martedì 21 luglio 2015

Insieme per capire la società

Insieme per capire la società


  Il mondo in cui viviamo funziona in un certo modo per cui ogni esigenza degli esseri umani viene accettata, presa in considerazione, ma essenzialmente come fatto individuale, di uno che si presenta al mercato per comprare ciò che gli occorre e che, per chi produce e vende, è un’occasione di guadagno, per far soldi. Anche in religione ci sono consumatori e venditori. Se una persona ragiona in quest’ordine di idee, allora cercherà sul mercato religioso ciò che le serve nel momento in cui le serve, e basta. Si avvicinerà ai luoghi della religione con lo spirito con cui ogni giorno va al supermercato e compra ciò che le occorre. Naturalmente, dal punto di vista dell’offerta di beni religiosi si tenterà di intuire le esigenze delle masse e anche di condizionarle, così come avviene per le altre merci oggetto di consumo di massa. E, se questa strategia riesce, allora il consumatore di beni religiosi andrà al mercato della religione pensando di scegliere liberamente ciò che gli serve in un certo momento, senza rendersi conto che le sue scelte sono state orientate da altri, i quali sono riusciti a persuaderlo di avere un certo bisogno. Questa persuasione di massa dei consumatori, che esprime  un certo livello di violenza sulla gente anche se non è avvertita come tale dalle sue vittime, esige di solito una alterazione della presentazione della realtà, un qualche inganno, per far apparire più desiderabile un certo prodotto, anche di tipo religioso. Si costruisce una sorta di realtà virtuale al modo di ciò che accade nei centri commerciali contemporanei, dove un sistema integrato architettonico/commerciale crea un ambiente artificiale in cui la gente è spinta a consumare proprio ciò che viene offerto in vendita in un certo posto, in fondo  prescindere dalla sue reali esigenze. Per cui è esperienza comune entrare con il proposito di comprare una cosa e uscire avendone comprate anche delle altre.
 Questa alterazione della realtà su base religiosa, che ai tempi nostri si presenta nelle forme di un mercato religioso in cui al consumatore  religioso è lasciata apparentemente una qualche libertà di scelta, può osservarsi in quasi tutte le ideologie su base religiosa che si sono susseguite nella nostra fede fin dalle origini. Essa ha costituito, dal Cinquecento, un potente fattore negativo nello sviluppo delle scienze della natura come noi oggi le intendiamo, che invece si basano sul principio di  fedeltà alla realtà così com’è osservabile. Quando la realtà virtuale costruita dalla religione contrastava con quella come era osservata con metodo scientifico, i poteri religiosi reagirono cercando di reprimere l’osservazione scientifica. Questa profonda diffidenza, il sospetto di eresia latente, ha riguardato più di recente anche le scienze sociali, che studiano i moti delle masse umane, e quelle della psicologia profonda dell’essere umano.
 La fede religiosa disancorata dalla realtà così com’è è solo un sogno, e spesso un sogno cattivo. I detrattori della religione ci considerano, noi che abbiamo fede, dei sognatori, ciascuno preso nel suo personale, individuale, sogno. Uno dei principali moti di rinnovamento prodottisi  in Europa dal secondo dopoguerra ha riguardato proprio il superamento della fede religiosa come sogno: una delle sue concretizzazioni la si è avuta durante il Concilio Vaticano 2° (1962-1965). In quella grande assise di capi religiosi si è affermata l’esigenza di una più realistica comprensione dei fatti umani e naturali, da realizzare in quello spazio che nel gergo teologico viene detto di autonomia del temporale e che significa che la realtà virtuale creata dalla teologia deve lasciare uno spazio all’osservazione realistica dei fatti umani condotti con la sapienza particolare propria delle scienze specialistiche in un certo settore, per cui, ad esempio, deve essere l’astronomia, e non la teologia, a descriverci i moti dei corpi celesti e il loro assetto, la loro struttura.
 Per capire la realtà in cui si vive occorre ritrovarsi insieme, non è cosa in cui si può riuscire da soli. Ed è un’attività che va molto oltre quella di semplice consumo religioso: l’interpretazione della realtà così com’è non la si trova bella e pronta sul mercato religioso di massa, la si deve costruire insieme, con un lavoro per così dire artigianale. Ecco quindi che un luogo come la parrocchia può, e a mio avviso dovrebbe veramente, servire a questo: a ritrovarsi per aiutarsi l’uno l’altro a costruire un’immagine realistica del mondo in cui si vive e delle dinamiche di fede in esso. Lo richiesero i saggi del Concilio Vaticano 2°, ma è attività che non è mai veramente cominciata, in particolare qui da noi, a Monte Sacro - Valli. La realtà così com’è è lasciata completamente al di fuori della formazione religiosa a tutti i livelli in cui la si fa in parrocchia e non se ne discute nelle varie occasioni in cui si sta insieme, non si inizia nemmeno a farlo. Di solito alla realtà di fuori si accenna sbrigativamente e in modo scarsamente in informato solo per condannarne il carattere irreligioso.


Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli