Domenica 17-1-16 – 2° Domenica
del Tempo ordinario - Lezionario dell’anno C per le domeniche e le solennità –
Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani – proprio del tempo – colore liturgico: verde – 2° settimana del salterio - Letture e
sintesi dell’omelia della Messa vespertina prefestiva e di quella delle nove – avvisi di A.C. - La lettera del presidente dell'AC Truffelli alla nostra socia Flora, per i suoi 80 anni di vita associativa!
Osservazioni ambientali: 6° C, cielo sereno, velato, ventoso. Canti:
ingresso Ti esalto Dio mio re;
offertorio: Con il mio canto;
Comunione: Preghiera semplice; Canto
finale: Santa Maria del Cammino
Alla Messa delle nove il gruppo di A.C. era nei
banchi di sinistra, a fianco dell’altare, guardando l’abside.
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| L'altare della chiesa parrocchiale, oggi alle 8:50 |
Buona domenica a tutti
i lettori!
Questa domenica si apre la settimana di preghiera per l’unità dei
cristiani: il parroco ci ha invitati ad associarci alla preghiera, perché la
fede non sia mai occasione di divisione e di contrasti e perché la diversità di
carismi si ricomponga in una superiore unità. Ci ha invitati a pregare anche
per lui, che ha la responsabilità di armonizzare le varie esperienze di fede
presenti in parrocchia.
Gli amici del Cammino Neocatecumenale nel corso delle Messe di questa domenica propongono, come tutti gli anni, il loro annuncio, spiegando la loro esperienza di vita di fede secondo la particolare spiritualità delle loro comunità e invitando a venire alle loro catechesi per adulti, che inizieranno la prossima settimana.
Pillola di Concilio
[dalla
Costituzione Luce per le genti del Concilio Vaticano 2° (1962-1965)]
I laici e la gerarchia
37. I laici, come tutti i fedeli, hanno
il diritto di ricevere abbondantemente dai sacri pastori i beni spirituali
della Chiesa, soprattutto gli aiuti della parola di Dio e dei sacramenti; ad
essi quindi manifestino le loro necessità e i loro desideri con quella libertà
e fiducia che si addice ai figli di Dio e ai fratelli in Cristo. Secondo la
scienza, competenza e prestigio di cui godono, hanno la facoltà, anzi talora
anche il dovere, di far conoscere il loro parere su cose concernenti il bene
della Chiesa. Se occorre, lo facciano attraverso gli organi stabiliti a questo
scopo dalla Chiesa, e sempre con verità, fortezza e prudenza, con rispetto e
carità verso coloro che, per ragione del loro sacro ufficio, rappresentano
Cristo. I laici, come tutti i fedeli, con cristiana obbedienza prontamente
abbraccino ciò che i pastori, quali rappresentanti di Cristo, stabiliscono in
nome del loro magistero e della loro autorità nella Chiesa, seguendo in ciò
l'esempio di Cristo, il quale con la sua obbedienza fino alla morte ha aperto a
tutti gli uomini la via beata della libertà dei figli di Dio. Né tralascino di
raccomandare a Dio con le preghiere i loro superiori, affinché, dovendo questi
vegliare sopra le nostre anime come persone che ne dovranno rendere conto, lo
facciano con gioia e non gemendo (cfr. Eb 13,17).
I pastori, da parte loro, riconoscano e promuovano la dignità e la
responsabilità dei laici nella Chiesa; si servano volentieri del loro prudente
consiglio, con fiducia affidino loro degli uffici in servizio della Chiesa e lascino
loro libertà e margine di azione, anzi li incoraggino perché intraprendano
delle opere anche di propria iniziativa. Considerino attentamente e con paterno
affetto in Cristo le iniziative, le richieste e i desideri proposti dai laici
e, infine, rispettino e riconoscano quella giusta libertà, che a tutti compete
nella città terrestre.
Da questi familiari rapporti tra i laici e i pastori si devono attendere
molti vantaggi per la Chiesa: in questo modo infatti si afferma nei laici il
senso della propria responsabilità, ne è favorito lo slancio e le loro forze
più facilmente vengono associate all'opera dei pastori. E questi, aiutati
dall'esperienza dei laici, possono giudicare con più chiarezza e opportunità
sia in cose spirituali che temporali; e così tutta la Chiesa, forte di tutti i
suoi membri, compie con maggiore efficacia la sua missione per la vita del
mondo.
Prima lettura
Dal libro del profeta
Isaia (Is 62,1-5)
Per amore di Sion non tacerò, per amore di
Gerusalemme non mi concederò riposo, finché non
sorga come aurora la sua giustizia e la sua salvezza non risplenda come
lampada. Allora le genti vedranno la tua giustizia, tutti i re la tua gloria;
sarai chiamata con un nome nuovo, che la
bocca del Signore indicherà. Sarai una
magnifica corona nella mano del Signore, un diadema regale nella palma del tuo
Dio. Nessuno ti chiamerà più Abbandonata, né la tua terra sarà più detta Devastata, ma sarai chiamata Mia
Gioia e la tua terra Sposata, perché il Signore troverà in te la sua delizia e
la tua terra avrà uno sposo. Sì, come un giovane sposa una vergine, così ti
sposeranno i tuoi figli; come gioisce lo sposo per la sposa, così il tuo Dio
gioirà per te.
Salmo responsoriale
Dal salmo 95 (94)
Ritornello:
Annunciate a tutti i popoli le meraviglie del Signore.
Cantate un canto nuovo,
cantate al Signore, uomini di tutta la terra.
Cantate al Signore, benedite il suo nome.
Annunciate di giorno in giorno la sua salvezza.
In mezzo alle genti narrate la sua gloria,
a tutti i popoli dite le sue meraviglie.
Date al Signore, o famiglie dei popoli,
date al Signore gloria e potenza,
date al Signore la gloria del suo nome.
Prostratevi al Signore nel suo atrio santo.
Tremi davanti a lui tutta la terra.
Dite tra le genti: “Il Signore regna!”.
Egli giudica i popoli con rettitudine.
Seconda lettura
Dalla prima lettera
di san Paolo apostolo ai Corinzi (1 Cor 12,4-11)
Fratelli, vi sono diversi carismi, ma uno solo
è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono
diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. A ciascuno è
data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune: a uno
infatti, per mezzo dello Spirito, viene dato il linguaggio di sapienza; a un
altro invece, dallo stesso Spirito, il linguaggio di conoscenza; a uno, nello
stesso Spirito, la fede; a un altro, nell’unico Spirito, il dono delle
guarigioni; a uno il potere dei miracoli; a un altro il dono della profezia;
a un altro il dono di discernere gli spiriti; a un altro la varietà delle
lingue; a un altro l’interpretazione delle lingue. Ma tutte queste cose le
opera l’unico e medesimo Spirito, distribuendole a ciascuno come vuole.
Vangelo
Dal Vangelo secondo
Giovanni (Gv 2,1-11)
In quel tempo, vi fu una
festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle
nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Venuto a mancare il vino, la madre di
Gesù gli disse: “Non hanno vino”. E Gesù le rispose: “Donna, che vuoi da me?
Non è ancora giunta la mia ora”. Sua madre disse ai servitori: “Qualsiasi cosa
vi dica, fatela”. Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale
dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse
loro: “Riempite d’acqua le anfore”; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro
di nuovo: “Ora prendete e portatene a colui che dirige il banchetto”. Ed essi
gliene portarono. Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che
dirigeva il banchetto -il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i
servitori che avevano preso l’acqua - chiamò lo sposo e gli disse: “Tutti
mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto,
quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora”. Questo,
a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la
sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.
Sintesi dell’omelia della
Messa vespertina prefestiva
Il Vangelo proclamato questa sera ci parla del vino buono e delle nozze, immagini che ricorrono più volte
nella Bibbia. Quella del vino richiama anche quella della vigna.
Nel brano evangelico, posto
all’inizio del Vangelo secondo Giovanni, si narra di quando Gesù mutò l’acqua
in vino buono, a Cana. Non a caso questa
lettura è stata collocata in questo tempo dell’anno liturgico. Infatti da poco
tempo abbiamo celebrato il Natale, che è
culminato nell’Epifania, che significa manifestazione.
E anche nella festa del Battesimo del Signore si celebra un’altra epifania,
un’altra manifestazione di Gesù.
L’evangelista Giovanni con quel
racconto delle nozze di Cana vuole
manifestare chi è Gesù.
Gesù, in quell’episodio, non è
una specie di prestigiatore, che, appunto, cambia l’acqua in vino. Ad esempio
perché era venuto a quelle nozze con il suo seguito, e avevano finito il vino.
O perché non ha voluto che la festa, quel giorno tanto importante per gli
sposi, fosse turbato perché era venuto a mancare il vino.
In quella narrazione non
compaiono gli sposi. Perché? Perché è
Gesù lo sposo. E le nozze che celebra sono quelle con il popolo degli
esseri umani. Il vino buono è l’immagine delle gioia che ne
scaturisce.
In questo quadro si capisce il
perché a quel brano evangelico sia stata accostata in questa messa la prima
lettura tratta dal libro di Isaia, in cui di Gerusalemme si dice che non sarà
più chiamata Abbandonata, Devastata, ma Mia Gioia e Terra Sposata.
Maria, nell’episodio delle nozze
di Cana, è figura del discepolo, della Chiesa. Ella è attenta, sollecita, alle
necessità delle persone che lì si trovano e le invita a fare qualsiasi cosa
dica Gesù. Dopo quella volta Maria quasi scompare nei racconti evangelici e
ritorna ai piedi della Croce: quella è l’ora delle nozze di Gesù con il suo popolo. E l’ora in cui egli si dona. Quella è l’ora
della Passione, che non è solo l’ora del dolore, ma anche quella della passione
intesa come trasporto d’amore: sulla Croce Gesù si è donato per amore. Questo
amore è la fonte della nostra gioia ed è rappresentato nell’immagine del vino buono, che dà gioia.
Anche noi dobbiamo seguire
l’esempio di Maria: essere attenti, solleciti alle necessità della gente
intorno a noi, indicando la via di Gesù, perché non manchi mai la gioia nel suo
popolo.
Sintesi dell’omelia della Messa delle nove
Oggi siamo invitati a un festa,
come è scritto nel canto al Vangelo: “Dio ci ha chiamati mediante il Vangelo”.
E’ una festa di nozze.
Il Vangelo è una buona notizia e la festa è per le nozze
di Gesù con tutti noi, il suo popolo.
Ve ne parla in brano evangelico
proclamato oggi, che racconta dell’episodio delle nozze di Cana, quando Gesù
trasformò una grande quantità di acqua, quella che, per adempiere a
prescrizioni rituali della legge ebraica, veniva conservata in capienti anfore di pietra, in vino buono.
Il vino buono sulle nozze di Cana rappresenta l’amore fedele di Dio.
Egli infatti non ci abbandona mai.
Nell’episodio del Vangelo Maria
si accorge che è venuto a mancare il vino, quindi che la festa sta per essere
rovinata, e, indicando Gesù, disse “Qualsiasi
cosa vi dica, fatela”.
Dio viene con potenza, ci parla,
ci invita: non siamo stati noi a voler essere cristiani, ci a esserlo. La sua
parola è l’annuncio di una buona notizia: essa mentre viene detta
da Dio si realizza.
Nella prima lettura i superstiti
dall’esilio tornano in una Gerusalemme devastata, distrutta: ma, attraverso il
profeta, Dio parla e dice che sarà di nuovo sposata,
che la gioia riprenderà. E questa parola si realizza.
Il ritornello del salmo ci invita
ad annunciare a tutti i popoli le
meraviglie del Signore, la buona notizia che ci è giunta e la grande gioia
che realizza.
Seguiamo dunque Gesù, rispondiamo
al suo invito a nozze, perché anche la nostra acqua si trasformi in vino buono, perché tutta la nostra vita
sia trasformata e piena di gioia.
Sintesi di Mario Ardigò, per come ha inteso le parole del celebrante
Avvisi di A.C.
- la riunione infrasettimanale del gruppo parrocchiale di AC si terrà martedì
19-1-16, alle ore 17, in sala rossa. I membri del gruppo sono invitati a riflettere, con il
metodo della Lectio Divina, sulle
letture della Messa di domenica 24-1-16 (3° del Tempo ordinario): Ne 8,2-4a.5-6.8-10; Sal 18 (19); 1 Cor
12,12-1.27; Lc 1,1-4; 4,14-21, in modo da poter dare un contributo personale
nel corso della meditazione che, con il prezioso aiuto dell’assistente
ecclesiastico, su di esse si farà insieme nel corso della riunione.
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| La lettera del presidente dell'AC Truffelli per gli 80 di vita associativa della nostra socia Flora. Complimenti, Flora! |


