lunedì 1 giugno 2015

Osservazioni sul documento sinodale di Oristano

Osservazioni sul documento sinodale di Oristano

 Nel documento sinodale di Oristano si nota la mancanza di qualsiasi accenno alle procedure per arrivare a decisioni collettive condivise, vale a dire al metodo democratico. Quest’ultimo comprende anche garanzie per evitare la prevaricazione di gruppi di tendenza su altri, vale a dire per la salvaguardia della minoranze. Senza chiarire questo aspetto, la proposta della sinodalità  come metodo di lavoro serve a poco.
 Si ritiene di solito che il metodo democratico sia incompatibile con le cose della religione. La nostra Azione Cattolica dimostra il contrario.
 Effettivamente la gerarchia del clero è oggi strutturata, con organizzazione ricevuta dai secoli passati, come una burocrazia ad ordinamento feudale e oppone viva resistenza ad ogni proposta di cambiamento. Cerca l’appoggio popolare fomentando una sorta di culto della personalità intorno ai papi, come dimostrato spettacolarmente dalle recenti canonizzazioni. Il papismo affettivo, l’ingenuo trasporto emotivo verso il capo supremo religioso, è divenuto una sorta di surrogato della democrazia come fonte di unità.
 Il problema è che ogni sorta di potere, nelle nostre collettività religiose, tende ad ordinarsi secondo quel modello, anche in ambito laicale e talvolta a prescindere da una formale investitura della gerarchia del clero. Chiunque tra i laici, nelle nostre collettività, ambisca ad un ruolo di comando o di direzione, non di rado ricusa  qualsiasi investitura dal basso, dalla base, ma ritiene sufficiente l’essere comandato ad un ruolo di potere da una qualche autorità di grado superiore, alla quale sola pretende di rispondere, e non sempre questa autorità deriva da una investitura ad opera del clero. Nella nostra parrocchia  è questa la figura che vedo impersonata dai catechisti per adulti che dirigono le comunità neocatecumenali, i quali, mi pare di capire, svolgono anche mansioni di vera e propria direzione spirituale.
 Purtroppo, mentre i preti si sono costruiti una competenza professionale con una formazione lunga e completa, come osservato in un suo saggio dal sociologo Luca Diotallevi, altre figure di potere, in particolare quelle emergenti dal mondo laicale, non sempre hanno  requisiti di formazione paragonabili. Poco pronte a fronteggiare il dibattito sulle varie questioni che si pongono nella vita religiosa, esse si fanno allora mere ripetitrici di una lezione appresa e, ad ogni contestazione, reagiscono ponendo gli interlocutori nell’alternativa di accettare la loro impostazione o andarsene. Questa dinamica può essere stata alla base dell’impressionante calo di consensi che la nostra parrocchia ha subito nel quartiere.
 D’altra parte la collaborazione dei laici al lavoro che si fa in parrocchia tende a divenire sempre più intensa, man mano che la scarsità di vocazioni sacerdotali rende impossibile coprire i vuoti lasciati dagli anziani, nonostante l’ampio ricorso al reclutamento di vocazioni straniere. Queste ultime, poco a conoscenza delle complesse dinamiche storiche dei fatti religiosi italiani, finiscono per approfondire l’estraniazione delle collettività religiose dalla storia del loro tempo. Bisogna tener conto che sacerdoti come Romolo Murri, Luigi Sturzo e Giuseppe Dossetti sono state figure fondamentali nella costruzione della democrazia italiana.


Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente Papa - Roma, Monte Sacro, Valli