La bellezza della
fede
Il fatto che la nostra organizzazione religiosa stia vivendo
in uno dei suoi molti storici momenti di
crisi, una condizione che ad uno sguardo retrospettivo appare essere in realtà
come assolutamente normale, non deve far dimenticare che vivere la fede è
bello. E' un'esperienza appagante e coinvolgente, che arricchisce. Non riguarda
una qualche specializzazione dell'esistenza, come quando ci si appassiona a
una disciplina scientifica, sportiva o culturale. Non è come suonare uno
strumento o coltivare una qualche abilità particolare. E' totalizzante,
contagiosa, espansiva in ogni senso, costruisce relazioni ben al di là degli
appassionati, impregna di sé ogni momento dell'esistenza, muta il punto di
vista sul mondo intorno, costituisce un potente movente per uscire da se stessi, suscita forti
emozioni e stimola il pensiero, è fonte di cultura, ed è anche molte altre
cose.
In passato, ora non più, la fede è stata anche un fattore identitario,
al modo in cui lo sono le lingue nazionali. Ma è sempre stata molto più di
questo. Geneticamente, per così dire, la nostra fede è costruita per varcare i
confini, per coinvolgere gente di ogni tipo, di ogni etnia, cultura, lingua.
Approfondirla significa entrare in contatto con un patrimonio culturale
vastissimo, che ha profondamente segnato l'evoluzione di tutti i popoli della Terra
negli ultimi duemila anni, tanto che l'esistenza di un solo essere umano è
largamente insufficiente a contenerla tutta. Se ne può vivere e capire solo una
piccola porzione e avere un'idea generale sul resto, ma solo con l'aiuto degli
altri. Nella fede viene meno qualsiasi sentimento di autosufficienza, a meno
che non ci si voglia trovare a vivere qualcosa che è molto distante da ciò che
la fede realmente significa. La fede non la si possiede mai interamente e
definitivamente, la si scopre continuamente, nel trascorrere della propria
vita, nel succedersi delle esperienze e degli incontri.
Di solito,
nell'iniziazione religiosa e anche successivamente, si consiglia di immaginarsi
come parte di quel piccolo gruppo di discepoli che attorniava, agli inizi, il nostro primo Maestro, a costruirci
un rapporto personale con lui. E' una cosa che si può tentare, ma riuscirci non
è scontato ed essa mantiene sempre un certo carattere artificioso, abbastanza
basato su aspetti emotivi. Infatti la fede riguarda l'invisibile. Al culmine
dell'esperienza mistica, quella che riguarda il contatto immediato con il
soprannaturale, si fa però a meno di qualsiasi elemento immaginifico, ci si
inoltra con fiducia in quella che è stata descritta come una notte
oscura. Il soprannaturale va molto oltre ogni nostra capacità di
immaginazione, questo è quello che veramente si può dire su di esso.
L'esperienza
religiosa della nostra fede prescinde da qualsiasi elemento magico, in cui si
immagina di poter produrre effetti di origine soprannaturale sulla natura e
sulla società che ci circonda. Questo anche se concezioni di tipo magico
circolano effettivamente nelle nostre collettività, in particolare come residui
di antichi culti di altre fedi. Ma si tratta più che altro di pratiche di tipo magico: nella riflessione sulla nostra
esperienza di fede ce ne distacchiamo esplicitamente ed esse vengono
individuate come erronee. La magia si distingue dalla nostra fede perché rende
schiavi di certi rituali, mentre la fede, se è quella vera, libera. Ed è
proprio in questa esperienza di liberazione e di fiduciosa apertura, al nuovo,
agli altri che ci circondano e che ci vengono incontro, che sta la bellezza
della nostra fede. Ed è per questa che non c'è un solo modo giusto di viverla,
ma tantissimi, quanti sono i coloro che della fede sono persuasi. Questo non è
ciò che, spregiativamente, viene talvolta definito comd fede fai
da te. Corrisponde invece a quell'apertura infinita prodotta dalla fede,
per la quale ci sentiamo lanciati verso il modo che circonda, non però per catturarlo, farlo prigioniero e rinchiuderlo,
fosse anche in una specie di sacro ovile,
ma per liberarlo ed essere liberi. La
fede non può essere rinchiusa in un
sepolcro, questa è un'esperienza fondativa, che ci deriva dalle origini e che
cerchiamo di rivivere nel tempo pasquale che si approssima.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma,
Monte Sacro, Valli