giovedì 16 luglio 2015

Emancipazione

Emancipazione

 Quando parlo in giro di questioni religiose, non mi pare che sia chiaro ai miei interlocutori che la fede è una via di libertà. Eppure lo è veramente.
 La religione  è un lavoro collettivo, in cui si riceve ma anche si dà. E questo dare richiede di essere liberi, veramente liberi, non di quella libertà che, come a volte sento dire, si risolve in un rinunciare liberamente  alla propria libertà.
  Per questo non sono tanto d’accordo con quelli che pregano “fa di me ciò che vuoi…”  e via dicendo. O sono tutti contenti di sottomettersi ai loro direttori spirituali.
 Che poi uno decida di tenere un basso profilo in società, è un altro discorso. Con tutti i palloni gonfiati che si vedono in giro, è un modo per distinguersi come persone serie. E poi l’essere umano, questa  meraviglia della biologia, animato da un vero spirito, è in fondo quello che è, biologia fragile. Fai due piani di scale un po’ di fretta ed ecco che il superuomo ha il fiatone, è stato scritto.
 Se si immagina di poter guardare a faccia a faccia le potenze celesti, come noi crediamo sia possibile pur nella nostra fragile umanità, e la nostra è per così dire un’esperienza quotidiana, allora è difficile sopportare qualsiasi tipo di giogo, di tirannia.
 Ci sarebbe stata data questa possibilità di essere liberi, veramente liberi, radicalmente liberi, per poi spingerci a rinunciarvi? Non siamo più servi, è scritto, siamo stati chiamati amici, e questo mi sembra importante.
 Se la nostra fede è effettivamente via verso la libertà, non ogni teologia lo è stata e lo è. Non ho mai avuto scrupoli a contrastare teologie che volevano convincermi a rinunciare alla mia libertà di figlio del gran Re, del sovrano di tutto.  Ad esempio, di quelle che dicono che mi devo annullare per arrivare alla perfezione. La mia fede mi insegna che non è vero che sono un nulla. Sono tanto importante che il Creatore si è piegato amorevolmente verso di me. Tutta la Trinità mi circonda e mi presidia e si interessa a me. Questa vicinanza, questa attenzioni, mi piacciono.  Non sono presenze che mi tiranneggiano. E’ una realtà in cui mi trovo bene. Non sempre, nelle società religiose, si mantiene quel clima. La religione può anche diventare un inferno, ma allora è religione di altra fede.
 La fede  è gioia, si sostiene, e può veramente esserlo. Ma se io, per essere riconosciuto persona di fede, devo buttare tutta la mia vita com’è ora  e lasciarmi ricostruire da altri, che gioia è? Io non ho mai accettato di essere trattato così. Faccio un bilancio, e vedo che la mia vita non è tutta da buttare, è qualcosa su cui continuare a costruire, come bravi artigiani, con la sapienza che si matura con l’esperienza e con la pratica, per arrivare alla meta beata di cui ci parlano in religione. Lo pensavo anche da molto giovane, e ancora di più lo penso adesso, in un’età e in una condizione in cui i più giovani guardano a me per un esempio, per un consiglio, per un’ispirazione. Siate liberi, veramente liberi, consiglio a tutti. Se poi vi trovate impegolati, in religione, in realtà che vi opprimono, che vi impediscono di essere liberi, buttate anche quella religione, liberatevene. Se la fede non è via di libertà, non porta al Cielo, lì dove vorremmo puntare. Non è la fede nostra. E’ un surrogato. Nuoce alla salute. Se ne può fare tranquillamente a meno. Lo dico a tutti quelli che in religione sono stati oppressi, diminuiti, avviliti, insultati, discriminati, esclusi. A loro, anche  a loro, giunga, per mio tramite, il messaggio di liberazione portato dalla nostra fede. Ogni lacrima sarà asciugata, è scritto, nella città tutta di luce del nostro amorevole sovrano celeste.

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli