Domenica 27 dicembre 2015–
Lezionario dell’anno C per le domeniche e le solennità – Ottava di
Natale - festa della Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe – salterio: proprio del tempo – colore liturgico: bianco
– Letture e sintesi dell’omelia della Messa delle otto – avvisi di A.C.
Osservazioni ambientali: 9° C, cielo sereno, velato.
Alla Messa delle nove il gruppo di A.C. era
nei banchi di sinistra, a fianco dell’altare, guardando l’abside.
Buona domenica a tutti
i lettori!
Pillola di Concilio
[dalla
Costituzione La gioia e la speranza, del Concilio Vaticano 2°
(1962-1965)]
43. L'aiuto che la Chiesa intende dare
all'attività umana per mezzo dei cristiani.
Il Concilio esorta i
cristiani, cittadini dell'una e dell'altra città, di sforzarsi di compiere
fedelmente i propri doveri terreni, facendosi guidare dallo spirito del
Vangelo.
Sbagliano coloro che, sapendo che qui noi non abbiamo una
cittadinanza stabile ma che cerchiamo quella futura, pensano che per questo
possono trascurare i propri doveri terreni, e non riflettono che invece proprio
la fede li obbliga ancora di più a compierli, secondo la vocazione di ciascuno.
A loro volta non sono meno
in errore coloro che pensano di potersi immergere talmente nelle attività
terrene, come se queste fossero del tutto estranee alla vita religiosa, la
quale consisterebbe, secondo loro, esclusivamente in atti di culto e in alcuni
doveri morali.
La dissociazione, che si
costata in molti, tra la fede che professano e la loro vita quotidiana, va
annoverata tra i più gravi errori del nostro tempo.
Contro questo scandalo già
nell'Antico Testamento elevavano con veemenza i loro rimproveri i profeti e
ancora di più Gesù Cristo stesso, nel Nuovo Testamento, minacciava gravi
castighi .
Non si crei perciò
un'opposizione artificiale tra le attività professionali e sociali da una
parte, e la vita religiosa dall'altra. Il cristiano che trascura i suoi impegni
temporali, trascura i suoi doveri verso il prossimo, anzi verso Dio stesso, e
mette in pericolo la propria salvezza eterna.
Gioiscano piuttosto i
cristiani, seguendo l'esempio di Cristo che fu un artigiano, di poter esplicare
tutte le loro attività terrene unificando gli sforzi umani, domestici,
professionali, scientifici e tecnici in una sola sintesi vitale insieme con i
beni religiosi, sotto la cui altissima direzione tutto viene coordinato a
gloria di Dio. Ai laici spettano propriamente, anche se non esclusivamente, gli
impegni e le attività temporali. Quando essi, dunque, agiscono quali cittadini
del mondo, sia individualmente sia associati, non solo rispetteranno le leggi
proprie di ciascuna disciplina, ma si sforzeranno di acquistare una vera
perizia in quei campi. Daranno volentieri la loro cooperazione a quanti mirano
a identiche finalità. Nel rispetto delle esigenze della fede e ripieni della
sua forza, escogitino senza tregua nuove iniziative, ove occorra, e ne
assicurino la realizzazione.
Spetta alla loro
coscienza, già convenientemente formata, di inscrivere la legge divina nella
vita della città terrena. Dai sacerdoti i laici si aspettino luce e forza
spirituale.
Non pensino però che i
loro pastori siano sempre esperti a tal punto che, ad ogni nuovo problema che
sorge, anche a quelli gravi, essi possano avere pronta una soluzione concreta,
o che proprio a questo li chiami la loro missione; assumano invece essi,
piuttosto, la propria responsabilità, alla luce della sapienza cristiana e
facendo attenzione rispettosa alla dottrina del Magistero.
Per lo più sarà la stessa visione cristiana
della realtà che li orienterà, in certe circostanze, a una determinata
soluzione. Tuttavia, altri fedeli altrettanto sinceramente potranno esprimere
un giudizio diverso sulla medesima questione, come succede abbastanza spesso e
legittimamente.
Ché se le soluzioni proposte da un lato o
dall'altro, anche oltre le intenzioni delle parti, vengono facilmente da molti
collegate con il messaggio evangelico, in tali casi ricordino essi che nessuno
ha il diritto di rivendicare esclusivamente in favore della propria opinione
l'autorità della Chiesa.
Invece cerchino sempre di
illuminarsi vicendevolmente attraverso un dialogo sincero, mantenendo sempre la
mutua carità e avendo cura in primo luogo del bene comune.
Prima lettura
Dal primo libro di
Samuele (1 Sam 1,2-22.24-28)
A finir dell’anno Anna concepì e partorì un
figlio e lo chiamò Samuele, “perché - diceva - al Signore l’ho richiesto”.
Quando poi Elkanà andò con tutta la famiglia a offrire il sacrificio di ogni
anno al Signore e a soddisfare il suo voto, Anna non andò, perché disse al
marito: “Non verrò, finché il bambino non sia svezzato e io possa condurlo a
vedere il volto del Signore; poi resterà là per sempre”. Dopo averlo svezzato,
lo portò con sé, con un giovenco di tre anni, un’efa di farina e un otre di
vino, e lo introdusse nel tempio del Signore a Silo; era ancora un fanciullo.
Immolato il giovenco, presentarono il fanciullo a Eli e lei disse: “Perdona,
mio signore. Per la tua vita, mio signore, io sono quella donna che era stata
qui presso di te a pregare il Signore. Per questo fanciullo ho pregato e il
Signore mi ha concesso la grazia che gli ho richiesto. Anch’io lascio che il
Signore lo richieda: per tutti i giorni della sua vita egli è richiesto per il
Signore”. E si prostrarono là davanti al Signore.
Salmo responsoriale
Dal salmo 83 (84)
Ritornello:
Beato chi abita nella tua casa, Signore
Quanto sono amabili le tue dimore,
Signore degli eserciti!
L’anima mia anela
e desidera gli atri del Signore.
Il mio cuore e la mia carne
esultano nel Dio vivente.
Beato chi abita nella tua casa:
senza fine canta le tue lodi.
Beato l’uomo che trova in te il suo rifugio
e ha le tue vie nel suo cuore.
Signore, Dio degli eserciti, ascolta la mia preghiera,
porgi l’orecchio, Dio di Giacobbe.
Guada, o Dio, colui che è il nostro scudo,
guarda il volto del tuo consacrato.
Seconda lettura
Dalla prima lettera
di San Giovanni apostolo (1Gv 3,1-2.21-24)
Carissimi, vedete quale grande amore ci ha
dato il Padre per essere chiamati figli
di Dio, e lo siamo realmente! Per questo il mondo non ci conosce: perché
non ha conosciuto lui. Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che
saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà
manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è.
Carissimi, se il nostro cuore non ci rimprovera nulla, abbiamo fiducia in Dio,
e qualunque cosa chiediamo, la riceviamo da lui, perché osserviamo i suoi
comandamenti e facciamo quello che gli è gradito. Questo è il suo comandamento:
che crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo e che ci amiamo gli uni gli altri,
secondo il precetto che ci ha dato. Chi osserva i suoi comandamenti rimane in
Dio e Dio in lui. In questo conosciamo che egli rimane in noi: dallo Spirito
che ci ha dato.
Vangelo
Dal Vangelo secondo
Luca (Lc 2,41-52)
I genitori di Gesù si recavano ogni anno a
Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono
secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre
riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza
che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva,
fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i
conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme. Dopo
tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li
ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni si stupore
per la sua intelligenza e le sue risposte. Al vederlo restarono stupiti e sua
madre gli disse: “Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre ed io,
angosciati, ti cercavamo”. Ed egli rispose loro: “Perché mi cercavate? Non
sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?”. Ma essi non
compresero ciò che aveva detto loro. Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e
stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore. E
Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.
Sintesi dell’omelia
della Messa delle otto
Questa domenica si
celebra la festa della Santa famiglia, della famiglia di Gesù. E’ un’occasione
anche per parlare di tutte le nostre famiglie.
Il brano evangelico
ci presenta Gesù che disobbedisce ai genitori.
Al catechismo dei bambini, alla domanda se
Gesù avesse mai disobbedito ai genitori in genere loro rispondono di no, e
invece sì.
Gesù voleva bene ai suoi genitori, a Maria e a
Giuseppe, senz’altro. Possiamo pensare che non l’abbia fatto apposta, ma non li
ha avvisati che si tratteneva nel Tempio, a parlare con i maestri. Aveva l’età
in cui si celebrava il rito di iniziazione che introduceva tra gli adulti,
quello che nella nostra fede è la Cresima. Gesù si trovava nella casa di suo
Padre, possiamo immaginare la sua emozione! E poi poteva parlare con persone di
grande cultura: quella del Tempio era la migliore scuola religiosa dei suoi tempi,
nella quale venivano mandati a studiare gli alunni più promettenti. Possiamo immaginare che a Nazaret, dove Gesù
abitava con i genitori, non ci fosse un ambiente intellettuale così stimolante
per lui, tanto intelligente.
Che risponde Gesù ai genitori, quando riescono
a raggiungerlo, angosciati? Risponde che deve occuparsi della cose del Padre suo.
Ecco la ragione della sua disobbedienza. Ma poi li segue e rimane con loro fino
all’età di trent’anni. E fu una buona scuola, quella della sua famiglia:
infatti il brano evangelico di oggi si conclude raccontando che crebbe
in sapienza, età e grazia, davanti a Dio e agli uomini.
Questa frase corrisponde a quella che si trova nel primo libro di
Samuele, poco oltre il brano che abbiamo proclamato oggi nella prima lettura:
“[….] il giovane Samuele andava crescendo in statura e bontà davanti al
Signore e agli uomini” [1 Sam 2,26].
Ma il bimbo Samuele, come abbiamo letto, era
stato affidato dalla madre al sacerdote Eli, nel tempio di Silo (dove si
trovava custodita l’arca dell’Alleanza, che non era stata ancora portata nel
Tempio di Gerusalemme), perché studiasse da profeta.
Gesù invece tornò dai suoi genitori e li si
formò per la sua missione, che poi si svolse nel giro di tre anni, dopo trent’anni
passati ad ascoltare: ad ascoltare i suoi genitori e
la sua gente. Nella fede è molto importante ascoltare.
Anche oggi la famiglia è la prima scuola di
fede. In particolare trasmette valori che da nessun’altra parte si imparano con
le stessa efficacia. Ma non deve rimanere isolata, diventare nucleare, come nel mondo di oggi la si
vorrebbe, fatta solo di papà, mamma e figli contro tutto il mondo intorno, la
sua civiltà, la sua cultura, e via dicendo. Chiudendosi
a tutto ciò che c’è fuori. Perché se diventa così è perdente.
La scelta giusta è quella di costruire una
solidarietà con le altre famiglie, sulla base della condivisione di valori e di bisogni. Per sostenersi a
vicenda. Ad esempio in parrocchia, che, come insegnava San Giovanni Paolo II,
deve diventare una famiglia di famiglie.
Occorre che le famiglie siano circondate da
una solidarietà orizzontale, dalle
altre famiglie, e verticale, dai più
anziani. Nel mondo intorno a noi questa solidarietà manca e tutte le altre
esperienze collettive sono in crisi, lo stato, i partiti e via dicendo. Se non
proviamo noi, ad esempio in parrocchia, a costruirla essa verrà a mancare alla
società del nostro tempo.
Occorre formare una specie di tribù,
al modo patriarcale, come era prima dell’età moderna, ma non più basata su
rapporti di sangue, di parentela, ma appunto sulla fede e sui suoi valori. E’
così che i figli possono trovare un ambiente giusto per crescere al modo di
Gesù ragazzo. Questa è la scelta vincente.
In parrocchia si sta lavorando per realizzare
qualcosa del genere.
E all’oratorio per i bambini si vorrebbe
affiancare anche un oratorio per gli anziani. Gli edifici parrocchiali sono
vuoti per gran parte del giorno nei feriali. Vengono abitati per quattro ore al
giorno: che spreco! Dobbiamo renderli abitati tutto il giorno. Tutti sono
invitati a venire e a collaborare.
Sintesi di Mario Ardigò, per come ha inteso le parole del
celebrante – Azione Cattolica in San Clemente Papa – Roma, Monte Sacro Valli
Avvisi di A.C.
- le riunioni infrasettimanale del gruppo parrocchiale di AC
riprenderanno martedì 12 gennaio 2016, alle ore 17, in sala rossa. I membri
del gruppo sono invitati a riflettere,
con il metodo della Lectio Divina,
sulle letture della Messa di domenica 17-1-16 (2° del Tempo ordinario): Is 62,1-5; Sal 95 (96); 1Cor 12,4-11; Gv 2,1-11, in modo da poter dare un
contributo personale nel corso della meditazione che, con il prezioso aiuto
dell’assistente ecclesiastico, su di esse si farà insieme nel corso della
riunione.