Sintesi dell'omelia della Messa
Il brano evangelico che abbiamo proclamato oggi conclude uno dei discorsi di Gesù riportati nel Vangelo secondo Matteo.
Il "tesoro nascosto" e la "perla preziosa"sono la nostra fede. Le parabole rendono il senso di meraviglia di fronte a questo dono, che richiede una nostra risposta. Spesso però per chi ha ricevuto la fede da bambino essa appare come scontata. In realtà non lo è più. Dobbiamo infatti confrontarci con una cultura che definisce sé stessa come "moderna" e che considera la nostra fede come una realtà superata,legata al passato, fossilizzata. In questa visione il nuovo è buono in quanto nuovo.
La nostra fede qualche volta è legata esclusivamente alla tradizione e ad aspetti esteriori. La tradizione è importante ma non è più sufficiente. Dobbiamo impegnarci a fare più.
Nella terza parabola ci viene presentata una pesca in cui vengono pescati pesci buoni e cattivi. Tuttavia i pescatori non fanno come di solito accade, non distinguono tra pesci più e meno pregiati, ma solo tra pesci buoni e cattivi. È importante scegliere tra cose buone e cattive.
Nell'ultima parte del brano evangelico ci viene spiegato che nella fede il passato non viene respinto, ma ci si confronta anche con cose nuove. La società in cui viviamo ci propone molte cose nuove; dobbiamo valutarle alla luce del Vangelo, per distinguere quelle buone da quelle cattive. Ciò significa fare quello che nella lettera di Pietro è indicato come "rendere ragione della speranza che è in noi". È quella sapienza che, come è scritto nella prima lettura, Salomone chiese a Dio, venendo lodato perché non aveva fatto una richiesta egoistica, come una lunga vita o la vittoria sui nemici.
Nella seconda lettura San Paolo scrive che che "tutto concorre al bene per coloro che amano Dio". Questo non significa che è tutto bene ciò che accade, ma che anche nella sventura e nel dolore Dio ci indica il modo per immettere elementi di bene intorno a noi. Questo è ciò che chi ha avuto il dono della fede deve fare come risposta, per non divenire insipido nella società in cui vive.
Sintesi di Mario Ardigò, per come ha inteso le parole del celebrante.
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