Coscienza storica
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| Giuseppe Dossetti, da monaco |
Non basta un ricordo e una
testimonianza individuale e neppure tante testimonianze che si moltiplichino,
deve esserci la memoria comunitaria, la memoria della Chiesa.
[…]
Ciò che conta e che veramente
edifica è il fatto che come sono stati comunitari gli eventi, così la loro
memoria sia ricevuta, incorporata e assimilata dalla memoria e dalla
testimonianza della Chiesa in quanto tale.
E perché questo avvena e sia efficace e
salvifico, occorre che la Chiesa assuma questi fatti, anche scrutando e confessando
le proprie colpe a monte e in atto e persino “post-factum” (=espressione latina
in uso tra i giuristi: dopo gli eventi).
Occorre perciò che la comunità
cristiana non li assume con una dialettica esterna (cioè in contrasto con
qualcuno) e neppure interna –con turbamento, rossore, reticenze- ma con una sincerità incondizionata e progressivamente
sempre più soprannaturale: allora sarà un parlare “come mossa da Dio, sotto lo sguardo di Dio,
in Cristo” [2Cor 2,17].
Bisogna persuadersi che la “coscienza
storica” è, almeno a un certo grado di purificazione e maturazione, un elemento
integrante della coscienza della Chiesa, cioè della sua coscienza di fede, di
speranza e di carità.
Una memoria adeguatamente
recepita dalla comunità cristiana è indispensabile per reagire tempestivamente
a tutto ciò che ha in sé potenza di coagulo negativo, sistematico, anche se,
specie in particolari congiunture storiche, presentasse certe ambivalenze e
persino certi vantaggi seduttori per la Chiesa.
[da: Giuseppe Dossetti, Introduzione scritta per il volume di
L.Gherardi, “Le querce di Monte Sole, 1986]
Il Popolo di Dio non mancherà poi di
aprire la mente a riconoscere altri possibili segni della misericordia di Dio
operante nel Giubileo. Nella Lettera apostolica Tertio millennio adveniente ne ho indicati alcuni che possono
opportunamente servire a vivere con maggior intensità l'insigne grazia del
Giubileo.(19) Li richiamo qui brevemente.
Innanzitutto il segno della purificazione
della memoria: esso chiede a tutti un atto di coraggio e di umiltà
nel riconoscere le mancanze compiute da quanti hanno portato e portano il nome
di cristiani. L'Anno Santo è per sua natura un momento di chiamata alla
conversione. E' questa la prima parola della predicazione di Gesù, che
significativamente si coniuga con la disponibilità a credere: « Convertitevi e
credete al Vangelo » (Mc 1,
15). L'imperativo che Cristo pone è conseguenza della presa di coscienza del
fatto che « il tempo è compiuto » (Mc
1, 15). Il compiersi del tempo di Dio si traduce in appello alla conversione.
Questa, peraltro, è in primo luogo frutto della grazia. E' lo Spirito che
spinge ognuno a « rientrare in se stesso » e a percepire il bisogno di
ritornare alla casa del Padre (cfr Lc
15, 17-20). L'esame di coscienza, quindi, è uno dei momenti più qualificanti
dell'esistenza personale. Con esso, infatti, ogni uomo è posto dinanzi alla verità della propria vita. Egli scopre,
così, la distanza che separa le sue azioni dall'ideale che si è prefisso.
La storia della Chiesa è una storia di
santità. Il Nuovo Testamento afferma con forza questa caratteristica dei
battezzati: essi sono « santi » nella misura in cui, separati dal mondo in
quanto soggetto al Maligno, si consacrano a rendere il culto all'unico e vero
Dio. Di fatto, questa santità si manifesta nelle vicende di tanti Santi e
Beati, riconosciuti dalla Chiesa, come anche in quelle di un'immensa
moltitudine di uomini e donne sconosciuti il cui numero è impossibile calcolare
(cfr Ap 7, 9). La loro vita
attesta la verità del Vangelo e offre al mondo il segno visibile della
possibilità della perfezione. E' doveroso riconoscere, tuttavia, che la storia
registra anche non poche vicende che costituiscono una contro-testimonianza nei
confronti del cristianesimo. Per quel legame che, nel Corpo mistico, ci unisce
gli uni agli altri, tutti noi, pur non avendone responsabilità personale e
senza sostituirci al giudizio di Dio che solo conosce i cuori, portiamo il peso
degli errori e delle colpe di chi ci ha preceduto. Ma anche noi, figli della Chiesa, abbiamo peccato e alla Sposa di Cristo è
stato impedito di risplendere in tutta la bellezza del suo volto. Il nostro
peccato ha ostacolato l'azione dello Spirito nel cuore di tante persone. La
nostra poca fede ha fatto cadere nell'indifferenza e allontanato molti da un
autentico incontro con Cristo.
Come Successore di Pietro, chiedo che
in questo anno di misericordia la Chiesa, forte della santità che riceve dal
suo Signore, si inginocchi dinanzi a Dio ed implori il perdono per i peccati
passati e presenti dei suoi figli. Tutti hanno peccato e nessuno può dirsi
giusto dinanzi a Dio (cfr 1 Re
8, 46). Si ripeta senza timore: « Abbiamo peccato » (Ger 3, 25), ma sia mantenuta viva la certezza che « laddove ha
abbondato il peccato ha sovrabbondato la grazia » (Rm 5, 20).
L'abbraccio che il Padre riserva a chi,
pentito, gli va incontro sarà la giusta ricompensa per l'umile riconoscimento
delle colpe proprie ed altrui, fondato nella consapevolezza del profondo
vincolo che unisce tra loro tutti i membri del Corpo mistico di Cristo. I
cristiani sono invitati a farsi carico, davanti a Dio e agli uomini offesi dai
loro comportamenti, delle mancanze da loro commesse. Lo facciano senza nulla
chiedere in cambio, forti solo dell'« amore di Dio che è stato riversato nei
nostri cuori » (Rm 5, 5). Non
mancheranno persone equanimi capaci di riconoscere che la storia del passato e
del presente ha registrato e registra spesso nei confronti dei figli della
Chiesa vicende di emarginazione, di ingiustizie e di persecuzioni.
Nessuno in questo anno giubilare voglia
escludersi dall'abbraccio del Padre. Nessuno
si comporti come il fratello maggiore della parabola evangelica che si rifiuta
di entrare in casa per fare festa (cfr Lc
15, 25-30). La gioia del perdono sia più forte e più grande di ogni
risentimento. Così facendo, la Sposa brillerà dinanzi agli occhi del mondo di
quella bellezza e santità che provengono dalla grazia del Signore. Da duemila
anni, la Chiesa è la culla in cui Maria depone Gesù e lo affida all'adorazione
e alla contemplazione di tutti i popoli. Che attraverso l'umiltà della Sposa
possa risplendere ancora di più la gloria e la forza dell'Eucaristia, che essa
celebra e conserva nel suo seno. Nel segno del Pane e del Vino consacrati,
Cristo Gesù risorto e glorificato, luce delle genti (cfr Lc 2, 32), rivela la continuità della
sua Incarnazione. Egli rimane vivo e vero in mezzo a noi per nutrire i credenti
con il suo Corpo e il suo Sangue.
Lo sguardo, pertanto, sia fisso sul futuro.
Il Padre misericordioso non tiene conto dei peccati dei quali ci siamo
veramente pentiti (cfr Is 38,
17). Egli, ora, compie una cosa nuova e nell'amore che perdona anticipa i cieli
nuovi e la terra nuova. Si rinfranchi, dunque, la fede, cresca la speranza,
diventi sempre più operosa la carità, in vista di un rinnovato impegno di
testimonianza cristiana nel mondo del prossimo millennio.
[dalla Bolla di indizione del Grande Giubileo dell’anno 2000, diffusa il
29-11-98 da san Karol Wojtyla, all'epoca regnante come Giovanni Paolo 2°]
Nello scritto di Dossetti del 1986, risalente
all’epoca del suo rinnovato attivismo politico in concomitanza con disegni di
riforma costituzionale da lui non condivisi, troviamo il medesimo ordine di
idee espresso circa dieci anni più tardi da san Karol Wojtyla. I due uomini
erano molto diversi sotto tutti i profili, con particolare riferimento a quelli
ideologici, ma li accumunava una acuta sensibilità politica illuminata dalla
fede religiosa. E’ una aspetto che è stato poco evidenziato in occasione del
grande evento, con massima rilevanza mediatica, della proclamazione della
santità del Wojtyla.
In realtà, quando si affrontano in religione
temi storici, si assiste non di rado non ad una purificazione ma ad un aggiustamento
della memoria, per farla coincidere con quello che sarebbe stato bello fosse
accaduto, ma non lo è stato. In sostanza: c’è talvolta una insufficiente sforzo
di verità nell’affrontare quegli
argomenti. La storia, infatti, è spesso insopportabilmente dura per la
coscienza religiosa.
Mario Ardigò – Azione Cattolica
in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli
