lunedì 14 aprile 2014

La bellezza della fede


La bellezza della fede

 

Il fatto che la nostra organizzazione religiosa stia vivendo in uno dei suoi molti storici  momenti di crisi, una condizione che ad uno sguardo retrospettivo appare essere in realtà come assolutamente normale, non deve far dimenticare che vivere la fede è bello. E' un'esperienza appagante e coinvolgente, che arricchisce. Non riguarda una qualche specializzazione  dell'esistenza, come quando ci si appassiona a una disciplina scientifica, sportiva o culturale. Non è come suonare uno strumento o coltivare una qualche abilità particolare. E' totalizzante, contagiosa, espansiva in ogni senso, costruisce relazioni ben al di là degli appassionati, impregna di sé ogni momento dell'esistenza, muta il punto di vista sul mondo intorno, costituisce un potente movente per uscire da se stessi, suscita forti emozioni e stimola il pensiero, è fonte di cultura, ed è anche molte altre cose.
  In passato, ora non  più, la fede è stata anche un fattore identitario, al modo in cui lo sono le lingue nazionali. Ma è sempre stata molto più di questo. Geneticamente, per così dire, la nostra fede è costruita per varcare i confini, per coinvolgere gente di ogni tipo, di ogni etnia, cultura, lingua. Approfondirla significa entrare in contatto con un patrimonio culturale vastissimo, che ha profondamente segnato l'evoluzione di tutti i popoli della Terra negli ultimi duemila anni, tanto che l'esistenza di un solo essere umano è largamente insufficiente a contenerla tutta. Se ne può vivere e capire solo una piccola porzione e avere un'idea generale sul resto, ma solo con l'aiuto degli altri. Nella fede viene meno qualsiasi sentimento di autosufficienza, a meno che non ci si voglia trovare a vivere qualcosa che è molto distante da ciò che la fede realmente significa. La fede non la si possiede mai interamente e definitivamente, la si scopre continuamente, nel trascorrere della propria vita, nel succedersi delle esperienze e degli incontri.
 Di solito, nell'iniziazione religiosa e anche successivamente, si consiglia di immaginarsi come parte di quel piccolo gruppo di discepoli che attorniava, agli  inizi, il nostro primo Maestro, a costruirci un rapporto personale con lui. E' una cosa che si può tentare, ma riuscirci non è scontato ed essa mantiene sempre un certo carattere artificioso, abbastanza basato su aspetti emotivi. Infatti la fede riguarda l'invisibile. Al culmine dell'esperienza mistica, quella che riguarda il contatto immediato con il soprannaturale, si fa però a meno di qualsiasi elemento immaginifico, ci si inoltra con fiducia in quella che è stata descritta come una  notte oscura. Il soprannaturale va molto oltre ogni nostra capacità di immaginazione, questo è quello che veramente si può dire su di esso.
 L'esperienza religiosa della nostra fede prescinde da qualsiasi elemento magico, in cui si immagina di poter produrre effetti di origine soprannaturale sulla natura e sulla società che ci circonda. Questo anche se concezioni di tipo magico circolano effettivamente nelle nostre collettività, in particolare come residui di antichi culti di altre fedi. Ma si tratta più che altro di pratiche  di tipo magico: nella riflessione sulla nostra esperienza di fede ce ne distacchiamo esplicitamente ed esse vengono individuate come erronee. La magia si distingue dalla nostra fede perché rende schiavi di certi rituali, mentre la fede, se è quella vera, libera. Ed è proprio in questa esperienza di liberazione e di fiduciosa apertura, al nuovo, agli altri che ci circondano e che ci vengono incontro, che sta la bellezza della nostra fede. Ed è per questa che non c'è un solo modo giusto di viverla, ma tantissimi, quanti sono i coloro che della fede sono persuasi. Questo non è ciò che, spregiativamente, viene talvolta definito comd  fede fai da te. Corrisponde invece a quell'apertura infinita prodotta dalla fede, per la quale ci sentiamo lanciati  verso il modo che circonda, non però per catturarlo, farlo prigioniero e rinchiuderlo, fosse anche in una specie di sacro ovile,  ma per liberarlo  ed essere liberi. La fede non può essere rinchiusa in un sepolcro, questa è un'esperienza fondativa, che ci deriva dalle origini e che cerchiamo di rivivere nel tempo pasquale che si approssima.
 
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli