, che è e che viene, Signore del tempo e della storia,
lode perenne nei secoli dei secoli. Amen
