giovedì 12 giugno 2014

Novecento, secolo della Chiesa?


Novecento,  secolo della Chiesa?

 

 Nella prefazione del suo "Le nuove ecclesiologie", del 1980, il teologo Battista Mondin citava una opinione espressa nel 1926 dal luterano Martin Dibelius, secondo il quale il Novecento sarebbe stato il "secolo della Chiesa". I fatti hanno dato sostanzialmente ragione a Dibelius, sosteneva Mondin. Infatti:
"Nelle tre grandi denominazioni in cui è divisa la cristianità, cattolicesimo, protestantesimo e ortodossia, in questo secolo sono accadute cose straordinarie che hanno restituito loro un prestigio e uno splendore che da molto tempo non possedevano più".
  Mondin, a questo proposito, ricordava, da parte evangelica (i "protestanti") l'uscita dall'individualismo, il consolidamento dell'organizzazione e la creazione del movimento ecumenico. Da parte cattolica la crescente frequenza di importanti interventi in tutti i grandi problemi che angustiavano l'umanità, fame, guerra, giustizia sociale, sviluppo del Terzo mondo, e il Concilio degli anni Sessanta, che aveva avuto vastissima risonanza anche al di là del mondo cattolico  e che si era inserito, dandogli un impulso decisivo, nel mutamento ecumenico.
 Quando Mondin scriveva quel testo, mancava ancora oltre un quarto di secolo alla fine del Novecento. Col senno del poi, potremmo confermare la sua opinione?
  E' importante pensarci, per capire il senso di una storia vissuta e fare proponimenti per il futuro.
  In realtà, dagli anni '80 in poi è iniziata un'era particolare nel mondo cattolico, tutta centrata sulla figura e sull'azione del Papa, anzi di un  Papa, Giovanni Paolo 2°. Un'esperienza che, con le particolari caratteristiche con cui si è manifestata,  non aveva precedenti nella storia della nostra confessione religiosa e che ha inciso profondamente nella nostra collettività, tanto che, a tempi nostri, solo i più anziani hanno conservato, ma non sempre, il ricordo vivo di ciò che c'era prima.  Essa non è stata caratterizzata solo dal particolare carisma di Karol Wojtyla, ma anche dalla teologia di colui che ne fu uno dei suoi principali collaboratori nel governo della Chiesa e poi il successore, Joseph Ratzinger, ricordato nel libro di Mondin  come uno degli esponenti più significativi di una delle nuove ecclesiologie, quella con indirizzo sacramentale, tra i quali, secondo Mondin, vi erano anche altre figure molto note di teologi, come Rahner, Schillebeecks e von Balthasar.
 Questa era iniziata negli anni '80 è bruscamente finita l'anno scorso, almeno per ciò che riguarda il nostro vertice romano, in cui si è prodotto un inatteso cambiamento del suo capo supremo, ma ancora continua, come per forza d'inerzia, nelle nostre collettività di fede. Dal nostro nuovo padre universale  sono venuti segni e appelli per una rivitalizzazione  delle nostre collettività religiose, presentate in alcuni interventi come tristi, con  facce da funerale, e malate,  e, insieme, per un ridimensionamento del ruolo sociale del nostro vertice romano, espressi significativamente, ad esempio, nella decisione di non abitare nell'appartamento regale dei suoi predecessori.  Che posizione prendere, come laici di fede, in questo contesto?
 
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli.