domenica 19 luglio 2015

Idee per ricominciare - 3

Idee per ricominciare - 3




 Ho scritto che sono i problemi che la parrocchia ha con il quartiere che impongono una revisione dei modi in cui qui da noi si sta insieme in religione. Occorre, da un lato, essere più uniti e fare più vita comune, superando l’attuale organizzazione federativa in cui ogni gruppo vive per sé, diffidente verso gli altri e poco interessato a loro, e, dall’altro, fare spazio a gente nuova, da fuori, rimuovendo certe barriere ideologiche tra noi di dentro e gli altri all’esterno. E’ un lavoro che, per l’attuale ordinamento della parrocchia come istituzione, richiede l’assenso e l’impegno del parroco. Quest’ultimo è molto più di un presidente di collettività: dal punto di vista del diritto canonico, è un funzionario religioso nel quale si accentrano  tutti i poteri. Gli si è affiancato un consiglio pastorale con funzioni meramente consultive, ma egli può determinarne gli orientamenti nominandone a sua discrezione i componenti. Non si può mai essere del tutto sicuri che questo organo collegiale rifletta gli orientamenti dei fedeli del quartiere, soprattutto quando i componenti di nomina elettiva sono in minoranza e ancor più quando le elezioni, che si dovrebbero tenere nell’assemblea parrocchiale, non sono realmente democratiche. Il consiglio pastorale finisce per riflettere gli orientamenti del parroco e da noi il parroco è legato al Cammino Neocatecumenale. Egli è una persona colta, studiosa, ma mi pare di aver capito che non è su base teologica che ha seguito quella via. Piuttosto è stato per la convinzione che la fede non debba essere un fatto privato, vissuta senza interessarsi agli altri, alle loro sofferenze, ai loro problemi, senza dare loro una mano nelle difficoltà al di fuori di stentate elemosine. Non si può, ad esempio, ricordo che ce l’ha detto una volta il nostro assistente ecclesiastico, andarsene in ferie a villeggiare senza pensare alle persone della parrocchia che non hanno di che arrivare alla fine del mese. “Tutti insieme”, “Tutti insieme”,  ci ripete spesso il parroco nei suoi insegnamenti: egli ci vuole portare tutti insieme in paradiso, senza lasciare nessuno indietro, abbandonando rancori e sogni di rivalsa postuma. E nelle collettività del Cammino Neocatecumenale si vive appunto questa forte solidarietà, lo devo riconoscere, per cui, ad esempio, le famiglie numerose sono aiutate e si aiutano tra loro. Sono cose molto apprezzabili, senz’altro, su cui bisogna riflettere nel pensare il nuovo e prendere esempio.  Il problema è che tutta questa solidarietà viene realizzata nel quadro di una teologia e di una ideologia sociale molto rigide, troppo rigide, che non vanno bene per tutti e che non si è veramente obbligati a seguire in religione. Le concezioni su cui registro i più vivi dissensi sono in materia di costumi familiari, in cui per quello che da fuori ne ho capito si preferisce un’impostazione autoritaria e maschilista, in materia di formazione sessuale dei giovani, dove mi pare si lasci poco spazio alla responsabilità di coscienza degli adolescenti e dei giovani adulti, e in materia di ruolo della donna nella società, che viene visto essenzialmente come quello sponsale e materno. Infine, in politica viene preferita (del resto secondo le indicazioni della gerarchia religiosa fino ad epoca recente) una strategia di lobby, centrata sull’ideologia dei valori non negoziabili (l’ideologia della nostra gerarchia del clero in materia di aborto e prevenzione di gravidanze indesiderate, eutanasia, procreazione assistita, unioni aborto civili, omosessualità, finanziamenti alla scuola privata, insegnamento della religione nelle scuole pubbliche, tassazione dei redditi delle organizzazioni religiose), per cui manca una consapevolezza complessiva delle dinamiche sociali e degli effetti che collettivamente si posso produrre e si decide tra una linea politica e un’altra, tra una coalizione politica e un’altra a  seconda dei risultati che si possono ottenere su quei soli temi.  L’insistenza su questa linea,  su questi metodi, su questo orientamento è, per ciò che mi pare di aver capito, all’origine della crisi delle relazioni tra noi e il quartiere.
 In autunno è previsto un avvicendamento nella missione di parroco, per cui da noi arriverà una persona nuova, scelta dal vescovo. Tenuto conto dell’importanza che la figura del parroco ha, può essere l’occasione per ricominciare veramente. Noi non conosciamo l’orientamento del nuovo pastore che ci viene inviato. Non  è previsto che i fedeli intervengano nella scelta di un parroco e questo è sicuramente un punto piuttosto critico del nostro ordinamento religioso. Ma, poiché dobbiamo francamente riconoscere di non avere più le risorse umane e culturali per uscire dal problema che si è creato con il quartiere, e questo per molte ragioni la principale delle quali è il tempo veramente molto lungo in cui si è seguita pervicacemente la linea che è all’origine delle difficoltà che registriamo, il fatto che ci venga inviata una persona veramente nuova può essere vista come un’opportunità.
 Sono prevedibili delle resistenze. Ci siamo guardati in cagnesco così a lungo, tra i gruppi federati nella parrocchia, diffidiamo così profondamente gli uni degli altri, abbiamo fatto per così tanto tempo vita da separati in casa, che ci riesce difficile pensare di poter veramente  trovare amici  negli altri, in quelli che hanno fatto vita in un altro gruppo. Eppure è appunto quello che dovremmo cercare di fare, temperando le asprezze ideologiche e di costumi sociali, perdonandoci a vicenda il male che ci siamo fatti gli uni gli altri, le offese che ci siamo recati, le maldicenze che abbiamo contribuito a diffondere, la diffidenza che ci ha separato dagli altri, i pregiudizi che abbiamo coltivato e alimentato, cercando di ascoltare veramente gli altri, di capirli, di apprezzarli in ciò che di buono hanno realizzato, di accettare  i buoni esempi che ci hanno dato, di condividere  con loro le conoscenze e la sapienza che hanno raggiunto e che a noi a volte ancora mancano, insomma di aprirci di cuore agli altri e di arricchirci con ciò che di buono hanno fatto interpretando la fede comune e, soprattutto, di provare  ad essere più tolleranti per le differenze.
 La tolleranza è spesso diffamata in religione, la si vede come un portato dell’illuminismo anticlericale. Noi, orgogliosamente, pretendiamo di dare di più, vogliamo amarci, diciamo. Eppure poi, in concreto, di amore ne vedo poco in giro tra noi, mi sembra che in genere si sia piuttosto insofferenti gli uni verso gli altri, non senza qualche maldicenza (i sacerdoti della parrocchia se ne lamentano periodicamente), per cui, tutto sommato, potrebbe essere veramente un buon inizio cominciare dall’orientamento tollerante propugnato dall’illuminismo, ad esempio dal Voltaire, bestia nera dei clericali.
 Ma, in fondo, mi si potrebbe obiettare, in questo mio intervento ho criticato gli amici neocatecumenali: come la metto, allora, con tutto il mio proposito di tolleranza? E’ vero, ho fatto delle critiche, ma le ho fatte a viso aperto e pronto al dialogo: la maldicenza  è parlare alle spalle degli altri. Se c’è un problema, bisogna capire bene  in che cosa consiste: in questo modo si possono impostare le soluzioni. Ma poi queste ultime devono trovare un posto per tutti, non si deve fare a meno di nessuno. Non dobbiamo pensare che un cambio di un parroco sia l’occasione di un rendimento di conto tra noi. Ogni nostra esperienza collettiva, di fede, di preghiera, di solidarietà, ha aspetti positivi che arricchiscono l’insieme, dei quali non dobbiamo privarci. La sfida è allargare il pluralismo intensificando l’unità. Questo è un lavoro fondamentalmente spirituale, che richiede una formazione e un riflessione spirituali. Per fare dei molti uno, secondo il motto della rivoluzione statunitense, mantenendo la dignità, e innanzi tutto la libertà spirituale e di coscienza, di ciascuno. Per superare l’idea della parrocchia come condominio religioso e farne la casa di tutti, di un’unica famiglia amorevole, secondo l’atteggiamento sinodale consigliato dai nostri pastori.

Mario Ardigò  - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli