Un radicale mutamento di prospettiva
Nei due interventi pubblici del segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana Nunzio Galantino che ho trascritto nei giorni scorsi vi è un radicale mutamento di prospettiva relativo all'atteggiamento della persona di fede verso la politica. La presa di posizione è di eccezionale rilevanza politica per la posizione del Galantino nella gerarchia del clero e, in particolare, per essere egli notoriamente persona di fiducia del Papa. Quest'ultimo, tra i molti beceri insulti ricevuti nei giorni scorsi dopo i suoi interventi umanitari sulla tragedia dei migranti dal Vicino Oriente e dall'Africa, ha ricevuto un'obiezione molto seria da parte di Sandro Magister, il "vaticanista" del settimanale "L'Espresso", il quale ha rilevato una affinità delle posizioni papali con quelle del populismo "peronista" argentino. Juan Domingo Peron (1894-1974), presidente argentino proveniente dai ranghi militari, suscitò, in due stagioni storiche, regimi sostanzialmente autoritari centrati sulla sua persona cercando l'appoggio delle masse con misure politiche a loro favore, in modo da usarle strumentalmente contro i suoi avversari per rafforzare il suo potere politico, creando appunto l'ideologia detta "peronista". In modo più duro sembra si sia espresso il politologo Sartori, persona di grande valore intellettuale, il quale, in una intervista pubblicata sul quotidiano Il Fatto Quotidiano e ripresa da altri organi di stampa, avrebbe accusato il Papa di essere un "furbacchione".
Ora, se pensiamo, come è probabile, che il Galantino abbia trasmesso gli orientamenti del Papa, le obiezioni di Magister e Sartori appaiono infondate. Quanto a quella di "furberia" populistica basterebbe in effetti osservare il carattere fortemente impopolare degli interventi papali sui migranti. Egli invoca misericordia laddove la nostra gente è poco disposta ad usarla. E infatti hanno forte presa popolare i populismi anti-migranti correnti nella nostra politica. Quanto a quella più articolata di Magister, va osservato che gli interventi del Galantino segnano una imprevista e forte ripresa delle correnti di pensiero che, nella Chiesa, vanno a favore della conciliabilità, ancora spesso in forse, di fede religiosa e democrazia. Galantino scrive infatti della necessità di una vera e propria "conversione" della Chiesa alla democrazia. Democrazia significa, in questa prospettiva, riconoscere di avere bisogna degli altri, evasione dall'idea di autosufficienza religiosa. Per cui anche la gerarchia religiosa ammette di avere bisogno di essere aiutata dal resto del popolo. A tal proposito si riconosce, ed è a mia memoria la prima volta che un'autorità religiosa del livello di Galantino lo fa, che la Chiesa si "compromise" con il regime fascista e che riuscì a pagare un prezzo non troppo alto per merito di laici di fede come De Gasperi e di molti esponenti del basso clero, che le consentirono di recuperare la fiducia del popolo, altrimenti le cose si sarebbero messe molto male. Si tratta di una ricostruzione storica realista, molto lontana dalle solite autocelebrazioni propagandistiche e autoassolutorie della gerarchia. Questo orientamento di pensiero ha trovato l'altro ieri, al Meeting di Rimini, una fondazione culturale in una "antropologia del limite", in cui il riconoscimento del limite creaturale, inteso non in senso reazionario, non obbliga la persona di fede a rimanere in un qualche "recinto" ideologico, ma la spinge a trovare un completamento nel rapporto con gli altri, quindi a scoprire gli altri, per risolvere i problemi. Non ci si illude di poter riuscire ad essere superuomini, ma si ha consapevolezza che occorre varcare le frontiere che si separano dagli altri per riuscire a trovare una risposta collettiva a problemi collettivi, sociali. Galantino ha parlato in merito di "passione per le frontiere". La consapevolezza del limite ci spinge verso gli altri e al rinnovamento, innanzi tutto interiore ma anche sociale, per costruire risposte collettive alle necessità umane. Ecco che allora, accogliendo questa prospettiva, la persona di fede può anche vedere in una nuova luce il movimento dei disperati migranti di questi mesi verso l'Europa: non si tratta di una invasione, come suggerito dai crudeli e immorali populismi oggi correnti tra di noi europei, ma di ricerca di aiuto, è gente che si riconosce carente e che cerca di superare le frontiere per cercare, nella nostra civiltà, una risposta sociale ai loro problemi. Ed è per questo che i migranti si dirigono preferenzialmente verso le regioni del nordeuropa, ad esempio verso Germania e Norvegia, che hanno i sistemi di sicurezza sociale più avanzati. Il fatto che, in questo movimenti di popoli, l'Italia sia solo terra di passaggio ci dovrebbe avvilire, perché è un indice evidente della nostra arretratezza sociale.
Gli interventi del Galantino ci spingono a tornare alla politica, nel suo senso più profondo, noto fin dall'antichità, e, per questo, ad uscire dalla concezione clericale finora corrente dell'autosufficienza religiosa sui temi sociali e politici. Ci spinge, in politica, a non sentirci gregge, limitandoci a invocare e attendere la guida di un qualche "pastore", ma ad essere protagonisti di un profondo rinnovamento sociale su basi democratiche, che significa anche difendere la propria posizione sui temi in discussione ma saper poi accettare la decisione comune: "fare chiarezza in mezzo al popolo e poi rispettarne la volontà" (così nel contributo di Galantino per il convegno su De Gasperi). E ancora: "è meglio lottare per convincere che protestare per sdegnarsi".
Fortissima appare infine la critica al conservatorismo politico su base religiosa, che ha sostanzialmente guidato la gerarchia italiana nella stagione conclusasi nel 2013. Esso è infatti incompatibile con l'esigenza di ricostruzione del tessuto sociale richiesta per confrontarsi con le sfondo del mondo globalizzato contemporaneo.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente Papa - Roma, Monte Sacro, Valli