giovedì 17 dicembre 2015

Indurre una comunità aperta - 6

Indurre una comunità aperta - 6

  Uno dei più gravi limiti del lavoro dei saggi dell’ultimo Concilio è di non essersi occupati di formazione dei laici, se non di sfuggita. Perché? La ragione  è che i loro laici di riferimento  se li erano trovati già belli e formati nel  lungo e travagliato processo della loro emersione dallo stato di gregge. Ma essi erano una esigua minoranza.
 Quando nei documenti del Concilio si presentano dei laici in grado di illuminare il clero sui problemi dell’umanità evidentemente non ci si riferisce alla gente di fede comune degli anni Sessanta, e meno che mai al contesto italiano, caratterizzato da un accentuato clericalismo indotto dai nostri capi religiosi, soprattutto al tempo dei burrascosi rapporti con l’ideologia liberale e nazionalista espressa a partire dal Risorgimento e poi nell’azione di consolidamento e di espansione del Regno d’Italia.
 Quando, nel dopo Concilio, si cercò di attuare il nuovo modello organizzativo disegnato nei documenti da esso prodotti, ci si accorse che in Italia la catechesi reazionaria imposta dalla nostra gerarchia del clero  a partire dalla metà dell’Ottocento, non in linea con il movimento catechistico che proprio in quella stessa epoca stava producendosi in Europa, aveva prodotto un popolo di analfabeti religiosi. E che, quindi, mancava il materiale umano per produrre il cambiamento. A quel punto si mise mano a quel processo che venne esplicitamente definito rinnovamento della catechesi e che fu innescato dal 1970, con la diffusione da parte della Conferenza Episcopale Italiana presieduta da Carlo Colombo, vescovo in Milano,  di quello che venne denominato Documento di base.
  Lo trovate sul Web a questo indirizzo:
http://www.educat.it/documenti/download/Il%20Rinnovamento%20della%20Catechesi_sito.pdf
  Fin dall’introduzione capiamo  bene la sua prospettiva e le sue  finalità

INTRODUZIONE
Il popolo di Dio nel mondo…
 1. La storia del popolo di Dio è storia dell’amore divino. Le ragioni dell’esistenza di questo popolo singolare sono le misteriose ragioni per cui Dio “ha cosi amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, affinché chiunque crede in Lui non muoia, ma abbia la vita eterna”. Sono le ragioni della missione stessa di questo popolo, sempre ricca e feconda di fermenti rinnovatori e vivificanti per la umanità.
... cresce nella pazienza e nella speranza
2. Sospinto dagli avvenimenti e dalle tensioni del secolo, nel quale è inserito, il popolo di Dio cresce nella pazienza e nella speranza, maturando la coscienza di sé e della propria missione, in “adesione fedelissima alle parole e al pensiero di Cristo, nel ricordo riverente dell’insegnamento autorevole della tradizione ecclesiastica e nella docilità alla interiore illuminazione dello Spirito Santo”. È un’esperienza di continua conversione, di purificazione e di carità, che muove la Chiesa a una fedeltà sempre più piena al suo Signore e sostiene la sua missione di pace e di salvezza per gli uomini.
 Il rinnovamento della pastorale catechistica
 3. Anche il proposito di rinnovare la pastorale catechistica conduce la Chiesa a questa esperienza di vita interiore, che le consente di “ritrovare in se stessa, vivente ed operante nello Spirito Santo, la parola di Cristo” e di proclamarla con ferma fiducia agli uomini del nostro tempo.

 In Italia il più grandioso processo formativo popolare era stato attuato, a partire dagli inizi del Novecento, dalla nuova Azione Cattolica, organizzata per volontà del papa Giuseppe Sarto a partire dal 1905 con l’attiva collaborazione di un vivace laicato che si era formato durante la passata esperienza sociale dell’Opera dei Congressi, sciolta d’autorità per i contrasti tra intransigentisti  e  democratici cristiani negli ultimi anni dell’Ottocento. Esso però svoltosi prima durante la tragedia umana della durissima repressione del modernismo, il movimento per il rinnovamento della cultura religiosa, e poi del compromesso clericale con il fascismo storico, era stato impostato tendenzialmente in chiave reazionaria e viveva con sospetto la modernità e i suoi fermenti, visti come attivamente antireligiosi e come una minaccia per il potere dei nostri capi del clero. Di fatto poi, in particolare per l’azione di straordinarie personalità del nostro laicato, come Giuseppe Toniolo e Armida Barelli, e poi per quella prodotta nei cenacoli intellettuali indotti dalle componenti intellettuali  dell’istituzione, in particolare gli universitari della FUCI e i gruppi del Movimento Laureati e dei Maestri Cattolici andò molto oltre l’impostazione originaria e divenne il laboratorio da cui scaturì una parte importante di coloro che, sconfitto il fascismo storico, costruirono la nuova democrazia italiana ed europea.
 Come si comprende fin dall’introduzione il Documento di base  si muoveva in una prospettiva completamente diversa. In particolare la docilità che era stata sempre pretesa dai nostri gerarchi religiosi era presentata come atteggiamento di sottomissione non a un qualche sovrano religioso, ma alle idealità di origine soprannaturale della nostra fede e direttamente all’Altissimo, al quale era riferito l’impegno di  fedeltà. Ciò portava ad assecondare dinamiche di rinnovamento nelle nostre collettività religiose, secondo l’idea di un disegno provvidenziale per fare nuove tutte le cose.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli