venerdì 2 gennaio 2015

Coscienza storica

Giuseppe Dossetti, da monaco


Non basta un ricordo e una testimonianza individuale e neppure tante testimonianze che si moltiplichino, deve esserci la memoria comunitaria, la memoria della Chiesa.
[…]
  Ciò che conta e che veramente edifica è il fatto che come sono stati comunitari gli eventi, così la loro memoria sia ricevuta, incorporata e assimilata dalla memoria e dalla testimonianza della Chiesa in quanto tale.
  E perché questo avvena e sia efficace e salvifico, occorre che la Chiesa assuma questi fatti, anche scrutando e confessando le proprie colpe a monte e in atto e persino “post-factum” (=espressione latina in uso tra i giuristi:  dopo gli eventi).
  Occorre perciò che la comunità cristiana non li assume con una dialettica esterna (cioè in contrasto con qualcuno) e neppure interna –con turbamento, rossore, reticenze- ma con una sincerità incondizionata e progressivamente sempre più soprannaturale: allora sarà un parlare  “come mossa da Dio, sotto lo sguardo di Dio, in Cristo” [2Cor 2,17].
 Bisogna persuadersi che la “coscienza storica” è, almeno a un certo grado di purificazione e maturazione, un elemento integrante della coscienza della Chiesa, cioè della sua coscienza di fede, di speranza  e di carità.

Una memoria adeguatamente recepita dalla comunità cristiana è indispensabile per reagire tempestivamente a tutto ciò che ha in sé potenza di coagulo negativo, sistematico, anche se, specie in particolari congiunture storiche, presentasse certe ambivalenze e persino certi vantaggi seduttori per la Chiesa.

[da: Giuseppe Dossetti, Introduzione scritta per il volume di L.Gherardi, “Le querce di Monte Sole, 1986]

Il Popolo di Dio non mancherà poi di aprire la mente a riconoscere altri possibili segni della misericordia di Dio operante nel Giubileo. Nella Lettera apostolica Tertio millennio adveniente ne ho indicati alcuni che possono opportunamente servire a vivere con maggior intensità l'insigne grazia del Giubileo.(19) Li richiamo qui brevemente.
Innanzitutto il segno della purificazione della memoria: esso chiede a tutti un atto di coraggio e di umiltà nel riconoscere le mancanze compiute da quanti hanno portato e portano il nome di cristiani. L'Anno Santo è per sua natura un momento di chiamata alla conversione. E' questa la prima parola della predicazione di Gesù, che significativamente si coniuga con la disponibilità a credere: « Convertitevi e credete al Vangelo » (Mc 1, 15). L'imperativo che Cristo pone è conseguenza della presa di coscienza del fatto che « il tempo è compiuto » (Mc 1, 15). Il compiersi del tempo di Dio si traduce in appello alla conversione. Questa, peraltro, è in primo luogo frutto della grazia. E' lo Spirito che spinge ognuno a « rientrare in se stesso » e a percepire il bisogno di ritornare alla casa del Padre (cfr Lc 15, 17-20). L'esame di coscienza, quindi, è uno dei momenti più qualificanti dell'esistenza personale. Con esso, infatti, ogni uomo è posto dinanzi alla verità della propria vita. Egli scopre, così, la distanza che separa le sue azioni dall'ideale che si è prefisso.
La storia della Chiesa è una storia di santità. Il Nuovo Testamento afferma con forza questa caratteristica dei battezzati: essi sono « santi » nella misura in cui, separati dal mondo in quanto soggetto al Maligno, si consacrano a rendere il culto all'unico e vero Dio. Di fatto, questa santità si manifesta nelle vicende di tanti Santi e Beati, riconosciuti dalla Chiesa, come anche in quelle di un'immensa moltitudine di uomini e donne sconosciuti il cui numero è impossibile calcolare (cfr Ap 7, 9). La loro vita attesta la verità del Vangelo e offre al mondo il segno visibile della possibilità della perfezione. E' doveroso riconoscere, tuttavia, che la storia registra anche non poche vicende che costituiscono una contro-testimonianza nei confronti del cristianesimo. Per quel legame che, nel Corpo mistico, ci unisce gli uni agli altri, tutti noi, pur non avendone responsabilità personale e senza sostituirci al giudizio di Dio che solo conosce i cuori, portiamo il peso degli errori e delle colpe di chi ci ha preceduto. Ma anche noi, figli della Chiesa, abbiamo peccato e alla Sposa di Cristo è stato impedito di risplendere in tutta la bellezza del suo volto. Il nostro peccato ha ostacolato l'azione dello Spirito nel cuore di tante persone. La nostra poca fede ha fatto cadere nell'indifferenza e allontanato molti da un autentico incontro con Cristo.
Come Successore di Pietro, chiedo che in questo anno di misericordia la Chiesa, forte della santità che riceve dal suo Signore, si inginocchi dinanzi a Dio ed implori il perdono per i peccati passati e presenti dei suoi figli. Tutti hanno peccato e nessuno può dirsi giusto dinanzi a Dio (cfr 1 Re 8, 46). Si ripeta senza timore: « Abbiamo peccato » (Ger 3, 25), ma sia mantenuta viva la certezza che « laddove ha abbondato il peccato ha sovrabbondato la grazia » (Rm 5, 20).
L'abbraccio che il Padre riserva a chi, pentito, gli va incontro sarà la giusta ricompensa per l'umile riconoscimento delle colpe proprie ed altrui, fondato nella consapevolezza del profondo vincolo che unisce tra loro tutti i membri del Corpo mistico di Cristo. I cristiani sono invitati a farsi carico, davanti a Dio e agli uomini offesi dai loro comportamenti, delle mancanze da loro commesse. Lo facciano senza nulla chiedere in cambio, forti solo dell'« amore di Dio che è stato riversato nei nostri cuori » (Rm 5, 5). Non mancheranno persone equanimi capaci di riconoscere che la storia del passato e del presente ha registrato e registra spesso nei confronti dei figli della Chiesa vicende di emarginazione, di ingiustizie e di persecuzioni.
Nessuno in questo anno giubilare voglia escludersi dall'abbraccio del Padre. Nessuno si comporti come il fratello maggiore della parabola evangelica che si rifiuta di entrare in casa per fare festa (cfr Lc 15, 25-30). La gioia del perdono sia più forte e più grande di ogni risentimento. Così facendo, la Sposa brillerà dinanzi agli occhi del mondo di quella bellezza e santità che provengono dalla grazia del Signore. Da duemila anni, la Chiesa è la culla in cui Maria depone Gesù e lo affida all'adorazione e alla contemplazione di tutti i popoli. Che attraverso l'umiltà della Sposa possa risplendere ancora di più la gloria e la forza dell'Eucaristia, che essa celebra e conserva nel suo seno. Nel segno del Pane e del Vino consacrati, Cristo Gesù risorto e glorificato, luce delle genti (cfr Lc 2, 32), rivela la continuità della sua Incarnazione. Egli rimane vivo e vero in mezzo a noi per nutrire i credenti con il suo Corpo e il suo Sangue.
Lo sguardo, pertanto, sia fisso sul futuro. Il Padre misericordioso non tiene conto dei peccati dei quali ci siamo veramente pentiti (cfr Is 38, 17). Egli, ora, compie una cosa nuova e nell'amore che perdona anticipa i cieli nuovi e la terra nuova. Si rinfranchi, dunque, la fede, cresca la speranza, diventi sempre più operosa la carità, in vista di un rinnovato impegno di testimonianza cristiana nel mondo del prossimo millennio.

[dalla Bolla di indizione del Grande Giubileo dell’anno 2000, diffusa il 29-11-98 da san Karol Wojtyla, all'epoca regnante come Giovanni Paolo 2°]

 Nello scritto di Dossetti del 1986, risalente all’epoca del suo rinnovato attivismo politico in concomitanza con disegni di riforma costituzionale da lui non condivisi, troviamo il medesimo ordine di idee espresso circa dieci anni più tardi da san Karol Wojtyla. I due uomini erano molto diversi sotto tutti i profili, con particolare riferimento a quelli ideologici, ma li accumunava una acuta sensibilità politica illuminata dalla fede religiosa. E’ una aspetto che è stato poco evidenziato in occasione del grande evento, con massima rilevanza mediatica, della proclamazione della santità del Wojtyla.
  In realtà, quando si affrontano in religione temi storici, si assiste non di rado non ad una purificazione ma ad un aggiustamento della memoria, per farla coincidere con quello che sarebbe stato bello fosse accaduto, ma non lo è stato. In sostanza: c’è talvolta una insufficiente sforzo di verità nell’affrontare quegli argomenti. La storia, infatti, è spesso insopportabilmente dura per la coscienza religiosa.


Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli