sabato 12 aprile 2014

Sentore d'antico


Sentore d'antico

 

 Le nostre cose di religione certe volte sanno d'antico e, proprio per questo, piacciono. Dalle nostre collettività spira, talvolta, una specie di sentore di nobiltà decaduta che affascina. Sembra quasi che i tempi moderni abbiano in qualche modo usurpato, con la loro volgarità commerciale e consumistica, un ordine che aveva una sua grandezza. Gli antichi riti chiesastici, il latinorum  incomprensibile ai più delle liturgie di una volta, i bizzarri paramenti da cerimonia, le nuvole d'incenso che si levano da alcuni nostri riti solenni, gli allestimenti feudali che coinvolgono in quanto non sono mere rievocazioni ma ancora vengono presentati come  realtà viva, tutto questo straniante armamentario, questa paradossale messa in scena, questo sgargiante effetto speciale del quale sapienti artigiani della nostra confessione religiosa conservano i misteri, tutta questa sacra rappresentazione dalla quale a partire dagli scorsi anni Sessanta cercammo di emanciparci, sembra ancora attirare, in particolare coloro che sono meno coinvolti nei contenuti di fede e sono anche meno consapevoli della lunga storia della nostra esperienza religiosa. E questo sentore d'antico sembra quasi indispensabile per l'affermazione sociale delle nostre idee di fede. Esso sarà potentemente riproposto nel corso dell'evento della glorificazione di due nostri recenti sovrani religiosi che sarà organizzato tra pochi giorni e che sicuramente richiamerà grande afflusso di gente. Eppure tutto questo a cui ho accennato non connota veramente la nostra esperienza religiosa, è in gran parte  un'incrostazione del passato, e spesso origina in un passato in cui c'è molto male, in tempi bui dai quali, non senza difficoltà, abbiamo cercato di affrancarci, talvolta riuscendoci. Capirlo sembra essere, paradossalmente, più difficile nei tempi contemporanei, caratterizzati da tante novità. Ma forse è proprio per il disorientamento che ci viene dai veloci mutamenti sociali che stiamo vivendo che cerchiamo rifugio negli immaginifici rituali del passato. All'interno di essi ci sembra, per qualche ora, di essere protagonisti di una realtà celestiale, salvo poi accorgerci, in genere, che, lo dico con una delle battute finali del film La grande bellezza,  in fondo "è tutto un trucco".
  La realtà viva delle nostre collettività religiosa non abita le chiese-museo del centro di Roma, vuote del popolo della fede e piene di turisti del sacro, sedi scenografiche dei nostri più brillanti eventi religiosi, ma le chiese delle periferie, quelle ancora popolate di gente vera, spesso disprezzata, in genere inascoltata e periodicamente convocata per ruoli di semplice comparsa nelle nostre liturgie feudali. Vai, ti mettono in mano libretto che ti spiega che cosa devi dire, cantare e fare, e poi, spente le luci della ribalta, vuotato il palcoscenico dei protagonisti, congedati gli invitati di riguardo, te ne ritorni a casa senza mai aver potuto dire la tua. E, del resto, come si potrebbe farlo, in quella massa di gente? Ma poi, perché farlo, visto che non sei stato convocato per quello?
 Nella nostra fede c'è veramente molto di più di quelle scenografie dal sentore d'antico. Scoprirlo richiede però uno sforzo, un impegno, uno spendere tempo per confrontarsi tra gente di fede, un esercizio di dialogo, un cercare di approfondire le questioni leggendo, imparando cose nuove, ragionando su stili di vita e problemi personali e sociali, sperimentando vie nuove. La nostra organizzazione religiosa ancora fornisce mezzi e strutture per tutto questo e in ciò sta il suo principale pregio, la sua vera utilità sociale. Si è aperta inoltre un'epoca in cui l'assillante pressione conformistica che ha caratterizzato il clima culturale degli ultimi trent'anni della nostra storia religiosa improvvisamente, e in modo imprevisto, sta mollando la presa. Si prospettano inedite opportunità e, in particolare, quella di farci, collettivamente, da comparse a protagonisti sulla scena religiosa. Sarebbe bello e giusto coglierla. E' uno dei più importanti segni dei tempi  di oggi: non agire di conseguenza ci esporrebbe a una pesante responsabilità di fronte alle genti nuove, ai nostri posteri.
 
 Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli.