giovedì 29 maggio 2014

Essere consapevoli dell'evoluzione storica


Essere consapevoli dell'evoluzione storica

 

  Come ho diverse volte ricordato nei mie precedenti interventi, nell'istruzione religiosa di base di solito si sorvola sull'evoluzione storica delle nostre collettività di fede e delle loro ideologie. Viene proposto un unico modello di organizzazione che viene riferito direttamente alle origini, rispetto al quale tutte le successive varianti storiche, presentate molto sommariamente, vengono presentate come, in qualche modo, deviazioni. Viene presentata un'unica dottrina come se essa fosse stata l'ideologia delle nostre prime collettività religiose e se fosse quindi riferibile direttamente all'insegnamento del nostro primo Maestro. In realtà storicamente, nei duemila anni della nostra esperienza di fede, vi sono stati moltissimi modelli organizzativi e non pochi configgenti tra loro. L'evoluzione  storica di questi modelli non  è stata solo una sorta di aberrazione, ma ha comportato dei progressi rispetto a modelli precedenti, e anche a quelli delle origini. Noi, ad esempio, ai tempi nostri non accettiamo più di vivere l'antigiudaismo religioso che fu manifestato dalle prime nostre collettività e che si riflette pesantemente, con toni che con la sensibilità di oggi appaiono addirittura sconvolgenti, negli scritti dei Padri della Chiesa. E, a bene vedere, il modello delle origini, quello che è narrato negli Atti degli apostoli e negli scritti di Paolo di Tarso, appare primitivo in tutti i sensi e non potrebbe più reggere un'organizzazione religiosa che comprende centinaia di milioni di persone. Per quanto riguarda poi la nostra ideologia religiosa, essa si è consolidata a partire dal Quarto secolo, ma si è poi molto sviluppata attraverso le ere che hanno caratterizzato la nostra esperienza sociale di fede: in particolare per quanto riguarda le forme gerarchiche essa risale agli inizi del secondo millennio, quindi a mille anni dopo gli eventi delle origini. Il prendere consapevolezza di questa realtà a volta spaventa, perché sembra che, allora, non vi sia più nulla di sicuro. Una parte di questa paura ci è stata però indotta, insegnata. Nelle altre cose della vita non ci fa problema constatare quanto siamo diversi dagli antichi. Magari poi ci piacciono i film sugli antichi romani e vediamo riprodotta la vita di allora, con gente  in costume e scenografie spettacolari, ma non vorremmo di punto in bianco impersonare oggi quegli antichi delle sceneggiature, rimetterci addosso i loro abiti, vivere come loro, rifare le loro istituzioni. In religione, invece, qualche volta ci si pensa e addirittura lo si fa veramente. In alcune nostre liturgie "romane" rivive, ad esempio, lo splendore delle antiche cerimonie "imperiali".
 L'evoluzione biologica ha prodotto, nel giro di centinaia di milioni di anni i grandi rettili, i dinosauri, e poi, molto, molto, più di recente gli umani come oggi si presentano, dopo alcune decine di milioni di anni di evoluzione specifica di primati antropomorfi. In questo processo i duemila anni di storia della nostra fede sono un battito di ciglia. Benché in genere non si ritenga di poter riportare indietro la cronologia dell'evoluzione, anche di quella più recente che riguarda gli umani, in religione, anche qui, ci si pensa. Del resto, dal punto di vista fisiologico gli umani di oggi non differiscono sostanzialmente da quelli di duemila anni fa: l'evoluzione biologica non ha avuto ancora il tempo di consolidare differenze rilevanti, a parte un certo rimescolamento genetico derivante da fenomeni migratori, per cui tendiamo ad avere, localmente, un po' tutti le stesse facce e si coglie in giro, talvolta, una certa aria di famiglia. Le differenze rilevanti tra gli umani sono quindi essenzialmente culturali e quelle compresenti in uno stessa epoca tendono, nell'era della globalizzazione, ad essere rapidamente superate. Alcuni pensano che, come possono essere superate le differenze coeve, possano anche superate quelle tra le diverse epoche storiche rimandando indietro l'orologio della cronologia dell'evoluzione culturale. E' l'atteggiamento fondamentale reazionario che a lungo ha dominato nelle nostre collettività religiose. Ecco dunque che ci sono quelli che voglio annullare, o quantomeno bloccare o mitigare, le evoluzioni culturali prodotte a partire dal Concilio Vaticano 2°, nel scorsi anni Sessanta.  Questo atteggiamento non considera che l'evoluzione biologica, di cui quella culturale può essere considerata una manifestazione, è determinata da reazioni con l'ambiente circostante, da un processo di adattamento che comporta il superamento di forme biologiche e culturali che si dimostrano meno valide di fronte ai problemi della sopravvivenza delle popolazioni dei viventi. Parlando di "adattamento" ho utilizzato però un eufemismo, perché, nei processi evolutivi, è sempre questione, per così dire, "di vita o di morte". Gli organismi, anche di tipo umano come i Neanderthal, che son sono stati superati dal punto di vista evoluzionistico non sono sopravvissuti e sono stati superati perché, appunto, meno adatti alla sopravvivenza. Anche nell'evoluzione culturale è questione "di vita o di morte". Gli schemi del passato condurrebbero a morte le popolazioni di oggi. E' in fondo questo uno dei problemi che ha determinato la drammatica crisi che la nostra collettività religiosa sta vivendo. Il deliberato intento di bloccare l'evoluzione culturale delle nostre collettività di fede, o addirittura di riproporre forme culturali del passato cercando di mandare indietro l'orologio dell'evoluzione, ha determinato un isterilimento della nostra esperienza di fede che noi oggi, dolorosamente, stiamo vivendo. Così, mi pare condivisibile l'appello al cambiamento che, oggi, ci viene da alcuni nostri capi religiosi. Ma anzitutto dobbiamo superare la paura dei cambiamenti che ci è stata tanto a lungo insegnata.  Possiamo farlo prendendo serenamente consapevolezza dell'evoluzione storica delle nostre collettività di fede e delle nostre ideologie e constatando che, nonostante questa evoluzione, nonostante tutti questi cambiamenti, alcuni dei quali molto marcati, la nostra fede non è scomparsa dalla Terra, anzi, in una dinamica spettacolare ha raggiunto tutti i popoli degli umani.
 
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clementi papa - Roma, Monte Sacro, Valli