Insieme
per capire la società
Il
mondo in cui viviamo funziona in un certo modo per cui ogni esigenza degli
esseri umani viene accettata, presa in considerazione, ma essenzialmente come
fatto individuale, di uno che si presenta al mercato per comprare ciò che gli
occorre e che, per chi produce e vende, è un’occasione di guadagno, per far
soldi. Anche in religione ci sono consumatori e venditori. Se una persona
ragiona in quest’ordine di idee, allora cercherà sul mercato religioso ciò che
le serve nel momento in cui le serve, e basta. Si avvicinerà ai luoghi della
religione con lo spirito con cui ogni giorno va al supermercato e compra ciò
che le occorre. Naturalmente, dal punto di vista dell’offerta di beni religiosi
si tenterà di intuire le esigenze delle masse e anche di condizionarle, così
come avviene per le altre merci oggetto di consumo di massa. E, se questa
strategia riesce, allora il consumatore di beni religiosi andrà al mercato
della religione pensando di scegliere liberamente ciò che gli serve in un certo
momento, senza rendersi conto che le sue scelte sono state orientate da altri,
i quali sono riusciti a persuaderlo di avere un certo bisogno. Questa
persuasione di massa dei consumatori, che esprime un certo livello di
violenza sulla gente anche se non è avvertita come tale dalle sue vittime,
esige di solito una alterazione della presentazione della realtà, un qualche
inganno, per far apparire più desiderabile un certo prodotto, anche di tipo
religioso. Si costruisce una sorta di realtà virtuale al modo di ciò che accade
nei centri commerciali contemporanei, dove un sistema integrato
architettonico/commerciale crea un ambiente artificiale in cui la gente è
spinta a consumare proprio ciò che viene offerto in vendita in un certo posto,
in fondo prescindere dalla sue reali
esigenze. Per cui è esperienza comune entrare con il proposito di comprare una
cosa e uscire avendone comprate anche delle altre.
Questa alterazione della realtà su base
religiosa, che ai tempi nostri si presenta nelle forme di un mercato religioso
in cui al consumatore religioso è lasciata apparentemente una
qualche libertà di scelta, può osservarsi in quasi tutte le ideologie su base
religiosa che si sono susseguite nella nostra fede fin dalle origini. Essa ha
costituito, dal Cinquecento, un potente fattore negativo nello sviluppo delle
scienze della natura come noi oggi le intendiamo, che invece si basano sul
principio di fedeltà alla realtà così
com’è osservabile. Quando la realtà virtuale
costruita dalla religione contrastava con quella come era osservata con metodo
scientifico, i poteri religiosi reagirono cercando di reprimere l’osservazione
scientifica. Questa profonda diffidenza, il sospetto di eresia latente, ha
riguardato più di recente anche le scienze sociali, che studiano i moti delle
masse umane, e quelle della psicologia profonda dell’essere umano.
La fede religiosa disancorata dalla realtà
così com’è è solo un sogno, e spesso un sogno cattivo. I detrattori della
religione ci considerano, noi che abbiamo fede, dei sognatori, ciascuno preso
nel suo personale, individuale, sogno. Uno dei principali moti di rinnovamento
prodottisi in Europa dal secondo
dopoguerra ha riguardato proprio il superamento della fede religiosa come
sogno: una delle sue concretizzazioni la si è avuta durante il Concilio
Vaticano 2° (1962-1965). In quella grande assise di capi religiosi si è
affermata l’esigenza di una più realistica comprensione dei fatti umani e
naturali, da realizzare in quello spazio che nel gergo teologico viene detto di
autonomia del temporale e che
significa che la realtà virtuale creata dalla teologia deve lasciare uno spazio
all’osservazione realistica dei fatti umani condotti con la sapienza
particolare propria delle scienze specialistiche in un certo settore, per cui,
ad esempio, deve essere l’astronomia, e non la teologia, a descriverci i moti
dei corpi celesti e il loro assetto, la loro struttura.
Per capire la realtà in cui si vive occorre
ritrovarsi insieme, non è cosa in cui si può riuscire da soli. Ed è un’attività
che va molto oltre quella di semplice consumo religioso: l’interpretazione
della realtà così com’è non la si trova bella e pronta sul mercato religioso di
massa, la si deve costruire insieme, con un lavoro per così dire artigianale.
Ecco quindi che un luogo come la parrocchia può, e a mio avviso dovrebbe veramente,
servire a questo: a ritrovarsi per aiutarsi l’uno l’altro a costruire un’immagine
realistica del mondo in cui si vive e delle dinamiche di fede in esso. Lo
richiesero i saggi del Concilio Vaticano 2°, ma è attività che non è mai
veramente cominciata, in particolare qui da noi, a Monte Sacro - Valli. La
realtà così com’è è lasciata completamente al di fuori della formazione
religiosa a tutti i livelli in cui la si fa in parrocchia e non se ne discute
nelle varie occasioni in cui si sta insieme, non si inizia nemmeno a farlo. Di
solito alla realtà di fuori si
accenna sbrigativamente e in modo scarsamente in informato solo per condannarne
il carattere irreligioso.
Mario
Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli