Che cos'è e come si
fa la mediazione culturale
Miei appunti di
lettura del saggio di Bruno Secondin "Messaggio evangelico e culture -
problemi e dinamiche della mediazione culturale", Edizioni Paoline,
1982
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Gesù Cristo salvatore deve essere davvero lo
specifico, il centro e il tutto della
vita del cristiano. E mai si riduca al ruolo di presidente onorario.
Ogni mediazione umana -anche quella
privilegiata della Chiesa- veicola, propone, prepara, contestualizza l'unica
salvezza, ma non è la salvezza. Essa [la salvezza] scende dall'alto (Ap 21,12),
sempre, per dono continuo di colui che
ne è la fonte e l'amministratore e si serve di strumenti e segni umani.
Ma occorre anche volgersi continuamente verso
l'uomo. La verità sull'uomo che la Chiesa ha ricevuto deve tradurla in
atteggiamenti conseguenti, facendosi testimone, serva, vindice della dignità
umana. La fedeltà alla via dell'uomo è fedeltà all'uomo concreto, ferito e
ribelle, presuntuoso o povero, minacciato e amministrato, autocompiaciuto o senza speranza né dignità.
Vi può essere una vera esperienza di fede
ancor oggi se la forma di Gesù di
Nazareth -la sua obbedienza radicale, il suo abbassamento, il suo farsi
maledizione e schiavo- con-forma qui
e ora un pezzo di storia, penetra e vivifica realmente una situazione reale.
Mie considerazioni
Organizzare tutta la nostra vita di fede
intorno alla persona del nostro primo Maestro, riconosciuto come persona
divina, può sembrare un obiettivo coerente con le nostre concezioni e finalità
religiose, ma è piuttosto problematico, se noi con questo intendiamo di voler
fare a meno di ogni mediazione culturale, per cercare un accesso diretto a lui. Infatti noi possiamo conoscerlo solo per via di mediazione culturale. Prescindendo
da quest'ultima, quindi dalla cultura della fede, anche la sua figura storica
ci diviene inaccessibile. Quindi poi, come ricordato da Secondin in altra parte
del suo saggio, nel corso della storia sono state costruite diverse immagini del Nazareno e, correlativamente, sono
state proposti diversi modelli di santità, di perfezione. Ai
tempi nostri, ad esempio, abbiamo riscoperto
la condizione di ebreo del nostro fondatore, e quindi i legami culturali che le
nostre concezioni di fede hanno con il giudaismo delle origini, il che ha
costruito la cornice ideologica che ha consentito lo spettacolare incontro
interreligioso di ieri in Vaticano, con una preghiera
comune con maestri dell'ebraismo contemporaneo. Questa, in realtà, più che
una riscoperta è una conquista culturale, se si considera il
duro antigiudaismo degli scrittori ai quali, per la loro rilevanza nella
formazione delle basi della nostra ideologia religiosa, riconosciamo la qualità
di Padri, che si espresse con
fraseologie che alla nostra sensibilità contemporanea appaiono sconvolgenti. E
lo è ancor di più a confronto con l'ideologia della sostituzione degli israeliti come popolo eletto che, presente fin dai primordi delle nostre
collettività di fede, è stata costruita,
nel modo in cui per secoli l'abbiamo predicata, nel corso del secondo millennio
della nostra esperienza religiosa, costituendo la base culturale di un
pervicace antiebraismo che, oggi siamo disposti a riconoscerlo, ha travagliato tutta la nostra storia religiosa.
Anche la
stessa nostra mistica, che vuole proporre
esperienze di relazioni dirette con
il soprannaturale, si è sempre espressa
in determinati contesti culturali, a prescindere ovviamente dall'emotività che
le è connaturata e che, come tale, è però incomunicabile.
Piuttosto,
quando ci si propone di concentrarci sulla persona del nostro primo Maestro, lo
scopo in genere è di relativizzare
tutte le mediazioni culturali che di volta in volta sono state raggiunte e
proposte, nel senso di rendere possibile un loro costante superamento e quindi poi il rinnovamento
della nostra fede.
Naturalmente possiamo riconoscere alcune
importanti costanti nelle teologie, quindi nei sistemi concettuali, che
storicamente si sono succedute. Questo
convince di trovarsi di fronte, in fondo, a un'unica confessione di fede, pur con moltissime varianti, moltissimi
stili di vita, diverse liturgie, diverse tradizioni culturali. Anche questa
tuttavia è una conquista culturale recente, mentre solo
fino alla metà del secolo scorso la questione veniva posta in termini drammatici
di vero/falso e di ortodossia/eresia. Questa conquista ha reso possibile l'ecumenismo come ai tempi nostri lo si
concepisce, vale a dire come la pratica di relazioni
pacificate con le altre confessioni religiose della nostra medesima fede,
mentre per un tempo lunghissimo esso venne invece concepito, dal punto di vista
della nostra confessione di fede,
come il processo storico per ricondurre tutte le genti di fede sotto il dominio
assoluto di un unico Padre terreno,
del nostro sovrano religioso romano.
La via che
si propone per il superamento di ogni storica mediazione culturale è quella
della misericordia verso i patimenti degli esseri umani, il voler essere collettivamente
via
di salvezza non per l'uomo dei
filosofi, ma per l'umanità della
storia, per la gente concreta, sull'esempio del nostro primo Maestro i cui
insegnamenti erano sempre accompagnati, e avvalorati, da gesti di salvezza e di
liberazione e da una marcata empatia con i sofferenti. La legge dell'agàpe, il voler sempre radunare in un
convito benevolente e festoso tutta l'umanità
concreta, porta sempre a superare le
leggi dei giuristi teologi, anche qui secondo uno schema molto antico, che ha
evidenti espressioni fin dalla teologia espressa negli scritti biblici prodotti
dalle nostre prime collettività di fede. E' un movimento che anche di questi
tempi è potentemente evocato dal nostro nuovo sovrano religioso romano, senza
però, mi pare, una vera corrispondenza nella base dei fedeli, in Italia. Era
esattamente l'inverso negli scorsi anni Cinquanta, che costituirono l'ambiente
vitale in cui si manifestarono e crebbero i fermenti vitali che sorressero il
moto di aggiornamento del Concilio
Vaticano 2° (1962/1965). Per certi versi siamo ancora nel pieno dell'inverno che rapidamente seguì la primavera conciliare. L'Azione Cattolica è uno degli ambienti in cui si cerca di
andare in controtendenza; essa ha cercato di conservare una tradizione
culturale che è stata piuttosto contrastata fino a tempi piuttosto recenti. Per
convincersene basta dare un'occhiata catalogo della casa editrice
dell'associazione, la A.V.E. .
Mario
Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli