venerdì 31 luglio 2015

Praticare il dialogo per cercare risposte integrali

                                    
                                    Praticare il dialogo per cercare risposte integrali

 [dall'enciclica "Laudato si' " - sulla cura della casa comune - di Jorge Mario Bergoglio, regnante in religione come Papa Francesco, n.60]

"Infine, riconosciamo che si sono sviluppate diverse visioni e linee di pensiero in merito alla situazione e alle possibili soluzioni. Da un estremo alcuni sostengono ad ogni costo il mito del progresso e affermano che i problemi ecologici si risolveranno semplicemente con nuove applicazioni tecniche, senza considerazioni etiche né cambiamenti di fondo. Dall'altro estremo, altri sostengono che la specie umana, con qualunque suo intervento, può  essere solo una minaccia e compromettere l'ecosistema mondiale, per cui conviene ridurre la presenza sul pianeta  e impedirle ogni tipo di interventi. Fra questi estremi, la riflessione dovrebbe identificare possibili scenari futuri, perché non c'è un'unica via di soluzione. Questo lascerebbe spazio a una varietà di apporti che potrebbero entrare in dialogo in vista di risposte integrali."

  L'enciclica della quale ho trascritto sopra un brano dimostra che il pensiero sociale basato sulla nostra fede è ancora vivo e vitale, ma non solo: esso ha grandi orizzonti ed è pienamente e realisticamente consapevole dei nodi fondamentali per la sopravvivenza collettiva. Per quanto infatti quel documento faccia riferimento alle tematiche religiose francescane, quindi ad un pensiero storicamente situato nel Medioevo, le questioni che tratta e il metodo seguito nell'esaminarle sono pronfondamentr contemporanei,
  In particolare, nel pensiero del santo d'Assisi era assente, per ciò che ne so, l'idea di un'azione sociale, di uno sforzo collettivo, quindi di una politica,  per progettare e realizzare un'ambiente umano, quindi sociale, e naturale che permettesse una vita degna, felice, al più gran numero di persone, in una condizione di gioia esistenziale e di pace non solo con gli altri esseri umani ma anche con tutti gli altri viventi del Pianeta. E ciò anche se i temi della gioia, della solidarietà e della pace con la natura rientrassero in quel pensiero. Mancava la politica. La sua critica sociale, con relativa proposta di conversione, era centrata sull'idea di prendere esempio dall'ordine naturale, visto evangelicamente come manifestazione della volontà divina, non corrotto dai costumi sociali degli esseri umani. Del resto, all'epoca si viveva in ambienti scarsamente popolati, se confrontati con quelli contemporanei, e in società il cui impatto sulla natura era poco sensibile,
  La situazione presa in considerazione nell'enciclica é completamente diversa e anche le soluzioni proposte lo sono, arrivando ad auspicare un nuovo modello di sviluppo. Non basta, in questa prospettiva, lanciare  uno sguardo ingenuo e stupefatto alla natura intorno a noi per trarre ispirazione. E non ci sono,anche utilizzando le risorse della religione, progetti con garanzia di successo, via di uscita sicure, 
   Averne francamente preso atto é una delle novità del l'enciclica, a confronto con la precedente analoga letteratura. Nel brano che ho sopra citato, si prende atto che vi sono "diverse visioni e linee di pensiero in merito" e che, per "risposte integrali", occorrere entrare in dialogo, per beneficiare dei vari apporti disponibili.
  Questa idea, del dialogo per arrivare a soluzioni e in particolare a soluzioni condivise, è da molto tempo assente, mi pare, dai metodi che, in genere, sono seguiti nelle nostre collettività di base per fare unità su certi temi. Di solito si suppone che da qualche parte in religione, in un qualche catechismo o in un qualche altro documento normativo dei nostri capi religiosi, vi siano le istruzioni per trattare ogni questione, insomma quel "Manuale delle Giovani Marmotte" in materia di fede di cui ha parlato Domenico Sigalini in una bella omelia pronunciata a Palestrina l'anno scorso e che ho trascritto tempo fa in questo blog (trovate la trascrizione nel post dell'8 giugno 2014).
  Se invece ci convinciamo che occorre veramente il dialogo, in particolare per influire da laici di fede nella società civile in cui siamo immersi, del dialogo dobbiamo iniziare a fare pratica nelle nostre collettività. Esso può svolgersi solo in un contesto democratico, in cui a ciascuno sia consentito di dare ordinatamente il proprio apporto. E richiede una particolare impegno personale, perché non si tratta solo di esporre opinioni e slogan,  ma di svolgere e mettere a confronto argomentazioni, dopo aver preso sufficiente e informata consapevolezza dei temi in discussione. Non è detto, infine che, in un vero dialogo, il prete debba avere sempre l'ultima parola su ogni tema, né, in particolare dobbiamo pretendere da lui che  sui temi sociali sia in grado di pronunciarla, come invece spesso accade nelle questioni teologiche in cui egli ha una specifica e approfondita formazione, di livello universitario.
  Sui temi sociali dobbiamo saper essere ciascuno discepolo dell'altro, in una condizione egualitaria, perché la differenza la deve fare, nell'autentico dialogo, la qualità degli argomenti proposti.

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente Papa - Roma, Monte Sacro, Valli