sabato 18 luglio 2015

Una lunga storia verso la libertà

Una lunga storia verso la libertà


 Per capire l’importanza che il tema della libertà ha assunto anche in religione ai tempi nostri, occorre avere consapevolezza affidabile, non superficiale o alterata da fini propagandistici, di un sviluppo storico bimillenario. Di solito nella formazione religiosa, anche di secondo livello, non se ne parla. Allora uno deve fare riferimento ai ricordi scolastici, che per gli adulti sono spesso troppo lontani nel tempo e per i più giovani sono non di rado fastidiosi, legati a insuccessi negli studi, e parcellizzati. A scuola di solito si studia per le emergenze delle interrogazioni, dei compiti in classe, degli esami di ciclo; passata l’occasione, si fatica a trattenere nella memoria ciò che si è imparato. So che molti buttano i libri, anche quelli di storia, che invece una persona di fede dovrebbe conservare per tutta la vita, insieme alla Bibbia e al libro delle preghiere usuali.
 In materia di libertà sono stati cruciali il Quattrocento e il Cinquecento, con l’uscita dal Medioevo europeo. E’ a quell’epoca che risale lo sviluppo di una scienza come oggi la intendiamo, veramente interessata (e ancorata) alla realtà. Un altro periodo storico molto importante è stato tra il Settecento e l’Ottocento.
 Nel Medioevo europeo le persone erano inserite in collettività autoritarie, molto numerose e caratterizzate da una grande varietà di riti e costumi, ma integrate in sistemi di potere di tipo imperiale-feudale. Dopo l’anno Mille, anche la nostra confessione religiosa si sviluppò come un impero religioso, costruendo una teologia, quella del papa come vicario di Cristo, che la connetteva direttamente alle potenze celesti, anch’esse concepite come organizzazione imperiale.
 Al centro di tutto l’universo come allora lo si concepiva, c’era la realtà dell’umanità, integrata in un impero la cui ideologia di potere, come già era accaduto prima dello sviluppo potente nello spazio Mediterraneo della nostra fede, era su base religiosa. L’interesse per i fatti della natura era in fondo piuttosto limitato e fondamentalmente motivato da fini utilitaristici, di sfruttamento di nuove tecnologie, e comunque condizionato all’integrità dell’universo umano. In termini contemporanei potremmo dire che la scienza era subordinata dall’ideologia, che a quei tempi comprendeva anche la teologia.
 Lo sviluppo della libertà degli esseri umani come oggi la intendiamo avvenne nel contesto della crisi di quella visione imperiale tipica del Medioevo, quindi anche del suo umanesimo, della sua concezione dell’essere umano.
 Negli anni ’30 il filosofo Jacques Maritain scrisse pagine che ancor oggi sono illuminanti in merito, in particolare nella sua opera più nota, una serie di lezioni raccolte in un libro dal titolo Umanesimo Integrale, che influì moltissimo sull’ideologia politica delle nostre collettività religiose nel secondo dopoguerra.
 Nel corso della mia vita ho letto e riletto più volte quel libro, e ogni volta mi rendevo conto della distanza ideologica che progressivamente mi veniva a separare dal pensiero del suo autore, in particolare nel giudizio sui processi democratici, sul liberalismo, sul socialismo e nell’atteggiamento, in Maritain ancora di rispetto sacrale, verso l’istituzione papale.

Mario Ardigò  - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli