Sfiducia nel mondo
Scrivono Gian Luca
Potestà e Giovanni Vian nel loro Storia
del Cristianesimo, Il Mulino, 2010, €28,00, disponibile tuttora in
libreria:
"La nuova
vitalità delle istituzioni ecclesiastiche sulla scena pubblica che ha seguito
la crisi degli ultimi anni Sessanta e del decennio successivo è … stata
accompagnata da un distacco notevole della prassi dei cattolici, soprattutto nei
paesi più secolarizzati, rispetto a una parte significativa dell'insegnamento
della Chiesa. Si è insomma sviluppato in modo consistente un abbandono
silenzioso di fronte alla restrizione degli spazi per l'esperienza cristiana
che il pontificato wojtyliano ha imposto e all'inadeguatezza di varie
formulazioni magisteri rispetto alle istanze
della società contemporanea.
La Chiesa di Giovanni Paolo 2° ha provato a
reagire a questo processo sollecitando una maggiore unità e uniformità sul
piano della dottrina e su quello della
prassi, stringendo le maglie dell'obbedienza alle gerarchie ecclesiastiche, e
tornando a dilatare il raggio delle competenze sulla vita individuale e
collettiva rivendicate all'insegnamento ecclesiastico.
…
L'immagine che emerge è quella di una Chiesa
che sotto la guida di Giovanni Paolo 2° ha inteso la storia contemporanea come
prevalentemente ostile al messaggio religioso, e in particolare al
cristianesimo: una storia dalla quale la Chiesa ha ritenuto necessario
difendersi, per tutelare la fede cattolica e il ruolo pubblico delle istituzioni ecclesiastiche, contro la
pretesa della civiltà occidentale di fondarsi sull'autodeterminazione dell'uomo
piuttosto che sugli immutabili principi affermati dalla Chiesa cattolica" [pagg.452-453].
Nei Vangeli troviamo
in diversi passi una polemica contro il mondo,
inteso come quella parte di società che si oppone al Regno,
la collettività nuova animata e
trasformata profondamente dai principi della fede religiosa, realtà che, già
presente oggi al modo di fermento, verrà pienamente manifestata alla fine del
tempi. Si vive nel mondo, ma come cittadini del cielo (questa
l'espressione che si legge in uno scritto patristico molto noto e che si stima
risalire alla fine del secondo secolo
della nostra era, la Lettera a Diogneto).
E, ancora, sempre dal medesimo scritto: "[I cristiani] obbediscono alle leggi stabilite, eppure con la loro vita
superano le leggi". Questo uno dei sensi profondi attribuiti all'espressione
evangelica "Dare a Dio quel che è di
Dio e a Cesare quel che è di Cesare". Alle persone religiose non basta
la legalità formale, quella imposta dalle istituzioni per garantire la
sopravvivenza di una società animata anche da pulsioni criminali e dissolute.
Lo schema concettuale
dell'opposizione mondo/Regno è statao adattato, in particolare a partire dalla fine del Settecento, per fronteggiare, vanamente
possiamo riconoscere con il senno del poi, lo sviluppo delle filosofie e
ideologie riconducibili al movimento dell'Illuminismo, centrato sulla finalità
di fare luce, nelle materie in cui, in
particolare a causa dell'oscurantismo imposto ai fedeli, secondo gli
illuministi, essenzialmente per ragioni
politiche, di mantenimento del proprio potere terreno, dalla gerarchia
cattolica, la realtà era ignorata, oscurata, in particolare con riferimento ai
fatti della natura e della società.
Successivamente esso è stato ulteriormente adattato per opporsi, anche
in questo caso vanamente con il senno del poi, allo sviluppo delle democrazie
di massa e a varie conquiste sociali. Benché ci si sia riportati esplicitamente allo
schema evangelico, tuttavia questi adattamenti hanno riguardato una situazione
profondamente diversa da quella per la quale quello schema fu formulato. Questo
è stato particolarmente evidente in Italia, dove, parlando di Regno, si intese sostanzialmente, dal
Settecento e fino alla fine dello Stato pontificio, quello del Papa romano. Esso
aveva, sì, una dimensione territoriale nel centro Italia, dove era propriamente
un stato, un piccolo stato, ma
contemporaneamente era anche un importante impero religioso ad organizzazione
feudale, storicamente confederato, anche se con vicende spesso travagliate, con
le altre dinastie sovrane europee, quelle che furono colpite, e spesso
spodestate, dai moti europei innescati dalla Rivoluzione francese (1789/1799). Nella
Francia del Settecento il clero cattolico, e in particolare l'alto clero,
quello detentore del potere gerarchico, era pesantemente infeudato con la
monarchia assoluta borbonica, venendo a costituire uno degli stati, dei settori, in cui si articolava la società da essa
dominata, con un proprio statuto e privilegi sociali ed economici. Questa
condizione dipendeva da accordi storicamente raggiunti con il sovrano religioso
romano. I rivoluzionari, pretendendo di istituire una costituzione civile del clero, quindi un regolamento per legge
popolare della condizione del clero, con abolizione di quei privilegi
sostanzialmente di natura feudali, vennero presto a collisione con la gerarchia
del clero e con il sovrano religioso romano, che chiamarono i fedeli alla non
collaborazione, all'opposizione e anche alla rivolta. La reazione fu tremenda e
sanguinosa e si espresse anche in forme non solo anticlericali, ma propriamente
antireligiose, con l'istituzione di una specie di culto religioso alternativo
(di effimero radicamento sociale e di breve durata). Questo segnò profondamente
l'atteggiamento cattolico romano verso la modernità e ciò in particolare in
Italia, con riflessi che si prolungano fino ai nostri giorni. Bisogna infatti
tener conto che le democrazie di massa contemporanee si basano sui principi di libertà,
uguaglianza, fraternità,
proclamati dai rivoluzionari francesi. Essi hanno natura religiosa, nel senso
che non derivano dall'osservazione delle società umane come si presentano e
sono auspici per un mondo nuovo fondato su principi umanitari, un lavoro in
corso d'opera, e hanno precisi fondamenti nella nostra fede, esplicitati in
particolare nel corso della Rivoluzione statunitense americana (1776-1783). Essi qualche volta sono stati riconosciuti
come tali anche dal nostro magistero, sia pure con la precisazione che vanno
intesi solo nel senso prescritto e nei limiti imposti dalle nostre autorità
religiose. Si ricorda ad esempio la
seguente frase, pronunciata dal papa Giovanni Paolo 2° al termine di un suo
viaggio in Francia nel 1996:
"Signor Primo
Ministro, attraverso la sua persona, saluto tutti i Francesi, e offro loro i
miei ferventi voti di prosperità in una intesa fraterna. Che la vostra nazione
rimanga accogliente, che continui a far condividere la sua cultura, che
contribuisca a far progredire incessantemente gli ideali di libertà, di
uguaglianza e di fraternità che essa ha saputo presentare al mondo!"
http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/speeches/1996/september/documents/hf_jp-ii_spe_19960922_congedo-francia_it.html
Dal
punto di vista istituzionale le democrazie di massa contemporanee non derivano
però dall'esperienza della Rivoluzione francese di fine Settecento, ma dalla
Rivoluzione americana e questo ha limitato storicamente i contrasti ideologici.
La rivoluzione statunitense fu infatti illuminista, democratica ma non antireligiosa. La differenza su questo tema
tra la situazione europea e quella americana fu determinata fondamentalmente dalla
presenza in Europa di una gerarchia cattolica con struttura feudale
strettamente collegata con il sovrano religioso romano, il quale all'epoca era
un principe tra i principi, e dotata di
ampi poteri pubblici e notevoli privilegi.
Finita l'epoca della repressione religiosa, in
Francia e negli stati che i francesi egemonizzarono durante la monarchia
napoleonica rimasero i contrasti di natura politica con il sovrano religioso
romano e i suoi feudatari. Dal 1809 al 1814 il papa Pio 7° fu prigioniero degli
imperiali francesi napoleonici.
Il Piemonte fu annesso alla Francia nel 1799.
La Società degli Amici Cristiani,
fondata dal gesuita Nicolaus Joseph Albert Von Diessebach in Piemonte poco dopo
il 1775, che si considera come l'archetipo dell'Azione Cattolica, divenne,
sotto il suo nuovo direttore Pio Bruno Lanteri (1759-1830), un centro di
resistenza antinapoleonica.
Scrive Giuseppe De Rosa nel suo Il movimento cattolico in Italia dalla
Restaurazione all'età giolittiana, Laterza, 1979, non più in commercio:
"Nonostante il Papa fosse tenuto in
segregazione a Savona, il Lanteri riuscì a comunicare con lui e a fornirgli
elementi per affermare i diritti papali sulla questione della elezione dei
vescovi. Il Lanteri fu sottoposto a sorveglianza e a perquisizione dalla
polizia e gli fu ingiunto di ritirarsi nella casa di campagna di Bardassano.
Si era
al 29 marzo 1811. L'Amicizia cessò praticamente di esistere, per risorgere solo
il 3 marzo 1817, in pieno clima della Restaurazione".
La
ripresa delle attività laicali di quel gruppo, ridenominatosi Amicizia Cattolica, fu caratterizzata da un'impostazione fortemente
reazionaria e papista, fondamentalmente difensiva
verso la modernità. Questo atteggiamento, in varie forme e accentuazioni si è
prolungato in ampi settori del mondo cattolico italiano fino ai tempi nostri.
Il nuovo nome del gruppo fu suggerito da Joseph De Maistre (1753-1821),
considerato uno dei suoi membri più significativi.
Mario Ardigò -
Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli