martedì 10 giugno 2014

Che cos'è e come si fa la mediazione culturale (21)


Che cos'è e come si fa la mediazione culturale

Miei appunti di lettura del saggio di Bruno Secondin "Messaggio evangelico e culture - problemi e dinamiche della mediazione culturale", Edizioni Paoline, 1982


21
  Fondamentale nella vita cristiana è la disponibilità allo Spirito e alla sua azione. Duplice è  il movimento provocato dallo Spirito tra i credenti: chiama alcuni ad evidenziare il superamento della storia nella profezia delle beatitudini, e altri li spinge invece ad una testimonianza di incarnazione per il servizio della terra.
 E' fondamentale che la Parola sia letta e interpretata sotto l'impulso dello Spirito e in situazione: cioè fuori dalle genericità e dalle astrattezze che la bloccano in alto nei cieli e nell'eternità. E' presunzione voler afferrare la Parola allo stato puro, disancorata dalla storia, senza contaminazioni, come se scendesse in verticale.
 Occorre accogliere la Parola non tanto con l'animo del possesso quanto con l'umiltà dell'attesa, del progetto e del religioso ascolto.
 
Mie considerazioni
 
  Con molti argomenti si è cercato, in particolare dagli scorsi anni Sessanta, di far accettare l'idea che le concezioni della fede possano, e anzi debbano, mutare nel tempo, che quindi abbiano uno sviluppo storico. Tanto che essa, esposta ai tempi nostri, forse non scandalizza più tanto. Eppure, in fondo, essa è ancora fortemente controversa. E tutta l'organizzazione della nostra collettività religiosa  è stata, e per certi versi è ancora, quasi  totalmente concentrata, nelle sue attività ordinarie, al di fuori di certi momenti speciali e spettacolari in cui ha vissuto il brivido dell'inatteso, nella repressione di ogni proposta nuova, di ogni stile di vita diverso da quello consacrato  dalla tradizione, di ogni  contaminazione con le culture contemporanee. Insomma essa si è manifestata essenzialmente come reazionaria. Questo non ha impedito i cambiamenti, ma li ha resi lentissimi e travagliati. Gli innovatori hanno sofferto molto, per poi magari essere anche creati  santi. C'è chi in questo, nel contrastare pervicacemente le manifestazioni di santità che emergono tra la nostra gente, vede qualcosa di positivo. Ecco che quindi vengono creati santi anche grandi reazionari. Il loro merito, si dice, è quello di aver salvato la continuità della tradizione. Sarebbe quindi addirittura un merito, ad esempio, non aver riconosciuto, ed anzi aver duramente represso ed emarginato, la santità di un Lorenzo Milani. 
 Di solito si cerca di rendere un'idea di come dovrebbe  essere il giusto moto di rinnovamento affermando che la Parola deve essere letta e interpretata sotto l'impulso dello Spirito: questo in realtà significa poco. Che cosa è la Parola, che cosa, e anzi chi, è  e dove e in chi e in che cosa si manifesta lo Spirito? Si tratta di interrogativi problematici appena si voglia approfondire la questione e non accontentarsi del suono delle parole.
 Per certi versi, nella nostra confessione la Parola appare prigioniera di un ceto feudale di interpreti privilegiati. D'altra parte essa, a contatto con la gente, ha generato ogni sorta di stravaganza, e anche di pericolosa stravaganza. Una situazione che spaventa e che storicamente ha permesso di accettare l'azione di una inesorabile polizia ideologica. Per cui sembra che l'alternativa sia solo tra la reazione e il disordine stravagante. Questa concezione, che ha ancora piuttosto credito nella nostra ideologia di fede, ricalca quelle delle forze antidemocratiche che, dalla fine del Settecento, hanno cercato pervicacemente di mantenere sui troni, realmente o metaforicamente, le vecchie dinastie sovrane assolute.  Secondo quest'ordine di idee la democrazia era anarchia. Come si è visto storicamente, le cose sono andate diversamente.
 Una delle finalità principali del processo di aggiornamento promosso dal Concilio Vaticano 2° (1962-1965) fu quella di istituzionalizzare, vale a dire di far considerare normale, non più come eresia e ribellione, i processi di cambiamento nelle concezioni di fede. Questo risultato non è stato conseguito, come molti altri che ci si proponeva di raggiungere, di attuare. Nella pratica hanno continuato a succedersi una serie infinita di sconfessioni, provvedimenti che hanno sostituito le brutali scomuniche  del passato mantenendone però la sostanza, per cui, ad un certo punto, gli innovatori venivano privati della qualifica di innovatori della nostra confessione, in questo modo insterilendo  la loro azione. E' successo ad un certo numero di teologi, ma in modi più decisi a una schiera molto vasta di altra gente di fede. In genere però non si è andata a colpire la stravaganza, che, anzi, in genere si è tentato di riassorbire e inquadrare nei ranghi, ma ogni concezione che legasse l'attuazione degli ideali di fede alla giustizia sociale nel senso in cui la si intende nel mondo contemporaneo, non tanto quindi come riaggiustamento equitativo del  processo spartitorio delle ricchezze prodotte in una società, ma come elevazione e parificazione della dignità personale. Superare questa situazione, nella quale il nostro clero appare inestricabilmente intrappolato, deve essere uno dei principali obiettivi della sperimentazione laicale: come vivere l'innovazione senza che essa diventi stravaganza anarchica, mantenendo la responsabilità dell'unità, la modo in ci si riesce a farlo nelle democrazie politiche.
 
  "I problemi del nostro tempo, per la loro difficoltà e ampiezza, sono troppo gravosi non solo per la loro risoluzione,  ma anche per la loro comprensione, ameno per la maggior parte di noi. Tuttavia ognuno li deve avvertire, se non altro per non perdersi e per rafforzarsi spiritualmente. Allo sconvolgimento della Chiesa e del mondo bisogna guardare come a uno sconvolgimento radicale e sostanziale. Occorre con ciò vincere i noi la paura, il sentimento di debolezza e di spossatezza e lottare contro lo spirito di una reazione e di una restaurazione decadenti, che è la più dannosa di tutte le forme di utopismo che ora possano esistere. Certo, questo va compreso in modo religioso, non politicamente; le persone estranee agli interessi di fede cercano di servirsi dei valori ecclesiali  per i loro scopi ed effettuano in tal modo una sostituzione religiosa furtiva. La nuova creatività meno di tutto deve essere innovazione rivoluzionaria quand même (franc., pron. kaa mèem=a tutti i costi). Tuttavia, non è meno dannoso e cieco un amore all'antico e lo sforzo per restaurarlo, sotto l'influsso dello smarrimento e dell'insicurezza spirituale. Nella Chiesa tutto è eterno e non c'è niente di nuovo, ma allo stesso tempo tutto deve essere nuovo." (citazione da S.Bulgakov, Russia, emigrazione, ortodossia, 1924, tratta dall'articolo di Stefano Biancu, Dall'ombelico alla città, in Coscienza,  n.5 2013).
 
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli