Emancipazione
Quando parlo in giro di questioni religiose,
non mi pare che sia chiaro ai miei interlocutori che la fede è una via di
libertà. Eppure lo è veramente.
La religione
è un lavoro collettivo, in cui si riceve ma anche si dà. E questo dare
richiede di essere liberi, veramente liberi, non di quella libertà che, come a
volte sento dire, si risolve in un rinunciare liberamente alla propria
libertà.
Per questo non sono tanto d’accordo con quelli che pregano “fa di me ciò che vuoi…” e via dicendo. O sono tutti contenti di
sottomettersi ai loro direttori spirituali.
Che poi uno decida di tenere un basso profilo
in società, è un altro discorso. Con tutti i palloni gonfiati che si vedono in
giro, è un modo per distinguersi come persone serie. E poi l’essere umano,
questa meraviglia della biologia,
animato da un vero spirito, è in fondo quello che è, biologia fragile. Fai due
piani di scale un po’ di fretta ed ecco che il superuomo ha il fiatone, è stato scritto.
Se si immagina di poter guardare a faccia a
faccia le potenze celesti, come noi crediamo sia possibile pur nella nostra
fragile umanità, e la nostra è per così dire un’esperienza quotidiana, allora è
difficile sopportare qualsiasi tipo di giogo, di tirannia.
Ci sarebbe stata data questa possibilità di
essere liberi, veramente liberi, radicalmente liberi, per poi spingerci a
rinunciarvi? Non siamo più servi, è
scritto, siamo stati chiamati amici,
e questo mi sembra importante.
Se la nostra fede è effettivamente via verso
la libertà, non ogni teologia lo è stata e lo è. Non ho mai avuto scrupoli a
contrastare teologie che volevano convincermi a rinunciare alla mia libertà di
figlio del gran Re, del sovrano di tutto. Ad esempio, di quelle che dicono che mi devo
annullare per arrivare alla perfezione. La mia fede mi insegna che non è vero
che sono un nulla. Sono tanto importante che il Creatore si è piegato
amorevolmente verso di me. Tutta la Trinità mi circonda e mi presidia e si
interessa a me. Questa vicinanza, questa attenzioni, mi piacciono. Non sono presenze che mi tiranneggiano. E’ una
realtà in cui mi trovo bene. Non sempre, nelle società religiose, si mantiene
quel clima. La religione può anche diventare un inferno, ma allora è religione
di altra fede.
La fede
è gioia, si sostiene, e può veramente esserlo. Ma se io, per essere
riconosciuto persona di fede, devo buttare tutta la mia vita com’è ora e lasciarmi ricostruire da altri, che gioia
è? Io non ho mai accettato di essere trattato così. Faccio un bilancio, e vedo
che la mia vita non è tutta da buttare, è qualcosa su cui continuare a
costruire, come bravi artigiani, con la sapienza che si matura con l’esperienza
e con la pratica, per arrivare alla meta beata di cui ci parlano in religione.
Lo pensavo anche da molto giovane, e ancora di più lo penso adesso, in un’età e
in una condizione in cui i più giovani guardano a me per un esempio, per un
consiglio, per un’ispirazione. Siate liberi, veramente liberi, consiglio a
tutti. Se poi vi trovate impegolati, in religione, in realtà che vi opprimono,
che vi impediscono di essere liberi, buttate anche quella religione,
liberatevene. Se la fede non è via di libertà, non porta al Cielo, lì dove
vorremmo puntare. Non è la fede nostra. E’ un surrogato. Nuoce alla salute. Se
ne può fare tranquillamente a meno. Lo dico a tutti quelli che in religione
sono stati oppressi, diminuiti, avviliti, insultati, discriminati, esclusi. A
loro, anche a loro, giunga, per mio
tramite, il messaggio di liberazione portato dalla nostra fede. Ogni lacrima
sarà asciugata, è scritto, nella città tutta di luce del nostro amorevole
sovrano celeste.
Mario Ardigò - Azione Cattolica
in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli