domenica 24 agosto 2014

Ricerca e zone di incertezza

                                                        Ricerca e zone di incertezza

"...in questo cercare e trovare Dio in tutte le cose resta sempre una zona di incertezza. Deve esserci. Se una persona dice che ha incontrato Dio con certezza totale e non è sfiorata da un margine di incertezza, allora non va bene. Per me questa è una chiave importante. Se uno ha le risposte a tutte le domande, ecco che questa è la prova che Dio non è con lui. Vuol dire che è un falso profeta, c'è usa la religione per se stesso. Le grandi guide del popolo di Dio, come Mosè, hanno sempre lasciato spazio al dubbio. Si deve lasciare spazio al Signire, non alle nostre certezze; bisogna essere umili. L'incertezza si ha in ogni vero discernimento che è aperto alla conferma della consolazione spirituale.
 Il rischio nel cercare e trovar Dio in tutte le cose è dunque la volontà di voler esplicitare troppo, di dire con certezza umana e arroganza: 'Dio è qui'. Troveremmo solamente un dio a nostra misura. L'atteggiamento corretto è quello agostiniano: cercare Dio per trovarlo, e trovarlo per cercarlo sempre. E spesso si cerca a tentoni, come si legge nella Bibbia. È questa l'esperienza del grandi Padri della fede, che sono il nostro modello. Bisogna rileggere il capitolo 11 della Lettera agli Ebrei. Abramo è partito senza sapere dove andava, per fede. Tutti i nostri antenati della fede morirono vedendo i beni promesssi, ma da lontano... La nostra vita non ci è data come un libretto d'opera in cui c'è tutto scritto, ma è andare, camminare, fare,cercare, vedere... Si deve entrare nell'avventura della ricerca dell'incontro e del lasciarsi cercare e lasciarsi incontrare da Dio.
Perché Dio sta prima, Dio sta prima sempre, Dio 'primerea'. Dio è un po' come il fiore del mandorlo della tua Sicilia, Antonio, che fiorisce sempre per primo. Lo leggiamo nei Profeti. Dunque, Dio lo si incontra camminando, nel cammino. E a questo punto qualcuno potere dire che questo è relativismo. È relativismo? Sì, se è inteso male, come una appesi di panteismo indistinto. No, se è inteso in senso biblico, per cui Dio è sempre una sorpresa, e dunque non sai mai dove è come lo trovi, non sei tu a fissare i tempi e i luoghi dell'incontro con Lui. Bisogna discernere l'incontro. Per questo il discernimento è fondamentale.
 Se il cristiano è restaurazionista, legalista, se vuole tutto chiaro e sicuro, allora non trova niente. La tradizione e la memoria del passato devono aiutarci ad avere il coraggio di aprire nuovi spazi a Dio. Chi oggi cerca sempre soluzioni disciplinari, chi tende in maniera esagerata alla «sicurezza» del passato perduto, ha una visione statica e involutiva. E in questo modo la fede diventa una ideologia tra le tante. Io ho una certezza dogmatica: Dio è nella vita di ogni persona, Dio è nella vita di ciascuno. Anche se la vita di una persona è stata un disastro, se è distrutta dai vizi, dalla droga o da qualunque cosa, Dio è nella sua vita. Lo si può e lo si deve cercare in ogni vita umana. Anche se la vita di una persona è un terreno pieno di spine e di erbacce, c'è sempre uno spazio in cui il seme buono può crescere. Bisogna fidarsi di Dio."

Da "La mia porta è sempre aperta - una conversazione di Papa Francesco con Antonio Spadaro", pag.97-99, Rizzoli, 2013' €12,00