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una comunità aperta - 6
Uno dei più gravi limiti del lavoro dei saggi
dell’ultimo Concilio è di non essersi occupati di formazione dei laici, se non
di sfuggita. Perché? La ragione è che i
loro laici di riferimento se li erano trovati già belli e formati
nel lungo e travagliato processo della
loro emersione dallo stato di gregge. Ma essi erano una esigua minoranza.
Quando nei documenti del Concilio si
presentano dei laici in grado di illuminare il clero sui problemi dell’umanità
evidentemente non ci si riferisce alla gente di fede comune degli anni Sessanta,
e meno che mai al contesto italiano, caratterizzato da un accentuato
clericalismo indotto dai nostri capi religiosi, soprattutto al tempo dei
burrascosi rapporti con l’ideologia liberale e nazionalista espressa a partire
dal Risorgimento e poi nell’azione di consolidamento e di espansione del Regno
d’Italia.
Quando, nel dopo Concilio, si cercò di attuare
il nuovo modello organizzativo disegnato nei documenti da esso prodotti, ci si
accorse che in Italia la catechesi reazionaria imposta dalla nostra gerarchia
del clero a partire dalla metà dell’Ottocento,
non in linea con il movimento
catechistico che proprio in quella stessa epoca stava producendosi in
Europa, aveva prodotto un popolo di analfabeti religiosi. E che, quindi,
mancava il materiale umano per produrre il cambiamento. A quel punto si mise
mano a quel processo che venne esplicitamente definito rinnovamento della catechesi e che fu innescato dal 1970, con la
diffusione da parte della Conferenza Episcopale Italiana presieduta da Carlo
Colombo, vescovo in Milano, di quello
che venne denominato Documento di base.
Lo
trovate sul Web a questo indirizzo:
http://www.educat.it/documenti/download/Il%20Rinnovamento%20della%20Catechesi_sito.pdf
INTRODUZIONE
Il popolo di Dio nel
mondo…
1.
La storia del popolo di Dio è storia dell’amore divino. Le ragioni
dell’esistenza di questo popolo singolare sono le misteriose ragioni per cui
Dio “ha cosi amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, affinché chiunque
crede in Lui non muoia, ma abbia la vita eterna”. Sono le ragioni della
missione stessa di questo popolo, sempre ricca
e feconda di fermenti rinnovatori e vivificanti per la umanità.
... cresce nella
pazienza e nella speranza
2. Sospinto dagli
avvenimenti e dalle tensioni del secolo, nel quale è inserito, il popolo di Dio cresce nella pazienza e
nella speranza, maturando la coscienza di sé e della propria missione, in
“adesione fedelissima alle parole e al pensiero di Cristo, nel ricordo
riverente dell’insegnamento autorevole della tradizione ecclesiastica e nella
docilità alla interiore illuminazione dello Spirito Santo”. È un’esperienza di continua conversione, di
purificazione e di carità, che muove la Chiesa a una fedeltà sempre più
piena al suo Signore e sostiene la sua missione di pace e di salvezza per gli
uomini.
Il rinnovamento della pastorale catechistica
3.
Anche il proposito di rinnovare la pastorale catechistica conduce la Chiesa a
questa esperienza di vita interiore, che le consente di “ritrovare in se stessa, vivente ed operante nello Spirito Santo, la parola di Cristo” e di proclamarla con
ferma fiducia agli uomini del nostro tempo.
In Italia il più grandioso processo formativo
popolare era stato attuato, a partire dagli inizi del Novecento, dalla nuova
Azione Cattolica, organizzata per volontà del papa Giuseppe Sarto a partire dal
1905 con l’attiva collaborazione di un vivace laicato che si era formato
durante la passata esperienza sociale dell’Opera dei Congressi, sciolta d’autorità
per i contrasti tra intransigentisti e democratici cristiani negli ultimi anni
dell’Ottocento. Esso però svoltosi prima durante la tragedia umana della durissima
repressione del modernismo, il
movimento per il rinnovamento della cultura religiosa, e poi del compromesso
clericale con il fascismo storico, era stato impostato tendenzialmente in
chiave reazionaria e viveva con sospetto la modernità e i suoi fermenti, visti
come attivamente antireligiosi e come una minaccia per il potere dei nostri
capi del clero. Di fatto poi, in particolare per l’azione di straordinarie
personalità del nostro laicato, come Giuseppe Toniolo e Armida Barelli, e poi
per quella prodotta nei cenacoli intellettuali indotti dalle componenti intellettuali dell’istituzione, in particolare gli
universitari della FUCI e i gruppi del Movimento Laureati e dei Maestri Cattolici
andò molto oltre l’impostazione originaria e divenne il laboratorio da cui
scaturì una parte importante di coloro che, sconfitto il fascismo storico,
costruirono la nuova democrazia italiana ed europea.
Come si comprende fin dall’introduzione il Documento di base si muoveva in una prospettiva completamente
diversa. In particolare la docilità
che era stata sempre pretesa dai nostri gerarchi religiosi era presentata come
atteggiamento di sottomissione non a un qualche sovrano religioso, ma alle
idealità di origine soprannaturale della nostra fede e direttamente all’Altissimo,
al quale era riferito l’impegno di fedeltà. Ciò portava ad assecondare
dinamiche di rinnovamento nelle nostre collettività religiose, secondo l’idea
di un disegno provvidenziale per fare
nuove tutte le cose.
Mario
Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli