Essere consapevoli
dell'evoluzione storica
Come ho diverse
volte ricordato nei mie precedenti interventi, nell'istruzione religiosa di
base di solito si sorvola sull'evoluzione storica delle nostre collettività di
fede e delle loro ideologie. Viene proposto un unico modello di organizzazione
che viene riferito direttamente alle origini, rispetto al quale tutte le
successive varianti storiche, presentate molto sommariamente, vengono
presentate come, in qualche modo, deviazioni. Viene presentata un'unica
dottrina come se essa fosse stata l'ideologia delle nostre prime collettività
religiose e se fosse quindi riferibile direttamente all'insegnamento del nostro
primo Maestro. In realtà storicamente, nei duemila anni della nostra esperienza
di fede, vi sono stati moltissimi modelli organizzativi e non pochi configgenti
tra loro. L'evoluzione storica di questi
modelli non è stata solo una sorta di aberrazione,
ma ha comportato dei progressi rispetto a modelli precedenti, e anche a quelli delle
origini. Noi, ad esempio, ai tempi nostri non accettiamo più di vivere
l'antigiudaismo religioso che fu manifestato dalle prime nostre collettività e
che si riflette pesantemente, con toni che con la sensibilità di oggi appaiono addirittura
sconvolgenti, negli scritti dei Padri della Chiesa. E, a bene vedere, il
modello delle origini, quello che è narrato negli Atti degli apostoli e negli
scritti di Paolo di Tarso, appare primitivo in tutti i sensi e non potrebbe più
reggere un'organizzazione religiosa che comprende centinaia di milioni di
persone. Per quanto riguarda poi la nostra ideologia religiosa, essa si è
consolidata a partire dal Quarto secolo, ma si è poi molto sviluppata
attraverso le ere che hanno caratterizzato la nostra esperienza sociale di
fede: in particolare per quanto riguarda le forme gerarchiche essa risale agli
inizi del secondo millennio, quindi a mille anni dopo gli eventi delle origini.
Il prendere consapevolezza di questa realtà a volta spaventa, perché sembra
che, allora, non vi sia più nulla di sicuro. Una parte di questa paura ci è
stata però indotta, insegnata. Nelle altre cose della vita non ci fa problema
constatare quanto siamo diversi dagli antichi. Magari poi ci piacciono i film
sugli antichi romani e vediamo riprodotta la vita di allora, con gente in costume e scenografie spettacolari, ma non
vorremmo di punto in bianco impersonare oggi quegli antichi delle
sceneggiature, rimetterci addosso i loro abiti, vivere come loro, rifare le
loro istituzioni. In religione, invece, qualche volta ci si pensa e addirittura
lo si fa veramente. In alcune nostre liturgie "romane" rivive, ad
esempio, lo splendore delle antiche cerimonie "imperiali".
L'evoluzione
biologica ha prodotto, nel giro di centinaia di milioni di anni i grandi
rettili, i dinosauri, e poi, molto, molto, più di recente gli umani come oggi
si presentano, dopo alcune decine di milioni di anni di evoluzione specifica di
primati antropomorfi. In questo processo i duemila anni di storia della nostra
fede sono un battito di ciglia. Benché in genere non si ritenga di poter
riportare indietro la cronologia dell'evoluzione, anche di quella più recente
che riguarda gli umani, in religione, anche qui, ci si pensa. Del resto, dal
punto di vista fisiologico gli umani di oggi non differiscono sostanzialmente da
quelli di duemila anni fa: l'evoluzione biologica non ha avuto ancora il tempo
di consolidare differenze rilevanti, a parte un certo rimescolamento genetico
derivante da fenomeni migratori, per cui tendiamo ad avere, localmente, un po'
tutti le stesse facce e si coglie in giro, talvolta, una certa aria di
famiglia. Le differenze rilevanti tra gli umani sono quindi essenzialmente
culturali e quelle compresenti in uno stessa epoca tendono, nell'era della
globalizzazione, ad essere rapidamente superate. Alcuni pensano che, come
possono essere superate le differenze coeve, possano anche superate quelle tra
le diverse epoche storiche rimandando indietro l'orologio della cronologia
dell'evoluzione culturale. E' l'atteggiamento fondamentale reazionario che a
lungo ha dominato nelle nostre collettività religiose. Ecco dunque che ci sono
quelli che voglio annullare, o quantomeno bloccare o mitigare, le evoluzioni
culturali prodotte a partire dal Concilio Vaticano 2°, nel scorsi anni
Sessanta. Questo atteggiamento non
considera che l'evoluzione biologica, di cui quella culturale può essere
considerata una manifestazione, è determinata da reazioni con l'ambiente
circostante, da un processo di adattamento che comporta il superamento di forme
biologiche e culturali che si dimostrano meno valide di fronte ai problemi
della sopravvivenza delle popolazioni dei viventi. Parlando di
"adattamento" ho utilizzato però un eufemismo, perché, nei processi
evolutivi, è sempre questione, per così dire, "di vita o di morte". Gli
organismi, anche di tipo umano come i Neanderthal, che son sono stati superati
dal punto di vista evoluzionistico non sono sopravvissuti e sono stati superati
perché, appunto, meno adatti alla sopravvivenza. Anche nell'evoluzione
culturale è questione "di vita o di morte". Gli schemi del passato
condurrebbero a morte le popolazioni di oggi. E' in fondo questo uno dei
problemi che ha determinato la drammatica crisi che la nostra collettività
religiosa sta vivendo. Il deliberato intento di bloccare l'evoluzione culturale
delle nostre collettività di fede, o addirittura di riproporre forme culturali
del passato cercando di mandare indietro l'orologio dell'evoluzione, ha
determinato un isterilimento della nostra esperienza di fede che noi oggi,
dolorosamente, stiamo vivendo. Così, mi pare condivisibile l'appello al
cambiamento che, oggi, ci viene da alcuni nostri capi religiosi. Ma anzitutto
dobbiamo superare la paura dei cambiamenti che ci è stata tanto a lungo
insegnata. Possiamo farlo prendendo
serenamente consapevolezza dell'evoluzione storica delle nostre collettività di
fede e delle nostre ideologie e constatando che, nonostante questa evoluzione,
nonostante tutti questi cambiamenti, alcuni dei quali molto marcati, la nostra
fede non è scomparsa dalla Terra, anzi, in una dinamica spettacolare ha
raggiunto tutti i popoli degli umani.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clementi papa - Roma,
Monte Sacro, Valli