Una
lunga storia verso la libertà
Per capire l’importanza che il tema della
libertà ha assunto anche in religione ai tempi nostri, occorre avere
consapevolezza affidabile, non superficiale o alterata da fini propagandistici,
di un sviluppo storico bimillenario. Di solito nella formazione religiosa,
anche di secondo livello, non se ne parla. Allora uno deve fare riferimento ai
ricordi scolastici, che per gli adulti sono spesso troppo lontani nel tempo e
per i più giovani sono non di rado fastidiosi, legati a insuccessi negli studi,
e parcellizzati. A scuola di solito si studia per le emergenze delle
interrogazioni, dei compiti in classe, degli esami di ciclo; passata l’occasione,
si fatica a trattenere nella memoria ciò che si è imparato. So che molti
buttano i libri, anche quelli di storia, che invece una persona di fede
dovrebbe conservare per tutta la vita, insieme alla Bibbia e al libro delle
preghiere usuali.
In materia di libertà sono stati cruciali il
Quattrocento e il Cinquecento, con l’uscita dal Medioevo europeo. E’ a quell’epoca
che risale lo sviluppo di una scienza come oggi la intendiamo, veramente interessata
(e ancorata) alla realtà. Un altro periodo storico molto importante è stato tra
il Settecento e l’Ottocento.
Nel Medioevo europeo le persone erano inserite
in collettività autoritarie, molto numerose e caratterizzate da una grande
varietà di riti e costumi, ma integrate in sistemi di potere di tipo
imperiale-feudale. Dopo l’anno Mille, anche la nostra confessione religiosa si
sviluppò come un impero religioso, costruendo una teologia, quella del papa
come vicario di Cristo, che la connetteva direttamente alle potenze celesti,
anch’esse concepite come organizzazione imperiale.
Al centro di tutto l’universo come allora lo
si concepiva, c’era la realtà dell’umanità, integrata in un impero la cui
ideologia di potere, come già era accaduto prima dello sviluppo potente nello
spazio Mediterraneo della nostra fede, era su base religiosa. L’interesse per i
fatti della natura era in fondo piuttosto limitato e fondamentalmente motivato
da fini utilitaristici, di sfruttamento di nuove tecnologie, e comunque
condizionato all’integrità dell’universo umano. In termini contemporanei
potremmo dire che la scienza era subordinata dall’ideologia, che a quei tempi
comprendeva anche la teologia.
Lo sviluppo della libertà degli esseri umani
come oggi la intendiamo avvenne nel contesto della crisi di quella visione
imperiale tipica del Medioevo, quindi anche del suo umanesimo, della sua
concezione dell’essere umano.
Negli anni ’30 il filosofo Jacques Maritain
scrisse pagine che ancor oggi sono illuminanti in merito, in particolare nella
sua opera più nota, una serie di lezioni raccolte in un libro dal titolo Umanesimo Integrale, che influì
moltissimo sull’ideologia politica delle nostre collettività religiose nel
secondo dopoguerra.
Nel corso della mia vita ho letto e riletto
più volte quel libro, e ogni volta mi rendevo conto della distanza ideologica
che progressivamente mi veniva a separare dal pensiero del suo autore, in
particolare nel giudizio sui processi democratici, sul liberalismo, sul
socialismo e nell’atteggiamento, in Maritain ancora di rispetto sacrale, verso
l’istituzione papale.
Mario
Ardigò - Azione Cattolica in San
Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli