Noi e il mondo
attorno a noi
Per quello che ho
potuto constatare, nell'educazione religiosa di base si presta poco attenzione
alla grande storia e ai suoi processi evolutivi, che è come dire al corso del
mondo attorno a noi. Non è una cosa nuova: corrisponde anzi a una tradizione
che risale alle origini. Non è che non ci sia occupati dell'argomento, solo che
veniva considerata cosa da dotti, non per tutti. Alla gente comune veniva
proposta una spiritualità personale a sfondo morale che cercava di indurre a un
certo stile di vita nelle relazioni con gli altri e nella partecipazione alle
liturgie. Questo è quanto in fondo accade tuttora. Come reazione agli assilli
moralistici del passato, anche piuttosto recente, ho notato un certo
spostamento dei toni dall'impegno personale sulla via del bene, la fatica del bene, al tema
dell'affidamento ingenuo nell'azione soprannaturale su di noi, ma la sostanza
non cambia. Il patto educativo che i
genitori contraggono con la nostra organizzazione religiosa è fondamentalmente
quello di dare alle nuove generazioni una certa impronta morale e questo
risultato viene di solito effettivamente conseguito, perché poi in genere chi è
formato in questo modo prenderà come riferimento per stabilire ciò che è bene e
ciò che è male i Dieci Comandamenti nella versione estesa proposta dalla nostra
confessione, e questo anche se nella sua vita li violerà tutti quanti. Questa
impostazione è gravemente insufficiente perché non mette in condizione le
persone, tutte le persone, di operare consapevolmente le mediazioni culturali
che servono a far vivere gli ideali di fede nel mondo di oggi. Un tempo ci si
poteva (e anzi spesso ci si doveva)
limitare a seguire la linea promulgata dall'autorità, senza porsi tanti
problemi. In società in cui le masse hanno voce e potere la cosa cambia
aspetto: bisogna occuparsi del corso della storia e del suo significato
religioso per poi essere in grado di prendere le decisioni giuste. Oggi è raro
trovare persone che sappiano intendere realisticamente il corso degli eventi
anche nella sua portata religiosa. Questo comporta non essere in grado di
capire le minacce che dalla storia vengono alle nostre visioni di fede e,
correlativamente, di intendere le opportunità che ci sono offerte dalla storia.
Uno degli obiettivi del lavoro che si fa in Azione Cattolica è quello di
costruire percorsi di autoformazione per rimediare a questo problema. Lo si
capisce chiaramente esaminando il catalogo dei libri pubblicati dall'editrice
dell'associazione, la A.V.E.. Vi
invito a farlo sul WEB: http://www.editriceave.it/
Per quanto mi riguarda, se non fosse stato
per l'Azione Cattolica non sarei mai uscito da quella dimensione di
spiritualità personale e liturgica in cui mi aveva introdotto la prima
iniziazione religiosa, che ho ricevuto proprio qui, nella nostra parrocchia. Oggi
è più difficile fare questo progresso personale, anche se l'Azione Cattolica
non è la sola organizzazione che è impegnata in questo lavoro. Questo dipende
dal clima generale che si è vissuto da tanti anni nelle nostre collettività di
fede, in Italia, per cui questa maturazione spesso è stata ritenuta non
indispensabile e, a volte, addirittura pericolosa.
Quando cominciai ad essere coinvolto nelle
attività dell'Azione Cattolica, e ciò avvenne da universitario, in FUCI, capii
che l'associazione era parte di un movimento impegnato in un processo di
portata storica che, definito espressamente in relazione alla fase di
attuazione degli ideali del Concilio Vaticano 2°, andava molto oltre questo
obiettivo specifico e si collegava a moti a carattere mondiale di
trasformazione delle società in cui l'umanità era divisa, per raggiungere una
unità mai sperimentata nel passato, anche se forse talvolta immaginata. Di essi
i laici di fede erano stati protagonisti dall'inizio dell'Ottocento e, in
particolare dagli anni '30 del Novecento.
Ma è compito della gente di fede cambiare il
mondo? Non deve limitarsi ad attendere
che lo cose cambino per azione soprannaturale? Che bisogno c'è di darsi tanto
da fare quando tutto cambierà a prescindere da noi? Su questi argomenti ci sono
nelle nostre collettività di fede diverse opinioni. C'è chi pensa che se la
fede è solo una attesa inerte non è poi tanto interessante. Di fatto,
storicamente, non la si è mai intesa solo così. La gente di fede è sempre stata
piuttosto attiva e l'attivismo, fin dal nome "Azione" Cattolica, ha
caratterizzato la nostra associazione. Questo attivismo sociale è stata la peculiarità di masse di laici di fede dall'Ottocento in poi, arrivando a
produrre il pensiero sociale cristiano,
una ideologia a sfondo religioso che è alla base di una straordinaria
evoluzione culturale prodottasi in Occidente. Essa ai tempi nostri ci fa
sembrare a portata di mano l'obiettivo di una pace universale. Nella nostra nuova Europa, storicamente
travagliata da una serie senza fine di conflitti, esso ha avuto la sua più
eclatante concretizzazione. La situazione che stiamo vivendo non ha precedenti
storica, è assolutamente nuova. Per la prima volta nella storia
dell'umanità si è avuta una realizzazione di un ordine sociale e politico
pacifico non basato sull'assoggettamento ad un'unica autorità politica. Questo
ideale, di cui ai tempi nostri non si riesce più a cogliere l'origine
religiosa, risale alle origini della nostra teologia, vale a dire all'inizio
degli sforzi per costruire le prime grandi mediazioni culturali della nostra
fede, trasferendo le limitate prospettive ideologiche che caratterizzavano il
giudaismo donde essa aveva tratto le proprie basi culturali in quelle
enormemente più ampie del grande impero mediterraneo in cui essa si era
rapidamente diffusa. Lo troviamo espresso in termini piuttosto sofisticati
nell'opera del filosofo/teologo Agostino d'Ippona La città di Dio, scritta nel Quinto secolo della nostra era.
Si viveva, quando quell'opera fu costruita, in
tempi assai tribolati, molto più dei nostri attuali. La nostra fede era
divenuta da meno di un secolo l'ideologia del grande impero mediterraneo in cui
essa si era diffusa e già tutto pareva crollare, in Occidente, a causa delle
invasioni di popoli immigrati del Nord-Est dell'Europa. Nel 410 Roma era stata
saccheggiata dai Visigoti, guidati dal loro re Alarico. Vi furono coloro che
imputarono alla nuova fede religiosa l'incapacità di resistere agli invasori,
sostenendo la superiorità dell'ideologia pagana. Agostino apre la sua opera
osservando che, durante il sacco di Roma, erano stati rispettati i templi
cristiani, dove avevano trovato rifugio, scampando alla morte, cristiani e non
cristiani.
"Dalla città terrena sorgono nemici,
contro i quali si deve difendere la città di Dio … Eppure oggi non potrebbero
parlare in modo così ostile, se non avessero salvato la loro vita, di cui vanno
così fieri, proprio nei luoghi sacri, mentre fuggivano dal nemico.
Non è
forse vero che essi, ostili al nome di Cristo, furono risparmiati dai barbari
proprio per questo nome? Ciò è testimoniato dai luoghi dei martiri e dalle
basiliche degli apostoli, che durante la devastazione dell'Urbe accolsero
credenti e non credenti in cerca di scampo. Fin qui infuriava il nemico
sanguinario, qui il furore dell'eccidio trovava un limite; là erano spinti
dalla compassione del nemico coloro che erano stati risparmiati, perché non
incappassero in nemici meno compassionevoli … In tal modo si salvarono molti
che ora contestano i tempi cristiani e attribuiscono invece al nostro Cristo i
mali che soffrì quella città … E' proprio questo che dovrebbero riconoscere ai
tempi cristiani: il fatto che dei barbari feroci, contro ogni costume di
guerra, li hanno risparmiati, non solo in qualunque luogo, grazie al nome di
Cristo, ma pure i quegli enormi luoghi consacrati al suo nome e così scelti, secondo una grande
misericordia, per contenere moltissima gente; per questo dovrebbero rendere
grazie a Dio e rivolgersi sinceramente, per sfuggire alla pena eterna, a quel
nome da molti adoperato in modo falso per sfuggire alla pena di una pena
immediata"
[La Città di Dio, I,1, trad. di Luigi Alici. ed. Bompiani, 2001]
Partendo da questo episodio storico, Agostino
sviluppa l'idea della nostra fede religiosa come fondamento di una nuova
condizione di pace universale, sempre desiderata dagli esseri umani ma mai
raggiunta perché cercata solo per soddisfare interessi particolari:
"Chiunque osservi insieme a me le realtà
umane e la nostra natura comune, riconosce che non come non vi è nessuno che
non voglia godere, così non vi è nessuno che non voglia possedere la pace.
Addirittura, anche coloro che ricercano le guerre non vogliono altro che la
vittoria, quindi desiderano fortemente raggiungere la gloria e la pace
attraverso la guerra. Che cos'è infatti una vittoria se non la eliminazione di
ogni resistenza? E proprio quando ciò sarà accaduto, si avrà la pace. Dunque è
in vista della pace che si conducono le guerre … Anche coloro che vogliono
turbare lo stato di pace i cui si trovano, non odiano la pace, ma desiderano
cambiarla a loro arbitrio … Ognuno quindi desidera essere in pace con i suoi,
volendo però che vivano secondo il suo arbitrio".
[La Città di Dio, XIX,12,1, edizione
prima citata]
Egli intuisce che gli ideali della nostra
fede, in cui ci si propone di prendersi cura amorevolmente gli uni degli altri,
in spirito di servizio e di dedizione, sull'esempio del nostro primo Maestro, può
essere la base per un nuovo tipo di pace, diverso da quello basato sul dominio della
forza. In questo modo la pace terrena
può tendere a quella celeste,
perfetta secondo gli ideali religiosi.
Il senso del movimento sociale e politico di
cui anche il Concilio Vaticano 2° è stato espressione e di cui l'Azione
Cattolica è parte, risiede proprio in questo tentativo di realizzare una pacificazione universale non sulla base
di azioni di forza, quindi imponendo a tutti i popoli del mondo un unico
dominio politico, un unico impero a cui soggiacere, ma attraverso un progresso
culturale delle masse, che le renda capaci di sottrarsi alla tentazione
dell'uso della forza a fini di rapina e di conquista e di realizzare un nuovo ordine sociale mediante
l'organizzazione sociale che storicamente ha dato voce alle masse, vale a dire
mediante la democrazia nell'estensione in cui la si concepisce nel mondo
contemporaneo.
Mario Ardigò -
Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli