Idee
per ricominciare
Come migliorare i rapporti della parrocchia
con il quartiere?
Per cominciare bisogna chiedersi se si è
veramente convinti che occorra farlo.
Ci sono molti segni di disaffezione verso la
parrocchia: ad esempio la gente non ci porta più i propri figli per l’iniziazione
religiosa. Fatta la prima Comunione perdiamo quasi tutti i giovani, fatta
eccezione per i figli dei camminanti neocatecumenali. La stessa situazione si
ripropone nella fascia di età più feconda della vita umana: dai venticinque ai
quarantacinque anni. E la presenza dei più anziani è legata fondamentalmente
alla liturgia, è essenzialmente quella di fruitori di servizi religiosi. Quando
si cerca di coinvolgere la gente in un servizio per la parrocchia, ad esempio
quello dell’animazione della Messa, si rimane delusi, ad un’iniziale
disponibilità segue il disimpegno.
Si può però ritenere che questo sia un portato
dei tempi: ed effettivamente va così anche con altre esperienze collettive, ad
esempio quelle di partito. Tutto tende a diventare, nella nostra società, un po’
come una riunione di condominio: ci si va per necessità, sperando però che
finisca presto con il minor danno possibile e cercando di ricavare più vantaggi
possibili per i propri interessi. Come tra gli spettatori della televisione, le
esperienze generaliste recedono e resistono quelle fondate su
specifici temi o attività, lo sport, un hobby, la musica.
La parrocchia è appunto un tipo di
aggregazione generalista: vuole essere infatti la casa di tutti. Entrata in
crisi, quando cominciarono i problemi per gruppi così, a cavallo tra gli anni
settanta e ottanta, da noi si cercò di rafforzarne i legami personali seguendo
la strategia del Cammino neocatecumenale,
portatore di una teologia molto particolare di impronta comunitaria, che
effettivamente condusse alla costituzione di un forte presenza di quel
movimento, che richiama aderenti anche da fuori. Ma in questo modo la
parrocchia cessò di essere la casa di tutti. Oggi è fondamentalmente l’ambiente
di quell’unica esperienza collettiva. Il pluralismo che appare dalle diverse sigle associative formalmente presenti in parrocchia
è solo apparente. E’ da questo che credo occorra ricominciare. Se la parrocchia
deve essere la casa di tutti, bisogna ricostituire il pluralismo al suo
interno, devono avere diritto di cittadinanza religiosa anche voci che non
seguono la spiritualità neocatecumenale. Ma essa non è semplicemente quella di
tutta la nostra fede? No, non lo è. E’ una spiritualità, lo ripeto, molto
particolare, che non va bene per tutti e non è (ancora) obbligatoria per tutti.
Per quanto mi riguarda il problema più
grosso che vi individuo è quello del rapporto tra fede e libertà. Da qui poi
discendono varie conseguenze di ordine specificamente politico, che riguardano il modo in cui si sta in società, che sono
molto importanti nella vita di un laico. Nell’ideologia neocatecumenale, per
quello che ne è arrivato ad un esterno come me, ad un non iniziato, si è piuttosto critici verso la società in cui siamo
immersi, vista sostanzialmente come il regno del male, e si cerca di
difendersene chiudendosi in spazi protetti di forte solidarietà
personale, in cui si è ammessi previa rigida selezione e si è mantenuti solo
lasciandosi vagliare costantemente. Per molti è una disciplina troppo rigida. E’
qualcosa che richiama il metodi degli ordini religiosi, che appunto sono
esperienze particolari, non per tutti.
In
realtà mi pare che conosciamo poco la gente in mezzo alla quale abitiamo. Del
resto il nostro è un quartiere in cui in genere si torna la sera, dopo il
lavoro. La vita attiva in genere si passa altrove. Quando poi si torna si è
stanchi. E nei week end si cerca di svagarsi da altre parti. Ci si aspetta
ancora qualcosa dalla religione?
Fino agli anni settanta c’era una forte
pressione sociale verso l’apparenza di religiosità. La rispettabilità sociale
comprendeva l’andare in chiesa. Poi è diventato diverso. Eppure non mancano
segnali di un risveglio religioso,
che da noi però sicuramente non ci sono. A prescindere dalle cicliche
esperienze di massa organizzate dai movimenti, che lasciano il tempo che
trovano, in diverse realtà parrocchiali, specialmente di periferia, in
particolare lì dove sono ancora presenti famiglie con figli piccoli, la gente
riprende ad avvicinarsi. Chiede formazione, chiede orientamento, è disposta a
farsi coinvolgere. Nel nostro quartiere, in cui per un certo tempo sembrava
prevalente la presenza degli anziani, sono ricominciate a tornare famiglie più
giovani. Il tempo appare propizio per ripartire.
Un buona strategia penso che potrebbe essere
quella di cercare di capire la gente in mezzo alla quale abitiamo. E’ da molto
che non lo facciamo. In genere, ogni anno, lanciamo una sorta di bando per arruolare persone che vogliono farsi formare da noi, che
poi attentamente selezioniamo per capire quelli che sono adatti a seguire la
via che proponiamo loro. Produciamo quindi uno scarto. Facciamo una squadra e si parte con quella. E il resto?
Questo atteggiamento presuppone che noi abbiamo in tasca la soluzione religiosa
chiavi in mano giusta per quelli che
ci circondano e che la scelta per loro sia solo quella di accettarla o di
rivolgersi altrove. L’atteggiamento di ascolto
parte invece dall’idea che le soluzioni per le vite della gente non possono
prescindere da un reale coinvolgimento della gente stessa che quelle vite vive:
non hanno solo bisogno di ricevere, possono anche darci molto. E’ il metodo sinodale
che si sta cominciano a vivere da molte parti: su questo blog ho ricordato l’esempio
della diocesi di Oristano e della parrocchia di San Giuseppe sposo a Bologna.
Non sarebbe male proclamare un anno di sinodo
parrocchiale, per mettersi in ascolto della gente del quartiere, aprendo le
porte della parrocchia, senza pregiudizi o precomprensioni, a chi ci sta
accanto e iniziando a ragionare insieme sui problemi. Non si tratta di
abbandonare certe strade, ma di costruire anche altro, di coltivare la vigna
che da tanto tempo è stata relitta a se
stessa, senza però trascurare quella che invece abbiamo curato.
Mario
Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli