Pensiero
di Natale
Nei racconti del Natale si intuisce che c’è
molto di più di una vicenda famigliare, di una coppia che ha un figlio, vale a
dire di un evento che rientra nella
normalità delle cose degli esseri umani, come di tutti i viventi. C’è politica,
c’è teologia. Quel Bimbo del Natale ci viene presentato come l’Atteso, e non
solo dai suoi genitori. Ma ci viene anche spiegato che molte delle attese su di
lui, in particolare quelle legate alla politica, sono andate deluse, mentre
quelle della teologia delle origini sono state di molto superate. “Tu sei re?”,
chiese la politica al nostro primo Maestro che le era davanti nella condizione
di prigioniero e di accusato. La risposta che fu data ha generato infiniti
ragionamenti su come si debba intendere la regalità che noi attribuiamo, in
fondo fin dalla sua nascita, a colui nel
quale riponiamo tutte le nostre speranze. Di lui è scritto che è il Verbo e “tutto per mezzo di lui fu fatto e senza di
lui non fu fatto nulla di ciò che è stato fatto”. E’ anche scritto che egli
è luce per noi, che brilla nelle tenebre, e che dimorò fra noi e noi vedemmo la
sua gloria, come di Unigenito del Padre, pieno di grazia e di verità (cfr Gv
1). Questa è la realtà che ha oltrepassato tutte le attese della teologia.
Anche nei bei pensieri che sento in occasione del
Natale, come pure nei canti e nelle varie liturgie e consuetudini di festa di
questo tempo, ci sono molta politica e molta teologia. Anche noi abbiamo delle
attese su quel Bimbo. Ed è come se, da genitori, volessimo indicargli una
strada da seguire, come abbiamo fatto con i nostri figli. Non si dice, del
resto, che uno dei più gravi e impegnativi compiti dei genitori è l’educazione
dei loro figli? Possiamo immaginare che anche Maria e Giuseppe l’abbiano
svolto. Dico “immaginare”, perché negli scritti che riconosciamo come sacri, e
che poniamo a fondamento della nostra fede, c’è veramente poco su questo. E,
innanzi tutto, non ci sono stati tramandati detti del nostro primo Maestro che
ce ne parlino. Chissà se ha narrato ai
suoi discepoli della sua vita prima di diventare Maestro? Se lo ha fatto, chi lo
ascoltava ha tenuto per sé le sue parole, non ce le ha riferite. Quindi noi,
oggi, abbiamo pochi punti di riferimento per sapere come comportarci con quel
Bimbo del Natale. In Maria, nella quale vogliamo riconoscere la figura della
Chiesa, egli ci è figlio, ma, nello stesso tempo, siamo anche suoi discepoli ed
egli ci ha generati alla fede.
Allora, in questo Natale del 2014, il
proponimento che faccio è quello di lasciare spazio a quel Bimbo, di essere
disposto a lasciarmi sorprendere da lui, senza che le mie aspettative su di lui
sovrastino il suo insegnamento e il suo esempio di vita, e gli siano d’impaccio,
di intralcio, nella sua crescita in me, in noi, nella nostra società e nel
nostro tempo. E, anche, di usare verso il Bimbo del Natale quella delicatezza
che abbiamo nella cura dei nostri bimbi piccoli, quando sono del tutto affidati
a noi e noi gioiamo nel vederli dormire tranquilli nelle loro culle, perché
hanno mangiato, li abbiamo puliti, sono al caldo nei loro panni e tra le loro copertine,
e allora anche noi possiamo finalmente chiudere gli occhi e sognare di loro.
Mario
Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli
