Novecento, secolo della
Chiesa?
Nella prefazione del
suo "Le nuove ecclesiologie", del
1980, il teologo Battista Mondin citava una opinione espressa nel 1926 dal
luterano Martin Dibelius, secondo il quale il Novecento sarebbe stato il
"secolo della Chiesa". I fatti hanno dato sostanzialmente ragione a
Dibelius, sosteneva Mondin. Infatti:
"Nelle tre grandi
denominazioni in cui è divisa la cristianità, cattolicesimo, protestantesimo e
ortodossia, in questo secolo sono accadute cose straordinarie che hanno
restituito loro un prestigio e uno splendore che da molto tempo non possedevano
più".
Mondin, a questo
proposito, ricordava, da parte evangelica (i "protestanti") l'uscita
dall'individualismo, il consolidamento dell'organizzazione e la creazione del movimento ecumenico. Da parte cattolica
la crescente frequenza di importanti interventi in tutti i grandi problemi che
angustiavano l'umanità, fame, guerra, giustizia sociale, sviluppo del Terzo
mondo, e il Concilio degli anni Sessanta, che aveva avuto vastissima risonanza
anche al di là del mondo cattolico e che
si era inserito, dandogli un impulso decisivo, nel mutamento ecumenico.
Quando Mondin
scriveva quel testo, mancava ancora oltre un quarto di secolo alla fine del
Novecento. Col senno del poi, potremmo confermare la sua opinione?
E' importante pensarci, per capire il senso di una storia
vissuta e fare proponimenti per il futuro.
In realtà, dagli anni '80 in poi è iniziata
un'era particolare nel mondo cattolico, tutta centrata sulla figura e
sull'azione del Papa, anzi di un Papa,
Giovanni Paolo 2°. Un'esperienza che, con le particolari caratteristiche con
cui si è manifestata, non aveva
precedenti nella storia della nostra confessione religiosa e che ha inciso
profondamente nella nostra collettività, tanto che, a tempi nostri, solo i più
anziani hanno conservato, ma non sempre, il ricordo vivo di ciò che c'era
prima. Essa non è stata caratterizzata
solo dal particolare carisma di Karol Wojtyla, ma anche dalla teologia di colui
che ne fu uno dei suoi principali collaboratori nel governo della Chiesa e poi
il successore, Joseph Ratzinger, ricordato nel libro di Mondin come uno degli esponenti più significativi di
una delle nuove ecclesiologie, quella
con indirizzo sacramentale, tra i
quali, secondo Mondin, vi erano anche altre figure molto note di teologi, come
Rahner, Schillebeecks e von Balthasar.
Questa era iniziata
negli anni '80 è bruscamente finita l'anno scorso, almeno per ciò che riguarda
il nostro vertice romano, in cui si è prodotto un inatteso cambiamento del suo
capo supremo, ma ancora continua, come per forza d'inerzia, nelle nostre
collettività di fede. Dal nostro nuovo padre
universale sono venuti segni e
appelli per una rivitalizzazione delle nostre collettività religiose,
presentate in alcuni interventi come tristi,
con facce da funerale, e malate, e, insieme, per un
ridimensionamento del ruolo sociale del nostro vertice romano, espressi
significativamente, ad esempio, nella decisione di non abitare
nell'appartamento regale dei suoi predecessori. Che posizione prendere, come laici di fede, in
questo contesto?
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma,
Monte Sacro, Valli.