Che cos'è e come si
fa la mediazione culturale
Miei appunti di
lettura del saggio di Bruno Secondin "Messaggio evangelico e culture -
problemi e dinamiche della mediazione culturale", Edizioni Paoline,
1982
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Fondamentale nella vita cristiana è la
disponibilità allo Spirito e alla sua azione. Duplice è il movimento provocato dallo Spirito tra i
credenti: chiama alcuni ad evidenziare il superamento della storia nella
profezia delle beatitudini, e altri li spinge invece ad una testimonianza di
incarnazione per il servizio della terra.
E' fondamentale che la Parola sia letta e
interpretata sotto l'impulso dello Spirito e in situazione: cioè fuori dalle genericità e dalle astrattezze che
la bloccano in alto nei cieli e nell'eternità. E' presunzione voler afferrare
la Parola allo stato puro, disancorata dalla storia, senza contaminazioni, come
se scendesse in verticale.
Occorre accogliere la Parola non tanto con
l'animo del possesso quanto con l'umiltà dell'attesa, del progetto e del
religioso ascolto.
Mie
considerazioni
Con molti argomenti si è cercato, in
particolare dagli scorsi anni Sessanta, di far accettare l'idea che le concezioni
della fede possano, e anzi debbano, mutare nel tempo, che quindi abbiano uno
sviluppo storico. Tanto che essa, esposta ai tempi nostri, forse non
scandalizza più tanto. Eppure, in fondo, essa è ancora fortemente controversa.
E tutta l'organizzazione della nostra collettività religiosa è stata, e per certi versi è ancora, quasi totalmente concentrata, nelle sue attività
ordinarie, al di fuori di certi momenti speciali e spettacolari in cui ha
vissuto il brivido dell'inatteso, nella repressione di ogni proposta nuova, di
ogni stile di vita diverso da quello consacrato
dalla tradizione, di ogni contaminazione con le culture
contemporanee. Insomma essa si è manifestata essenzialmente come reazionaria. Questo non ha impedito i
cambiamenti, ma li ha resi lentissimi e travagliati. Gli innovatori hanno
sofferto molto, per poi magari essere anche creati
santi. C'è chi in questo, nel
contrastare pervicacemente le manifestazioni di santità che emergono tra la
nostra gente, vede qualcosa di positivo. Ecco che quindi vengono creati santi anche grandi
reazionari. Il loro merito, si dice, è quello di aver salvato la continuità della tradizione. Sarebbe
quindi addirittura un merito, ad esempio, non aver riconosciuto, ed anzi aver
duramente represso ed emarginato, la santità di un Lorenzo Milani.
Di solito si cerca di rendere un'idea di come
dovrebbe essere il giusto moto di
rinnovamento affermando che la Parola
deve essere letta e interpretata sotto l'impulso dello Spirito: questo in realtà significa poco. Che cosa è la Parola, che cosa, e anzi chi, è e dove e in chi e in che cosa si manifesta lo
Spirito? Si tratta di interrogativi
problematici appena si voglia approfondire la questione e non accontentarsi del
suono delle parole.
Per certi
versi, nella nostra confessione la Parola appare prigioniera di un ceto feudale
di interpreti privilegiati. D'altra parte essa, a contatto con la gente, ha
generato ogni sorta di stravaganza, e anche di pericolosa stravaganza. Una situazione
che spaventa e che storicamente ha permesso di accettare l'azione di una
inesorabile polizia ideologica. Per cui sembra che l'alternativa sia solo tra
la reazione e il disordine stravagante. Questa concezione, che ha ancora
piuttosto credito nella nostra ideologia di fede, ricalca quelle delle forze
antidemocratiche che, dalla fine del Settecento, hanno cercato pervicacemente
di mantenere sui troni, realmente o metaforicamente, le vecchie dinastie
sovrane assolute. Secondo quest'ordine
di idee la democrazia era anarchia. Come si è visto storicamente, le cose sono
andate diversamente.
Una delle
finalità principali del processo di aggiornamento
promosso dal Concilio Vaticano 2° (1962-1965) fu quella di istituzionalizzare, vale a dire di far considerare normale, non più
come eresia e ribellione, i processi di cambiamento nelle concezioni di fede.
Questo risultato non è stato conseguito, come molti altri che ci si proponeva
di raggiungere, di attuare. Nella
pratica hanno continuato a succedersi una serie infinita di sconfessioni, provvedimenti che hanno
sostituito le brutali scomuniche del passato mantenendone però la sostanza, per
cui, ad un certo punto, gli innovatori venivano privati della qualifica di
innovatori della nostra confessione, in questo modo insterilendo la loro azione. E' successo ad un certo
numero di teologi, ma in modi più decisi a una schiera molto vasta di altra
gente di fede. In genere però non si è andata a colpire la stravaganza, che,
anzi, in genere si è tentato di riassorbire e inquadrare nei ranghi, ma ogni
concezione che legasse l'attuazione degli ideali di fede alla giustizia sociale
nel senso in cui la si intende nel mondo contemporaneo, non tanto quindi come
riaggiustamento equitativo del processo
spartitorio delle ricchezze prodotte in una società, ma come elevazione e
parificazione della dignità personale. Superare questa situazione, nella quale
il nostro clero appare inestricabilmente intrappolato, deve essere uno dei
principali obiettivi della sperimentazione laicale: come vivere l'innovazione
senza che essa diventi stravaganza anarchica, mantenendo la responsabilità dell'unità,
la modo in ci si riesce a farlo nelle democrazie politiche.
"I
problemi del nostro tempo, per la loro difficoltà e ampiezza, sono troppo
gravosi non solo per la loro risoluzione,
ma anche per la loro comprensione, ameno per la maggior parte di noi.
Tuttavia ognuno li deve avvertire, se non altro per non perdersi e per
rafforzarsi spiritualmente. Allo sconvolgimento della Chiesa e del mondo
bisogna guardare come a uno sconvolgimento radicale e sostanziale. Occorre con
ciò vincere i noi la paura, il sentimento di debolezza e di spossatezza e
lottare contro lo spirito di una reazione e di una restaurazione decadenti, che
è la più dannosa di tutte le forme di utopismo che ora possano esistere. Certo,
questo va compreso in modo religioso, non politicamente; le persone estranee
agli interessi di fede cercano di servirsi dei valori ecclesiali per i loro scopi ed effettuano in tal modo
una sostituzione religiosa furtiva. La nuova creatività meno di tutto deve essere
innovazione rivoluzionaria quand même
(franc., pron. kaa mèem=a tutti i
costi). Tuttavia, non è meno dannoso e cieco un amore all'antico e lo sforzo
per restaurarlo, sotto l'influsso dello smarrimento e dell'insicurezza
spirituale. Nella Chiesa tutto è eterno e non c'è niente di nuovo, ma allo
stesso tempo tutto deve essere nuovo." (citazione da S.Bulgakov, Russia, emigrazione, ortodossia, 1924,
tratta dall'articolo di Stefano Biancu, Dall'ombelico
alla città, in Coscienza, n.5 2013).
Mario
Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli